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Alain

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Tutti i contenuti di Alain

  1. comunque si può vincere anche senza newey, a dimostrazione c'è la mclaren di quest'anno per di più con motore cliente e le mercedes dell'era turbo ibrida.
  2. Per dare lavoro almeno ad uno se non due degli stablimenti italiani, serviva la produzione delle nuove FIAT (dalla Panda e successiva) in Italia, quelli sono i prodotti da numeri che fanno girare le fabbriche. eh mah i margini eh mah i costi... Ricordo che Marchionne lo aveva fatto con la Panda a Pomigliano tirando fuori uno stablimento qualitativo di livello mondiale.
  3. Blurate le ultime foto, tra il personaggio e l’auto ho vomitato il cappuccino di metà mattinata…
  4. Mirafiori si riferma per un mese, mancano gli ordini. Il calo degli ordinativi della 500 elettrica (nonostante la versione "Mirafiori" o l'arrivo della costosa "Armani") è la motivazione che Stellantis ha fornito ad alcuni fornitori per giustificare un ipotizzato stop di un mese, dal prossimo 13 settembre fino al 14 di ottobre. Stop per almeno un mese a fronte di appena cinque giorni di produzione, dopo sette settimane tra chiusura dello stabilimento e ferie forzate. https://torinocronaca.it/news/torino/366811/stellantis-chiude-di-nuovo-mirafiori-ecco-perche.html
  5. Alain ha risposto a j in MG
    rapporto qualità, prezzo e cavalleria pazzesco, con in più il jolly di 7 anni di garanzia. spero si venda ed abbia successo.
  6. Questo lavoro si può fare in due modi… contratti contratti… ma quali contratti… passione, ci vuole passione…
  7. ANSA ++ Industriali automotive, pronti ad una grande mobilitazione ++ Borgomeo: 'Il sistema crolla. E senza cig a fine anno si chiude' Gli industriali dell'automotive sono pronti ad "una proposta da portare a tutti i partiti", pensano ad "una manifestazione degli imprenditori dove si va a dire: o cambiate lo scenario o o vi diamo le chiavi delle aziende: leviamoci dalla testa l'idea che il sistema si salva, così il sistema crolla". Il presidente di Unindustria Cassino, Francesco Borgomeo, in una intervista all'ANSA rilancia l'allarme e le proposte delle imprese, sollecita "strumenti straordinari" per la transizione, e avverte: lo stop alla Cig a fine anno "sarà lo scacco matto, al 31 dicembre si chiudono le aziende". https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2024/09/04/-industriali-automotive-pronti-ad-una-grande-mobilitazione-_fe8a3975-b3e2-4bbc-ae9d-0c6e173abbff.html
  8. Il direttore di Quattroruote nell’ editoriale del numero di settembre, massacra le decisioni della politica che obbliga alla transizione verso l’elettrico. editoriale condiviso via email agli iscritti della newsletter quindi ripubblicano le , è aperto a tutti: L'ELETTRICO NON PIACE E L'AVEVAMO PREVISTO Numerosi lettori lamentano che lo spazio dedicato da Quattroruote alle vetture elettriche dovrebbe essere proporzionale alle immatricolazioni: siccome le Bev non le compra nessuno, dicono, non ne dovremmo parlare. A tale obiezione rispondo che i contenuti del giornale non rispecchiano criteri da manuale Cencelli. Se così fosse, tradiremmo la natura ecumenica che è parte integrante del nostro Dna, ci sarebbero marchi destinati a non apparire mai sulle nostre pagine, falsando la narrazione oggettiva a nostro avviso indispensabile per la credibilità di una testata, e, soprattutto, non racconteremmo all'opinione pubblica il cambiamento più radicale vissuto dall'automobile da quando Henry Ford ha reinventato la linea di produzione. A molti il nostro modo di fare informazione vecchio stile non piace più: in un mondo dei media che tende ad assecondare la condivisione di istanze identitarie per coagulare attorno a un pensiero un'audience in cerca di conferme, il nostro rigore oggettivo suona desueto. E infatti da Quattroruote non pochi pretendono una presa di posizione ideologica contro l'elettrico, senza rendersi conto che così facendo cadremmo in quello stesso spirito dogmatico che ha generato una transizione agghiacciante nella sua superficialità. Sin da tempi non sospetti siamo stati fra i pochi a sostenere che – alla luce delle premesse, delle modalità e della miopia strategica dell'Europa – la rivoluzione sarebbe stata irrealizzabile, come ora appare evidente. Ma censurare il prodotto che di tali decisioni va ritenuta la conseguenza è una solenne stupidaggine. Chiarito come funzionano le cose qui da noi, comprendo lo scontento. Mai nella storia si è verificato un tale scollamento fra gl'indirizzi dell'industria e le aspettative dei consumatori. Nonostante la spinta mediatica, nonostante lo zelo dei volenterosi servitori della causa green o supposta tale (rimasti orfani di quella finanza che li ha usati strumentalmente e che ora si tiene a debita distanza dagl'investimenti Esg), nonostante l'enorme quantità di soldi spesi in R&D, l'elettrico rimane un mezzo fallimento. Considerando le aspettative e l'offerta ormai pletorica di modelli, il 12,5% di share europeo è un misero risultato che riassume lo stallo del segmento, dopo la prima fiammata di flotte ed early adopter. In