Così come "impietoso" era, a favore della 166, il confronto in prestazioni, qualità stradali, e piacere di guida...
Poi,
mancavano sì i motori sopra i 3,2 litri,
ma il confronto con le motorizzazioni corrispondenti era a normalmente favore dell'Alfa, che aveva inoltre lo schema sospensivo più raffinato della categoria (quadrilatero e multilink), l'infotainment più evoluto, identico a quello montato allora sulle Porsche, e impianto frenante Brembo.
Ma, certo, certo, aveva qualche disallineamento nei pannelli dell'abitacolo, qualche scricchiolio in più delle migliori concorrenti: impietoso...
Orsù: l'unico vero handicap tecnico della 166 era il cambio automatico a sole quattro marce, che tra l'altro non si adattava bene alle curve di coppia più sportive dei motori Alfa a benzina,
per tutto il resto la 166 era una vettura di assoluto prim'ordine, tecnicamente parlando, che però scontava soprattutto un'immagine di marca oramai già compromessa nei confronti delle rivali tedesche, in un segmento di mercato dove l'immagine è quasi tutto.
E qui chiudo,
anche perché all'epoca i misfatti strategici e industriali che avevano affossato l' Alfa Romeo erano già stati commessi venti e passa anni prima, quando le Alfa erano "vere Alfa", e con 156 e 166 si tentava di fare un primo tardivo passo per rilanciare il marchio, che allora era già oramai irrimediabilmente appannato dagli ultimi lustri della gestione statale e, in modo però minore, dai primi goffi tentativi di marchiare Alfa pur discrete Fiat.