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Scelte strategiche BMW Group
I dazi contro i cinesi, come abbiamo già visto, non funzionano. Bisogna inoltre ricordare che con la Cina abbiamo accordi commerciali ben più importanti e strategici: il rischio di innescare una guerra di ritorsioni, a colpi di “occhio per occhio, dente per dente”, è altissimo. Più sensato sarebbe subordinare l’accesso al mercato europeo allo spostamento di una parte della produzione sul nostro territorio, rispettando le nostre regole, la nostra fiscalità e, per quanto possibile, coinvolgendo la nostra filiera. Se Tesla riesce a produrre in Europa mantenendo prezzi competitivi, non si capisce perché i costruttori europei debbano essere protetti a prescindere dalle loro scelte industriali. Una seria riduzione dei costi dovrebbe inoltre partire dalla rete di vendita. Siamo pieni di concessionarie enormi, showroom mastodontici e carrozzoni costosi, spesso mezzi vuoti, che inevitabilmente finiscono per pesare sul prezzo finale delle automobili. Sarebbe ora di prendere spunto proprio da Tesla, riducendo al minimo queste strutture e il personale non indispensabile, puntando maggiormente sulla vendita diretta e su pochi centri realmente funzionali. Quanto a BMW, secondo me negli ultimi anni ha perso buona parte del fascino estetico che l’ha sempre contraddistinta. P.S. Più che accusare i cinesi di fare i propri interessi, accuserei i governanti europei di aver tradito quelli dell’Europa.
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
Che sia vicina a casa interessa relativamente, perché basta fermarsi in un centro commerciale o in un punto di ricarica comodo e approfittarne per fare qualcosa in zona per mezz’ora. Quanto alla capillarità, dipende molto da dove ci si trova. Certo, se parliamo di una zona che è ancora il terzo mondo delle colonnine e probabilmente non solo di quelle (ndr, vedi la Calabria) allora forse il vero problema non è l’auto elettrica, ma la carenza generale di infrastrutture e servizi del territorio.
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
no è un dato di fatto, chi non possiede una BEV pensa che la debba caricare la sera come carica l'iPhone, la verità è che tutte le autonomie vanno dai 150 km ai 550-600 e pertanto a meno che tu non faccia 200 km al giorno ogni giorno la vai a caricare una volta a settimana così come fai benzina una volta a settimana.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Senza dubbio
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
Anche voi avete la sensazione che qualcosa stia cambiando nella percezione dell'elettrico da parte del grande pubblico? Sarà che vivo in Alto Adige e che qui sono diffusissime, però avverto i primi segnali reali di apertura da parte di molti detrattori. Praticamente tutti i miei amici (gente over 40) è passata a full electric; i concessionari mi hanno detto che praticamente vendono solo elettriche, e comunque anche l'accoglienza di molti prodotti nuovi è stata entusiastica indipendentemente dal powertrain, vedi iX3 o la nuova i3 ad esempio
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Possiamo discutere quanto vogliamo di motori, BEV, PHEV, piattaforme e schemi tecnici, ma alla fine sono convinto che anche se Alfa Romeo avesse oggi una gamma completa in concessionaria, continuerebbe a non interessare quasi a nessuno. Perché conta relativamente chi sei stato, se poi per quarant’anni sei rimasto ai margini del mercato. Le persone vanno avanti, cambiano gusti, costruiscono fiducia verso altri marchi e, semplicemente, si dimenticano di te. La storia può arricchire un prodotto desiderabile, ma non può sostituirlo né garantire da sola vendite sufficienti. In Italia, spiace dirlo, una parte consistente del pubblico non dispone più del potere d’acquisto necessario per comprare automobili premium. E chi può permettersele spesso preferisce affidarsi ai soliti marchi tedeschi: siamo orgogliosi del made in Italy a parole, ma davanti a una spesa importante diventiamo improvvisamente molto meno patriottici e più diffidenti verso ciò che produciamo. All’estero Alfa Romeo è ormai un ricordo vago, alimentato