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AleMcGir

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  1. Wolff dubbioso: “Non credo che saremo subito in lotta per il titolo” Il team principal della Mercedes non si sbilancia sulle aspettative per il 2023, tanto da non credere nel ritorno immediato per la vittoria del mondiale ... Tuttavia, il primo a mettere in discussione questa missione è proprio il team principal Toto Wolff. In un’intervista riportata da gpfans.com, il manager austriaco non ha voluto sbilanciarsi sulle aspettative per il prossimo mondiale, tanto da non essere convinto che la squadra potrà tornare subito a livelli di competitività tali da poter rientrare in battaglia per la conquista del titolo: “Non sono mai fiducioso – ha ammesso Wolff – sono un tipo da bicchiere mezzo vuoto, non credo mai che il lavoro che stiamo facendo sia buono a sufficienza. Non sono affatto sicuro che riusciremo a tornare in una posizione tale da poter competere per il campionato. Bisogna riconoscere che la concorrenza è forte, ma faremo tutto ciò che è in nostro potere per fissare i nostri obiettivi in alto e cercare di raggiungerli”. https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/wolff-dubbioso-non-credo-che-saremo-subito-lotta-per-titolo-641969.html ---
  2. L’Orgia del Potare A tradire Mattia Binotto sono state l’incapacità di delegare e l’ansia di fare il vuoto attorno a sé. È la storia Ferrari che si ripete A chi, memore dei bei tempi andati, gli faceva notare davanti a una pizza quanto fosse utopistico rivestire contemporaneamente il ruolo di Jean Todt e Ross Brawn, rispondeva laconico che non aveva scelta, perché “non posso fidarmi di nessuno”. Anni dopo e tuttora in assenza di un’ufficialità ormai fuori tempo massimo, Mattia Binotto deve fare, come tutti, i conti con storia e coscienza. Sono in tanti, a Maranello, a giurare che in Ferrari non gli sia rimasto più un santo in paradiso. Ma mi lascia un po’ perplesso l’ostinazione diffusa ad associare la sua caduta in disgrazia – questa sì, assodata – con i risultati sportivi della Scuderia. Certo, a parità di tempo trascorso – quattro anni – la ‘sua’ Ferrari ha vinto la metà delle gare rispetto alla gestione del suo predecessore; sette, comprese le tre del 2019, sulle quali aleggerà per sempre un’ombra di sospetto, colpevolmente mai chiarita dalla FIA. Ma alla fine, il risultato nel mondiale è analogo. Secondi, eterni secondi. Persino l’AD Vigna adesso tira fuori la tagliente definizione coniata da Enzo Ferrari (“il secondo è il primo degli sconfitti) palesando, finalmente, una cultura aziendale che non si era vista con Mauro Forghieri. La realtà si misura coi numeri, ma i numeri non bastano a spiegarla. Gennaio 2019, un sabato pomeriggio. Mattia non ha ancora preso pieno possesso dell’ufficio all’angolo dei due corridoi, quello riservato al Team Principal, dal quale Maurizio Arrivabene ha fatto sgomberare le sue sculture psichedeliche in materiale plastico. Per un po’ rimarrà nel bunker vetrato al quale, negli anni, tanti ingegneri hanno bussato dopo un improvviso ridimensionamento del loro ruolo, con la stessa frase sulle labbra: “Ma ti ho fatto qualcosa?”, per sentirsi rispondere che no, anzi, ma le circostanze imponevano di voltare pagina. È sabato, appunto, e le sale della GeS non sono piene come al solito di attività. Il neo team principal discute animatamente con un gruppo di tecnici. Non sono motoristi. Non sono aerodinamici. Non sono telaisti. Sono idraulici, sono gli operai venuti a riparare i bagni di Maranello. E MB (come lo chiamano tutti, ormai, sul lavoro e anche fuori) li sta catechizzando