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Will

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Tutti i contenuti di Will

  1. Non so se Drivalia è un buon esempio. La scorsa estate ho cercato di noleggiare con loro l'auto, ma non mi è riuscito. Dal sito indicavano una branch nella mia zona. Sono andato e l'ufficio era "abbandonato" da mesi (così mi hanno riferito gli altri uffici presenti nella zona). Il centro assistenza non ha saputo darmi ulteriori informazioni al riguardo. Ho poi contattato la filiale nell'aeroporto più vicino. Sempre lunghe attese, promesse di richiamarmi disattese. Bisogna fare un abbonamento e magari è un ottimo sistema flessibile, ma essendo una formula nuova che deve essere digerita avrei voluto più supporto e assistenza nel comprendere come funziona. Ho scelto di optare per altre formule alla fine
  2. Mi trovo in vacanza in Vietnam e ho notato tantissime Vinfast (che non conoscevo). Per lo più mi è caduto l'occhio su dei Suv davvero gradevoli esteticamente, con linee moderne, armoniose e che danno idea di solidità. Poi ho notato delle colonnine dedicate Vinfast Ho fatto qualche ricerca e risulta che stanno investendo 2 miliardi per uno stabilimento in India, oltre a uno stabilimento simile negli USA e futuri piani per installare impianti anche in Indonesia. A quanto pare una delle tigri asiatiche sta facendo sul serio. La buonanima di Marchionne aveva ipotizzato che presto il mondo dell'auto si sarebbe ridotto a 5/6 grandi gruppi. Chissà se ce ne saranno anche un paio europei lì in mezzo...
  3. Grazie a tutti per le risposte Mi sembra di capire che car cloud di amazon sia la scelta piú indicata. AlexMi, ho provato a fare un giro su internet, e comprendo che é necessario fare un'iscrizione (200 Euro) che dá poi accesso a svariate possibilitá ci auto a noleggio. Non capisco se Drivalia sia un'alternativa o é complementare
  4. Buon pomeriggio a tutti. Come riportato nel titolo mi trovo nella necessitá di avere la disponibilitá di un'auto per circa 6 mesi (presumibilmente da settembre a gennaio). Solitamente usufruisco di auto aziendale e quindi non sono molto al corrente delle opzioni migliori tra acquisto/nolo o altre forme ibride Sto valutando varie opzioni come il noleggio a breve termine, acquisto di un usato (poi da rivendere) Non ho particolari necessitá, tranne quella di avere la libertá di spostarmi dal punto A al punto B senza problemi di sorta (un mezzo al mio servizio insomma) Negli anni ho usato come auto aziendali quasi sempre suv (Tiguan, Qashquai, Sportage, etc) o segmento C (Giulietta, 147) Per questo interludio, mi andrebbe bene anche una B. Il chilometraggio che faró non saprei quantificarlo, perché saró dedito ad attivitá burocratiche e ludiche. Immagino 1200/1500 K/mese. Assicurazione: non sotoscrivo un contratto di assicurazione per auto da tantissimi anni e quindi credo di rientrare in una classe di rischio molto alta. Budget: considerando che non si tratta dell'auto per la vita, non si tratta di un acquisto emozionale, vorrei contenere il piú possibile la spesa. Se fosse un acquisto usato, vorrei non superare i 7/8.000 Euro (é vero che poi ci sará un valore residuo di rivendita da tenere conto, ma non vorrei comunque superare l'esposizione finanziaria menzionata) Non ho particolari esigenze di entrare in zone dove é richiesto l'Euro 6/7 e all'occorrenza mi arrangerei con mezzi alternativi. Vi ringrazio per le eventuali dritte.