Italia, poi, siamo fermi al nulla cosmico. Le immatricolazioni dei primi sette mesi – compreso il click day del 3 giugno, quando gl'incentivi sono stati bruciati in poche ore, perché in realtà sono stati portati "all'incasso" i contratti raccolti nei sei mesi precedenti (e soltanto nel 40% dei casi alla vendita è corrisposta una rottamazione) – testimoniano di un fallimento di cui non ho memoria: tolte le Tesla, che da sole fanno il 26% del segmento (ma in Europa le vendite sono scese del 9%), gli altri modelli si vendono in dosi omeopatiche tenute al livello di decenza dalle autoimmatricolazioni (nove soli modelli hanno superato le mille unità: ripeto, in sette mesi). Inutile addentrarci in minuziose disamine sui motivi di tale rifiuto (prezzi alti, autonomia ritenuta insufficiente, dubbi sui valori residui, timori di obsolescenza tecnologica, un fortissimo rifiuto culturale connaturato al vissuto emotivo che l'auto scatena in noi italiani, un'esperienza di ricarica risibile nella sua frammentarietà, costi d'esercizio sempre meno competitivi): la verità sta nel combinato disposto di tutte queste perplessità – alcune giustificate, altre no, alcune essenziali, altre meno –. Il risultato è che l'elettrico è percepito dal comune sentire come una soluzione che senza offrire palesi vantaggi collettivi aggiunge complessità a esistenze già complesse. Nel dubbio, ci si tiene la macchina vecchia o la si sostituisce con una meno vecchia: in Italia, a luglio, per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 215 usate... Gli ottimisti dicono che l'automotive viva il fisiologico imbarazzo di una crescita guidata da logiche speculative e che l'elettrico riprenderà la sua corsa (se non altro per mancanza di alternative). È probabile che sarà così. Certo è che per l'industria il futuro è incerto. Dopo le vacche grasse degli ultimi anni, quando si sono vendute meno macchine a prezzi più alti, le Case iniziano a vedere una contrazione degli utili. E gli investitori, finora alquanto soddisfatti dagli scintillanti bilanci, iniziano a chiedere conto degli evidenti errori tattici, ché le previsioni di penetrazione europea dell'elettrico sono state sballate di centinaia di milioni di euro. La prima reazione dei board, oltre a opportunamente allungare il ciclo vita dei modelli termici (stando però attenti a non venderne troppi, sennò arrivano le multe sugli sforamenti della CO2), è di tagliare i costi. Le ultime stime indicano che, entro la fine degli anni 20, almeno 130 mila lavoratori dell'auto perderanno il posto di lavoro, molti dei quali nella componentistica. Pure Elon Musk, per ora il preclaro vincitore della gara globale, ha annunciato 20 mila tagli. Basterà? Non è detto. Fra non molto – complice l'aggressività dei cinesi sostenuti dal proprio governo – in Europa ripartirà la guerra dei prezzi, con inevitabile compressione dei ricavi (e indubbi vantaggi per gli automobilisti). In tutto questo, il mercato che negli ultimi anni ha rappresentato l'Eldorado dei costruttori – ovvero la Cina stessa – non offre più gli sbocchi di prima: la quota dei costruttori stranieri è passata in appena quattro anni dal 62 al 44% e si affacciano all'orizzonte le tasse sull'import quale ritorsione alle iniziative di Bruxelles (a proposito, ora anche il Canada ha deciso di alzare dazi contro Pechino). A questo punto, bisognerà vedere chi ci arriverà, al 2035...
  9. Penso sia molto equilibrata per il marchio che porta ed ai clienti a cui è destinata: decisamente promossa. L’unica cosa per me inconcepibile è l’inutile schermo passeggero.
  10. spero nei nuovi aggiornamenti che non dovrebbero essersi esauriti a Monza e sull'effetto piste amiche. poi al limite Lando e Piastri si possono pur sempre tamponare come Max e Ricciardo anni fa sul rettilineo di Baku.
  11. Ragazzi fidatevi fra due gare, Baku e Singapore, siamo in testa al costruttori. Segnatevi questo post.
  12. Gli inglesi stanno letteralmente impazzendo contro la gestione McLaren della gara. Will Buxton piange in diretta sulla tv della F1 con Valsecchi che se la ride sotto i baffi 😂
  13. Visto i lanci di 600, Milano e Ypsilon che non si capisce se sono in produzione o semplicemente nessuno se le compra spero che per Panda la musica cambi. presentazione, listini e tempi di consegna chiari a 30 giorni. Lo fa la Testa e non può farlo la Fiat per la Panda?
  14. Classifica Mondiale Costruttori F1 – GP Italia 2024 Red Bull – 446 punti McLaren – 438 punti Ferrari – 407 punti Cmc a -39 punti dalla RedBull…
  15. porca putt quando ho visto il comunicato fia mi è venuto un colpo perché sto pensando da 10 minuti al fondo di russel a spa…
  16. Charles Leclerc Ti Amo ❤️ Amore mio 😍
  17. Il cuore il cuore il cuore rosso
  18. Charlessssss leclercccccccccc
  19. Mancano 13 giriiiiiiii state fuoriiiii
  20. Bah hanno compromesso una doppietta con possibilità di rimonta mondiale di Norris. Fossi Landi sarei incazzato nero.
  21. Bah io sono a lesmo e non c’è una nuvola
  22. Non penso che derivi dalla cinghia ma proprio dalla struttura dei motori a tre cilindri che suonano strano.
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