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JackSEWing

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  1. Per quanto mi riguarda, io avevo semplicemente auspicato che l'affare non andasse in porto. Posso continuare a votare?
  2. dai, per favore cerchiamo per una volta di non fare i Guelfi vs i Ghibellini trincerati gli uni contro gli altri. Io sono sempre stato un grande estimatore di marchionne e ho quasi sempre condiviso le decisioni della dirigenza FIAT da un decennio a questa parte. e anche la fusione con renault in se non sarebbe un problema. Io sto solo avanzando dubbi secondo me più che legittimi sulla presenza dello stato francese e delle sue istanze nell'accordo
  3. Ok, ma partendo dal presupposto che l'accordo vada in porto cosi come è configurato, come incastri la clausola "O si tutelano i miei lavoratori o non se ne fa niente" con l'impostazione di un qualsiasi piano industriale? Tradotto: se l'accordo nasce con la conditio sine qua non che, qualsiasi cosa succeda, gli stabilimenti francesi non devono essere toccati, quali possono essere le uniche mosse della dirigenza dell'ipotetico gruppo FCA-Renault in materia di investimenti e di eventuali ristrutturazioni?
  4. secondo me è inutile fare la conta delle azioni quando a monte di tutto ci sono le condizioni poste dal governo francese (il quale in sostanza afferma che il suo 15% PESA più del restante 85%) O Elkann rispedisce al mittente la proposta (cosa che auspico) oppure acconsente per puro calcolo personale (comprensibile, d'altronde è un uomo d'affari, non è ne un politico ne un filantropo) e quindi poi, chi vivrà vedrà. Unica certezza è che, qualora l'accordo dovesse andare in porto a queste condizioni, nascerebbe con una "piccolissima" distorsione delle regole del mercato e sinceramente veder in futuro chiudere o ridimensionare Melfi/Cassino non perchè sono anti economici ma solo perchè, per accordi presi SI DEVE dare priorità agli stabilimenti francesi, mi farebbe girare non poco i "cabbasisi" (cit) Una terza opzione è che il governo francese si piega ai voleri di elkann... scena che nella storia noi italiani abbiamo visto più o meno qui
  5. certamente, aspettiamo il mio commento era riferito qualora la cosa andasse in porto
  6. ecco la quadra sede operativa NAFTA LATAM ecc: Detroit sede operativa EMEA: Parigi sede legale: Olanda e fin qui, sebbene mi dispiaccia che torino venga scalzata da parigi, non ci sarebbero grandi problemi. Il guaio sono le clausole sull'occupazione (che riguarda esclusivamente gli stabilimenti francesi) e il posto nel CDA assegnato ad un rappresentante del governo francese, non controbilanciato in alcun modo dagli italiani. In pratica in quel di Parigi, la direzione di renault-FCA discuterà insieme a membri del governo d'oltralpe i piani industriali del gruppone in Europa, con relativa allocazione degli investimenti. Chissà mai cosa succederà...proprio impossibile prevederlo, guarda
  7. Basterebbe un accordo tra due aziende private che si muovono secondo le leggi del mercato, poi chi ha le gambe sta in piedi, chi non è in grado di stare sul mercato va KO e la nazionalità delle controparti diventa solo argomento di conversazione al bar "severo ma giusto" (cit) Ma fondersi con un'azienda parastatale che pone fin da subito come paletto il non toccare l'occupazione francese, vuol dire di fatto condizionare ogni scelta strategica e di investimento. Tutta la vita la fusione FCA Nissan con i franzosi lasciati alla finestra
  8. anche io voglio essere ripetitivo, il campanello d'allarme nell'accordo è suonato dalla presenza dello stato francese. Se FCA, ora come ora, dovesse chiudere in italia, lo farebbe sulla base delle leggi del mercato e quindi, sebbene triste e dolorosa, sarebbe una scelta giusta. Ma nell'ipotetica FCA/Renault una controparte ha già detto "va bene tutto ma i nostri posti di lavoro non si toccano e la direzione del gruppo deve essere in francia" Sono paletti che vanno a distorcere il sistema, il gruppo nasce già zavorrato
  9. è quello che succede quando da un lato hai un soggetto privato che legittimamente persegue i suoi interessi, mentre dall'altro uno stato, che altrettanto legittimamente, persegue i suoi. Solo che i due soggetti hanno concezioni di interesse profondamente differenti