  5. Non ci sono dubbi. La tecnologia - per quanto qualcuno qui abbia giustamente sottolineato che concettualmente ha natali molto remoti - gode di ampi e rapidi margini di evoluzione e dunque miglioramento. Al tempo stesso, non si può eludere l'effetto collaterale della veloce obsolescenza dei modelli attuali e prossimi e dunque una loro rapida svalutazione. Ultimamente ha un po' perso di appeal l'argomento della tenuta del valore dell'usato, ma in un tempo lontano, uno di motivi per non comprare un'Alfa (tra i tanti) era appunto la rapida svalutazione dell'usato. Può essere che oggi il parametro non sia più tanto interessante, alla stregua del rapporto debito pubblico/PIL, meno in voga come argomento di apprensione di massa
  6. Il grafico con le emissioni, sembra un marketing da pubblicità per dentifricio con riduzione di placca e tartaro. Mi sembra che ci vogli ben altro per un autoparerista... Tra qualche settimana cerco di darvi qualche dato certo sul progetto autostradale con ricarica delle auto elettriche. Siamo davvero dentro una rivoluzione
  7. Beh, non posso che condividere
  8. Beh, che la produzione industriale in Italia sia in costante calo è stato pubblicato di più fonti (anfia, unraee, ansa, sole24ore) Brevemente ho trovato questa notizia su Internet Nel 1989 in Italia furono prodotte1.971.969 autovetture contro le 442.432 del 2021, con una tendenza al calo che è proseguita negli ultimi anni: 542.007 (-19,5%) nel 2019, 451.718 (-16,7%) nel 2020, fino al -2,1% del 2021. Da quel mi ricordo io, nel 2012 (o 13) la produzione Jeep e poi 500X ha dato una ripresa alla produzione di auto del nostro paese... ma è mancata la continuità
  9. Poni un esempio parziale e in parte ingiusto verso il nostro paese Rotterdam è tra i più grandi porti al mondo per volume di scambi, superato solo dai giganti cinesi e da Dubai. Mentre sta sopra a tutti i porti USA, Sud America e mediterraneo tutto . E' un leader di storicità, efficienza e ... vantaggio strategico. Tutte le merci che provengono dal mediterraneo, africa e altri parti del mondo che sono destinate al centro Europa e individuano una logistica efficiente nel non passare per le strade dei Pirenei, delle Alpi, approdano a Rotterdam, Anversa, Amburgo e poi scendono in Europa nord-centro 1) L'Italia, non ha saputo approfittare in pieno dell'incremento merci provenienti dall'oceano indiano e dal raddoppio di Suez del 2015. Vero!! Ma, nel mediterraneo, a livello geopolitico ed economico iniziano ad aggirarsi pesci molto grossi e affamati. Turchia, Algeria, Spagna. Il mediterraneo è più parcellizzato rispetto alla lega anseatica di antica memoria. Bisogna dividersi la torta tra più protagonisti 2) Altro fatto imputabile all'Italia, ma che richiederebbe investimenti enormi: i nostri porti sono piccoli come scali e non sono idonei al crescente gigantismo navale (dovevamo pensarci per tempo d'accordo, ma ci sono tante cose da pensare in Italia. Se avessimo da gestire un'area grande come una regione sarebbe più semplice) 3) Limite non del tutto imputabile all'indolenza italiana o ad una sua presunta affinità elettiva con le banane: i fondali delle nostre coste sono tendenzialmente poco profondi. Bisognerebbe attivare opere di dragaggio spaventose, con impatto ambientale ben peggiore della CO2. Ho lavorato nelle infrastrutture per opere marittime e conosco bene cosa significhi il dragaggio di fondali. 4) Vi è poi il problema dei collegamenti infrastrutturali tra i porti e i luoghi di destino. Come è difficile mettere insieme quel puzzle che è l'Italia che si è sviluppata per secoli ognuno per conto suo e poi di botto è stata messa insieme. Se prendessimo la classifica del numero di turisti che visitano Italia e paesi bassi, avremmo 65 milioni contro 10 milioni. E questo non significa che i paesi bassi siano un paese brutto, poco attraente e che non sa investire sul turismo Abbiamo il più grande patrimonio artistico archeologico al mondo. Siamo il più grande produttore di vino al mondo Questo non per ribattere infantilmente al primato olandese che tu rappresenti, ma solo per sottolineare che certe peculiarità di un paese ne determinano la morfologia strutturale, economia e culturale e gli indirizzano il profilo economico e logistico... e come distribuire gli investimenti. Senza nulla togliere alla efficienza, lungimiranza e praticità (e arroganza) dei pirati olandesi