da qualche vecchio servizio di Jeremy Clarkson e dall’entusiasmo di una minoranza di appassionati. L’ultima vera fiammata mediatica è arrivata con la Giulia circa undici anni fa, senza però trasformarsi in un successo commerciale duraturo. Nella maggior parte dei mercati occidentali il marchio ha una notorietà marginale; altrove, salvo rare eccezioni come Giappone e Australia, è praticamente irrilevante. Per molti non è un’alternativa a BMW, Audi o Mercedes: è semplicemente un oggetto esotico di cui conoscono a malapena il nome, una specie di Subaru italiana con lo scudo girato al contrario. Nel frattempo gli stessi italiani acquistano da anni Kia, Hyundai e altri marchi che fino a poco tempo fa venivano guardati dall’alto in basso; presto faranno lo stesso, sempre più massicciamente, con i costruttori cinesi. Ho parlato con un mio cliente che produce pezzi per il settore automotive, sono tutti gambe all'aria... progetti che vengono accantonati dal giorno alla notte, riduzioni drastiche degli ordini, incertezza e confusione.. i costruttori europei sono in crisi perchè tra cinesi da una parte e obbligo di elettrificazione dall'altra il mercato cambia radicalmente ogni 6 mesi, altro che fantagamma AR dalla spider al "castello" (marò che brutto nome) Ecco perché Stellantis sta tirando i remi in barca. Non perché sia tecnicamente impossibile costruire una nuova Giulia o una nuova Stelvio, ma perché probabilmente ha capito che il vero problema non è più fare le automobili ma è trovare abbastanza persone disposte a comprarle. Questa è la mia pessimista e personalissima visione, ma i fatti purtroppo mi danno ragione
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Tralasci però un aspetto fondamentale: l’inevitabile deprezzamento di Maserati, che si ritroverebbe una gemella low cost della Grecale proprio in un momento in cui non c’è esattamente la fila fuori dai suoi concessionari. Se cambi soltanto frontale, paraurti e qualche lamierato, il cliente si accorge immediatamente che sotto c’è la stessa automobile. A quel punto o la Stelvio costa quasi quanto la Grecale, e diventa commercialmente inutile, oppure costa molto meno e rende ancora più difficile giustificare il prezzo della Maserati. È vero che Stellantis vive di ricarrozzamenti, ma generalmente li utilizza nei segmenti generalisti, dove la condivisione tecnica è accettata e il prezzo finale può assorbire meglio le sinergie. Alfa e Maserati, invece, dovrebbero vendere esclusività, identità e prestigio: applicare loro la stessa logica di 208, Corsa e Ypsilon significa indebolire ulteriormente entrambi i marchi: non tutti i ricarrozzamenti hanno lo stesso costo industriale, ma soprattutto non provocano lo stesso danno commerciale. Inoltre questa ricetta, in forma certamente più nobile e con investimenti ben superiori, è già stata tentata. Giulia e Stelvio erano prodotti tecnicamente eccellenti, costruiti su un’architettura dedicata e con una differenziazione reale. Eppure non hanno raggiunto i risultati sperati. Perciò la domanda non è più: quanto poco possiamo spendere per rifare una Stelvio, ma se esiste ancora un numero sufficiente di clienti disposto a comprarla al prezzo necessario per renderla redditizia. Se il fallimento della generazione precedente fosse imputabile esclusivamente al mancato aggiornamento dei modelli, alla gamma incompleta e alla pessima gestione commerciale, allora potrei anche condividere il ragionamento poichè basterebbe correggere quegli errori e ripartire. Ma se, come penso, il problema è molto più profondo — ovvero che Alfa Romeo è ormai soprattutto storia, che fuori dall’Italia quasi nessuno con un budget elevato la preferisce davvero alla concorrenza e che ci troviamo nel mezzo di una transizione tecnologica costosissima e ancora confusa — allora una Grecale da poveri non sarebbe una soluzione, ma sarebbe semplicemente la ripetizione dello stesso errore, questa volta con un prodotto meno esclusivo, meno differenziato e con il rischio aggiuntivo di danneggiare Maserati. Il ROI industriale del singolo ricarrozzamento potrebbe anche sembrare basso sulla carta, ma non basta sommare stampi