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Il Carry Over nel mondo automotive
Continuando con le grandi sportive italiane del passato, riporto altri casi di condivisione di luci posteriori, viste con frequenza decisamente minore rispetto a quelle dei miei ultimi post. Avevo terminato l'altro post con la De Tomaso Longchamp e i suoi fari ripresi da Ford Granada (davanti) e Alfa 2000 (dietro). Ecco, quando De Tomaso rilevò Maserati, sappiamo che partì proprio dalla Longchamp per creare la "sua" prima Maserati. Era la Maserati Kyalami, presentata nel 1976, prima Maserati sviluppata totalmente nell'era post-Citroën e senza collaborazione o legami tecnici con i francesi. Curiosamente, però, un solo particolare, ben riconoscibile, sembrava ricondurre anche Kyalami al precedente proprietario: i fari posteriori della grande coupé Citroën SM, peraltro appena messa fuori produzione... Con un salto agli inizi del decennio precedente, un'altra coupé Maserati usava luci posteriori prese in prestito da un'altra GT. Maserati Mistral (1963)... ...con le luci della ISO Rivolta GT 300 presentata l'anno prima (1962) Infine, per tornare a De Tomaso, l'ultima versione del suo modello più longevo, passò dalle ormai abusate luci di Alfa 2000 ad un raro caso di carry over delle luci di Alfa 33 (da me sempre amate, sia nella versione originale a frecce arancioni che in questa successiva grigio-rosso). De Tomaso Pantera Si (1991)
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Dettagli automobilistici curiosi
Riporto in auge il tema dei tergicristalli e dei loro cugini tergifari, di cui abbiamo parlato altre volte. Conosciamo - e si sono visti in questa discussione - i tergicristalli monobraccio, quelli a pantografo, quelli che si nascondono lungo il montante e altri con posizioni un po' estemporanee... Ovviamente nessuno ha portato esempi di tergicristalli a scomparsa, che ormai sono una cosa cui neppure facciamo caso. Ma pensandoci bene, quand'è che i tergicristalli sono ...spariti? Ecco, oggi è una banalità, ma nel 1966... Sì, mezzo secolo fa, quando General Motors deteneva quasi il 50% del mercato USA e girava l'adagio "As GM Goes, So Goes the Nation", gli ingegneri GM si inventarono pure questa, e la proposero come la novità tecnica del MY 1967 di un marchio che oggi neppure esiste più. La cosa che fa riflettere è che oggi tutti la pensiamo come soluzione aerodinamica. A quei tempi, no. L'aerodinamica era l'ultimo degli interessi dei clienti (e quindi dei progettisti) americani. Il marketing la pubblicizzava come novità ...e basta. Senza una finalità o funzione particolare. Gli yankee erano così, bastava fosse qualcosa di nuovo. Al massimo nelle pubblicità più verbose scrivevano che erano "meno soggetti al ghiaccio e al congelamento". Ed era la pubblicità di una convertibile. Mah... Comunque l'accento era prevalentemente sulla pulizia estetica. Lo stesso MY, ad esempio, vedeva sulla Grand Prix anche i fari nascosti e, sul modello coupé, anche l'eliminazione dei deflettori sui finestrini anteriori. Comunque, per fare un po' di storia, nell'autunno del 1966 Pontiac presenta il MY 1967 della sua gamma. Quattro dei suoi modelli full-size si distinguono per questa prima mondiale dei tergicristalli nascosti: Catalina, Executive, Bonneville, Grand Prix I tergi sono nascosti sotto il labbro del cofano, con le spazzole che - solo a riposo - scendono sotto la base del vetro, fino alla fascia metallica. Da chi nasconde le spazzole a chi invece sfoggia addirittura il tergicristallo triplo ! Il caso più famoso è probabilmente quello della Jaguar E-type (1961) E' così nelle prime due serie, cioè fino al 1971, quando con la terza serie furono adottate due spazzole più ampie. In tutte le serie però, rimase la collocazione "inversa" dei tergi, con la posizione di riposo in basso dal lato del guidatore, per muoversi in alto verso il passeggero.* Cioè all'inverso di come avviene normalmente nelle auto odierne. * Ho parlato di lato guida/passeggero apposta, e non destra/sinistra, perché tutto viene ribaltato per la configurazione guida a destra o sinistra. Questa soluzione ovviamente nasceva per garantire una pulizia adeguata per un parabrezza così basso e largo. E fu il motivo della medesima soluzione vista su altre due spider inglesi degli anni Settanta. Erano due modelli MG che nascevano con due classici tergicristalli, ma le cui versioni destinate agli USA avevano invece tre spazzole, per assicurare proprio la copertura minima richiesta dalle regole di omologazione locali. MGB roadster, sui modelli per gli USA dal 1969 MG Midget, sui modelli per gli USA dal 1967 (MY1968) Si deve saltare ai primi anni Ottanta e cambiare radicalmente tipo di mezzo, per ritrovare un altro tergi triplo. Toyota Land Cruiser serie 40 LX (1981) Il tergi triplo fu introdotto in alcuni mercati chiave (RHD, Australia in particolare) nel 1981, con l'allestimento LX. Diversi anni dopo, qualcuno in Toyota si ricordò di questo dettaglio e lo volle riproporre tra i vari richiami alla quella Serie 40 cui si ispirava questo simpatico fuoristrada fun-cool-retrò (OK... ) Toyota FJ Cruiser (2006-2017) Nato chiaramente per stupire e divertirsi, è un mezzo che attira la mia simpatia proprio perché annovera un certo numero di stranezze e curiosità... Se ne possono indicare tante, a partire ovviamente dallo stile esterno con l'elemento di spicco delle porte ad armadio senza montante centrale. Nei dettagli, otre ai tergi tripli, ci sono quei faretti sui retrovisori esterni e all'interno meritano la menzione l'inserto in plancia e nelle portiere in colore coordinato con la carrozzeria, un po' come la bella plancia di Fiat Coupé già ricordata tempo fa, ma soprattutto le enormi alette parasole (giusto per allacciarsi ad altro argomento già discusso...) dedicate ai lunghi finestrini anteriori ! Ma se queste citate sono già vetture di nicchia... che dire infine di questa sotto? Infatti, si deve tornare qualche anno indietro e spulciare nelle vere rarità per trovare un'altra auto con tergicristallo triplo: Maserati Quattroporte II (1974) Una meteora a dir poco, una "quasi-mai-nata" con una produzione totale di ben ...13 esemplari. Meriterebbe un topic dedicato per una discussione generale sull'auto, la sua genesi, le sue caratteristiche, le sue vicende produttive, commerciali e poi collezionistiche. [MODE thread Scelte strategiche gruppo Stellatis ON] Ha detto Tavares che il lavoro di Stellantis riprenderà da dove lo avevano lasciato 45 anni fa! Tremate... [MODE thread Scelte strategiche gruppo Stellatis OFF] I tergicristalli, be'... forse avrete notato che non sono le uniche spazzole curiose di questa Quattroporte... ma avete visto i tergifari ?!?!? Le spazzole dei tergifari sono più lunghe del tergicristallo della Panda! E visto che siamo entrati nel tema, chiudo con un'accoppiata che non ho mai visto altrove, un classico caso di ipersofisticazione ingegneristica giapponese: i fari a scomparsa + spazzola tergifari di Nissan Silvia/Gazelle coupé (serie S12, 1983)
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Il Carry Over nel mondo automotive
...continua dal post sopra... Interessante la nota sul faro di Merak (ma anche Bora se vogliamo). E' evidente che queste produzioni limitate e artigianali si adattavano a quanto trovavano con i mezzi economici a disposizione. Purtroppo, vien da dire. Perché se avessero avuto ancora più mezzi, chissà quante raffinatezze e bellezze in più avremmo visto!?! E sì, Indy si è fatta tutto il terzetto di fari Alfa in questione, e uguale è avvenuto per la sua collega Ghibli. Un'altra che abbiamo visto non si è fatta problemi è stata Lamborghini Espada, che ha saltato però i faretti di Giulia Super '65, perché invece è partita con un altro componente piuttosto in voga in quel periodo e che vi presento in questo messaggio. Faretti posteriori della FIAT 124 Sport coupé del 1967, nella prima serie indicata spesso con il codice AC Come detto, eccoli sulla Lamborghini Espada prima serie del 1968 Altre due creature ancor più esotiche di quegli anni li hanno ripresi: ISO Rivolta Fidia (o S4 in alcuni mercati stranieri) del 1968 ISO Rivolta Lele (1969) Curiosamente, ho trovato rarissimi esemplari di entrambe queste ISO che montano il gruppo di Alfa Romeo 1750 o 2000. Però non sono assolutamente certo che siano di primo equipaggiamento, sospetto adattamenti a posteriori. Proseguendo, è interessante che anche il gruppo ottico della seconda serie di questa sportiva FIAT ha conosciuto una certa fortuna. Parlo dei fari posteriori di FIAT 124 Sport coupé seconda serie (la cosiddetta BC del 1969) Ne ha fatto incetta in particolare Lamborghini, partendo dal 1970 fino a metà degli anni Ottanta. Lamborghini Jarama (1970) Lamborghini Urraco (1972) La sua misconosciuta evoluzione con carrozzeria "targa" - prima scoperta di Sant'Agata - Lamborghini Silhouette (1976) E infine l'erede di entrambe, la ben più conosciuta e longeva Lamborghini Jalpa (1981) che però adottò queste luci solo fino al 1984.