  10. Coraggiosa...parliamo dello stato con il Fondo Sovrano più grande al mondo con un valore di circa 1200/1300 miliardi di euro, che è vero che è alimentato dai proventi del petrolio (i paesi arabi dovrebbero prendere maggiormente spunto), ma è anche vero che le entrate pubbliche norvegesi (sostanzialmente le tasse) ammontano a circa 70 miliardi di euro all'anno, e viene dunque da pensare che i suoi rischi sono più calcolati che coraggiosi I proventi dal petrolio hanno permesso alla norvegia di entrare il possesso di un mercato azionario enorme (se mi ricordo bene si parla dell'1,2/2% dell'intero pianeta), immobili nella varie capitali del mondo e soprattutto concentrare le sue azioni nei colossi dell'alta tecnologia (Microsoft, Google). Non lo seguo da un po' ma non mi sorprenderebbe che dentro il pacchetto azionario oggi ci sia una ottima quota dei colossi che governano la sostenibilità, e l'innovazione della mobilità. E l'immagine (appunto sostenibilità, responsabilità sociale, capitale umano), oggi entra di fatto nei bilanci societari e genera benevolenza. Non ci vedo dunque ne' coraggio né masochismo Benedetti loro che sono pochi, nel 1969 hanno scoperto una fonte di ricchezza perlomeno considerevole e hanno saputo dal 1990 non farsi la guerra e investire questi proventi per il benessere della nazione. L'Italia sarà anche dura di comprendonio, ma vive una realtà e una storicità un po' più complessa
  11. Delude un po' in tutte le foto. Guardandola mi suscita le stesse sensazioni che negli anni mi hanno suscitato la Opel Adam, Renault Twingo, Nissan Micra, Ford Ka...vorrebbero in qualche modo fare il verso alla 500, ma si avverte chiaramente che sono tentativi di imitazione Questa vorrebbe cantare in coro con la 500e, ma è stonata e fuori tempo rispetto alla sorella nobile
  12. Queste sono cose che fanno emozionare... già la Stelvio attuale è una delle macchine più intriganti, nella sua specifica categoria si intende. Leggere il tuo messaggio crea aspettativa e il 2025, con anticipazioni, fughe di notizie, foto trafugate non è così lontano Una cosa che non mi è chiara, ma rischio il fuori topic: ma esiste un modo di "pesare" i 1000 CV Bev e i 510CV della quadrifoglio. Una serie di parametri per metterli a confronto in modo da avere una situazione "apples to apples"? Perchè mi è chiaro che il mero confronto su numero assoluto non dia la risposta. Autonomia, stato della batteria sopra l'X%, erogazione, etc. Ma così è un dibattito di chi mette giù più carte sul tavolo (le variabili in gioco) senza che si riesca a darvi una ponderazione per giungere ad una conclusione non opinabile
  13. Will ha risposto a fastfreddy in Auto Epoca
    Che epoca quella della UNO. Arrivò trasportata da elicotteri., le linee eleganti, la robotizzazione, le mille versioni, la funzionalità, il fire. Come ha detto qualcuno qualche post dietro, è stata davvero un salto quantico E che battaglie sul mercato con le bombe commerciali Supercinque, 206, e più indietro la Polo. Credo che alla fine l'abbia spuntata proprio la UNO, con oltre 9 milioni di auto vendute. C'erano mesi che in Italia superava le 40.000 auto/mese
  14. Bello, innovativo, carico di dettagli significativi. Sul richiamo alla storia Lancia, dirò una cosa un po' impopolare che darà molto fastidio ai veri appassionati: ma a chi interessa questa storia del richiamo a modelli di diversi decenni fa, che la gran parte delle persone non conosce? Voglio dire, se un rilancio di questo brand deve esserci, non sarà certo perchè si è stati bravi a reinventare in chiave moderna le linee dell'Aurelia, Gamma, Thema o Delta. Quello poteva valere nel post Prisma, Delta, Thema. Non ci sono riusciti allora, e neppure nella tornata successiva. E allora la continuità storica, il bacino di utenza, la fidelizzazione si è persa per sempre. In un altro post ho commentato che dei marchi praticamente esordienti o resuscitati di recente (MG, Tesla, Cupra, DR) si sono inventati letteralmente dal niente delle quote di mercato rilevanti. Lo hanno fatto con il richiamo alla storia? Ma se non ce l'hanno o è morta e sepolta da decenni! Lo hanno fatto, individuando una particolarità tecnica, di stile, di immagine, o inserendosi in nicchie che i marchi storici hanno abbandonato per scelte strategiche, ma che forse avevano ancora un potenziale bacino di utenza. Ecco, con Lancia verrà fatto questo. Si cercherà la particolarità, di stile, motorizzazione, collocazione economica, immagine, individuazione di una nicchia di appartenenza che non coincide perfettamente con le categorie Unrae. LA questione della storia del marchio, con la parata di delle glorie passate, rientra solo nella strategia di marketing, per dare un po di lustro ad un nuovo tentativo di rilancio in casa ex-Fiat. I presupposti mi sembrano buoni PS: ma non trovate che il post di Fumia contenga un utilizzo errato del termine "pertanto"??