sull’uso dei sifoni e il montaggio dei rubinetti. Ora, è comprensibile che un dirigente di squadra ci tenga alla struttura in cui lavora, tanto più che quell’edificio rosso e nero ha contribuito a disegnarlo (anzi, i maligni dicono che sia l’unica cosa che ha progettato in vita sua). Però si suppone che, arrivato al vertice, il capo della Ferrari F1 abbia altre cose a cui pensare. E invece questo episodio, quasi anedottico nella sua apparente irrilevanza, è l’icona di un atteggiamento che ha portato all’attuale situazione. Non sta certo a me dare suggerimenti a Mattia Binotto. Sarebbe davvero ridicolo che un team principal, sia pure uscente, chiedesse consigli a un addetto stampa già uscito. Ma resta il fatto che a tradire Binotto è stato soprattutto Mattia. Da quasi quattro anni la Ferrari non ha più un vero direttore tecnico. Le funzioni che erano state di James Allison e poi dello stesso Binotto, il neo capo supremo se le era arrogate, insieme – per un certo periodo – a quella di responsabile ad interim della comunicazione. Parliamo di una persona di grandi capacità, che parla bene tre lingue (in tedesco, mi disse, a scuola era sempre stato scarso) e sul lavoro privilegia la quantità. Uno stakanovista del Cavallino con un’invidiabile capacità – quella che era stata anche di Todt – di conoscere pregi, difetti e debolezze di ogni collega, fino al meno esperto dei meccanici. Ma proprio questa ‘cultura ferrarista’, questo vivere l’azienda a tutto tondo, si è tradotta in un boomerang affilato. Quando ero in Ferrari, a Mattia piaceva organizzare cene con quattro o cinque colleghi. Cene piacevoli, perché sa mangiare, sa bere e sa stare in compagnia (a patto che non sia lui a guidare). Durante uno di questi ritrovi, vicino a Barcellona, uno dei tecnici di più lunga militanza e fedeltà gli disse: ma tanto tu, se uno non ti va bene, lo seghi, lo fai fuori. Lì per lì mi sembrò divertente. Binotto però rise molto meno; e mi è rimasto il sospetto che anche in quelle circostanze fosse incapace di rilassarsi, di ridere un po’ di sé stesso. E che usasse anche le cene come strumento per capire chi stava con lui e chi no. Uomo di autentica e provata fede ferrarista, arrivato a un certo punto mal sopportava di avere qualcuno sopra la sua testa. Ed era disposto a tutto pur di averla vinta. Nel testa a testa con Arrivabene, a fine 2018, pesò – anche – lo spettro di un suo passaggio alla Racing Point, allora team satellite Mercedes, con le immaginabili conseguenze che ne sarebbero derivate. Per un uomo della sua intelligenza, gli sono attribuite cadute di stile incredibili, come aver rimproverato colleghi di rango inferiore perché salutavano Toto Wolff o applaudivano Hamilton sotto il podio. Ma oggi, nel giudizio (quello esterno, almeno) pesano soprattutto le indecisioni del muretto, l’incapacità di portare a casa il mondiale con una monoposto uscita vincente dalla matita del gruppo di lavoro. Se mi permettete, ho un punto di vista un po’ trasversale. Il male della Ferrari non è uscire con le gomme da bagnato sulla pista asciutta. Quello, col tempo, si può mettere a posto. Il male della Ferrari è sbagliare le gomme e poi, in debriefing e nelle interviste, avere qualcuno che sostiene che in fondo non era la decisione sbagliata. Mettere a posto quello è un po’ più difficile. Sconfitta di Binotto, vittoria di Leclerc? Sono rimasto sconcertato leggendo, nell’anticipazione del ‘Corriere’, che la notizia era trapelata quasi per caso da ambienti vicini all’entourage di Charles. Una precisazione eccessiva, che sembra inserita non a caso e che certo non fa bene all’immagine del pilota. Un siluro lanciato dalla nave