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Il Carry Over nel mondo automotive
Ritorno su questa discussione per affrontare un tema così esteso da richiedere più messaggi, sia per spezzare un po' la lettura sia per facilitare il caricamento delle immagini... La questione sono i fari posteriori di un numero considerevole di supersportive italiane, che da fine anni Sessanta fino agli anni Ottanta, hanno riciclato a più riprese componenti di grande serie. La cosa che colpisce, però, è che questi costruttori di nicchia si erano fissati nell'uso di un gruppo specifico di gruppi ottici. Partiamo quindi con la serie più interessante, per diffusione ma anche per un altro aspetto. Infatti non si tratta in questo caso di un singolo modello di fari, ma del seguente terzetto: Alfa Romeo Giulia Super (1965) Alfa Romeo 1750 (1968) Alfa Romeo 2000 (1971) che a me pare sia stato utilizzato come carry-over su varie automobili in modo sostanzialmente interscambiabile sia in produzione come poi nella ricambistica (non ho certezze tecniche, quindi gli esperti di mezzi d'epoca sapranno magari precisare meglio). Per chiarire, quello che ho notato è che questi tre gruppi ottici si trovano oggi installati sulla stessa vettura (esempio, la Ghibli, ma vale anche per le altre) indipendentemente dal suo anno di produzione, dalla serie (restyling o MY che sia), o dall'allestimento. Ovvio che in produzione non possono essere stati introdotti prima del rispettivo modello "donatore", ma escluso questo assunto, per il resto l'applicazione di questo o quel faro su un determinato modello di queste fuoriserie italiane del periodo mi sembra priva di criteri certi. Fari posteriori di Alfa Romeo Giulia Super (1965) Introdotti dalla versione Super di Giulia del 1965, questi fari li si trova su: Lamborghini Islero (1968) Maserati Ghibli (1967) Maserati Indy (1969) Proseguiamo con i fari posteriori di Alfa Romeo 1750 (1968) Ecco chi li ha usati: Lamborghini Espada (Serie 2 e 3) Maserati Indy (1969) Maserati Ghibli Maserati Bora (modello di presentazione 1971; poi i modelli di serie non utilizzarono questi gruppi ottici, ma altri che vedremo sotto...) Maserati Khamsin (foto dal materiale Bertone per la presentazione del prototipo al Salone di Torino 1972, ma nella produzione di serie i fari furono diversi, come per Bora...) Questa tripletta di componenti Alfa Romeo si conclude, come detto, con i fari posteriori di Alfa Romeo 2000 (1971) Questi gruppi ottici sembrano quelli che hanno conosciuto diffusione maggiore e li si trova su: Lamborghini Espada (difficile da confermare, ma su questo modello mi pare che questi fari si trovino immancabilmente sui modelli per l'esportazione USA, post 1971 ovviamente) Maserati Indy (qui una versione 4900 del 1972) Maserati Ghibli (qui versione SS del 1972) Maserati Khamsin (1973, produzione di serie) anche nella sua versione per export USA, con gli stessi fari spostati dal vetro alla lamiera: Maserati Bora (1971, produzione di serie) ...e la sorellina Maserati Merak (1972) De Tomaso Pantera (1972) De Tomaso Deauville (1971) De Tomaso Longchamp (1973) Con la esoticissma Longchamp, faccio un inciso per ricordare i suoi fari anteriori, ripresi invece dalla coeva Ford Granada, con risultato assai poco armonioso... ...continua...
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Dettagli automobilistici curiosi
Ullallà... dagli immaginari erotici agli scomparsi frequentatori del forum che si perdono nel mito, scatenando sopite congetture su reconditi motivi e teorie cospirative dietro le leggende dei bannati... Qualcuno ha messo del materiale esplosivo nella discussione... be', se volete un aiutino per dar fuoco alle polveri, vi posso fornire un paio di accendisigari! ...roba in incognito però, una volta usati e rimessi al loro posto, nessuno li noterà più... Volvo serie 200 (1975/80), all'epoca in cui i pittogrammi non erano ancora uno standard e il manuale era scritto direttamente sui comandi... Accendisigari altrettanto ben integrato nel design della plancia su Alfa 33 (1983), che precorreva i tempi delle crociate antitabacco, disincentivandolo tramite accurata mimetizzazione e totale assenza di indicazioni per individuare l'accendisigari... Poi anche Alfa 75 (1985) usava lo stesso identico accendisigari "in incognito", sebbene piazzato un po' a casaccio, perdendo l'idea di integrazione nel design che proponeva Alfa 33. Ma l'omologo modello Milano esportato in Nord America lo celava addirittura dietro un innocente fiorellino (notare la rarità di questo esemplare, evidentemente destinato al mercato canadese)
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Dettagli automobilistici curiosi
Un post di "recupero" solo per aggiungere nuovi elementi su questioni già trattate, più o meno tempo fa. Comincio dalla più recente, i comandi colorati. Girellando su internet, ho scoperto una cosa che mai avevo saputo, nonostante fosse capitata sotto i miei occhi nel periodo in cui forse mi tenevo più informato su auto e motori, gli anni Novanta. Nel 1994, immagino come risposta al successo della giocosa Twingo, FIAT ricrea per Panda l'allestimento "YOUNG" (così in Italia, ma si chiama "COLORE" in Francia e "COLOUR" in UK, non so altrove...) con alcuni particolari interni colorati: Non solo pulsanti, anche il fondo strumentazione, e persino cinture e poggiatesta, in due possibili colorazioni (blu o verde). Leggendo bene il depliant, fa ridere che nella dotazione mettano pure "Chiave accensione colorata blu", come se fosse stata una particolarità di questo allestimento... ma tutte le piccole Fiat del periodo avevano quella chiave blu! Spudorati. Io ne ignoravo l'esistenza, ma non è solo una curiosità da depliant, è esistita davvero, anche se è durata un annetto al massimo... Poi torno sulle vetrature sul tetto particolari: eravamo partiti da modelli prettamente automobilistici, poi sono entrati nella discussione esempi di fuoristrada ed anche mezzi multiuso, comunque di derivazione automobilistica, come il mitico Volkswagen Typ 2 (o T1 secondo le successive nomenclature non ufficiali) ricordato da mrw come antesignano dell'idea: Poi, ricordato per tutt'altre ragioni, è apparso un altro furgoncino, il Subaru Libero, prima versione del 1983, anche lui con i suoi vetri laterali sul tetto. E a questo mi collego per aggiungere la seconda generazione del 1993, con i suoi originali tettucci multipli in vetro: Tutta la vetratura era comunque un punto di distinzione di questo modello, con il finestrino anteriore a scalino e anche il terzo vetro laterale allungato e con lo spigolo tagliato. Roba altrattanto curiosa sul tetto del Toyota TownAce del 1988 Infine il tema plance con lavorazione rigata o cannettata... Mi ero concentrato sui francesi in questo post (link sotto): Ma negli stessi periodi anche a Torino ci avevano giocato un po', partendo dalla FIAT 124 (1966) Nel 1972 comparve anche sulla 124 Sport Coupé (3a serie) Sempre nel 1972 sulla nuova FIAT 126 ...anche nella plancia rinnovata per la serie FSM (1985), poi lievemente aggiornata con la BIS (1987, qui in foto) Nel 1974 anche la plancia della versione Special della FIAT 127 aveva aggiunto un sottile bordo con una lavorazione a fasce che voleva probabilmente sottolineare la presenza di un'imbottibura. Senza dimenticare la mitica Panda che dal 1980 al 2003 ha sempre avuto il rivestimento di fondo lavorato (a fasce verticali, o a quadri, o cannettato sottile orizzontale), anche se qui, più che una lavorazione specifica della plancia, era evidentemente una continuazione della tappezzeria.