  15. E chiedere il prestito del marchio Dacia a Renault??
  16. Vi prego basta citare la DAnimarca Ma andateci a vivere qualche anno e poi la potete citare come esempio virtuoso, se ne avrete ancora lo stomaco per farlo Ma non è così come la credono in molti nel loro immaginario. Vi sono cose che sono oltre le statistiche OCSE e bias cognitivo dei paesi scandinavi. Ma per realizzare meglio di cosa si parla, bisogna parlare con loro, dialogare con le organizzazioni sindacali e tributarie, con i gruppi di pressione e poi con i dirigenti di azienda e i responsabili ambientali, avvocati e commercianti, vicini di casa, immigrati di pirma e seconda generazione, rappresentanti di aziende degli altri fratelli scandinavi. Giorno per giorno. E' un contesto non esportabile e meno male che è così. E' una questione di kilometri quadrati, di strutture, di identità, di stratigrafia economica storicizzata, di risorse disponibili, di posizione geografica, di pregiudizi radicati e inestirpabili verso il sud d'Europa, di relazione con altri paesi e sovrapposizione di interessi con gli stessi, di quantità di persone, di ruolo nello scacchiere della real politik. Non voglio scivolare in una invettiva contro un popolo, ma non se ne può più di vedere sbandierata questa storia della Danimarca e della Norvegia. Torniamo vi prego a i KW, alla filiera, a chi controlla le riserve di litio, a quante colonnine ci sono in italia, alle ripercussioni sulle fasce più deboli della popolazione, all'effettivo risparmio in termini ambientali, a quanto sia intelligente e responsabile abbracciare l'innovazione e la responsabilità. Convinciamoci a vicenda ad andare con i pattini o monopattino, a prendere gli autobus. Cerchiamo i geni di Fidippide e proviamo a farne un'ibridazione con i nostri e poi diveniamo tutti maratoneti... altro che elettrico o ICE
  17. Ho avuto un dubbio di coscienza civica prima di postare questo messaggio. Se ne comprenderà il motivo più avanti Vi è una sottesa virtuosità etica e senso comunitari presente e futuro nel sostenere scelte che in fondo in fondo diminuiscono le emissioni di CO2, permettano un utilizzo più "sostenibile" e "responsabile" della energia elettrica (e dunque delle fonti che la producono). E' interessante notare in questo contesto, quanto vi sia un altro convitato di pietra proprio sotto i nostri occhi. Quanta energia consumano Internet e i cloud (i data center)? Possiamo scomodare il termine "unità energivore". Una semplice ricerca su internet, questo messaggio, lo streaming, producono in ultima istanza Co2, in quanto consumano watt. Giganti come Google, Facebook hanno impostato una policy di utilizzo totale di fonti rinnovabili per abbeverarsi, e hanno stipulato accordi con Finlandia, Danimarca e Svezia al riguardo (no, adesso non c'entra nulla il pensiero "concentrazione giganti IT e paesini nord europei"... ho vissuto 4 anni in Danimarca e dopo decenni che mi porto dietro un interrogativo che mi assillava fin dalle elementari, ho compreso perché i Romani nella loro massima espansione li hanno sempre "saltati"). Perché, se bisogna essere responsabili, usando meno l'auto, i condizionatori, facendo la pipi in concomitanza con la doccia come consigliava Licia Colò, lavando i denti con mezzo bicchiere d'acqua, mangiando più legumi e verdure e meno chianine o churrasco.., allora nel paradigma entrano anche i big data. I quali oggi non sono ancora tra i cuccioli che succhiano di più, ma sono destinati a una crescita non lineare. Almeno non lo erano qualche anno fa quando disponevo di dati () piuttosto attendibili per questioni di lavoro E non inganni il fatto che alcuni giganti virtuosi facciano un gran ricorso alle rinnovabili, perché anche quelle tendono a una finitudine, perlomeno spaziale. Nel senso che ogni pannello solare copre uno spazio di un'area che in ultima istanza è finita.