che affonda? Chissà. Da più di un anno i rapporti si erano guastati e le attestazioni ufficiali di stima e cordialità – per Leclerc, per Benedetto Vigna, per un John Elkann sempre più attratto dal programma Le Mans – servivano a ben poco. Non mi risulta che sia stato Charles o qualcuno a lui vicino a lanciare il sasso, ma potrei sbagliarmi. Ma senza Binotto, anche Leclerc, come Sainz, come tutti, pagherà il peso del disorientamento. Prima, tanti ferraristi lamentavano – in privato – la mancata percezione di una leadership. Adesso la leadership non ce l’hanno proprio. Puntare su Fred Vasseur – al termine di una serie incredibile di rifiuti – è una scelta in apparenza strana. Un uomo vicino a Tavarez e al gruppo Stellantis, che rafforza l’impressione di una Ferrari controllata da una dirigenza più francese che italiana. Ma anche un uomo dalle abitudini lavorative ben diverse da quelle di un Todt o di un Binotto, disposto anche a dormire in azienda, mentre Vasseur in Svizzera divideva il suo impegno F1 con le tante attività esterne, dalle categorie minori alla Formula E. Soprattutto, però, mi chiedo che succederebbe, a livello di immagine, se il Milan, la Juve, il Napoli o l’Inter restassero senza allenatore e si rivolgessero – senza offesa! – a quelli di Cremonese e Sampdoria. Tanti auguri a Binotto per quello che farà, qualsiasi cosa sia. E soprattutto coraggio, Ferrari. https://www.formulapassion.it/opinioni/alberto-antonini/lorgia-del-potare-ferrari-binotto-leclerc-arrivabene-maranello-641902.html --- Il lungo addio La separazione tra Mattia Binotto e la Ferrari sembra ormai essersi consumata, dopo un estenuante tira e molla [Rassegna stampa] – Prima del GP di Abu Dhabi erano filtrate ai media, nazionali e successivamente internazionali, le prime indiscrezioni. Poi era arrivata la ferma smentita della Ferrari, che aveva definito speculazioni “prive di fondamento” le ipotesi secondo cui Mattia Binotto non sarebbe stato alla guida della Scuderia nella stagione 2023, cedendo il timone ad altri e – più probabilmente – all’attuale boss dell’Alfa Romeo, Frederic Vasseur. Nella giornata di venerdì, nuovamente, è stato il Corriere della Sera a rilanciare la questione, ribadendo che sì, le ore di Binotto alla guida della Gestione Sportiva erano contate e che il team principal – il cui contratto sarebbe scaduto al termine del campionato 2023 – era pronto alle dimissioni. Per il momento a questo scenario ipotizzato dalla carta stampata non ha ancora fatto seguito alcun comunicato ufficiale dal Ferrari. Non è però passato inosservato il fatto che stavolta non sia arrivata nemmeno alcuna smentita formale dai vertici del Cavallino. Ad aggiungere pepe ad una situazione già estremamente intricata è stata poi la precisazione – apparsa ai più quantomeno insolita – fatta dagli stessi giornalisti del Corriere della Sera, che hanno sottolineato come la conferma dell’addio di Binotto sia arrivata da persone vicine a Charles Leclerc. Un ulteriore inghippo che rischia di mettere un carico da novanta sulle spalle del monegasco in vista della prossima stagione, specialmente se davvero a prendere il posto di Binotto dovesse essere Vasseur, figura notoriamente amica del #16 rosso. Su tutti i quotidiani italiani, intanto, ha trovato spazio la notizia della frattura definitiva tra la Ferrari e l’uomo che dal 2019 riveste il ruolo di team principal, dopo aver lavorato a Maranello occupando diverse mansioni per quasi tre decadi. “Chi conosce John Elkann parla di una volontà presente da tempo […] – scrivono proprio sul Corriere della Sera Daniele Sparisci e Giorgio Terruzzi – il che rende le modalità di questo divorzio