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Dettagli automobilistici curiosi
Pensando ai comandi colorati di Twingo e Corsa, non possiamo scordare un altro tentativo estremamente originale che molti anni prima venne fuori dalla mente fervida dei nostri ingegneri. Caso strano , questa trovata doveva avere anche un intento ergonomico, per aiutare il guidatore a riconoscere immediatamente le levette, caratterizzate da colori differenti in base alla funzione. FIAT 127 2a serie (1977) Questi interni mi rimangono sempre in mente anche per un altro aspetto estetico tipico degli anni Settanta, la strumentazione dal disegno "geometrico". Qui gli strumenti avevano questa particolare cornice ottagonale in cui erano sistemati anche gli strumenti minori e le spie. E mi ha ricordato, anche se ritengo la somiglianza sia del tutto casuale, quel cruscotto di MG postato tempo fa da @Ale_72: Assolutamente in linea con questa moda geometrica, gli strumenti di un'altra piccola italiana anni Settanta, la Innocenti Mini del 1974, sia nella versione base 90 (in alto) che in quella ipercompleta della 120 (in basso). Sempre nel 1977 (come 127) anche il nuovo cruscotto della quarta serie della concorrente Autobianchi A112 abbandonava i classici strumenti circolari per adottare una insolita forma quadrata con spigoli stondati: Questo solo per rimanere nel mondo delle piccole italiane del periodo, perché già sono stati ricordati numerosi cruscotti con strumenti di curiosa foggia che in quei decenni apparvero su modelli di vari costruttori. Citroen su tutti.
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Dettagli automobilistici curiosi
Avevamo ricordato R25 come esempio europeo della moda hi-fi anni '80, ma questi impianti Renault (Philips) del periodo è vero che avevano i loro aspetti particolari, come i comandi sul volante, o il satellite al lato, o il modulo separato con schermo montato più in alto in plancia, ma per quanto dotati e scenografici, erano pur sempre delle "normali" autoradio, composte da moduli DIN standard (almeno così mi pare), un po' distanti secondo me dal concetto estetico giapponese che illustravo sopra. Comunque sì, gli interni Renault degli anni '80 erano decisamente tra i più interessanti nella produzione mondiale, soprattutto dal punto di vista estetico. L'ergonomia invece non sembrava l'obiettivo principale dei progettisti. In effetti erano un po' caotici e uno dei segni di questa scarsa attenzione è proprio la questione dei pulsanti di diversa foggia mischiati in quelle plance. Nessun criterio ergonomico, solo adattamento allo spazio a disposizione in plancia. E in merito, mi consenta (come diceva Silvio...) di confutare la "teoria" bottoni quadrati --> gamma bassa, bottoni arcuati --> gamma alta. I pulsanti quadrati e quelli arcuati a bilanciere furono introdotti entrambi con la nuova plancia di R20-30 del 1980. Precedentemente Renault utilizzava altri pulsanti a bilanciere di foggia leggermente diversa, con angolo più netto, oppure aveva introdotto su R14 del 1976 i pulsanti con un solo lato in rilievo, poi usati anche sulla plancia rinnovata nel 1979 di R5, su R9 e 11. In seguito hanno creato pulsanti ad hoc per quasi ogni modello, a partire da Fuego, R25, poi anche Super5, R21, R19 ecc ecc Ma quella foto dell'interno di Espace, postata sopra da @v13 scatena un altro argomento che avevo in testa da tempo: i volanti bicolore di Renault ! Perché solo quelli della Régie? Non sarebbero rari infatti i modelli/costruttori con volanti che giocano con abbinamenti di colore più o meno raffinati. Ma in generale questo avviene con una certa facilità sfruttando il rivestimento in pelle (o surrogati...). Invece Renault... non ho prove certe, ma a memoria credo che Renault sia l'unico costruttore che abbia proposto volanti bicolore totalmente in plastica, per creare ovviamente abbinamenti coordinati con la plancia. Un'idea che partì vari decenni fa, con la plancia del nuovo modello di punta della Régie, la Renault 30 del 1975 Seguita pochissimi mesi dopo dagli interni ristilizzati nel 1975 di Renault 12: A fine anno del medesimo 1975, anche la Renault 20 si presenta allineata allo stile del momento... E' un'idea che Renault evidentemente riserva alle sue vetture più d'immagine, e infatti la successiva applicazione avviene sulla nuova coupé per gli anni Ottanta, la Renault Fuego del 1980... ...e praticamente in contemporanea sul più esclusivo modello del momento: Renault 5 Turbo (sempre a gennaio 1980) Infine, nel 1984, la Espace citata sopra. Qui finirebbero in realtà i volanti bicolore in plastica, ma Renault ha riproposto la finitura del volante bicolore anche qualche anno dopo in almeno due occasioni, per due modelli che hanno fatto la storia recente del marchio, nel bene o nel male. Stavolta usando la pelle però... Sulla visionaria Avantime del 2001 (c'era anche la colorazione in blu). ...ma anche sulla Renault Twingo, qui ancora nell'allestimento "senza fronzoli" delle origini (1993) Giocare con la plastica colorata è stato evidentemente un punto di distinzione in Renault, e questa Twingo la ricordiamo tutti anche per i suoi famosi dettagli (comandi, maniglie etc) in plancia colorati a contrasto. Erano verde acqua in origine, poi furono proposti anche in altre colorazioni nelle varie "Phase" successive. Ma quasi nessuno ricorda che questa idea venne in realtà anticipata di un paio d'anni da un raro guizzo di stravaganza di un costruttore assai poco avvezzo a simili slanci; nel restyling del 1990 di Opel Corsa A, i tedeschi reinventarono l'allestimento Joy caratterizzandolo con questi originali dettagli colorati (disponibili in rosso o in questo giallo chiaro): Esperienza poi ripetuta (sempre in rosso oppure in azzurro) con il medesimo allestimento Joy della successiva Corsa B del 1993 Purtroppo nelle gamme italiane non si videro, il marketing decise che non era roba per noi...
