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Mazinga76

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  1. Nel 1983 L'Arna, con i suoi 4 m di lunghezza per 1,62 m di larghezza, si sovrapponeva quasi con la carta carbone, cm più cm meno, alla Ritmo, che certo non era un seg. B. Per quanto riguarda l'Alfa 33, le stava sotto giusto di una manciata di cm ed era più larga di 1 cm. Se consideriamo anche l'altra seg. C italiana, la Delta, l'Arna, a parità di larghezza, la superava di ben 10 cm in lunghezza. Citavo la Ritmo non a caso perché, nell'aprile del 1985, quando mio zio volle sostituire la sua ormai vecchia 128 2 porte del '70 con una berlina 5 porte che fosse di pari segmento ma un po' più grande, il ventaglio delle candidate che andò a vedere da vicino presso le rispettive concessionarie, comprendeva proprio l'Arna, l'Alfa 33 e la Ritmo. Poi, per questioni legate alla sua non buona deambulazione, la scelta cadde sulla Ritmo 70 CL automatica. Questo per dire che l'Arna era percepita come una C a tutti gli effetti da chi si orientava in quel segmento di mercato.
  2. Beh sì, in effetti... Ma visto che la stavano tirando avanti fino allo sfinimento, ogni tanto facevano qualcosa pur di giustificarne la presenza in listino. Erano dettagli tanto per...
  3. Non per insistere, ma, ragionando per logica spicciola, un nuovo modello è tale quando si mette la matita su un foglio bianco e si parte da ZERO. In questo senso, la Panda II era un nuovo modello in tutto e per tutto perché concettualmente, filosoficamente, PROGETTUALMENTE, non aveva niente a che spartire con la precedente. La Panda '86 era un semplice restyling? No. Era decisamente qualcosa di più profondo (il discorso è applicabile pari pari anche a Ritmo II, ma si potrebbe citare anche la 126 Bis). Era un progetto che partiva dal cosiddetto foglio bianco? Nemmeno. Fu un profondo, quasi radicale (soprattutto meccanicamente), miglioramento di un prodotto che già c'era. In pratica si prende la Panda '80, la si rivolta come un calzino e si fa la Panda '86. Ma l'auto concettualmente, filosoficamente, esteticamente, nella percezione visiva della gente, era rimasta la classica riconoscibilissima Panda che tutti conoscevano. Idealmente proseguiva, con un abito meccanico completamente nuovo (o quasi) e con un maquillage estetico, la carriera della popolare utilitaria iniziata nel 1980. Per cui ci sta, senza andare troppo nel sottile, considerare la produzione 1980----2003 un'unica prima macro-generazione, a cui poi hanno fatto seguito le altre. Senza pretesa di voler convincere nessuno, ci mancherebbe, ma io la vedo così.
  4. 1) Panda III: le forme tondeggianti e avvolgenti le trovo piacevoli e indovinate ancora oggi (parere mio, ovvio. Forse un po' condizionato dal fatto che ne abbiamo una in famiglia). 2) Panda II: il vero salto quantico rispetto alla generazione precedente. 3) Panda I: se parliamo di estetica, la prima generazione non nasceva con la mission di stupire: era una scatoletta quadrata che puntava tutto sulla praticità, sull'abitabilità, sulla versatilità, sulle soluzioni furbe e originali e sull'economicità d'esercizio. E bisogna dire che ha centrato in pieno i suoi veri obiettivi. Simpatia quanta se ne vuole, bellezza magari non proprio. 4) Panda IV: E' ancora recente, l'occhio non si è ancora abituato. Di primo acchito certe linee spigolose e taglienti mi lasciavano sconcertato. Adesso che nel traffico ne vedo parecchie, sto pian piano iniziando a metabolizzarla. Ma lascio ancora il giudizio in sospeso: devo ancora capire bene se mi piace o no.
