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johnpollame

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Tutti i contenuti di johnpollame

  1. No, divertimento è sentire la meccanica, le vibrazioni, la risposta del motore al pedale, uno sterzo senza filtro che fa quello che gli dico io, la perizia della cambiata, l'odore di benzina, il rombo dello scarico, sentire l'appoggio delle sospensioni, possedere un qualcosa di speciale che mette il sorriso anche a chi incontri (massima soddisfzione quando i motociclisti incontrandomi mi fanno il saluto, che goffamente ricambio commosso...) e a te mette il sorriso anche solo vederla sonnecchiare in garage. Non certo ultimo, il far parte di un gruppo di sodali dediti al gozzoviglio goliardico (moderato, che l'età avanza). Per me. Il che non vuol dire che non sia comunque possibile guidare con gusto anche le macchine d'oggidì: persino col Cetaceo a nafta si riesce a prendere qualche curva di montagna fatta bene (gusto che aumenta quando il fenomeno con la A4 che prima ti sfanalava in rettilineo rimane indietro di una curva ogni due fatte... 😎), figuriamoci... Ma da una parte noto che la soglia del divertimento negli anni si è man mano spostata a velocità sempre più oltre la linea della mia coscienza (linea che pur essa stessa si è spostata in avanti, ritenendomi -verosimilmente a torto- sempre più bravo a guidare con l'esperienza), dall' altra che le auto a listino quantomeno aspiranti a blandire chi ama la guida, sono sempre meno e sempre più costose. E a questi fenomeni il miglior rimendio per me è stata una vecchietta. Quindi ben comprendo chi si posa trovare in una situazione simile. Tredici anni fa, nei miei primi incerti passi per queste bande, scrissi così: (forse in quel topic sarebbe d'uopo trasferire parte di questo...)
  2. E' un piacere di guida però piuttosto diverso. E nelle (buone) vecchiette è piacevole anche andar piano: già con il mio attuale cetaceo di 5m si fanno i curvoni a duecentoallora (ove permesso) con l'emozione di quando mi guardo attorno per cercare parcheggio, con la trentasettenne anche prendere due curve di campagna a settanta mette il sorriso... Senza contare che il minimo numero di esemplari che si vedono effettivamente su strada ti regala la sensazione di guidare qualcosa di speciale, anche stando seduto su vettura che qualche lustro fa era assolutamente ordinaria. Da aggiungere al novero la possibilità di ritrovarsi fra appassionati: una delle cose più belle dei raduni è la fila di auto dello stesso modello, giusto sabato scorso siamo entrati coi Duetti a Modena per la via Emilia, tra passanti festanti a riprenderci e fotografarci, il giorno prima nel parcheggio della Galleria Ferrari erano tutti a vedere e fotografare le nostre nonostante il ben di dio posteggiato di fronte (tra cui una Granturismo: prima volta per me dal vivo senza camuffo...). Sono cose che nessuna moderna "normale" può offrire. Può offrire molto di più, sia chiaro, ma non questo. Che i prezzi attuali siano gonfiati è assodato, ma in linea di massima il "valore" e il prezzo (di qualsiasi bene materiale o meno) sono cose in parte collegate ma totalmente distinte. E il valore stesso ha una parte oggettiva/misurabile e una del tutto soggettiva/emozionale.
  3. Ci vorrebbe un topic apposta per disquisire sul mercato di vecchiette e diversamente giovani. C'è sicuramente una parte inflattiva gonfiata dai media, anche tradizionali, ma evidentemente non è solo quello: la mancanza di alternative sul nuovo o usato recente, il sempre maggiore appiattimento verso il tristanzuolo dell'offerta per i -sempre meno- appassionati nonmilionari, porta questi ultimi ad individuare in vetture youngtimer o storiche l'unica posibilità di un utilizzo pienamente edonistico del mezzo automobilistico ad un prezzo in qualche modo affrontabile. Purtroppo all'estero hanno più soldi e calcolando un uso ristretto non si fanno remore a comprarsi quella sportivetta italiana che hanno evitato di pigliarsi negli anni Settanta-Novanta allora temendo (più a torto che a ragione) per l'affidabilità nell'uso quotidiano. Le piattaforme online hanno permesso a chi poteva spendere di arrivare sulla piazza italiana e razziare, causando un'inflazione anomala che contrapposta alla precedente stagnazione è vieppiù difficile da comprendere e accettare.
