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angeloben

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Tutti i contenuti di angeloben

  1. Provo a dare una risposta ad alcuni commenti qui sopra. Cominciamo con i dubbi sull'utilità del portellone sulle tre volumi espressi da "3volumi3" (sì, una questione al limite del tautologico...🤔) : Io credo che l'aspetto fondamentale fosse l'accessibilità al bagagliaio (e quindi la praticità). In sostanza il portellone fornisce un'apertura più ampia sul vano. E questo era ancor più vero quando (ancora nei primi anni Ottanta...) i coperchi dei bagagliai delle berline con la coda non arrivavano quasi mai a filo del paraurti, ma avevano una soglia molto alta, lasciando solo un'apertura "a pozzo" e di ampiezza limitata. Ciò che rendeva complicato o impossibile caricare oggetti ingombranti. Il portellone allora poteva essere una soluzione per ampliare l'apertura, sfruttando meglio anche il collegamento con l'abitacolo. Giusto per rendere l'idea, metto a confronto una situazione un po' al limite, ma che spero renda l'idea... Fiat 128 Zastava 101 (o Yugo Skala o tutti i mille nomi che ha avuto...) Sì, certo, la Skala non è proprio una 3 volumi... ma è quanto di più adatto ho trovato per spiegare quanto dicevo sopra. Spero si capisca il concetto! E allora qui si aprirebbe il capitolo classificazioni, con le annesse guerre di religione, anatemi e quant'altro. La necessità di incasellare ogni cosa in categorie predefinite è una tendenza umana che aiuta a semplificare i pensieri e la comunicazione, ma l'applicazione rigida di queste classificazioni è un limite quando si pensi a tutte le sfumature, varianti, possibilità che ci sono o possono esistere nei vari campi del nostro agire o pensare. L'esempio che porti di quella Superb (e mille altri, inclusa la Skala...) credo sia valido per intuire che le categorie sono utili finché non diventano inutili... 🙃 P.S. [Sì, decisamente OT...] La risposta è: TOYOTA AVENSIS prima serie, quella dal 1997 al 2003. Se vogliamo riportarla sulle curiosità, la cosa strana di questa macchina è che aveva i poggiatesta forati sulle poltrone davanti, mentre quelli dietro erano pieni. Misteri giapponesi...
  2. Dopo lungo tempo che mi arrovello su questo "tarlo", estendo qui nel forum la domanda, speranzoso che qualcuno sappia la risposta... Negli anni ho scoperto prima una, poi un'altra, poi via via altre automobili (pochissime per la verità...) accomunate da un particolare componente, che ha attirato la mia attenzione. La prima volta lo notai qui: Opel Gran Turismo HS 8V del carrozziere Pietro Frua (spesso nota come "Frua CD") Parlo di quelle luci posteriori, sottili e minimaliste, che trovo estremamente riuscite ed eleganti nella loro semplicità. Per gli appassionati è nota la storia di questo prototipo realizzato da Frua, ma sostanzialmente commissionato da Opel per "tradurre" in forme realistiche il successo del concept "CD" disegnato dal Design Studio Opel e presentato nell'autunno del 1969 al Salone di Francoforte. Presumo che Frua utilizzò quei gruppi ottici per il suo studio, proprio nel tentativo di riportare l'effetto delle sottilissime luci del concept... Curiosamente, l'unico esemplare fratello della fuoriserie di Frua, si caratterizza per un uso speciale proprio di quei gruppi ottici, raddoppiati! Forse anche qui per ricordare ancor più da vicino il concept, dove i faretti annegati nel lunotto si abbinavano ai paracolpi neri accanto alla targa. In quell'esemplare rosso di Frua, risaltano oggi sullo specchio di coda verniciato di nero, ma alla presentazione nel 1969-70 - quello stesso modello era in origine verniciato tutto in argento. Dopo di ché quei faretti li ho rivisti su un altro studio, sempre di Frua: Citroën Coupé SM S - Salone di Ginevra, 1972 Questa, per chi volesse riconoscerla meglio: (qui è proprio davanti alla sede di Frua del periodo, a Moncalieri; un edificio che esiste ancora, sebbene un po' rimaneggiato...) Poi ancora ho riconosciuto quelle luci su quest'altro studio, stavolta della carrozzeria Ghia, disegnato da Tom Tjaarda e presentato al salone di Tokyo del 1971: Isuzu Bellett Sport Wagon (Ghia), 1971 Infine, l'ultima che mi ha colpito è stata un'auto dalla storia unica e complicata, che ho conosciuto molto di recente. AMC AMX/3 (1969-70) Per il nostro componente, qui non ho la certezza assoluta che sia identico agli altri visti prima, perché le viti di fissaggio sembrano posizionate diversamente, ma tenderei a darlo per buono. Tralasciando che lo vediamo qui abbinato ad una striscia inferiore di luci, che è chiaramente altra roba. Per la cronaca, questi gruppi ottici furono utilizzati solamente nei primi due esemplari di AMX/3 (escludendo il primissimo prototipo), mentre in seguito adottarono le luci tonde di FIAT 850 Sport e 128 Rally. Ecco, arrivati a questo punto, la riflessione è sul perché quei gruppi ottici mi abbiano colpito. Be', semplicemente perché non li avevo mai visti, su nessun altro modello. E questo è alquanto strano, perché sappiamo come questi studi / modelli unici / fuoriserie - chiamateli come volete - dei carrozzieri di allora, utilizzavano spessissimo componentistica di modelli di grande serie. (E proprio in questa discussione abbiamo visto come accadesse in particolare per i fari posteriori, dove riciclavano sempre gli stessi 3-4 componenti!) E' improbabile, insomma, che qualcuno li abbia prodotti ad hoc per questi modelli che si contano sulle dita di una mano... Quindi la domanda finale - cioè il mio tarlo e il motivo di tutto il post - è: da quale modello di produzione/serie provengono questi faretti? Grazie infinite a chi saprà illuminarmi su questo ennesimo carry over.
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