  18. Anche perché, in questo apparente vero obbiettivo (riduzione del parco circolante privato), c'è un'altra variabile che ingarbuglia il corollario... le concessioni autostradali. Queste ultime hanno una durata tra 20-30 anni (al di là di insipienza di alcuni politici che danno i numeri a caso). In un business plan, un qualsiasi ente privato o statale, compie un determinato investimento che banalmente poggia su due variabili fondamentali: durata, traffico atteso sulla tratta (ce ne sono ovviamente molte altre ma al puro fine di discorrere amabilmente e senza pretese, le riduciamo a quelle di partenza) Queste due variabili hanno, una una carattere determinato e, l'altra determinabile con un'alea fondata su storicità "live". E' evidente che se un'esternalità interviene incidendo significativamente sul trend di una variabile, peggiorando lo stato economico atteso, si scomodano concetti di "claim", esternalità, forza maggiore, interventi di legge che hanno mutato fortemente l'equilibrio esistente al tempo dell'investimento. Il nostro codice norma queste casistiche, ma viene in aiuto un nuovo trend delle cose umane che riguarda la specialità tutta anglosassone di scovare l'avvenuto turbamento dell'equilibrio iniziale in cui si è chiuso un accordo e l'attribuzione della sua responsabilità, e dunque il ristoro Questo giusto per dire che un cambio così forte, indotto da entità sovranazionale (l'equivalente odierno dello Stato nazionale), non può essere valutato con il cannocchiale. C'è bisogno piuttosto di un modello che inserisca tutte le variabili, compreso lo sbattere delle ali della famosa farfalla (chiedo scusa in anticipo se dopo Smith e la sentenza di torto nei confronti dei luddisti decretata dalla storia, scomodo l'iconica farfalla)
  19. Mai una gioia! Anzi una si ... frontale Stelvio bellissimo
  20. cut... l discorso della "forzatura" mi pare sia lo specchio di questo. Continuo a sentir parlare di questa forzatura come se fosse un complotto di qualche potere occulto, e non capisco, perché saranno anche discutibili per mille motivi ma sono comunque decisioni che scaturiscono alla luce del sole da organismi democratici.... cut Gli organismo europei non hanno un insito ed esclusivo funzionamento democratico nella realtà. Esistono altre realtà, fatte di persone in carne e ossa che credimi o no ho incontrato, che generano ingerenze e direzioni che sfuggono al meccanismo superficiale del flusso democratico scritto nei libri di testo e nei trattati. Mi fermo qui perchè ho fatto una promessa nel precedente messaggio Wilhelm, tu scegli due punti, che sono la nostalgia e la forzatura imposta. Ma non mi sembra che sia tutto li. Anzi la nostalgia e le emozioni le ho lette poche volte rispetto a quanto mi aspettassi. Ci sono perlomeno i punti di una infrastruttura ancora da creare che oggi rende il mezzo BEV più fastidioso rispetto all'immediatezza dell'ICE. Un utente (chiedo scusa per non ricordare il nome) ha fatto un esempio piuttosto significativo affermando che vuole essere trasportato da A al punto da lui definito e non dover portare il mezzo dalla colonnina A alla colonnina più prossima Ci sono i costi di ingresso molto più alti, che nel tempo più che abbassarsi per l'effetto di tecnologia più matura ed economie di scala, avrà l'effetto di far alzare il costo delle ICE (è già in corso). Una bella fregatura perchè presto diremo che ormai i costi si equivalgono, ma in parte potrebbe essere che sarà per effetto dell'aumento delle ICE. PRoprio nel tuo esempio di una emotività del motore ICE che in realtà è un simulacro di un tempo che fu (un mio amico aveva la Uno turbo ed era una cosa di pazzi, ma ero anche più giovane), fai cenno a una richiesta dei clienti (del mercato) di maggiore sicurezza, confort, accessori, etc. Certo sono subentrate anche normative a cui conformarsi. Ma la spaccatura odierna non si è creata al tempo. Faccio una digressione, e penso che forse quella richiesta di maggiore sicurezza e confort coincide con il progressivo