Lo spagnolo: «Finirò la carriera
in Ferrari. Schumi torna perchè
gli ho tolto il titolo»
STEFANO MANCINI
INVIATO A MADONNA DI CAMPIGLIO
Una frecciata contro Hamilton, una riflessione su Schumacher, un aneddoto sulla McLaren, poi una considerazione tecnica. Fernando Alonso è l’opposto di Kimi Raikkonen, ha il senso del ritmo e la capacità di entrare in sintonia con il pubblico. «So anche comunicare bene con i tecnici, è uno dei motivi per cui la Ferrari mi ha voluto - sostiene -. Ma alla fine conta solo vincere». Il primo appuntamento ufficiale con la divisa rossa lo vede a Madonna di Campiglio, sede ufficiale del «ritiro precampionato» del Cavallino.
Domenicali sostiene che lei può aprire un nuovo ciclo di vittorie.
«Se lo dice il capo, non posso mica contraddirlo il primo giorno di lavoro. Devo cominciare bene. Ci sono grandi aspettative, lo so».
I tifosi si attendono il Mondiale alla sua prima stagione in Ferrari.
«Darò il 110 per cento e stimolerò la squadra a fare lo stesso, ma nelle prime due gare non riuscirò a esprimermi al massimo, perché dovrò abituarmi alla nuova monoposto. Una volta era diverso, c’era libertà di provare. Ora ogni pilota ha a disposizione 7-8 giorni di test. Mai visto un tennista che prepara il Roland Garros in una settimana, o una squadra di calcio che si allena solo 7 giorni prima della Coppa del Mondo».
Schumacher ha aggirato l’ostacolo girando su una Gp2.
«Mah... è una vettura così diversa. Non credo sia un buon punto di riferimento. Comunque a lui sarà servito per riprendere confidenza con la guida. Se gliel’hanno concesso, va bene così».
Lei è l’unico pilota in attività ad averlo battuto. Crede che dietro il ritorno ci sia sete di rivincita?
«Nel 2006, l’anno del suo addio, mi ha conteso il successo fino all’ultimo giro. Penso che tra le sue motivazioni ci sia anche questa: vincere l’ottavo titolo che gli era sfuggito allora. D’altronde, il suo rientro darà nuovi stimoli alla F1: la sua mancanza si è sentita».
Lei ha vinto due Mondiali, Massa nessuno: ha chiesto di essere il n.1 in Ferrari?
«No, non l’ho mai chiesto. Sicuramente non voglio essere trattato da numero 2 come in McLaren».
Com’era l’ambiente inglese?
«Le faccio un esempio: alle riunioni c’era un ingegnere seduto dall’altra parte di un tavolo, a dieci metri di distanza. Gli altri tecnici erano collegati via mail. A Maranello discutiamo assieme. In italiano. L’ambiente è familiare e si percepisce la passione per le corse».
Cito una sua frase: «Arrivare alla Ferrari è sempre stato il mio obiettivo». Secondo Lewis Hamilton, lei affermò la stessa cosa tre anni fa varcando i cancelli della McLaren.
«Non ho tempo da perdere per rispondergli».
Lo disse o no?
«Arrivavo da due successi, mi sembrava una scelta felice per inseguire il terzo. Il Cavallino, invece, è qualcosa di più. Le persone sognano di sedersi al volante di una Ferrari stradale, figuratevi che cosa significa guidare la monoposto».
Lei ha fama di creare controversie: con la Renault nel 2006, con Massa e la McLaren nel 2007...
«La mia reputazione è legata ai risultati e alla capacità di sviluppare una vettura. Se episodi minori fanno più rumore non ne ho colpa. Con Felipe è tutto chiarito: si è trattato di una discussione tra due piloti competitivi».
Il 2010 è l’anno del Mondiale di calcio: potrebbe litigare di nuovo con il suo compagno.
«La Spagna eliminerà il Brasile e vincerà la Coppa. Mi spiace per lui, dovrà rassegnarsi».
È ancora legato alla società di management di Briatore?
«Non voglio rispondere. Flavio è un amico, sono contento che sia stato riabilitato e gli auguro ogni bene per la nascita del figlio».
Lei ha promesso di finire la carriera in Ferrari. Non è che poi in F1 arriva un nuovo costruttore spagnolo che le offre un bel contratto e lei cede alla tentazione?
«Non succederà mai».
Fernando Alonso: "Una cosa è certa: non sarò il vice di Massa" - LASTAMPA.it