e componenti: bisogna considerare i volumi realistici, gli sconti necessari per vendere, i costi di omologazione e commercializzazione, il mantenimento del modello negli anni e soprattutto il valore sottratto alla Grecale.. Alla fine sulle due possibili conclusioni siamo quasi d’accordo: o stanno aspettando una collaborazione esterna per condividere investimenti e rischi, oppure stanno preparando una cessione o una diversa collocazione del marchio. La differenza è che tu consideri inspiegabile il mancato ricarrozzamento della Grecale; io lo considero un segnale del fatto che in Stellantis non credano più che basti mettere in strada una nuova Stelvio, per quanto economica da sviluppare, per risolvere il problema Alfa Romeo.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Continui a ragionare come se fossimo ancora nel 2015 e il problema fosse semplicemente trovare una piattaforma per fare Giulia e Stelvio. La piattaforma è solo una parte dell’investimento, e nemmeno quella decisiva. Il punto non è se Stellantis abbia tecnicamente la possibilità di realizzare due modelli di segmento D perchè ovviamente ce l’ha. Il punto è se possa venderli nei volumi necessari, a un prezzo competitivo e con margini sufficienti a giustificare sviluppo, industrializzazione, stampi, rete commerciale, ecc ecc. La precedente generazione ha già dimostrato che avere due prodotti eccellenti non significa automaticamente trovare abbastanza clienti. Prendere la Grecale, cambiare paraurti e chiamarla Stelvio non risolve nulla. O la personalizzi seriamente, sostenendo costi importanti per differenziarla, oppure realizzi l’ennesimo rebadge che gli alfisti rifiuterebbero e che fuori dall’Italia interesserebbe ancora meno. Inoltre Grecale nasce come prodotto più costoso, trasformarla in una Stelvio competitiva per prezzo non è proprio una passeggiata. Se esitano, non è perché non trovano qualche centinaio di milioni per due modelli ma è perché probabilmente hanno concluso che quei modelli non raggiungerebbero mai i numeri necessari a un prezzo sostenibile.... quel “stiamo valutando” potrebbe riguardare qualcosa di molto più grande della prossima Stelvio: capire se mantenere Alfa dentro Stellantis, venderla oppure inserirla in un’alleanza o fusione con un soggetto esterno. Naturalmente questo non possono dichiararlo finché non esiste un accordo concreto. Può essere che la JV porti ad una condivisione tecnica, notizia di ieri stanno stringendo gli accordi Stellantis pronta a collaborare con Jaguar Land Rover ma forse non abbiamo colto minimamente la gravità della situazione.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Non so se si sia capito, ma quel «stiamo valutando cosa fare nel segmento D» significa, in sostanza: portiamo avanti ciò che ormai non è più possibile cancellare; per il resto, stiamo cercando di capire se vendere tutto oppure condividere investimenti e rischi con qualche partner che, almeno per ora, non appartiene alla galassia Stellantis
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Non fraintendermi: volendo possono fare tutto ciò che vogliono. Il problema è che, secondo me, oggi è il mercato globale a non essere più realmente interessato ad Alfa Romeo (o Lancia). Alfa è un marchio commercialmente quasi morto, tenuto artificialmente in vita da Stellantis e dalla nostalgia italiana. Progetti come la 33 Stradale dimostrano una cosa importante: Alfa Romeo non è morta come mito, ma è quasi scomparsa come marchio industriale di massa. Può ancora vendere benissimo prodotti eccezionali, costosissimi e realizzati in pochissimi esemplari, perché in quel territorio contano la storia, la bellezza, la rarità e il potenziale collezionistico. Ma trovare 33 facoltosi collezionisti nel mondo non significa affatto che esista una domanda sufficiente per vendere centinaia di migliaia di berline e SUV. E anche volendo entrare nel campo del fantautomotive e immaginare un’Alfa Romeo con una gamma completa di alto livello non sono affatto convinto che riuscirebbe a far quadrare i conti. Prendi come esempio Aston Martin: produce automobili esclusive, potenti, costose e bellissime, ha una storia