invecchiare della popolazione europea. Chissà che anche quest'ultima non sia una variabile da inserire nell'equazione che stiamo cercando di costruire. Ci si chiede, ma se l'Europa rappresenta il 9% delle emissioni e l'auto il 2%, ma non poteva essere più plausibile continuare nello sviluppo di una coscienza ambientale e il mercato avrebbe chiesto, sebbene più gradualmente, quel tipo di auto? Se l'errore è stato, come mi pare affermi tu, l'aver permesso la mobilità di massa privata, e la BEV è l'effetto di questa causa (che sembra più il rimedio), allora partiamo da un assioma differente. Nel senso che riconosciamo che le realtà urbane di oggi e il pianeta tutto non è strutturato per alloggiare, per esempio in Italia, un parco circolante di 40 milioni di auto. E, fermo restando questo punto di partenza, dobbiamo ridurlo a 25/30. Le BEV con costi di ingresso più alti, assolvono a due compiti: riducono le emissioni e riducono il parco circolante. E' che è un po' la storia del chi deve rimanere fuori? Un po' come nei film distopici di abbandono della terra e limitati posti sulle scialuppe di salvataggio spaziali. Chi sale? e chi resta a terra? Anche qui siamo a una domanda retorica. Come accaduto per altre dinamiche del passato il reddito è un vecchio refrain, che aiuta a dirimere. Aggiungo una coda a questo argomento: ho ammesso che abbia una ragionevolezza ritenere un errore l'aver permesso la mobilità di massa privata, ma anche se per ragionamenti puramente razionali fosse vero, il tornare indietro da una comoda abitudine, non può essere accolto dalle masse con giubilo e comprensione. Soprattutto se per qualcuno non cambierà niente. E per favore non scomodiamo gli archetipi del progressismo e dell'elemento reazionario al cambiamento, perché sono più consoni ad altre dinamiche. Qualche giorno fa mi trovavo nel Goiás in Brasile, e mentre ero nel traffico un pulmino ha fatto una sgasata che avrà rilasciato nell'aria l'equivalente di CO2 di 200 ICE già sostituite con 156 BEV (la sostituzione non sarà mai 1 a 1)
  21. Ciao Xtom, faccio una breve replica perchè mi rendo ben conto che ho un po' deviato il discorso su argomenti meno afferenti all'auto e alla specificità del topic...distorsione dovuta al mio campo di lavoro Probabilmente il mio sotteso non è stato espresso bene. Dal periodo successivo alla lady di ferro e a Ronald Regan, si è generato un abbrivio dell'orientamento economico verso un mercato meno condizionato dagli interventi dello stato. Salto alcuni passaggi storici, che sono comunque interessanti ma non in questa sede, per arrivare al Washington consensus che ha operato un'ulteriore spinta in quella direzione. Nel frattempo, il concetto di Stato Nazione si è un po' diluito con l'intuizione intellettuale politica di questo nuovo concetto di entità sovranazionale che è oggi l'UE. La mia battuta si inserisce in questo contesto. Dove si parte da un riformismo, in cui si opera uno spogliamento forte delle istituzioni/enti pubblici e municipalizzate in nome di una libera manifestazione del mercato, libertà privata e non ingerenza dell'entità statale. In parallelo il concetto di Stato Nazione viene riformato e alcune delle sue prerogative sono trasferite ad un organo di livello superiore, che a sua volta, in questo caso specifico di cui stiamo parlando, ingerisce sulle scelte industriali. Il mio non è uno schieramento elettrico si/elettrico no in termini tecnologici. E' la dinamica di cui sopra che genera una stortura sociale e storica e disarciona alcuni principi che hanno un percorso antico. Non è questione di fanalino di coda, è questione che l'Italia ha una conformazione geologica, orografica, architettonica, identitaria, un po' arzigolata, raffazonata, ma comunque tutta sua. Quando lavoravo nei paesi scandinavi, mi era chiaro che non potevano cogliere fino in fondo cosa sia il nostro paese e che il loro sistema, per quanto funzionale, lo è a casa loro, nella loro storicità industriale e culturale, disponibilità di risorse, egemonia