Dopo quelli canadesi, Marchionne convince i sindacati statunitensi
Buste paga più vicine ai colleghi della Toyota. Geithner prepara il "Chapter 11"
Tagli per 400 milioni di dollari
sì dei sindacati Fiat a Chrysler
di SALVATORE TROPEA
TORINO - Disco verde dei sindacati e cambio di tavolo per Sergio Marchionne i cui interlocutori, dislocati questa volta tra Washington e New York, da oggi sono le banche. Dopo la firma dei sindacati canadesi della Caw per settimane fermi su una linea di intransigenza, ieri anche con i loro colleghi americani della Uaw è stato raggiunto un accordo. Ora la strada verso l'intesa con Chrysler ha un ostacolo in meno ma non è ancora in discesa. Anche perché gli uomini del Lingotto si trovano impegnati in un negoziato a due ma con un terzo ospite a tavola che è più che un convitato di pietra e la cui irruzione ha già creato qualche problema al di qua dell'Atlantico tra Italia e Germania.
Se le Fiat avesse dovuto trattare solo per l'alleanza con Chrysler le possibilità di successo sarebbero oggi molto alte, ma da quando in gioco è entrata anche la Gm con la Opel, la partita è diventata più complessa e Barack Obama dovrà esercitare, direttamente o indirettamente, tutta la sua autorità se vuole fare entrare nell'annuncio alla nazione di mercoledì prossimo un accordo equivalente al salvataggio della più piccola delle big three americane dell'auto. In questa prospettiva, l'amministrazione resta concentrata su Chrysler, ma come ha ricordato un suo rappresentante, "in una trattativa complessa come questa, non deve sorprendere il fatto che si stiano prendendo in considerazioni alternative".
L'accordo con il sindacato canadese, che è stato il più duro nei giorni scorsi, è stato raggiunto nella notte di sabato su ieri. Sempre che in settimana lo approvino gli 8 mila lavoratori delle tre fabbriche Chrysler in Canada, esso dovrebbe permettere alla casa di Detroit di risparmiare fino a 200 milioni di dollari Usa all'anno di minori costi col taglio di "benefits" e dunque fuori dalla busta paga di cui i lavoratori sinora hanno goduto.
Per il presidente del Caw, Ken Livenza, il "sacrificio" dei dipendenti equivarrebbe a quaranta minuti di lavoro non remunerati al giorno. "Per quel che ci riguarda" ha detto "abbiamo fatto la nostra parte: abbiamo rispettato l'obiettivo dei costi non solo stringendo la cinghia, ma anche incrementando la produttività". Alle 13, ora americana di ieri, anche i sindacati della Union Auto Worker, hanno accolto le proposte dell'azienda che, attraverso una riduzione del costo del lavoro all'incirca di 19 dollari all'ora (si ridimensiona così lo scarto con gli addetti delle fabbriche di Toyota in Usa) e una ristrutturazione del fondo pensioni, consentiranno di risparmiare altri 200 milioni di dollari all'anno.
Intanto c'è attesa a Washington per la nuova offerta con la quale i creditori intendono rispondere all'ultima proposta del Tesoro americano basata su 1,5 miliardi di dollari più un 5 per cento della Chrysler ristrutturata. Come si ricorderà i creditori si erano detti disponibili a mantenere 4,5 miliardi di debito ristrutturando quindi il 35 per cento in cambio di una quota del 40 per cento della nuova società. Non c'è ancora una soluzione su questo punto sul quale si avvertirà l'effetto riflesso dell'operazione Opel.
Le ultime notizie che rimbalzano dagli Usa lasciano intendere, come ha scritto nel suo sito il New York Times, che il Tesoro americano starebbe preparando per Chrysler un Chapter 11, ovvero una bancarotta pilotata, che pur entrando subito in vigore, non dovrebbe ostacolare l'alleanza con Fiat. Come dire che l'accordo potrebbe essere sottoscritto con uno dei contraenti in regime di amministrazione controllata. Una scelta che però non piace alla Fiat i cui negoziatori ritengono possa trattarsi di tattica da parte delle banche o almeno di alcune di esse.
da: corriere.it