-
Jaguar Type 01 2027 (Spy)
-
BMW i3 Touring 2027 - Prj. NA1 (Spy)
Mi pare brutta come poche
- BMW X5 & iX5 2026
-
Scelte strategiche BMW Group
I dazi contro i cinesi, come abbiamo già visto, non funzionano. Bisogna inoltre ricordare che con la Cina abbiamo accordi commerciali ben più importanti e strategici: il rischio di innescare una guerra di ritorsioni, a colpi di “occhio per occhio, dente per dente”, è altissimo. Più sensato sarebbe subordinare l’accesso al mercato europeo allo spostamento di una parte della produzione sul nostro territorio, rispettando le nostre regole, la nostra fiscalità e, per quanto possibile, coinvolgendo la nostra filiera. Se Tesla riesce a produrre in Europa mantenendo prezzi competitivi, non si capisce perché i costruttori europei debbano essere protetti a prescindere dalle loro scelte industriali. Una seria riduzione dei costi dovrebbe inoltre partire dalla rete di vendita. Siamo pieni di concessionarie enormi, showroom mastodontici e carrozzoni costosi, spesso mezzi vuoti, che inevitabilmente finiscono per pesare sul prezzo finale delle automobili. Sarebbe ora di prendere spunto proprio da Tesla, riducendo al minimo queste strutture e il personale non indispensabile, puntando maggiormente sulla vendita diretta e su pochi centri realmente funzionali. Quanto a BMW, secondo me negli ultimi anni ha perso buona parte del fascino estetico che l’ha sempre contraddistinta. P.S. Più che accusare i cinesi di fare i propri interessi, accuserei i governanti europei di aver tradito quelli dell’Europa.
- Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
-
Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
Che sia vicina a casa interessa relativamente, perché basta fermarsi in un centro commerciale o in un punto di ricarica comodo e approfittarne per fare qualcosa in zona per mezz’ora. Quanto alla capillarità, dipende molto da dove ci si trova. Certo, se parliamo di una zona che è ancora il terzo mondo delle colonnine e probabilmente non solo di quelle (ndr, vedi la Calabria) allora forse il vero problema non è l’auto elettrica, ma la carenza generale di infrastrutture e servizi del territorio.
- Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
-
Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
no è un dato di fatto, chi non possiede una BEV pensa che la debba caricare la sera come carica l'iPhone, la verità è che tutte le autonomie vanno dai 150 km ai 550-600 e pertanto a meno che tu non faccia 200 km al giorno ogni giorno la vai a caricare una volta a settimana così come fai benzina una volta a settimana.
- Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
- BMW X5 & iX5 2026
-
Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Senza dubbio
-
Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
Anche voi avete la sensazione che qualcosa stia cambiando nella percezione dell'elettrico da parte del grande pubblico? Sarà che vivo in Alto Adige e che qui sono diffusissime, però avverto i primi segnali reali di apertura da parte di molti detrattori. Praticamente tutti i miei amici (gente over 40) è passata a full electric; i concessionari mi hanno detto che praticamente vendono solo elettriche, e comunque anche l'accoglienza di molti prodotti nuovi è stata entusiastica indipendentemente dal powertrain, vedi iX3 o la nuova i3 ad esempio
-
Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Possiamo discutere quanto vogliamo di motori, BEV, PHEV, piattaforme e schemi tecnici, ma alla fine sono convinto che anche se Alfa Romeo avesse oggi una gamma completa in concessionaria, continuerebbe a non interessare quasi a nessuno. Perché conta relativamente chi sei stato, se poi per quarant’anni sei rimasto ai margini del mercato. Le persone vanno avanti, cambiano gusti, costruiscono fiducia verso altri marchi e, semplicemente, si dimenticano di te. La storia può arricchire un prodotto desiderabile, ma non può sostituirlo né garantire da sola vendite sufficienti. In Italia, spiace dirlo, una parte consistente del pubblico non dispone più del potere d’acquisto necessario per comprare automobili premium. E chi può permettersele spesso preferisce affidarsi ai soliti marchi tedeschi: siamo orgogliosi del made in Italy a parole, ma davanti a una spesa importante diventiamo improvvisamente molto meno patriottici e più diffidenti verso ciò che produciamo. All’estero Alfa Romeo è ormai un ricordo vago, alimentato da qualche vecchio servizio di Jeremy Clarkson e dall’entusiasmo di una minoranza di appassionati. L’ultima vera fiammata mediatica è arrivata con la Giulia circa undici anni fa, senza però trasformarsi in un successo commerciale duraturo. Nella