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Consiglio su acquisto MG MG3 Hybrid+
scusa, ma da tutti i tuoi interventi sembra che vuoi che ti rassicuriamo sull'acquisto della MG. Visto che qui nessuno ce l'ha né la conosce a fondo, ti abbiamo dato una serie di altri consigli (auto più potente di un 1000 manuale, ibride full o meglio ancora PHEV o BEV con batteria grande, ecc.) che messaggio dopo messaggio non stai prendendo in considerazione, evidentemente perché non ti interessano per prezzo o quant'altro. Prenditi 'sta MG con garanzia estesa e poi vedi. Di più non possiamo dirti.
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Consiglio su acquisto MG MG3 Hybrid+
Sulla MG3 non ho opinioni, mi spiace. "Buon benzina", non buono in sé (perché anche molti 3L 1.0 lo sono), ma ben accopiato: - un 1.4-1.6 turbo - anche il 1.2 PSA/Stellantis viaggia bene ed è generoso anche nella versione con 100 CV, punterei forse sul 136 CV - accoppiato con cambio automatico (in quel caso anche un 1.0 minimo 100 CV può andare benone)
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Consiglio su acquisto MG MG3 Hybrid+
sì, ci vuole semmai un buon benzina. i 3L turbo soffrono parecchio in salita (tranne il 1.2 Stellantis, e forse il 1.0 Ford su Fiesta e il 1.0 Renault su Clio - il 1.0 VW su Polo ricordo che fu un pianto, in montagna ogni tanto toccava mettere in prima), ma con qualcosina di più vivace potresti andar su bene. Idem con il cambio automatico. L'ibrido puro, avendo un cambio automatico o senza cambio come i Toyota, ovviamente non darà mai l'impressione di essere spompo, salvo un po' di effetto scooter. In caso di molti saliscendi ha senso l'elttrico o un ibrido con batteria grande (quindi non la maggior parte degli ibridi mild) perché riesci a sfruttare molto meglio l'energia cinetica, tutto qui.
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Consiglio su acquisto MG MG3 Hybrid+
per un posto come Tenerife, che conosco bene, più che un MHEV, avrebbe senso un benzina puro (magari turbo e possibilmente un'auto leggera) e magari semi-nuovo, per sepndere il meno possibile; oppure un PHEV o BEV puro perché hanno batterie più capaci e quindi in grado di sfruttare meglio le frequenti discese per recuperare energia. Questo dal punto di vista dell'efficienza energetica. Poi ci sono tanti altri parametri che potrebbero avere un peso determinante (svalutazione, garanzia, finanziamento, ecc.)
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Ma come dai già dentro la Tipo diesel? O era la Clio GPL? Ah, aspe'...
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Scelte strategiche gruppo Stellantis NV
esatto. e aggiungo: la gestione dei marchi nel futuro non sarà la stessa degli ultimi 50 anni per varie ragioni: saturazione del mercato, perdita del significato del concetto di gamma dal basso in alto, diminuzione della fidelizzazione del cliente, concorrenza aggressiva e margini limitati, standardizzazione della tecnologia, ecc. Quindi tanti marchi possono coesistere come cluster gestiti dalle stesse persone e segmentando bene il mercato. I cloni in sé e per sé possono non essere un problema, se gestiti in modo oculato.
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La Peugeot 605, l'Alfa 164 e le altre ammiraglie generaliste anni '90: mettiamo in chiaro le cose.
quella radio l'ho avuta (seppure su Espace). ti assicuro che era tutto fuorché ergonomica va detto che in quell'epoca un po' tutti spesso relegavano la radio in fondo e in basso. In compenso, la R25 aveva dei comandi al volante piuttosto comodi, il famoso "satellite" equivalente per funzionalità agli attuali comandi al volante delle radio:
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La Peugeot 605, l'Alfa 164 e le altre ammiraglie generaliste anni '90: mettiamo in chiaro le cose.
ok i sedili e la pelle, il design della plancia poi a me pare tutt'ora molto moderno. detto questo, le plastiche erano abbastanza generaliste per il segmento. come dicevo, erano migliori di quelle delle italiane (almeno come percezione), ma in quegli anni MB era davvero un passo avanti e BMW e Audi si avviavano comunque a far parte dell'empireo della triade tedesca. PS: quella radio era molto scenografica, ma vanificata dalla posizione veramente poco ergonomica.
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
il mercato per definizione è composto da domanda e offerta. il lato dell'offerta è piuttosto concentrato e in questi anni ha risposto molto più agli interessi degli azionisti che a quelli dei clienti. che poi le istituzioni europee (che io difendo) abbiano un funzionamento troppo spesso lungo, farraginoso e spesso opaco, è verissimo. ma come detto da sempre, è almeno un decennio che si sta discutendo di queste cose e mi chiedo come mai non ci sia stata pianificazione. perché in questo perioodo né i governi europei sono stati guidati da pericolosi manipoli di bolscevichi, né le case produttrici mancano di risorse e contatti per far sentire la propria voce.
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
da quando in qua? il mercato è l'insieme delle transazioni fra domanda e offerta. ci possono essere dinamiche di aggiustamento ma al mito della mano invisibile non ci credono più neanche i neoliberisti ortodossi se ne era già parlato forse proprio in questo topic. produrre biocarburanti in quantità tali da poter sostituire interamente l'uso odierno dei carburanti derivanti da petrolio o gas significherebbe dover creare coltivazioni estensive in quantità enormi, a discapito dell'ambiente (diversità), della concentrazione della ricchezza, della produzione di cibo, ecc. La produzione di biocarburanti da rifiuti e altri resti della produzione è una buona idea, ma non siamo in grado di farla funzionare "at scale" perché vorrebbe ripensare completamente la catena di approvigionamento e consumo (e sarebbe fantastico se riuscissimo a farlo ma siamo un paese in cui non si riescono a gestire le licenze delle spiagge, figurati ripensare la produzione agricola). detto questo, mi sono scocciato di ricevere per l'ennesima volta commenti sprezzanti. per cui pensa pure quel che ti pare. nel resto del mondo anche gli altri sono in grado di pensare, capire qualcosa di fisica e chimica e fare due conti, non solo gli ingegneri.
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Transizione ecologica ed il futuro della mobilità
i biocarburanti dipende da dove e come sono prodotti. su grande scala provocherebbero gorssi problemi ambientali, economici e politici. il mercato ha già dimostrato ampiamente di non essere in grado di autoregolarsi, dal dieselgate all'incapacità di una seria programmazione degli investimenti, sempre basati sul rendimento a breve termine. se mai il mercato è stato in grado di autoregolarsi (e molti storici dell'economia lo dubitano), sicuramente non lo è in un momento di enormi trasformazioni tecnologiche, sociali e geopolitiche
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