Tutti i contenuti di A.Masera
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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo
il mondo è fatto di brand che vendono la M al prezzo della cioccolata, il problema sta sempre nel vendersi: avevano iniziato bene, poi hanno clamorosamente mollato e lasciato che un gran pezzo di ferro con Giulia rimanesse così com'era.
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Scelte strategiche gruppo VAG
Mi dispiace ma sono solo l'ombra di ciò che sono stati.
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[USA] Tesla Cybertruck 2024
Tesla con una mail annuncia a tutti coloro che hanno preordinato (con 2.000$) il range extender per il CT che questo non vedrà mai la luce e che di conseguenza verranno loro restituiti i soldi. Ennesimo segno del flop del CT. L'inventario del CT negli US ha tra l'altro sfondato il tetto delle 10.000 unità, il che si traduce in quasi 1 miliardo di dollari fermi nei piazzali ad arrugginire.
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
Io non ho una mentalità sportiva, non nel senso classico almeno. Non guardo alla questione da tifoso o da romantico della bandiera. La guardo da un punto di vista aziendale, freddo se vuoi, ma concreto. E da questo punto di vista, continuare a investire centinaia di milioni all’anno in un progetto che non porta risultati da decenni, in un mercato che ormai restituisce più imbarazzi che prestigio, per me è semplicemente un investimento a fondo perduto. Nel '95 hanno insistito ed è arrivato Schumacher? Vero. Ma oggi siamo nel 2025, e il contesto è totalmente diverso.All’epoca c’erano meno vincoli regolamentari, più libertà tecnica, un ambiente ancora fluido. Oggi la F1 è un sistema chiuso, politico, dove per vincere serve essere dentro certi meccanismi. E Ferrari, per quanto leggendaria, in questo sistema sembra fuori fase da troppo tempo. Insistere sempre e comunque non è sinonimo di valore. A volte è solo un modo elegante per non ammettere che si sta sbagliando tutto. In qualunque altro settore, un business che da vent’anni non porta risultati concreti, ma solo spese, cambi di dirigenza e fallimenti di progetto, verrebbe ridimensionato, ristrutturato o chiuso: capisco che la F1 sia una vetrina. Ma una vetrina che non converte in risultati, in immagine, in vantaggio competitivo, prima o poi diventa solo un costosissimo specchio delle tue mancanze. Se sei sempre lì ma non vinci mai, non sei un simbolo di continuità. Sei un monito di come la grandezza, se mal gestita, può diventare caricatura. Quindi sì, non ragiono da “sportivo”. Ma da fuori, proprio perché non ho il paraocchi del tifo, vedo con più chiarezza un’azienda bloccata in un progetto che oggi, realisticamente, non le sta rendendo. Io credo che nulla sia eterno, tutto evolve e nulla si distrugge, le competenze dalla F1 possono tranquillamente essere trasferite in altri campionati.
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
Capisco il riferimento educativo, ma siamo onesti: questa non è la storia di un bambino che deve imparare a non mollare davanti alle difficoltà. Questa è la storia di un colosso come Ferrari che da vent’anni si ostina a restare in Formula 1 raccogliendo delusioni, mentre tutto intorno evolve e loro restano bloccati in un loop sterile di aspettative tradite. Sì, perseverare è un valore. Ma solo se serve a qualcosa. Altrimenti diventa ostinazione cieca. Non è più passione, è accanimento terapeutico. E se nel frattempo altri team – con meno storia ma più lucidità – ti sverniciano con costanza, forse non è più solo “una fase difficile”: è un problema strutturale. Ecco perché dico: non è una resa, è una scelta di maturità mettere un punto, dire “così non va” e decidere di concentrarsi su altro. Non esiste solo la F1. Ferrari ha dimostrato di poter vincere – e alla grande – in altre competizioni. La 24h di Le Mans è l’esempio perfetto: quando la mentalità è quella giusta, i risultati arrivano eccome. Continuare a insistere sulla F1 a tutti i costi non è onore. È un culto tossico. E come dico spesso io: a volte bisogna distruggere per ricostruire. Perché se non vai alla radice del problema – o peggio ancora, non riesci nemmeno a capire qual è il tuo vero problema – allora sì, devi ricominciare da capo. Meglio fermarsi, ripartire da zero con idee nuove, che restare prigionieri di una versione gloriosa di sé stessi che ormai esiste solo nei ricordi. Chiaramente parlo dal mio pdv
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
Punti di vista. La storia della Ferrari in F1 è fatta anche di lunghi periodi difficili e non nego che siano arrivati diversi secondi posti e stagioni “quasi”. Ma vivere di piazzamenti e "ci siamo andati vicini" per vent’anni non è più sufficiente, soprattutto per un marchio che ha fatto della vittoria il suo DNA. La narrativa dell’“abbiamo lottato” è bella per i tifosi, ma il Cavallino non è mai stato una squadra da favole consolatorie, era sinonimo di dominio. Hai citato Leclerc nel 2022, Vettel nel 2017/18, Alonso, Massa, Irvine… tutti ottimi piloti, tutti a un passo. Eppure il passo non si è mai tradotto in sostanza. Quando sei sempre “quello che ci prova ma non ce la fa”, prima o poi il problema non può più essere solo sfortuna o cicli avversi. Diventa identità. Sui cicli monopolistici: è vero da tempo funziona così. Ma allora, a maggior ragione, se non hai le basi politiche, progettuali e manageriali per stare in cima, perché insistere in un format che ti logora e ti ridicolizza mediaticamente ogni anno? Il discorso non è “ritiriamoci per sempre”, ma “forse è il caso di fermarsi, fare autocritica seria e valutare se ha ancora senso stare in questa competizione con questo approccio”. Infine: vero che la F1 è una vetrina e un laboratorio tecnologico. Ma anche lì: che tecnologia stai davvero trasferendo se non vinci mai? Se Red Bull ti fa scuola in tutto? Alla fine l’unica cosa che resta impressa al pubblico (e agli appassionati del marchio) è l’ennesima domenica amara, la solita strategia sbagliata, la macchina che va solo in qualifica o il box che si scusa per l’ennesima occasione buttata. Non sto dicendo “via dalla F1 e basta”, sto dicendo “o si cambia radicalmente, o si rischia di sbiadire”. E il rischio è reale. Sono due approcci mentali differenti, per me bisogna nutrire il cavallo vincente e fare un bagno di umiltà, ammettendo che forse in questo momento storico non stanno alimentando il cavallo giusto.