enorme, corre in Formula 1 ed è presente ovunque. Eppure continua a faticare finanziariamente, perchèil prestigio non basta. Sviluppare piattaforme, motori, elettronica e software, rispettare normative sempre più severe e sostenere una rete commerciale globale costa cifre mostruose. Se i volumi restano bassi, neppure prezzi e margini elevati garantiscono la redditività. Certo AR può beneficiare delle sinergie col gruppo ma abbiamo visto che da Giorgio non è susseguito un successo commerciale e l'ipotesi condivisione con STLA ha portato solo a far crollare progressivamente l'immagine del gruppo. LA gestione scellerata dell'era post-Maglionne la pone poi in ulteriore difficioltò con una rete internazionale indebolita, gamma discontinua, reputazione non impeccabile, valori residui modesti e intere generazioni di clienti ormai perse... Giulia e Stelvio hanno già dimostrato che realizzare due prodotti tecnicamente eccellenti, esteticamente riusciti e apprezzati dalla stampa non basta automaticamente a ricostruire un marchio globale. La domanda, quindi, non è quali Alfa Romeo sogneremmo di vedere, ma quante persone sarebbero davvero disposte ad acquistarle nuove al prezzo necessario per renderle redditizie... e credo che l'ultimo debolissimo product plan stia a dimostrare che purtroppo in Stellantis sono già arrivati alla mia stessa conclusione.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Dobbiamo essere realisti. Se oggi Alfa Romeo presentasse improvvisamente una gamma del genere, chi la comprerebbe davvero? Siamo sicuri che, al di fuori degli appassionati più irriducibili e del mercato italiano, esista ancora una forte domanda per questo marchio? Io credo di no. Alfa Romeo può ancora regalare enormi soddisfazioni con progetti esclusivi, costosissimi e prodotti in tiratura molto limitata. Ma pensare che possa competere ad armi pari con i grandi costruttori negli altri segmenti significa ignorare la realtà del mercato. Fuori dall’Italia la domanda è semplicemente troppo debole. Nel frattempo, l’intero settore guarda alla Cina, mentre i marchi europei perdono progressivamente peso, quote di mercato e attrattiva. Ormai l'idea di immaginare fantascenari riempiendo il listino di modelli di nicchia non è più una opzione realistica ma fantasie da appassionato e anche in Stellantis purtroppo l'han capito ed i fatti parlano. La scelta di attendere sinergie per il segmento D dice chiaramente che stanno cercando di capire con chi dividere lo sforzo, altro che produrre gamme complete...
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Sei serio? Se bastasse essere di nicchia per vendere, Giulia e Stelvio sarebbero state un successone. Invece hanno venduto poco anche nei segmenti più abbordabili della tua gamma immaginaria, e la soluzione sarebbe aggiungere shooting brake, coupé a tre porte, rivali di Cayman e 911 e pure un maxi SUV? "Le comprano in Cina, Asia e Sud America". Ma chi, scusa? Alfa vende oltre l'80% delle sue auto in Europa, in quei mercati la notorietà è pressoché nulla, così come rete commerciale e assistenza. Non basta buttare lì dei continenti a caso per farli diventare clienti. E mi dici che Alfa non dovrebbe inseguire la triade tedesca dopo aver proposto una rivale per ogni singolo modello BMW, Mercedes e Porsche esistente sulla faccia della terra? Questo non è un piano industriale ma la lista della spesa di uno che gioca a Gran Turismo coi soldi finti. Le auto di nicchia non si vendono per magia, costano un patrimonio da sviluppare e per definizione le compra poca gente. Quel "seguito" che hanno sui forum è pieno di gente pronta a comprarle, sì, ma solo se paga qualcun altro al posto loro. Per me Alfa si dovrebbe limitare a prodotti con meccanica condivisa ma con qualcosa di tecnicamente superiore (Ferrari?), un vestito bellissimo, personalizzazione totale e prezzo da attico in centro a Milano. Insomma un futuro fatto di 33 Stradali, 8C e altre a tiratura limitatissima. A meno che tu non riesca a vendere sedan come Giulia a prezzi da Aston Martin, lì cambia tutto è chiaro
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
E realisticamente chi le comprerebbe?