  5. Ragazzi, non me ne voglia nessuno, non è mia intenzione sminuire le ragioni di uno piuttosto che di un altro: tutte le argomentazioni sono valide e rispettabili. Però non andiamo a complicare ciò che in realtà complicato non è, e credo sia evidente un po' a tutti. A oggi, per convenzione la Panda è riassumibile in quattro generazioni: Panda I- 1980----2003 Panda II- 2003----2012 Panda III- 2012---- in produzione Panda IV- 2024---- affianca la Panda III posizionandosi più su. Ora, se vogliamo temperare le matite, facciamolo pure finché vogliamo (per carità, anche con argomenti validi e condivisibili da entrambe le parti). Però direi che, ragionevolmente, la suddivisione più logica e immediata possa essere questa, pur con tutti i distinguo, le precisazioni e le postille del caso.
  6. Come era molto in voga ai tempi, non era difficile vedere vecchie Panda 30/45 "aggiornate" al modello '86 con fari, maschera e paraurti. Io me ne ricordo tante anche col paraurti posteriore '86 montato in contemporanea al portellone pre-'86, con la targa, magari ancora di quelle nere con la provincia in arancione, spostata nel paraurti e il portellone con l'incavo per la targa che restava vuoto. Per inciso: il paraurti '86 mal si conciliava lateralmente per la mancanza dell'arco sagomato dei parafanghi posteriori. Insomma, esteticamente veniva fuori una roba aberrante, ma c'era a chi piaceva così. P.S. La basica 750 L (ne aveva una verdina, del marzo '86, la madre di due miei amici) aveva gli interni con sedili tipo sdraio come le vecchie Panda.
  7. Ma quella fotografata da Renault è una II serie, quindi cerchi e scritte sono giusti. Comunque, al di là di tutto, ditemi quello che volete, ma a me una 155 II serie, motorizzata bene, con i cerchi giusti e ben gommata, mi piaceva da nuova e continua a piacermi adesso.
  8. Via a tutto gas col bottino.😂
  9. Magari il cinefilo incallito e appassionato d'auto d'epoca potrebbe essere proprio il proprietario, o quantomeno cultore incallito di quella pellicola di Tony Curtis nella quale appare la Dino. La riproduzione della targa, più che per catturare l'occhio del pubblico, credo serva ad appagare l'occhio del proprietario, proprio in ragione di quella passione per quel film.
  10. Sarebbe molto suggestivo se fosse proprio lei. Ma quel doppio spessore, che è chiaramente visibile, fa pensare a una targa riprodotta posizionata sulla targa originale. Probabile che il proprietario abbia voluto idealmente ricreare un parallelo con la Dino di Tony Curtis, facendosi riprodurre quella targa da utilizzare esclusivamente durante l'esposizione ai raduni. Per la normale circolazione, ovviamente va rimossa e sotto si presume ci sia la sua targa quadra originale.
  11. Questa è una trasformabile, riconoscibile per i montanti laterali rigidi. La cabriolet, dotata di cappotta completamente apribile, uscì nel '60. Non mi pare di averne viste tanto raramente in bianco. Sicuramente non doveva essere una tinta molto scelta dai privati, ma credo esistesse ufficialmente nella gamma colori.
  12. La buonanima del mio principale, a fine anni '90, ne aveva una verde metallizzato con interni in pelle color cuoio, poi data dentro a metà anni '00 per una 166 grigio metallizzato, con interni in pelle neri, di pari motorizzazione. Quest'ultima finì poi in stato di semi-abbandono nel cortile dell'azienda, poi Dio solo sa che fine avrà fatto.
  13. Posso dirlo? Lo dico: le varie 500, 600, topolino et similia, con i portapacchi caricati con valigie, bauli e bauletti vari hanno scartavetrato i perpendicoli!
  14. Neanche io sono un esperto di Traction Avant, ma quelle con il baule sporgente non sono le 15 Six degli anni 50? Praticamente le ultime T.A. prima dell'avvento della DS nel '55.
  15. Nel 1986 raccolse ufficialmente il testimone dalla 208 alla base della gamma, uniformandosi al family feeling Ferrari di quegli anni.
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