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Dettagli automobilistici curiosi
La passione dei giapponesi per le scritte descrittive è qualcosa di speciale. Gli adesivi esterni per evidenziare caratteristiche tecniche salienti sono un classico degli anni Settanta e Ottanta, in realtà sconfinato fino ai primi Novanta (vedi la Primera di cui si parlava). Ma tra la fine anni '70 e l'inizio anni '80 esplode nei giapponesi la mania di porre scritte descrittive anche all'interno, nell'abitacolo, apparentemente per indicare la funzione di ogni comando. Guardando bene però, più che sull'aspetto ergonomico, cioè sull'aiutare il guidatore ad eseguire rapidamente e facilmente un'azione, questa pletora di etichette sembra finalizzata specialmente ad evidenziare la presenza del tale o talaltro componente o accessorio. Compaiono indicazioni come "digital clock" (o almeno "quartz"...), "power mirror" sui comandi elettrici degli specchi esterni (ma non c'è scritto "manual mirror" quando c'è solo la levetta manuale...), "power windows", "trip computer", "automatic air conditioning" etc etc In particolare tutto ciò che è elettrico o elettronico è evidenziato con una assolutamente ovvia e inutile scritta descrittiva, che altra funzione non ha, se non quella di attirare l'attenzione sulla presenza di tali dotazioni, per la soddisfazione (e lo sfoggio) del proprietario. Mentre nel resto del mondo ci si accontenta di una semplice etichetta "STEREO" come nuova frontiera delle autoradio, nella patria di Technics, Clarion, Pioneer... non bastava più una normale autoradio, si doveva portare in auto un impianto audio degno di questo nome! E da qui parto per il tema di oggi: la moda "stereo hi-fi" che coinvolse anche il mondo auto e che in un periodo particolare (i primi anni Ottanta) portò a una breve fase in cui vari costruttori giapponesi sembrava volessero replicare sulla plancia delle automobili gli stessi impianti stereo di casa. Dimensioni, modularità, funzioni, stile... Ecco quindi una scelta dei modelli più emblematici in questo senso, con Nissan in prima linea direi. Nissan Gazelle, ma vale anche per le altre serie S110 del periodo 1979-1983 di quella che nel resto del mondo era normalmente chiamata Silvia: scritte ovunque (tipico giapu il volante con il nome del modello - e non il marchio), ma ovviamente focus sull'impianto audio, assai esteso e notevolmente dotato pensando al periodo. Nissan Skyline (1984) : forse in linea con la sportività più accentuata del modello, l'ambiente appare più semplice, benché appena più recente. Comunque lo stereo spicca decisamente, con moduli specifici di dimensioni non standard e finitura anodizzata... Nissan Bluebird Maxima (serie U11, 1985) : impossibile elencare le mille scritte, ma autoradio (termine riduttivo...) sugli scudi, con integrazione estetica, finiture e tecnologia (tutta digitale, anche la cassetta) davvero superiori. Sempre Nissan, di nuovo con Silvia (serie S12, 1986) : stesso impianto di Maxima sopra, con il modulo cassetta separato e semplificato però... E il volante... niente marchio, niente nome, solo DOHC TURBO, in rosso! Per non parlare della realizzazione del rivestimento in pelle sulle razze: oggi si uccide per molto meno... E con Nissan finiamo in... Gloria! Un classico tra le berline di lusso giapponesi, qui nella sofisticata versione V30 Turbo della serie Y30 (1984-87). Impianto sofisticatissimo, tutto digitale, sportellino copri pulsanti secondari, prese per jack cuffie. E persino un "TV TUNER"! E' quella manopolina in basso a sinistra: in pratica un sintonizzatore per ascoltare canali TV. Mah... Comunque uno dei picchi giapponesi nei confronti della concorrenza in quanto a dotazioni, davvero uniche per il periodo. Inclusi i comandi riscaldamento separati per la zona posteriore (è il pannellino tra TV tuner e climatizzatore). O i comandi radio e cruise control sul volante. Volante a sua volta esclusivo per l'idea della porzione centrale fissa (come poi Citroen C4, venti anni dopo!), appunto per tenere i comandi in posizione fissa. Stessi anni, si cambia casa. Mazda Cosmo (serie HB, 1981-83). Da noi c'erano Alfa 6, Lancia Gamma e Fiat Argenta. Il Giappone era nel futuro... Fantastico il lettore musicassette a sportellino, uguale a quello degli impianti casa o professionali. Non tralasciamo ovviamente Toyota, ad esempio la sua coupé Supra del 1986: Interessante la sua autoradio che segna il passaggio tra la finitura alluminio anodizzato e quella in plastica nera più tipicamente anni Ottanta. Ovviamente l'avanzata elettronica giapponese finì per influenzare anche i marchi europei e ancor più quelli americani, ma nessuno arrivò a simili vette di raffinatezza. Penso alla Renault 25, forse il caso europeo più emblematico, ma anche agli esempi americani più particolari tipo Chevrolet Camaro Berlinetta 1982 o Buick Reatta o Cadillac Allanté. Avanzatissimi anche loro magari, ma in nessun caso si aveva questa netta somiglianza con lo stile degli impianti audio home. Anche in Giappone comunque, gli anni successivi videro la standardizzazione degli impianti sulle classiche misure DIN (mono o doppio), con la finitura nero o grigio scuro generalizzata. E l'effetto WOW sparì...
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Il Carry Over nel mondo automotive
Era costruita proprio nello stesso stabilimento di Saab 9-3 e in effetti, assieme a Catera, è stata l'unica Cadillac costruita in Europa. Con la differenza che Catera era costruita in Europa, ma venduta solo in USA, mentre BLS era costruita in Europa, ma non ha mai visto gli USA! Purtroppo ci sarebbe poco da divertirsi ripensando alle vicende industriali e politiche legate a questo raro fuoristrada italiano anni '80. Rimanendo però nel nostro ambito, si trovano qua e là su internet, pagine di una rivista francese che provando nel 2017 un esemplare di un appassionato italiano, si è divertita a elencare con minuzia i vari carry over di questo modello: Anche all'interno, dove però indicano due inesattezze: - le bocchette centrali, che non sono di Croma come indicato, bensì di Alfa 75 - il climatizzatore elettronico non è di Alfa 75, ma delle coeve Maserati Biturbo e famiglia E non sono poi tanto sicuro neppure che i quadranti della strumentazione siano specifici, come riportato. Non mi meraviglierei venissero da qualche mezzo da lavoro italiano del periodo, ma non ho cultura in materia e mi rimetto agli esperti, se hanno modo di contribuire. Comunque è interessante in generale, e anche nello specifico argomento dei carry over, la produzione italiana di fuoristrada rari e curiosi che avvenne in quel periodo.
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Dettagli automobilistici curiosi
Al di là della moda per gli adesivi "tecnici" di quel periodo - ricordo anche io quelli "V-TEC" di Honda, ma anche quelli assai più prosaici tipo "EFI electronic fuel injection" o "Twin Cam 16 valve" o addirittura "Power Steering" mostrati senza pudore dalla Seat Ibiza del 1993 - quella Primera, cioè la prima serie (P10) presentata nel 1990, aveva in effetti due aspetti curiosi, proprio collegati alle caratteristiche evidenziate da quell'adesivo. Il primo è il motore. I benzina erano tutti 16 VALVE, sì, e in quegli anni era una cosa degna di nota, ma l'aspetto curioso era che il millesei era un raro 16 valvole a carburatore. Inusuale certamente per noi italiani, abituati a quei tempi a vedere la tecnologia multivalvole applicata sui motori più avanzati e performanti, in genere dotati di iniezione. Per le case giapponesi invece era cosa assai più comune, consolidata durante gli anni ottanta, ma in quel periodo - causa contingentamento - le giapponesi sul nostro mercato erano poche sui listini e ancor meno sulle strade. Poi arrivò l'obbligo del catalizzatore, che vide il passaggio quasi generalizzato da carburatore a iniezione, ma a differenza della maggioranza Nissan continuò ad usare il carburatore su questo specifico motore (GA16DS), sebbene in una delle rare applicazioni con gestione elettronica. L'altra particolarità, dicevo, era appunto la sospensione multilink. A partire da MB W201 (la Mercedes 190 del 1982 per intendersi), la tecnologia multilink era stata principalmente utilizzata al retrotreno di auto a trazione posteriore, fino ad allora. Bene, Primera P10 aveva anche lei sospensioni multilink, cosa innovativa per una berlina media di un marchio generalista, ma la cosa particolare era che le aveva sull'asse anteriore, e solo lì! Era una sospensione fatta così, sostanzialmente un quadrilatero alto con un terzo braccetto addizionale che lo faceva definire appunto multilink: Invece il retrotreno di quella prima serie era così, un classico assale a ruote indipendenti tipo McPherson, simile a quello di molte berline italiane del periodo.