  4. I miei duecentesimi: Lo spazio per queste vetture c'è. Molto limitato, ma c'è: lo dimostra l'offerta piuttosto ampia ( esempio Ariel, Radical, Zenos, Dunkenvoort, e le più diffuse Caterham, Morgan, Lotus). Quasi tutte le vetture di questo tipo sono inglesi e, posso sbagliare, ma credo abbiano in UK il loro massimo mercato, senza il quale non sopravviverebbero. Quindi si dovrà capire bene in che modo potersi differenziare tra queste per potersi inserire come alternativa credibile. Si potrebbe partire dal design, che ora si divide sostanzialmente in due filoni: uno ultramoderno, uno classico. Credo che una linea all'italiana che -oggidì funziona- richiami suggestioni da un passato glorioso potrebbe funzionare (esempio: una linea ispirata alle barchette da corsa italiane degli anni Cinquanta, le varie OSCA, Cisitalia, Stanguellini, ferrari 166MM, etc.etc. Anche gli interni di allora potrebbero essere presi da spunto.). O al contrario proporre una linea puramente tecnica basata sull' aerodinamica schietta, senza fronzoli, magari con qualche richiamo alla radice aeronautica della vostra formazione tecnica. Sul lato tecnico del prodotto, in primis sarà fondamentale la leggerezza. Una volta raggiunta questa, ci si dovrà affidare ad un collaudatore che sappia dare al mezzo un carattere di base ben definito, basandosi più che sull'efficacia in pista, sulla piacevolezza delle sensazioni. Le sospensioni immagino saranno poi regolabili per chi in pista ci andrà sul serio. Anche il tuning del motore (che immagino avrà una base di larga serie) suggerisco sia improntato a dare carattere al mezzo, più che alle prestazioni pure. Come già segnalato da altri autopareristi, da valutare la possibilità di prevedere un parabrezza eventualmente rimovibile per i trasferimenti stradali e, perchè no, qualche tornate fatto bene fuori dalle piste. Poi... marketing, marketing, marketing, comunicazione, comunicazione, comunicazione.... I have spoken. 🙃
  5. Avuta mia vecchia fidanzatina, e la guidavo sempre io: nell'uso era ottima, dentro moderna e rifinita bene, in sei anni (poi ci lasciammo 😅 la macchina andava acora..) mai in officina se non per tagliandi/revisione, ma, vista anche la diffusione, è verosimile che i meccanici ne abbiano da raccontare. Di per sé però la ricordo una buonissima macchinetta, tranquillamente a livello della migliore concorrenza, poi si sa che il controllo qualità Fiat in quegli anni era quel che era, soprattutto per quanto riguarda il materiale che arrivava dai Fornitori...
  6. OT Giusto lo scorso sabato questa piazza era tronfia di Duetti d'ogni serie e tinta... tra questi un ragguardevole terza serie candido... 😇
  7. I contatti c'erano, ci sono e continueranno ad esserci. Come per tutti, Vertappen compreso. Credo comunque sia molto remoto un passaggio di Leclerc ad altro team, nel breve periodo almeno: L' unico team vincente nel medio termine è Red Bull, squadra costruita attorno a Verstappen il quale non ha il minimo motivo di andarsene. andando lì si scontrerebbe con un ambiente completamente rivolto all'Olandese che assai difficilmente gli permetterebbe di competere allo stesso livello, specie all'inizio, cosa che potrebbe mettere ancora più in crisi la carriera, in particolare agli occhi di un pubblico sempre più vasto e meno esperto. Andasse via Max per motivi estemporanei personali, allora le cose cambierebbero... L'alternativa Mercedes, anche volendo sperare in un recupero miracoloso, mi pare altretanto poco percorribile: Russel è forte e da giovane inglese ha la squadra che sta puntando tutto su di lui: già sta facendo vacillare le granitiche certezze di un monumento vivente come Hamilton. Pure andasse via Luigino, Leclerc si troverebbe una situazione non troppo distante di quella ipotetica in Red Bull, con in più una macchina inferiore, forse anche alla Ferrari stessa. Aston potrebbe essere invece assai interessante... se non ci fosse il sedile occupato dal proprietario... In caso servirà aspettare che Alonso decida di andare in pensione, ma verosimilmente per allora la macchina potrebbe soffrire sul lato tecnico la rimonta non solo di Ferrari e Mercedes ma anche del Gruppo. Per me ad ora rimane comunque l'unica vera alternativa al rimanere in Ferrari. Personalmente un addio lo vedo possibile solo in caso di una stagione in cui la Ferrari non sappia ancora trovare il modo di migliorare la macchina, che si renda ancora ridicola dal muretto. Se invece ( e qui, orsù, ciascuno compia il gesto apotropaico a lui più congeniale) Leclerc noterà un trend positivo, penso che allontanerà ogni pensiero di cercare immediatamente una svolta ardita di carriera.