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
Capisco il punto di vista, ma continuo a non essere d’accordo. Dire che “nello sport si vince e si perde” è vero, ma vale per un ciclo fisiologico. Qui però parliamo di decenni in cui la Ferrari non è più protagonista vera, ma vive di ricordi e aspettative puntualmente deluse. Chi parla di “arroganza nel ritirarsi” forse dimentica che la vera arroganza è restare dentro un sistema che non riesci a interpretare, continuando a sbagliare e sperando in un colpo di fortuna. Non è codardia fermarsi, è lucidità. È capire che forse il problema non è più solo tecnico, ma culturale e strategico. Forse serve proprio una scossa, anche drastica, per ricostruire su basi sane. Non parlo di “abbandonare la nave” in stile fuga, ma di smettere di rattoppare una barca che imbarca acqua da anni. Se vinci nel WEC al primo colpo dopo cinquant’anni, ma annaspi in F1 dopo due decenni di budget e proclami, forse la domanda da porsi è: “perché?” Non è una resa, è un’analisi. Quanto al discorso sull’aura Ferrari: mi dispiace, ma per un marchio che ha fatto delle prestazioni il proprio mito, vedersi regolarmente battuti da un team con un budget minore e una lattina sul logo fa male. Punto. Percezione è realtà, soprattutto oggi. Il mito Ferrari è forte, sì, ma non è intoccabile. E logorarlo ogni domenica non è “onore”, è miopia. Senza la F1 la Ferrari sarebbe diversa? Sicuro. Ma anche senza la F1, se oggi producesse capolavori tecnici e dominasse in altre categorie, la Ferrari resterebbe un marchio di culto. Meglio ridefinirsi che appassire lentamente in una narrativa eroica che non regge più.
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
Premessa doverosa: di Formula 1 ne capisco poco o nulla, quindi potrei dire qualche castroneria. Ma da osservatore esterno, forse proprio per questo, ho un punto di vista più “disincantato”. Leggo spesso che “la F1 è sport”. Mah. Per me, lo sport è soprattutto competizione tra individui o squadre dove a fare la differenza sono la prestazione fisica, mentale e la capacità di adattamento. In F1 invece, al netto del talento del pilota, mi pare che il tutto si riduca a un’esibizione tecnica sempre più regolamentata, incatenata, in cui la vera innovazione è frenata da vincoli normativi che limitano pesantemente lo sviluppo. È più una corsa di ingegneri che di atleti. Ora, capisco che la Ferrari abbia costruito parte del proprio mito grazie alla F1. Ma a un certo punto bisogna fare i conti con la realtà: decenni di promesse, proclami e rivoluzioni mancate stanno logorando l’aura del Cavallino. Per un marchio che vive di immaginario legato alle prestazioni e all’eccellenza tecnica, continuare a “partecipare” senza vincere rischia di diventare un boomerang. La narrazione romantica della Ferrari che lotta sempre e comunque ha senso solo se ogni tanto vinci. Soprattutto quando ti ritrovi superato da un team nato dal marketing di una bibita energetica. Questo, a livello di immagine, pesa. Tantissimo. Se fossi nei vertici Ferrari, inizierei a valutare seriamente un ritiro strategico dalla F1. Concentrarsi su competizioni dove si può vincere (vedi il ritorno trionfale nel WEC) potrebbe avere un impatto mediatico più positivo di anni passati a rincorrere risultati che non arrivano. Fermarsi, ricostruire, e magari tornare in grande stile solo se le condizioni – tecniche, politiche e sportive – lo permettono davvero. Come diceva un certo Marsellus Wallace in Pulp Fiction: "È l’orgoglio che ti frega. L’orgoglio fa solo male... ti fa fare cose stupide." Forse è il momento di mettere da parte l’orgoglio, raccogliere i cocci e pensare al futuro con lucidità.
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Ferrari: filosofia sulla storia, sul brand, sulla Scuderia, sui modelli e sullo sviluppo
anche secondo me, specialmente se i risultati portano solo a cattiva pubblicità
- Alfa Romeo Stelvio II 2028 - Prj. 951/A5U (Notizie)
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Alfa Romeo Stelvio II 2028 - Prj. 951/A5U (Notizie)
perchè come ho detto il patent ammazza la profondità. La linea del cofano prosegue e cammina parallela ai finestrini fino a congiungersi al terzo finestrino. E' una linea decisamente marcata e si conclude in una piega quasi piatta sul cofano che da queste immagini non si percepisce, appare tutto molto più morbido della realtà.
- Alfa Romeo Stelvio II 2028 - Prj. 951/A5U (Notizie)
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