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Dettagli automobilistici curiosi
Abbiamo visto comparire qua e là vari poggiatesta curiosi, da quelli Saab a quelli Rover ricordati poco più su. Ce ne sono chissà quanti altri, ma tra i più particolari mi vengono in mente quelli che in realtà sono veri POGGIAtesta, pensati solo per appoggiare e far riposare il capo. Quindi cuscini senza alcuna funzione di protezione o sicurezza, ma ovviamente non il ciarpame da autogrill, bensì dotazioni pensate e integrate in origine dal costruttore. Primi anni Ottanta, si parte con ALFA ROMEO! Alfa 6, versione 1983, sui montanti a fianco dei sedili posteriori sono installati dei cuscini imbottiti che circondano l'attacco della cintura di sicurezza, evidentemente per assicurarsi che il facoltoso occupante del sedile posteriore, quando dovesse reclinare il capo per riposare, non avesse a essere infastidito dal duro e contundente attacco della cintura... Il dettaglio anche nella brochure, in mezzo alle altre numerose comodità... Ma questa particolare attenzione nei confronti dei passeggeri posteriori, sembrava poi aver preso piede soprattutto in Giappone, dove alcune berline di alto rango di quel periodo sfoggiavano soluzioni simili. Dalla Mazda Luce (serie HC del 1986), che negli allestimenti più lussuosi prevedeva uno specifico divano posteriore con delle curiose "orecchie" come appoggio laterale per la testa... ...alla coeva Nissan President, qui in versione 1986 (serie H250), ancora tradizionalissima nella linea ma dotata di tutti i gadgets tecnologici più avanzati del periodo, e di quei cuscini imbottiti sui montanti. Notate anche i tipici coprisedili ricamati e bianchissimi, e il rivestimento in velluto, che nel Sol Levante è preferito alla pelle come scelta di lusso, perché considerato più discreto, morbido e silenzioso... Nissan President che nel 1990, passando alla assai più moderna serie HG50, si portò dietro la stessa idea, ma reinterpretata con questi poggiatesta della foggia ancora più curiosa...
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Il Carry Over nel mondo automotive
Piccola aggiunta sui retrovisori di McLaren F1: la rara versione installata in alto sul montante era ripresa da BMW Z1 Ritorno adesso su un modello ricordato inizialmente così: e poi ripresa e ampliata da altri (@ROBERTAYLOR e @mrw) aggiungendo immagini. Riprendo da qui per ricordare che un'altra spettacolare supersportiva italiana del periodo utilizzò le stesse luci posteriori di Fiat Sport 850 Spider, la De Tomaso Mangusta (1967) Mentre su Miura (forse per differenziarsi?) per la versione SV del 1971... ...misero invece i fari di un'altra Fiat sportiva, benché di rango assai più alto: Fiat Dino Coupé (la versione 2400 del 1969) Restando poi su Lamborghini, incredibile, ma ancora non ci eravamo ricordati di uno dei veicoli più cattivi di sempre! Lamborghini LM002 (1986) e i suoi fari posteriori... che non credo abbiano bisogno di presentazioni! (vabbé, per dovere enciclopedico ricordo che erano quelli di Alfetta 2000 1977; evidentemente come con Countach, in quel periodo a Lamborghini piaceva Alfetta. Tra l'altro i prototipi LM001 e LMA002 - ma non il primo concept Cheetah del 1977 invece - avevano proprio gli stessi fari di Countach/Alfetta prima maniera...)
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Dettagli automobilistici curiosi
Visto che siamo entrati nell'argomento, condividerei quelle mie considerazioni più ampie cui accennavo, che scaturivano dalla plancia di Rover SD1, con una sorta di analisi retrospettiva. Su SD1, @slego non poteva descrivere meglio l'idea alla base del design di quegli interni. E poi abbiamo visto la questione curiosa della bocchette. Adesso vorrei allargare il discorso, perché SD1 mi pare sia "solo" un esempio di una scuola di pensiero propria di Rover, che ha attraversato i decenni traducendosi in pratica ingegneristica con applicazioni più frequenti di quanto non appaia. Per andare sul concreto: questi erano gli interni originali di Rover P6 (1963), cioè il modello precedente a SD1. Bastava invertire di posizione blocco strumenti, volante e pannelli inferiori. Stop. Andando più indietro, Rover P5 (1958) non molto diversa la situazione qui: invertire posizione allo sportello del portaguanti (è perfettamente rettagolare, qui non si nota, scusate non ho trovato foto "centrata" che aiuterebbe a capire meglio); il blocco strumenti è anche qui autonomo, "appoggiato" alla plancia, e il piantone è inserito tra la plancia e la mensola, spostabile senza modifiche. E prima ancora, Rover P4 (1949). Strumentazione e cassetto portaguanti intercambiabili! Lo sterzo... vabbè, un buco nel pavimento e via! Il concetto è evidente: simmetria estremamente chiara e disegno dei componenti pensato per la massima semplicità di cambio configurazione guida a destra/sinistra. Una "base" fissa e simmetrica, e dei componenti "mobili" da montare indifferentemente a destra o sinistra. Ma non è stato solo nelle grandi berline che Rover applicava questa idea. La medesima impostazione, infatti, la si ritrova anche negli altri modelli tipici della casa, i fuoristrada! Land Rover, qui nella crudezza di una gloriosa Series II del 1970: Si vede persino il tappo di lamiera nera avvitato a coprire il buco per il passaggio del piantone sterzo per la guida a destra! Poi anche la più civilised Range Rover (1970) E ancora nella Discovery del 1989 Basta scambiare cruscotto portastrumenti e maniglione (non mi meraviglierei se avessero gli stessi attacchi...); il piantone del volante si inserisce in quel pannello interscambiaile a dx/sx ed è sagomato attorno al profilo circolare della plancia: E dall'alto si nota meglio come la plancia sia sagomata alla stessa maniera davanti a guidatore e passeggero: Come avrete notato, si tratta di Rover in senso stretto, e non le sue commistioni con Honda o Austin o BMW... Anche se, in qualche modo, mi pare che questa ricerca di simmetria, più o meno spinta, sia stata abbastanza diffusa anche in altri modelli e marchi inglesi. Pensiamo a Mini e il suo cruscotto centrale... Sarebbe strano pensando allo spirito indipendente e un po' "autoreferenziale" tipico della cultura inglese e anche dei suoi costruttori, da sempre molto concentrati sul proprio mercato, ma mi viene il dubbio che la progettazione e produzione delle automobili con guida a destra o sinistra fosse una sfida vissuta con particolare sensibilità degli inglesi, proprio per la loro situazione "isolata" di unico mercato con guida a destra tra i mercati occidentali (Europa e America). Concludo divagando su un dettaglio curioso di Rover P5 e P6, che ad un certo punto proponevano tra le dotazioni a richiesta i poggiatesta. Be', cosa c'è di strano? direte voi. Nulla, assolutamente normale per i tempi, ma questi erano i poggiatesta anteriori: E non era tutto qui, perché con ulteriore esborso erano disponibili addirittura con la luce di lettura integrata! E' quel rettangolo cromato dietro all'asta di regolazione del poggiatesta. Lussi non esattamente per tutti, neppure oggi. Anche la forma dei poggiatesta è già abbastanza curiosa di per sé, così estesa in profondità per il fatto che conteneva l'ingombrante meccanismo di regolazione dell'inclinazione, allora per niente comune. Ma ancora non è la cosa più strana. Quando si parla di poggiatesta della P5... bisogna guardare dietro! Credo siano i poggiatesta con la forma più sorprendente che abbia mai visto. Ma attenzione, in realtà non è stravaganza fine a se stessa! Semplicemente questi poggiatesta non avevano un ancoraggio al divano, bensì erano appoggiati solamente. Quindi, per assicurare che stessero e rimanessero in posizione, avevano dato al cuscino questa forma a virgola per incastrarsi tra divano, cappelliera e lunotto! E infatti guardate cosa succedeva quando si richiedevano i poggiatesta su P6. Avendo il lunotto un profilo diverso e meno rastremato, cambiava di conseguenza anche la forma degli poggiatesta.
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Dettagli automobilistici curiosi
Ottima precisazione, grazie! Sarebbe curiosissimo sapere quante ne furono vendute in Italia all'epoca, e anche vedere quella prova di QR... Eh sì, questa è un'altra storia molto interessante per questo topic, che mi ero ripromesso di affrontare un giorno o l'altro. Aggiungo uno sketch molto esplicativo: Una cosa curiosa è che con quella scelta della bocchetta d'aria simmetrica al piantone volante, avevano "tralasciato" il particolare della bocchetta laterale per il guidatore... Eccesso di razionalità costruttiva, a scapito della funzionalità e in definitiva del cliente. Neppure il restyling 1982 pose rimedio alla questione: Rimediarono con una variante del 1984, nella quale comparve infine la bocchetta per il guidatore.