maggior parte dei mercati occidentali il marchio ha una notorietà marginale; altrove, salvo rare eccezioni come Giappone e Australia, è praticamente irrilevante. Per molti non è un’alternativa a BMW, Audi o Mercedes: è semplicemente un oggetto esotico di cui conoscono a malapena il nome, una specie di Subaru italiana con lo scudo girato al contrario. Nel frattempo gli stessi italiani acquistano da anni Kia, Hyundai e altri marchi che fino a poco tempo fa venivano guardati dall’alto in basso; presto faranno lo stesso, sempre più massicciamente, con i costruttori cinesi. Ho parlato con un mio cliente che produce pezzi per il settore automotive, sono tutti gambe all'aria... progetti che vengono accantonati dal giorno alla notte, riduzioni drastiche degli ordini, incertezza e confusione.. i costruttori europei sono in crisi perchè tra cinesi da una parte e obbligo di elettrificazione dall'altra il mercato cambia radicalmente ogni 6 mesi, altro che fantagamma AR dalla spider al "castello" (marò che brutto nome) Ecco perché Stellantis sta tirando i remi in barca. Non perché sia tecnicamente impossibile costruire una nuova Giulia o una nuova Stelvio, ma perché probabilmente ha capito che il vero problema non è più fare le automobili ma è trovare abbastanza persone disposte a comprarle. Questa è la mia pessimista e personalissima visione, ma i fatti purtroppo mi danno ragione
- Laboratorio Lancia
-
Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
Tralasci però un aspetto fondamentale: l’inevitabile deprezzamento di Maserati, che si ritroverebbe una gemella low cost della Grecale proprio in un momento in cui non c’è esattamente la fila fuori dai suoi concessionari. Se cambi soltanto frontale, paraurti e qualche lamierato, il cliente si accorge immediatamente che sotto c’è la stessa automobile. A quel punto o la Stelvio costa quasi quanto la Grecale, e diventa commercialmente inutile, oppure costa molto meno e rende ancora più difficile giustificare il prezzo della Maserati. È vero che Stellantis vive di ricarrozzamenti, ma generalmente li utilizza nei segmenti generalisti, dove la condivisione tecnica è accettata e il prezzo finale può assorbire meglio le sinergie. Alfa e Maserati, invece, dovrebbero vendere esclusività, identità e prestigio: applicare loro la stessa logica di 208, Corsa e Ypsilon significa indebolire ulteriormente entrambi i marchi: non tutti i ricarrozzamenti hanno lo stesso costo industriale, ma soprattutto non provocano lo stesso danno commerciale. Inoltre questa ricetta, in forma certamente più nobile e con investimenti ben superiori, è già stata tentata. Giulia e Stelvio erano prodotti tecnicamente eccellenti, costruiti su un’architettura dedicata e con una differenziazione reale. Eppure non hanno raggiunto i risultati sperati. Perciò la domanda non è più: quanto poco possiamo spendere per rifare una Stelvio, ma se esiste ancora un numero sufficiente di clienti disposto a comprarla al prezzo necessario per renderla redditizia. Se il fallimento della generazione precedente fosse imputabile esclusivamente al mancato aggiornamento dei modelli, alla gamma incompleta e alla pessima gestione commerciale, allora potrei anche condividere il ragionamento poichè basterebbe correggere quegli errori e ripartire. Ma se, come penso, il problema è molto più profondo — ovvero che Alfa Romeo è ormai soprattutto storia, che fuori dall’Italia quasi nessuno con un budget elevato la preferisce davvero alla concorrenza e che ci troviamo nel mezzo di una transizione tecnologica costosissima e ancora confusa — allora una Grecale da poveri non sarebbe una soluzione, ma sarebbe semplicemente la ripetizione dello stesso errore, questa volta con un prodotto meno esclusivo, meno differenziato e con il rischio aggiuntivo di danneggiare Maserati. Il ROI industriale del singolo ricarrozzamento potrebbe anche sembrare basso sulla carta, ma non basta sommare stampi e componenti: bisogna considerare i volumi realistici, gli sconti necessari per vendere, i costi di omologazione e commercializzazione, il mantenimento del modello negli anni e soprattutto il valore sottratto alla Grecale.. Alla fine sulle due possibili conclusioni siamo quasi d’accordo: o stanno aspettando una collaborazione esterna per condividere investimenti e rischi, oppure stanno preparando una cessione o una diversa collocazione del marchio. La differenza è che tu consideri inspiegabile il mancato ricarrozzamento della Grecale; io lo considero un segnale del fatto che in Stellantis non credano più che basti mettere in strada una nuova Stelvio, per quanto economica da sviluppare, per risolvere il problema Alfa Romeo.