  8. Mi iniziò ad incrinarsi il mito di Ghidella quando lessi che nelle sue intenzioni la 155 sarebbe stata una Tempra anche esteticamente, con il solo scudetto triangolare al posto dei cinque listelli cromati. Tanto anche in America facevano macchine uguali a marchio diverso... Solo questo fa capire come il pur fenomenale Vittorio non aveva capito nulla di come il mercato aveva già girato, e che se fosse rimasto le sorti del Gruppone sabaudo non sarebbero state poi troppo migliori (ecco, magari si sarebbe ripartiti prima e da un livello migliore invece che dalle macerie riarse lasciate da Romiti...) Partendo dal succitato aneddoto cercai di informarmi un pelo più a fondo, e col tempo mi son fatto persuaso che Ghidella rimane un grandissimo personaggio ma è come tanti italiani: genialità, intuito, gran carattere, ma non incanalati da una disciplina che non faccia prevalere l'arroganza di un'autostima non misurata. Le mezze ciofeche uscite poi negli anni Novanta, le aveva impostate lui... Ops, scustate l' OT ma è argomento che m'appassiona... Si sposti altrove senza indugio.
  9. I progetti li facevano bene, ma non avevano capito come stava girando il Mercato, che aveva sempre meno spazio per le vetture "razionali". Ai tempi di Ghidella, ahimè, il treno del "premium" era già perso... E pure dopo progettarono bene "tecnicamente", ma prodotti sbagliati per il mercato, costruiti con logiche industriali tragicamente antiquate con l'occhio al "brevissimo termime, poi prega", e venduti malamente, senza curare gli aspetti di Marketing e Comunicazione affossando l'immagine dei nostri marchi, gestiti come fossero "da prezzo" in un Europa pronta invece a voler spendere per quel "qualcosa in più". La crisi aziendale che conseguì fece calare, in parte, anche la qualità della progettazione (specie dei dettagli), ma il problema per le auto italiane è stato quasi sempre ben fuori dagli uffici tecnici...
  10. Io da 10 anni ho la 500L, e la ricomprerei domani: per me tuttora una delle migliori vetture sul mercato per rapporto dimensioni esterne/qualità della vita a bordo. E dinamicamente è tutt'altro che noiosa. Modello che, salvo proprio non piaccia per marchio/estetica, invito a tenere assolutamente in considerazione.
  11. Fuori bellina, muso un po'spento e con poca personalità. Interni ben fatti, catturano l'attuale Zeitgeist, ma a mio gusto tristissimi.
  12. All'epoca direi che Vectra, dalla linea moderna e aerodinamica, avesse ancora altrettanto, se non addirittura più, appeal rispetto alla "bolsa" 80. Così come Omega ripetto alla coeva 100. Il salto nella percezione secondo me è avvenuto con la prima generazione di A4/A6 e portato davvero a compimento con la seconda generazione della A6 e all'innovativa TT.
  13. Ma negli anni Ottanta e fino all'inizio dei Duemila Audi, pur con buona/ottima tecnica, non era certo considerata alternativa a BMW e tantomeno a Mercedes ( come non lo era stata BMW fino a fine anni Settanta...). dIciamo che, complice il tenore di vita medio della Germania Ovest a partire da metà anni Sessanta ha imposto una concorrenza sempre più rivolta all'allora "Lusso" che sapesse intercettare la propensione alla spesa del mercato, che fino agli anni Settanta/Ottanta era per lo più interno. Il baricentro della Produzione alemanna si è quindi spostato verso macchine sempre più sofisticate e di qualità, cosa che con le decadi ha poi permesso di creare un grande credito anche agli occhi di un mercato estero, e ad un certo punto di iniziare a vivere di rendita...
  14. Ignorante pure io a riguardo, ma, per riprendere il mio esempio di prima, se il destinatario è un appassionato del genere, regalare i pur buoni(ssimi) classici Champagne "industriali" che si trovano nella grande distribuzione, come quelli citati, potrebbe avere lo stesso effetto di regalare "Ammazza che Mazza" ad un appassionato di videogiochi... Ciò detto, per i bianchi io vado matto per questo Chardonnay affinato in barrique: https://www.barollo.com/products/barollo-chardonnay?variant=40238035042369
  15. Mi permetto di suggerire: io personalmente evito di regalare qualcosa di cui non (ri)conosca le caratteristiche/il valore, a meno che non sappia con ragionevole certezza che il ricevente apprezzerà, avendo ricevuto l'imboccatura da parte di terzi o avendo carpito la cosa dal destinatario stesso. Il rischio, scritto stando in tema ma tagliando con l'accetta , è quello di regalare un pregiatissimo Champagne millesimato gran cru de la Coronilla y Acevedo a chi pur amando il vino odia le bollicine (o magari che da "esperto" abbia un'idiosincrasia per il concetto stesso dell'esclusività dello Champagne), o viceversa di regalarlo a chi non saprebbe distinguerlo dal Prosecco "da spritz" del supermercato e non ne percepisca il valore/lo sforzo fatto per porgere un dono di un certo spessore... (Mi pare che nel caso in questione il rischio possa essere più questo...) Poi, comunque, una buona bottiglia, o ancor meglio una confezione, è socialmente un regalo di cui si apprezza quantomeno il buon gesto.
  16. Temevo un mezzo disastro invece, tolti alcuni dettagli esterni techno-kitsch a parte, è molto promettente. Molto belli gli interni e la vetratura completamente avvolgente.
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