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Credo che il mercato dell’auto finirà per assomigliare a quello degli orologi: nella fascia più economica troveremo elettriche piene di motori, gadget e amenità; a metà strada resterà qualche compromesso tra elettrico e meccanica tradizionale; mentre, per i pochi disposti a sostenere multe europee, superbolli e costi sempre più proibitivi, sopravvivranno le vere analogiche: le termiche pure. In un mondo in cui un marchio cinese generalista può già prendere a schiaffi una GTA (almeno sul dritto....) la prestazione pura smette inevitabilmente di essere un elemento distintivo. Non resta quindi che puntare su artigianalità, esclusività, qualità percepita e piacere meccanico. Esattamente ciò che accade con gli orologi meccanici nell’epoca degli smartwatch, o con un paio di scarpe artigianali in pelle rispetto alle sneakers prodotte in serie. Non necessariamente più efficaci, ma più desiderabili, autentiche e capaci di conservare un’anima.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
this. Alfa Romeo ha fatto il suo tempo e oggi meriterebbe di sopravvivere soltanto attraverso l’eccellenza tecnica ed estetica. Il mondo dell’automobile è diventato quasi impossibile da prevedere: le nuove generazioni sembrano snobbare l’auto oppure, più semplicemente, non possono permettersela. Viviamo in un’epoca in cui persino un produttore di smartphone come Xiaomi può iniziare a costruire automobili e raccogliere mezzo milione di prenotazioni in appena 24 ore. Le Alfa Romeo che amiamo appartengono ormai a un’altra epoca: sono le auto che guidavano i nostri genitori, se abbiamo almeno quarant’anni, o addirittura i nostri nonni. Vivono nei nostri ricordi e nella storia dell’automobile. Proprio per questo, Alfa Romeo dovrebbe smettere di inseguire ogni segmento e tornare a produrre soltanto vetture eccezionalmente belle, tecnicamente raffinate e realmente uniche, anche a prezzi eccezionalmente elevati. Un marchio così non ha necessariamente bisogno di grandi numeri: ha bisogno di tornare a essere desiderabile. Continuare invece a immaginare gamme complete mettendo semplicemente lo scudetto Alfa sul frontale di un SUV di derivazione Peugeot non danneggia soltanto il prestigio del marchio: fa soprattutto male al cuore.
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Finiamo sempre nei soliti discorsi. SUV o non SUV, meglio la berlina, eh ma un SUV così grosso qui non va, ecc. Stellantis dovrebbe sedersi a un tavolo (cosa che spero abbiano fatto) e analizzare seriamente il marchio: capire perché automobili straordinarie non abbiano venduto e perché, al tempo stesso, le serie speciali siano state acquistate a occhi chiusi, nonostante prezzi che soltanto marchi ben più prestigiosi, come Ferrari, possono normalmente permettersi. Bisogna comprendere chi siano gli alfisti di oggi, chi potrebbero essere quelli di domani e che cosa cerchino davvero: è sufficiente avere lo scudetto sul frontale oppure la meccanica, l’architettura e il piacere di guida restano elementi imprescindibili? Occorre poi stabilire quanto si voglia realmente investire nel progetto e, soprattutto, definire una vera carta d’identità del marchio. Solo così Alfa Romeo potrà ripartire dopo gli insuccessi, invece di limitarsi a inseguire i segmenti più richiesti riempiendo caselle di mercato.