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Le particolarità delle Opel degli anni '80/'90
Ho appena scoperto una particolarità - di estremo dettaglio, in verità - che mai avevo notato prima. E' noto che a fine anni Settanta, General Motors aveva deciso per l'unificazione delle gamme dei suoi due marchi europei, Opel e Vauxhall, che fino ad allora avevano avuto una certa indipendenza. Nel 1979, il lancio di Opel Kadett D / Vauxhall Astra Mk1 segna l'inizio della sovrapposizione totale tra i modelli dei due marchi. Niente più modelli autonomi, scompare anche la residuale "anglicizzazione" del frontale (talvolta qualcosa di più) con cui si distinguevano le Vauxhall. In definifiva, a partire da quel momento, Vauxhall diviene un semplice logo per rimarchiare nel Regno Unito i modelli della filiale tedesca. Il resto è marketing, guida a destra e strumentazione in miglia!* Ma qualche giorno fa mi accorgo di una stranezza, un'anomalia... Si tratta di una curiosa differenza di componentistica tra le Opel e le Vauxhall dei primi anni Ottanta. Parto con la coppia Kadett D / Astra Mk1 Proseguendo con Ascona C / Cavalier Mk2 Infine Opel Corsa A / Vauxhall Nova Le avrete notate: le versioni Vauxhall di questi tre modelli montano delle levette al volante differenti ! Chissà per quale motivo, ma pur somigliandosi, si tratta di componenti chiaramente diversi, con quelle inglesi un po' più massicce, con delle lavorazioni a scasso in corrispondenza dei pittogrammi e alle estremità. Con Kadett E e Ascona C2 questa differenza scomparve e anche le versioni inglesi adottarono le nuove levette "a L", mentre su Nova perdurò fino al lancio di Corsa B. _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ * Solo resiste ancora un decennio la diversità nella denominazione dei modelli. Ci sono poi altre eccezioni, ma non sto qua a rifare la storia di Vauxhall.
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Dettagli automobilistici curiosi
Altri modelli interessanti con lunotto sdoppiato... Nel gruppo Daimler-Benz, nel 2000 appare la Classe C SportCoupé (tipo CL203) Poi nel 2003 anche la piccola Smart Roadster coupé, un modello destinato a un futuro interessante per originalità, sportività e rarità... Ma tornando a chi è già divenuto oggetto da collezione, tra le storiche italiane abbiamo visto la Khamsin, ma in effetti 5 anni prima, sempre dai tavoli da disegno di Bertone sotto la guida di Marcello Gandini, era uscita una delle sportive più originali del periodo, con quel profilo tutto particolare e quell'idea esclusiva del vetro nella coda: Lamborghini Espada (1968), qui nella prima serie con la griglia sul vetro di coda. Da una Lamborghini ad un'altra, passo ad un altro tema stilistico che mi piace assai, il cruscotto strumenti a blocchi, di ispirazione aeronautica. Mi è venuto in mente pensando alla Lamborghini Jalpa (1981), che tentò un approccio al design degli interni decisamente più moderno rispetto alle tradizionali e pesanti plance delle supersportive italiane del periodo. In un ambito molto diverso, la mano italiana aveva lanciato il sasso persino nel più tradizionale dei marchi: la controversa Rolls Royce Camargue firmata da Pininfarina, nel 1975 rinnovava i classici interni inglesi utilizzando strumenti e comandi in moduli a cornice squadrata con viti a vista, in stile plance aeronautiche. Poco dopo, sempre in Inghilterra, compariva la bella Rover SD1 del 1976, un modello dallo stile decisamente innovativo per un marchio inglese, non solo fuori, ma anche all'interno: La sua plancia portastrumenti, appoggiata sulla mensola, aveva i vari strumenti organizzati come blocchetti indipendenti e non era un mero effetto estetico, perché era un sistema effettivamente modulare. Nelle versioni con strumentazione semplificata (ad esempio senza contagiri...), il relativo modulo era proprio assente e il cruscotto era più corto! Nel 1980, un'auto simbolo del periodo, la Renault 5 Turbo, sottolinea la sportività esclusiva con la plancia sviluppata specificamente per questa versione, che poco aveva a che fare con il modello originale, e aveva il cruscotto portastrumenti in stile modulare: Qualcuno però ricorderà anche il cruscotto di quella che nel nostro mercato italiano fu considerata la prima fuoristrada "modaiola": Mitsubishi Pajero (1982), con strumenti supplementari a blocchi a centro plancia e la mitica bussola/inclinometro! Aggiunta: Meno nota da noi sarà sicuramente quest'altra giapponese, la prima serie della Mazda 323, uscita nel 1977 e mai venduta in Italia a quanto mi risulta. Comunque arrivò in altri mercati europei e anche negli USA ovviamente. La versione normale (in realtà immagino si tratti già di una versione "lusso"...) presentava questo cruscotto, con i quadranti rifiniti per apparire come strumenti autonomi: L'aspetto "modulare" veniva decisamente esplicitato sulla versione sportiva SP, con la plancia portastrumenti estesa per l'aggiunta dei tre quadranti centrali: Poi in realtà l'unica aggiunta era il contagiri, che determinava lo spostamento dei due strumenti secondari (benzina e temperatura acqua) a centro plancia, affiancati da un normalissimo orologio che veniva spostato lì per meri motivi estetici. La sua normale collocazione sarebbe stata davanti al passeggero, dove si vede quel bellissimo tappo . Ma si sa, per fare "sportivo" ci vogliono 3 strumenti al centro e quindi ecco spostato l'orologio e il gioco è fatto! P.S. I due volanti di questa Mazda per me sono stupendi, sul serio! Aggiunta bis: Gli americani sembrano tra i più interessati al tema, in particolare per le sportive più popolari, a cominciare dalla loro sportiva più famosa: Chevrolet Corvette C3 (qui nel MY 1978, ma già nel precedente MY77 i soli strumenti in console avevano adottato questo stile) Nel 1980 anche Ferrari è della partita, con uno dei suoi modelli meno ricordati: Mondial. Sempre GM, un'altra sportiva icona del periodo, la Pontiac Firebird 1982 Più tardi si unisce un'altra popolarissima sportiva americana: Ford Mustang GT 1984 Aggiunta 4 dicembre Chissà, ma forse uno dei primi esempi per questo stile di strumentazioni è nel cruscotto della nostra Alfa Romeo Alfetta del 1972, con gli strumenti a cornici avvitate.
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Il Carry Over nel mondo automotive
A proposito di CIZETA, vero è che ne hanno costruite così poche che si potrebbero definire tutte semi-prototipali - come diceva @stev66 nell'altra discussione - ma forse è più corretto dire che si tratta di una produzione artigianale limitatissima e quindi ogni esemplare può essere diverso... Ed è anche vero tra il primissimo prototipo del 1988 e gli esemplari successivi "di produzione" (dal 1992), qualche differenza macroscopica si può notare e una di queste è un bel carry over: E' chiaramente il gruppo freccia-posizione-abbagliante di BMW E31, semplicemente invertito e ribaltato. Poi ho un'atroce dubbio, ma i doppi fendinebbia di Cizeta, mi ricordano moooolto da vicino quelli di Fiat Tipo e Autobianchi Y10 (dal 1988). E poi all'interno... componentistica italiana a go-go! Anzi, per essere più specifici, tutto ripreso dalla Lancia Thema 2a serie (1988) - le bocchette riprese da quelle laterali - idem per il pannello climatizzatore - pulsanti alzacristalli - comando specchi Le levette al volante erano invece di origine Alfa Romeo 164.
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Il Carry Over nel mondo automotive
Ciao a tutti, visto che capita di vedere sempre più spesso il ripetersi nel tempo di argomenti, foto et cetera già visti e commentati nella stessa discussione, penso possa essere utile condividere il suggerimento sull'uso della funzione di ricerca nel forum, che ad esempio consente di trovare i messaggi che contengono determinate parole: - portatevi nella discussione di vostro interesse - cliccate sul campo di ricerca (non sulla lente, ma sul campo per scrivere) - selezionate "in questa discussione" - verificate che le altre opzioni seguano il vostro obiettivo - nel campo di ricerca, scrivete le parole chiave che volete trovare (ad esempio se cercate i commenti che contengono info sulla Cizeta V16T, forse basterà cercare "cizeta") - infine cliccate sulla lente di ingrandimento Vedrete apparire la lista dei commenti che contengono quella parola cercata, e può servire per capire se il tema che si vuole commentare è già stato trattato o meno. E' utile per evitare ripetizioni, ma anche per citare, ricordare, approfondire cose già trattate. Ad esempio, i fari posteriori di Cizeta/Alpine erano già stati ricordati da Stiletto qui...