  10. Ma è proprio questo il punto che ritengo negativo dal mio punto di vista "italiano", per quello che può valere (e cioè zero) Agli Agnelli importa essere gli azionisti principali della società, poi se il gruppone è a trazione francese a loro non interessa. Una bella Legion d'honneur appuntata al petto, cospicui dividendi a fine anno con cedoloni ogni tot, e via. I Francesi invece hanno obiettivi più ad ampio spettro e secondo me molto più paganti nel lungo periodo. Salvaguardare l'occupazione sul loro territorio e tenere le teste pensanti della nuova società a casa loro. Difatti non si parla di sede legale (che sarà probabilmente, come è ovvio che sia, olandese) ma di sede operativa. Poi magari tutto filerà liscio, stabilimenti italiani non toccati, politica sui marchi intelligente, tanti investimenti e tutti felici e contenti. La cosa che mi fa storcere il naso sono le condizioni di partenza dell'accordo, che sono distorte dalla scomoda presenza dello stato francese. Se pensiamo anche solo per un momento che i francesi, di qualsiasi colore politico, possano anche solo pensare di firmare un accordo che non tuteli il loro interesse nazionale ci sbagliamo di grosso.
  11. Oddio sempre perso... nel recente accordo Fincantieri-Naval Group hanno ottentuto condizioni incredibili facendo carta straccia di accordi già firmati e infilandoci dentro il loro colosso della difesa (Thales) a discapito di Leonardo. Non hanno "vinto" ma hanno comunque ribaltato le carte in tavola a loro favore strappando un più che dignitoso pareggio (che può diventare una vittoria colossale nel tempo se noi italiani non riusciremo a riequilibrare la presenza di Thales nell'elettronica e nei sistemi d'arma delle future navi) Ora vogliono di fatto creare un colosso a evidente trazione francese (a partire dalla composizione del board e dalla location della sede) imponendo alla controparte garanzie contro le leggi del mercato che non possono in nessun modo essere riequilibrate, visto che FCA è un soggetto completamente privato e sovra-nazionale
  12. ok, ma questo è un qualcosa che riguarda gli Elkann (a cui basta essere azionisti di maggioranza della società) mentre dall'altra parte c'è un soggetto istituzionale che ha già posto dei vincoli ben precisi riguardo all'occupazione sul suo suolo nazionale. Se ci sarà da tagliare in EU, dove mai si taglierà? E' una fettina molto scomoda quella in mano al governo francese, per quanto potrà essere diluita a livello percentuale sono comunque in posizione di forza per dettare condizioni nelle scelte strategiche
  13. A me preoccupa proprio l'assetto societario di una ipotetica FCA-Renault. Le fusioni al 50-50 non funzionano mai (maglionne stesso lo sosteneva) e necessariamente secondo me si dovrà procedere ad una acquisizione per fasi, in stile FIAT Chrysler, in cui si parte con una partnership per poi arrivare anni dopo all'inglobamento della controparte debole in quella più forte. E con lo stato francese da una parte e la famiglia agnelli dall'altra non ho nessun dubbio su chi sia la controparte debole in questo matrimonio. PS chiedo scusa se sono considerazioni già fatte nelle pagine precedenti (non ho avuto tempo di leggere tutta la conversazione)
  14. un interessante articolo di RID sui Typhoon tranche 1 RAF http://www.portaledifesa.it/index~phppag,3_id,3025.html notare i seguenti, amari, passaggi (utili anche per capire determinate scelte nostrane) IX (B) Sqn è il quarto reparto TYPHOON della base scozzese, ed il settimo Sqn di linea della RAF equipaggiato con il caccia europeo (a cui si aggiungono il 41 Sqn come Operational Evaluation Unit e il 29 Sqn come Operational Conversion Unit). La sua formazione è stata resa possibile dalla decisione, presa nella Defence Review del 2015, di mantenere in servizio una parte dei 52 “vecchi” TYPHOON Tranche 1 in organico, così da avere abbastanza velivoli da formare 2 squadroni aggiuntivi. In precedenza, con i tagli del 2010, si era deciso di ritirare tutti i Tranche 1, stante l'impossibilità di retrofittarli allo standard Tranche 2 o superiore. Stante l'impossibilità di installare il METEOR sui Tranche 1, questi continueranno ad impiegare l'AIM-120 AMRAAM. Sembra che la limitata capacità aria-suolo dei Tranche 1 andrà invece a scomparire: al momento possono impiegare pod LITENING III e bombe Paveway II, con le seconde che però potrebbero lasciare il servizio attivo con la RAF già l'anno prossimo. Le ben più moderne e capaci Paveway IV non sono infatti compatibili con i Tranche 1.