preoccupanti, visto che non è stato ancora ingaggiato un sostituto. […] È stata una agonia […] costellata di silenzi e tentennamenti […], atteggiamento che pone interrogativi se pensiamo al peso del marchio Ferrari. […] Il ruolo di Leclerc, dato da molti come influente, verrà chiarito in futuro. Charles si chiama fuori, sa che ogni illazione circa una sua responsabilità rischia di trasformarsi in un peso. In realtà crediamo che Elkann abbia applicato una propria convinzione […]. Condividendo la scelta con l’a.d. Vigna, desideroso di far valere il proprio ruolo. Non a caso si ipotizza una nomina ad interim dello stesso Vigna, in attesa di ufficializzare il sostituto di Binotto […]“. “[…] Nel nome di un processo di crescita, della continuità e dell’immaturità al successo, Binotto paga il fatto di aver usato una mano troppo morbida per correggerei difetti – scrive Alessandra Retico su Repubblica – Malumori anche tra i piloti […]. In particolare Leclerc, che si è sentito forse poco valorizzato rispetto a un Sainz scelto da Binotto per rimpiazzare Vettel. Con l’obiettivo del risultato di squadra, il manager non ha mai voluto stabilire una gerarchia tra i suoi alfieri. […] stavolta la Scuderia non smentisce. Lavora a concludere il lungo addio […]. Binotto non sentirebbe più l’appoggio della dirigenza, nonostante abbia sostenuto anche negli Emirati di averlo, per il medio e lungo termine […]“. “[…] Il 2022 era l’occasione del riscatto – sottolinea Stefano Mancini su La Stampa – Adesso le aspettative scivolano in avanti di un altro anno. Il nuovo team principal troverà una vettura le cui caratteristiche tecniche fondamentali sono già definite. Ma è sul gioco di squadra che dovrà lavorare“. https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/il-lungo-addio-ferrari-binotto-leclerc-vasseur-maranello-elkann-2023-641901.html
  3. [Fotoritocco] --- Central European Rally 2023: il WRC in Germania, Repubblica Ceca e Austria ... Il Rally dell’Europa centrale inizierà a Praga, prima di una serie di prove speciali diverse e impegnative conducano i concorrenti nella Repubblica Ceca, in Austria e nella Bassa Baviera, in particolare nei distretti di Freyung-Grafenau e Passau. Il rally dovrebbe concludersi a Passau. Nella città tedesca non solo si incontrano tre fiumi, ma, dopo aver attraversato tre nazioni, anche lì il Rally dell’Europa Centrale giungerà a una degna conclusione con la cerimonia del podio. Grazie alla sua posizione centrale nella regione che comprende questi tre paesi, Passau sarà al centro del rally per quattro giorni e ospiterà anche il parco assistenza nel quartiere fieristico. ... Il presidente dell’ADAC Sport Dr. Gerd Ennser: “Siamo lieti che il FIA WRC stia tornando in Germania nel 2023 e includerà le tappe collaudate dell’ADAC 3-Städte-Rallye nei distretti di Freyung-Grafenau e Passau nella regione di Bassa Baviera. L’organizzazione congiunta con l’Autoclub della Repubblica Ceca e l’AMF è un importante simbolo di comprensione internazionale e creerà intensi legami in questa regione e oltre. Con i nostri partner forti, faremo di questo round del campionato del mondo un grande esperienza per spettatori e visitatori provenienti da tutta Europa. Con la sua tecnologia e i suoi carburanti pionieristici, il FIA WRC è un campionato mondiale in cui le persone possono sperimentare il Motorsport sostenibile e moderno. Questo rende il Rally dell’Europa centrale un grande evento sportivo europeo e un round del campionato del mondo che si adatta perfettamente all’ADAC.” Jan Štovíček, Presidente dell’Autoklub della Repubblica Ceca e membro del FIA World Motorsport Council: “Il FIA World