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Il Carry Over nel mondo automotive
Ricordando gli specchi di Citroen CX serie II, nel lungo elenco che era stato proposto, mancava un'altra sportiva, una vera supercar, che li utilizzò: L'avrete riconosciuta, la Jaguar XJ220 del 1992, che all'esterno aveva un altro carry over già citato: Erano in effetti poco visibili, incassati nella coda con quelle griglie un po' à la Testarossa... Questa foto a me piace mooolto! Ma ancora una volta, è all'interno di queste sportive dai piccoli numeri che i carry over sono più palesi e spesso per niente "nobili" e sbattuti senza pietà in faccia al ricco proprietario! Curioso che le bocchette siano anche qui le stesse che abbiamo visto usare da McLaren F1, cioè quelle riprese dalla Ford Escort Mk4 del 1986. Ma dalla stessa auto era ripresa anche la maniglia interna apriporta Sempre Ford, sempre Escort, ma stavolta il modello Mk5 del 1990 per le manopole del clima Ford in effetti era da poco divenuta proprietaria di Jaguar e si capisce quindi che possano aver preso dalla "banca organi" del gruppo. Altri componenti sono invece ovvi ricicli di parti di altri modelli Jaguar del periodo, come i pulsanti alzacristalli o le levette al volante di XJS coeva, ma è curioso notare che certa componentistica, cioè proprio le levette al volante o anche i pulsanti dei comandi secondari in plancia somiglia molto alla quella usata dalle Austin-Rover anni '80, quelle estranee alla collaborazione Honda. Tanto per dire, ecco le levette di Montego, poi usate anche nei restyling di Maestro e Metro, poi anche su Discovery e Range Rover: Non sono uguali a quelle Jaguar, ma scommetterei two pounds che sono dello stesso fornitore... Idem per questi pulsanti in plancia, qui sotto su Range Rover del 1990: questi sono quadrati, quelli su XJ220 rettangolari, ma paiono della stessa serie. Del resto Jaguar era parte dello stesso gruppo Leyland, prima della vendita a Ford, e ovviamente i rapporti coi fornitori (inglesi?) saranno rimasti ancora in piedi per un bel po'... Aggiunta 19-Nov Ho individuato l'origine esatta dei pulsanti in plancia di XJ220, quelli rettangolari: erano ripresi da un'altra vettura inglese, of course! La quale a sua volta già si rivolgeva agli stessi fornitori di componentistica di Austin-Rover... Reliant Scimitar SS1 (1984)
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Dettagli automobilistici curiosi
Risposte qua e là... Questa mi sa che non l'avevo mai vista. Janus, cioè Giano bifronte, nome inequivocabile... e si avvicina davvero parecchio all'idea di macchina simmetrica che in certi momenti ha affascinato il nostro designer Enrico Fumia. Escludendo interni e meccanica, se non fosse per un paio di particolari - i passaruota, i gruppi ottici e altri dettagli minori - sarebbe davvero perfettamente speculare. Beh, sì, in realtà eravamo arrivati ai vetri di Discovery proprio partendo da lei, anzi dalla sua sorella gemella Oldsmobile Vista-Cruiser. L'avevamo ricordata un paio di pagine indietro, nel commento che riporto qui sotto... Wow, anche questa mi mancava! In effetti il lunotto "nascosto" di Lancia Gamma era già stato citato con la medesima foto tempo fa... (https://www.autopareri.com/forums/topic/69644-dettagli-automobilistici-curiosi/?page=2&tab=comments#comment-2263429), ma sei ampiamente scusato grazie alla citazione della spettacolare Khamsin! Tra l'altro ho notato che nelle versioni USA, oltre ai tipici paraurti giganti, i fari posteriori erano più in basso, spostati dal vetro alla carrozzeria. Immagino ragioni di normative. Sapevo ad esempio che in USA i gruppi ottici principali (ant e post) non devono essere fissati su parti "mobili" della carrozzeria. Quel vetro però non credo fosse apribile. O sì? O forse era considerato troppo a rischio di rottura e quindi equiparato ad una parte mobile... boh? Infine aggiungo l'ennesimo lunotto sdoppiato, che sembra evidenziare come questa soluzione sia appannaggio di particolari marchi o gruppi che tendono ad usarla più volte (in questo caso VAG, che già avevamo visto per Scirocco e 100 Avant): Audi A2 (1999) Anche Honda FR-V (2004) ci andava molto vicina, il lunotto aveva una piega molto pronunciata, mancava solo lo spoiler a dividere il vetro, ma con questo modello voglio in realtà parlare delle auto con tre posti nella fila davanti: Chiaramente questa soluzione 3+3 era ripresa dalla nostra FIAT Multipla del 1998 Non solo monovolume per famiglie numerose però. Tre posti può essere anche un segno esclusivo di sportività! Abbiamo visto la famosa disposizione a freccia di McLaren F1, con Rowan Atkinson (altrimenti noto come Mr Bean) alla guida nel sedile centrale avanzato, ma ecco che qualche decennio prima, in Italia, qualcuno abbastanza famoso già guidava una fuoriserie col posto guida centrale! Era la Ferrari 365P Berlinetta Speciale, un'autentica fuoriserie costruita in soli 2 esemplari e questa è proprio la sua, del 1967: Fu presentata a Parigi nel 1966 come prototipo, prima Ferrari stradale con un motore 12 cilindri centrale e tra le mille cose spettacolari si distingueva anche per questa innovativa disposizione dei sedili: Tornando sulla Terra, sono i più democratici francesi a portare una soluzione 3 posti nel mondo delle auto sportive abbordabili. Oggi può sembrare strano, ma negli anni Sessanta e Settanta, Matra è un nome molto in voga, miete successi sportivi importanti e si propone anche nella produzione di serie. La Matra Bagheera, moderna coupé a motore centrale realizzata in collaborazione con Simca, nel 1973 si presenta così: La linea è sicuramente molto moderna, ha pure il portellone-lunotto come piace a 3volumi3, ma all'interno lo spirito innovativo anni Settanta è tutto un programma: forme, dettagli, colori... e i 3 posti in linea con sedili sagomati di foggia aeronautica! Anche la sua sostituta, la Murena del 1980, mantenne la medesima disposizione dei sedili, ma stavolta con poltrone singole: In questo modo - sulla Murena - lo schienale centrale poteva anche essere ribaltato per creare un ampio bracciolo! Naturalmente qui non considero i mezzi a vocazione commerciale o promiscui, inclusi grandi fuoristrada, pick-up eccetra. Pure escludo la fase storica delle auto con divano anteriore "piatto" che poteva ospitare 3 passeggeri, eredità dell'impostazione originaria delle carrozze, che ebbe larga diffusione in passato tra le grandi automobili e in Europa scomparve negli anni '60, mentre negli USA si trascinò addirittura fino a tutto il secolo scorso.
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Dettagli automobilistici curiosi
Qualche commento: Sì, l'ho letto anche io quando ho trovato qulla foto, e non la sapevo proprio questa cosa! Si riferivano in specifico a quella copertura addizionale (mai vista prima peraltro) che crea un'intercapedine per evitare l'irraggiamento diretto del tetto vero e proprio. La chiamavano Safari, un ovvio richiamo alla destinazione d'uso, roba da ultimi fasti dell'Impero coloniale britannico ormai in disgregazione... Condivido, penso anche io che quest'auto abbia ispirato qualche idea per Discovery, sebbene mi senta di dire che a sua volta abbia lei preso ispirazione per vari aspetti da Land e Range Rover. (come era ovvio che fosse, visto il suo carattere "rustico"!) Poi colgo l'occasione per allungare un po' il brodo dei lunotti doppi, aggiungendo qualche altro esemplare particolarmente interessante. In Honda sembrano essere grandi fan di questa idea, molto popolare in generale nel settore delle auto "ecologiche" perché risolve in qualche modo (si fa per dire...) il problema visibilità in quelle forme a coda altissima dettate dall'aerodinamica. Honda Insight, sia nella versione degli esordi pioneristici del 2000... ...che nella sostituta più mainstream del 2009 Dalle ibride alle Fuel Cell, per Honda la sostanza non cambia: Honda FCX-Clarity (2007) E anche l'attuale Clarity (2016, che ha perso la sigla del prefisso) I coreani di Hyundai, che avevo citato per Ioniq, in realtà non si sono limitati al solo modello ecologico: ecco anche la sportiva Hyundai Veloster (2012) Potrebbe ingannare, ma il vetro nella zona posteriore sul tetto, non è tetto, ma è parte del portellone! E qui salta fuori l'altro motivo che fa di Veloster una protagonista di questa discussione. Falconero79 l'aveva già ricordata mesi fa per la sua asimmetria, che ne fa una vera coupé 4 porte (non come la intendono oggi i markettari delle varie MB CLS ecc ecc) Infine, come non citare la pluripremiata Pontiac Aztek!!!
