Ho molti ricordi personali legati a quel 2007, forse fu l'anno più bello della mia vita. Anzi, tolgo il forse.
In quel contesto, il mondiale me lo divorai ancor più del mio normale livello da maniaco, ricordo poche annate così gustose. Alonso alla McLaren, Hamilton al suo primo anno che filava già come un dannato e non sbagliava mai nulla, Raikkonen depositario del dopo-Schumi, la F2007 a passo lungo, il sabotaggio reciproco tra Alonso e la McLaren (una mattina durante un viaggio in macchina mi fermai per un pit-stop al bar, mi lessi la Gazzetta al tavolo, e vidi un'intervista ad Alonso, in quei mesi tardoprimaverili ancora considerato la prima guida McLaren: "se la squadra non la smette di penalizzarmi a fine anno me ne vado", facendomi andare di traverso il tramezzino - oltre che godere come un caimano).
E poi la spy story, la debacle Ferrari di metà anno, con Raikkonen non così in palla, la batosta a Indianapolis, prima di allora incontrastato feudo Ferrari, e quella a Monza con doppietta McLaren e pianto a dirotto di Ron Dennis già travolto dallo scandalo tra le braccia della ormai ex moglie al taglio del traguardo.
E poi, in una domenica pomeriggio di ottobre, in una stanzetta di albergo a Roma con un televisore minuscolo, osservai compiersi il miracolo durante la gara di Interlagos.
Ero lì perché ero andato a trovare la mia nuova (e devo dire pregevolissima) fidanzata. Quando le dissi del mio piccolo inderogabile appuntamento sportivo con molta classe trovò delle altre commissioni da svolgere per quelle due ore. Mi lasciò circa un mese dopo