Rally Championship nella Repubblica Ceca è un sogno dei nostri fan da molte generazioni. E insieme ai nostri amici delle nostre federazioni partner in Germania e Austria, siamo riusciti a realizzarlo. Il rally è una delle discipline più popolari del Motorsport nel nostro paese, molti fan cechi sono appassionati del campionato del mondo e ora possono vederlo per la prima volta a casa! La profonda tradizione dell’industria automobilistica ceca, possiamo anche guardare al Campionato del mondo di rally con orgoglio per soddisfare l’eredità dei nostri antenati, i pionieri dell’automobilismo. Il concetto del Rally dell’Europa centrale è stato sviluppato in linea con le ultime tendenze nell’organizzazione grandi eventi sulla base della cooperazione transfrontaliera, come abbiamo visto in altri sport. Credo che oltre a esperienze indimenticabili e una maggiore consapevolezza internazionale del Repubblica Ceca come superpotenza del Motorsport, sarà anche un contributo significativo al turismo e all’economia del nostro paese. L’unicità del Rally dell’Europa Centrale sarà sicuramente accresciuta dall’intenzione di iniziarlo a Praga, il cuore dell’Europa. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell’idea di questa competizione e per la fiducia dei miei colleghi del FIA World Motorsport Council”. Univ.-Prof. Dr. Harald Hertz, Presidente della Federazione austriaca di sport motoristici AMF: “Siamo lieti e orgogliosi di poter presentare il FIA WRC in Austria nel 2023. La passione per il Motorsport gode di una lunga tradizione in Austria: essendo un paese europeo relativamente piccolo, abbiamo già ospitato per molti anni campionati del mondo di sport motoristici di alto livello come la Formula 1 e la MotoGP. La tradizione dei rally a Mühlviertel, lo Jänner Rallye e le prove speciali del 3-Städte-Rally, che abbiamo tenuto per anni in Alta Austria, sono prova di quanto sia importante il Motorsport in Austria. Gli eventi in Austria con il maggior numero di spettatori sono sempre eventi di Motorsport. Insieme ai nostri partner, faremo in modo che anche il FIA WRC attiri una grande folla. Tuttavia, il FIA WRC non è solo un’esperienza per gli appassionati di sport motoristici, ma anche un importante simbolo della cooperazione transfrontaliera in Europa”. https://www.rally.it/2022/11/central-european-rally-2023-il-wrc-in-germania-repubblica-ceca-e-austria?fbclid=IwAR3Z84Jn546SdZNoBVfQX6dHjPgJHOgmZ4pzjhXF5ijYF0Ra2nYeodGSsGw
  4. Ferrari, Vigna: “Non sono soddisfatto del secondo posto” Le parole dell'amministratore delegato della Casa di Maranello che ha sottolineato citando il fondatore Enzo che "il secondo è il primo dei perdenti" ... L’intervento di Vigna risale a martedì dunque è precedente alle indiscrezioni odierne sulle dimissioni imminenti di Binotto: “L’ho detto in occasione dell’ultima trimestrale, non sono soddisfatto del secondo posto perché il secondo è il primo dei perdenti. Abbiamo fatto dei progressi, quindi sono soddisfatto dei progressi fatti, non sono soddisfatto del secondo posto. Credo che il team abbia le carte in regola per poter migliorare nel tempo”. Parole non certo decisive e inequivocabili in merito ad una netta insoddisfazione da parte della dirigenza nei confronti di Mattia Binotto. Se dovessero concretizzarsi le dimissioni del team principal, però, chi arriverà al posto dell’ingegnere reggiano saprà che avrà un solo obiettivo nel 2023: vincere il titolo mondiale. https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/ferrari-vigna-non-sono-soddisfatto-del-secondo-posto-binotto-elkann-dimissioni-leclerc-641867.html
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