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Dettagli automobilistici curiosi
Vedendo quelle vetrature panoramiche sul tetto della vecchia station ammerigana, mi sono venute in mente altre auto con dei vetri particolari sul tetto. Parto dalla più anziana e forse più nota per noi, la Land Rover: Quel vetro sulla curvatura del tetto rialzato ha caratterizzato le versioni station wagon fin dalla loro nascita negli anni '50. Poi è divenuto un tratto caratteristico di questo modello in tutte le serie e denominazioni successive, persino nella sua erede fighetta di oggi... Anche quando Rover pensò di sostituirla nel 1989 con la Discovery, questo dettaglio venne mantenuto, una specie di "marchio di fabbrica" proprio a ispirare continuità tra i due modelli. Poi sappiamo che la prevista sostituzione non avvenne come l'avevano preventivata... Addirittura, l'opzione del tetto apribile prevedeva due aperture, una anche per la zona dietro a vantaggio dei passeggeri posteriori: Ma prima del Discovery, in Giappone già avevano preso ispirazione dal vecchio Land... Per la SJ, la piccola emula del fuoristrada per eccellenza, Suzuki aveva creato anche la versione tetto alto con la stessa luce sul tetto: Sempre in Giappone e sempre nei primi anni '80 ecco un'altra curiosità, stavolta fuori dal mondo fuoristrada. E' uno di quei modelli che mi fanno amare quel periodo tumultuoso di idee nella produzione del Sol Levante. Honda Civic Shuttle del 1983: In questa sorta di piccola cross-over ante litteram, dove la formula station wagon si avvicinava chiaramente a quella del monovolume, la terza luce laterale si estendeva fino a sopra il tetto per fornire un'ulteriore luce per la zona posteriore. Curioso vederlo su un'auto che non prevedeva neppure la terza fila di sedili, ma evidentemente si voleva dare un'impressione di spazio, luminosità, vivibilità che preludeva alla moda dei minivan/monovolume/multispazio in arrivo. Notate anche il profilo particolare del tetto, con il doppio scivolo a convogliare il flusso d'aria sotto la cornice superiore del portellone. A Torino ci arrivarono 7 anni dopo... E da una Honda ad un'altra, solo 2 anni passano ed ecco un'altra interpretazione della medesima idea: è il vetro del lunotto questa volta che si estende visivamente verso il tetto, per creare ancora un'altra luce sul tetto. Honda Accord Aero-Deck (1985) Questo l'effetto dall'interno: Aero-Deck fu un'altra originale realizzazione giapponese di quel periodo - per onestà già citata da altri in queste pagine - sorta di shooting brake che ispirò palesemente un'altra creatura italiana di molti anni dopo (ben 9!), l'Alfa 145. E da questo originale portellone con doppio vetro, passo decisamente al tema dei portelloni con lunotti spezzati (o piegati o a doppio vetro, chiamateli come volete), che Honda ha riproposto assiduamente nel tempo, interpretato in varie maniere. Dalle piccole coupé CR-X (1987) e CR-Z (l'ibrida del 2010)... ...alle Civic hatchback anni 2000 Ma Honda non è stata certamente l'unica. In realtà, un po' prima di lei, nel vecchio continente qualcuno già aveva anticipato l'idea. Nel 1981 Volkwagen Scirocco (2a serie): E un paio d'anni dopo la cugina Audi 100 Avant C3 (1983) In Europa solo Citroen ci riprova molti anni dopo, con la C4 3 porte già ricordata molto tempo addietro: Poi solo marchi orientali: Toyota con le ultime tre serie della ibrida Prius Mitsubishi Eclipse Cross (1a serie del 2017, la seconda serie è stata già "normalizzata" ) Infine i coreani che con Hyundai Ioniq (2016) si sono chiaramente ispirati alla concorrente ibrida Prius:
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[Mai Nate] Opel
Scartabellando tra vecchie brochure di Vectra, delle immagini hanno attirato la mia attenzione per un qualcosa di indefinito, qualcosa che non tornava... ...ed ecco poi la scoperta! Definirla "mai nata" è un po' estremo, è più un gioco da "trova le differenze", evidentemente piccole variazioni dell'ultimo minuto, sfuggite nelle primissime brochure: La prima cosa è il pulsante hazard, qui tutto rosso, mentre in produzione solo il simbolo è rimasto colorato. Poi il cursore della temperatura, anzi la scala blu/rosso, che qui risultava solo indicata dagli estremi, mentre in produzione divenne una scala continua. L'orologio anche, qui con la cornice liscia e la mostrina con i numeri, mentre venne poi venne introdotto la cornice con lavorazione a scasso e i numeri sostituiti dalle stanghette. Lo spazio vuoto, coperto da un tappo liscio, per i pulsanti assenti accanto a quello del lunotto termico; poi hanno usato pulsanti "morti" Infine, ma non è chiarissimo, sembra quasi che le levette al volante siano quelle di Kadett E... Qui agevolo foto reale per il confronto. Ma un'altra foto più larga (purtroppo però a più scarsa risoluzione) fa vedere un altro paio di particolari diversi: il più semplice è lo sportello del posacenere chiaro, mentre poi fu sempre nero. ma quello più curioso è l'assieme della maniglia apri-porta, e sembra di vedere una strana "sfumatura" nella foto... che se ne fossero accorti? Il photoshop ai tempi non era quello di oggi! Il disegno era chiaramente diverso da quello definitivo. Qui utilizzava la levetta di Senator B (presentata l'anno prima), e il maniglione integrava la cornice della leva. Poi hanno separato i pezzi. Ma la foto sotto (due pagine affiancate del depliant) è ancora più curiosa, perché davanti hanno "corretto" con la soluzione definitiva, mentre nella porta dietro si nota ancora il pannello "pre-serie"
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Il Carry Over nel mondo automotive
Si è cominciato a parlare di McLaren F1 e abbiamo visto gli specchi di VW Corrado, poi sono saltate fuori le frecce e luci di posizione anteriori di Lotus. Ma i carry over di questo mito automobilistico sono più numerosi di quelli che appaiono a prima vista... Andiamo avanti allora... Le luci dietro: Riprese pari pari da una diretta concorrente! (Lamborghini Diablo) Lasciando l'esterno, si potrebbe scherzare citando il motore BMW, ma non sarebbe davvero corretto perché in effetti l'S70/3 è una versione molto diversa dai 12 cilindri utilizzati sulle auto bavaresi... Passiamo allora all'abitacolo: ...dove si trovano davvero un paio di componenti BMW: - i pulsanti alzacristalli sono quelli dei modelli seconda metà anni '80 fino ai primi '90 (da E32 a E36) - le levette al volante pure (solo con pittogrammi diversi) Apparentemente meno "nobile" un altro comando di grande serie, già visto e citato peraltro sulla Bugatti EB110: - il comando regolazione specchi di Opel Vectra/Calibra e poi delle altre Opel anni '90 Ancora più popolare la scelta per le bocchette di ventilazione in plancia, riprese da Ford Escort 1986 E poi una reminiscenza (alla lontana) di una fissa di Gordon Murray del periodo: Honda. Considerava la NSX il riferimento per la nuova creatura che aveva in mente e vista anche la collaborazione al tempo con McLaren per i motori di Formula 1, a lungo lui e Ron Dennis chiesero ai giapponesi un V12, che mai arrivò... Si accontentarono dei pulsanti e rotori secondari (hazard, luci, etc ) attorno al cruscotto della prima Legend. Tutto il resto è tailor made...