  15. perchè considerare "tolti" quelli in USA? sono comunque operativi, in caso di necessità possono essere richiamati in patria senza problemi
  16. e io giocherei la partita più sul riuscire ad infilarmi come sede di stabilimenti di uno di questi futuri megagruppi, piuttosto che spippettarmi sul grado di "italianità" di FCA o facezie simili... parlo a livello di approccio alla questione ( da parte di giornalisti, opinionisti, istituzioni ecc...) e di interesse generale.
  17. implicherebbe un mondo dove tutti si amano l'un l'altro... obiettivo che non siamo riusciti a raggiungere neanche nella preistoria accontentiamoci del fatto che al giorno d'oggi solo percentuali minime dei PIL nazionali vengono investiti nelle forze armate.
  18. tutto è possibile, dipende dalle tue possibilità di spesa. è un'operazione che ha il suo costo, perchè quando sposti una linea produttiva devi spostare (o "replicare" in loco) tutta la sua filiera di fornitori, componentistica, logistica ecc
  19. cioè trasferire un'intera linea di produzione situata all'estero in un impianto italiano (che già produce altro) con tutti i fornitori e la logistica annessa?
  20. ma infatti.. al fin della fiera cosa manca realmente? un SUV "economico" di seg C a marchio FIAT?
  21. prova a fare una lista di tutti i modelli nuovi partoriti da FCA dal 2009 ad oggi di tutti i marchi, ovviamente (quindi anche quelli americani) non sono poi cosi pochi eh... certo, noi ne vorremmo di più più per nostro sollazzo che altro, visto che l'azienda male non va. la verità è che è tutta una questione di percezione... percezione amplificata enormemente da tutti i product plan disattesi e dalle irrealistiche previsioni di vendita di certi modelli infatti...citofonare a PSA che è partecipata dallo stato francese al 12%
  22. in un'azienda manifatturiera (come FCA) il fatturato, e di riflesso l'utile, lo si fa con la produzione. poi i "giochi contabili" possono servire per limare ed aggiustare i conti, per dargli un'aspetto più bello, ma il nerbo è necessariamente dato dalla prodzione e dalla vendita del prodotto. quindi se FCA macina utili e riduce l'indebitamento (e lo fa da anni ormai) evidentemente non ci sono dietro solo giochini contabili e trucchetti finanziari ma anche una solida strategia di prodotto supportata da grandi investimenti sia in R&D che in industrializzazione forse non saranno tutte rose e fiori e sicuramente FCA non ha le spalle larghe come molti dei suoi top competitors (VAG in testa) ma dopo tutti i modelli presentati dal 2009 ad oggi, tutte le nuove tecnologie (piattaforme, cambi, motori ecc) tutti gli investimenti in stabilimenti (melfi, pomigliano, cassino, grugliasco ecc...) dopo miliardi E MILIARDI di euro spesi, come si possa dire che FCA sta in piedi solo grazie ai giochini contabili di marchionne, per me è un mistero
  23. infatti l'idea iniziale tedesca era di dotarsi esclusivamente di Eurofighter come caccia puri e di affidare l'attacco al suolo esclusivamente al drone nEUROn poi i sogni hanno impattato con la realtà (o a giudicare dall'immagine postata poco sopra sono stati sostutuiti da altri sogni) e ora sono in cerca spasmodica di un sostituto "tradizionale" al tornado. l'idea dell'UCAV avanzato per l'attacco al suolo è buona... il problema è che è ancora molto in divenire e occorre quindi un velivolo "di transizione" che ti consenta di arrivare tranquillo da qui ai prossimi 20 anni almeno
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