identitaria. Mi scuso davvero per la deviazione, è che oltre ad essere il mio campo professionale è anche la mia passione e mi sono concesso con voi un minuscola uscita d'argomento. Prometto che mi fermo qui Sulla questione elettrico, potremmo davvero fare un gruppo di studio e analizzare tutta la filiera dall'estrazione materie prime, loro collocazione nelle aree della terra, lavorazione, trsporti, paesi coninvolti e dinamiche geopolitiche in corso, riserve, sfruttamento del terreno e effetti collaterali, effettiva produzione di CO2 frontale e latente del processo, break even point, stato del parco macchine attuale, sviluppi tencologici attesi, ripensamenti sul nucleare. Poi quando arriviamo a un documento compiuto, ci mettiamo il copyright "autopareri" e lo pubblichiamo
  22. Mi sembra che la discussione si sia un po' arroccata. Ci sono due/tre posizioni oltranziste sull'elettrico che resistono stoicamente alle argomentazioni di una decina di posizioni non molto favorevoli all'elettrico. I pollici alti affidati sono sempre gli stessi E' interessane notare anche la vena antropologica latente che emerge, relativamente alla percezione degli altri e percezioni soggettive di se stessi e del proprio caso specifico. Una cosa che mi chiedevo leggendo i vari commenti (strainteressanti) è che l'imposizione (giusta o sbagliata che sia), porta con sé due implicazioni: - ma chi paga gli incentivi per acquistare le prime elettriche? Retorica certo la domanda. Li pagano i contribuenti. Dalle mie parti di origine si diceva: "becchi e bastonati" - Ma se siamo nell'epoca del liberismo totale, dove la "mano visibile dello Stato" non si deve azzardare a commettere alcuna alterazione del mercato libero e privato, come è possibile che il sovrastato diriga le scelte dell'industria e dunque distorca il mercato? Caspita, eppure Adam Smith con l'esempio del macellaio e del birraio e del loro interesse, ci aveva pur spiegato qualcosa sulle motivazioni umane. Un'ultima cosa... se fossi nel Marocco o nell'India, rinforzerei un po' l'esercito. Tutta quella roba, in caso di penuria futura, potrebbe far gola fino all'irrazionalità.
  23. Direi che l'argomento è stato sviscerato bene. Se si cercano motivi meramente di impatto sulla vita dei singoli, attendibilità di effettivo progresso tecnologico, reale sostanza dell'impatto sull'ambiente, aspetti impositivi... le reazioni avverse all'elettrico hanno dignità di essere espresse e tenute in considerazione Se il piano della questione è perchè ci siano reazioni becere, nomignoli spregiativi e tendenza a buttare tutto in caciara in maniera viscerale... anche qui abbiamo scoperto che non è una reazione che "l'elettrica" deve prendere sul personale, in quanto è una tipica polarizzazione estrema che assumiamo (noi umani, lasciamo un po' in pace gli italiani) quando vi è un dibattito qualsiasi, che riguardi la cucina, la geopolitica, il creazionismo contro evoluzionismo, lo sport, la politica, etc Ora però, un po' come fece GAber in risposta a Celentaono e alla sua via Gluck, dovremmo chiederci perchè tutto questo odio verso l'italiano medio. Il quale è si, non umanamente sviluppato, non empatico verso il pianeta e il destino degli altri, affetto da posizioni per partito preso e da irrimediabile ignoranza, e ha pure il malcelato e, non detto per il momento, difetto di essere povero... ma mi chiedo se è ricompreso anche lui nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino; se anche lui possa avvalersi del diritto di pensare, di opinione, di libertà di movimento e di essere fautore del proprio destino. Oppure se, in quanto rappresentante dell'archetipo reazionario ottundente, debba essere in qualche modo considerato un residuato di lavorazione del progresso in avanzamento. E pertanto, destinato a scendere dalla storia. A parte l'ironia, grazie a tutti. Mi piace sempre leggervi a tutti quanti perchè date sempre vita un dibattito stimolante Saluti dal Brasile
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