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Un parterre così è tanta roba. Tutte le 124 insieme, dalla Fiat all’Abarth, per arrivare, addirittura, alla rally. A questo punto, salite a bordo con noi e allacciatevi le cinture. Partiamo dalla Fiat Spider, che ha riacceso l’interesse in chi poteva solo guardare all’estero per comprare una due posti a trazione posteriore, un po’ old style. Ebbene, con la 124 da 140 CV si ottiene un ottimo equilibrio tra il piacere di viaggiare open air e quello della guida più impegnata: la spider resta, infatti, sempre facile e intuitiva. E quando la coda tende ad allargare un po’, non prende in contropiede, anche perché i controlli elettronici sono vigili. Bello il cambio manuale, secco e preciso negli innesti, e pronto l’1.4 turbo, che spinge bene ai medi regimi, esaltandosi meno dopo i 5.000 giri.
Scorpione: livrea bicolore. Sull’Abarth si gira l’interruttore. Basta avviare l’1.4 turbo da 170 CV e i quattro scarichi Record Monza emettono una sonorità quasi d’altri tempi. Del resto, con lo Scorpione sul cofano vuoi farti notare. Obiettivo centrato, qui, grazie anche alla verniciatura rosso Costa Brava 1972 e i cofani in nero opaco. Nell’uso di tutti i giorni l’Abarth è più docile del previsto: sì, è un po’ più rigida della Fiat, ma non scomoda. E non occorre tirare per andare forte: il motore diventa più reattivo in Sport, la guida è diretta e, nel caso si debbano fare correzioni, lo sterzo risponde al volo. L’Abarth ti prende, insomma, e la differenza la fanno il sound, anche in rilascio, e l’assetto, più della potenza. I limiti vanno cercati in pista: lì l’Abarth mostra un setup un po’ morbido. Ma il divertimento è assicurato, perché il retrotreno resta progressivo, anche a controlli elettronici disinseriti.
Versione corsaiola. Altro pianeta con l’Abarth Rally, quella da corsa per il trofeo monomarca e il Campionato italiano (Cir), nel quale è stata introdotta per la prima volta la titolazione per la classe R-GT. Della stradale mantiene poco: la carrozzeria e parte della scocca (rinforzata). I vetri laterali e il lunotto sono di Lexan, il motore è l’1.8 turbo dell’Alfa 4C, qui anteriore longitudinale, portato a 300 CV. Gli ammortizzatori sono regolabili e i cerchi da 18”. Con un prezzo, pronto gara, di 140 mila euro più Iva. La seduta è così bassa che devo far aggiungere due cuscini. La frizione non crea problemi, così, in un amen, sto girando in pista. Le gomme medie da asfalto Michelin Pilot Sport R21 si scaldano in fretta.
Le spie rosse. E la Rally è sincera, restituisce ciò che riceve. Il ripartitore di frenata è sul “60/40” e, in staccata, il retrotreno tende a bloccare. In uscita riapro il gas un po’ presto, e la Rally scoda di colpo: correzione, please. Giro il manettino della coppia sul livello quattro (il massimo, ossia 530 Nm), mentre quello del traction control è su High grip. Cambio appena dopo i 6.000 giri, all’accendersi delle spie rosse: non conviene insistere.
Sul veloce si entra forte. L’inserimento in curva è super, come mi aspetto da un’auto da rally, poi te la giochi col gas e il retrotreno. Sul veloce si entra forte, senza incertezze. La Rally va bene in pista, eppure l’assetto potrebbe essere più rigido: difatti nel misto si sente un po’ di rollio. Belle sensazioni arrivano dal cambio sequenziale Sadev, cattivo coi paddle e qui con rapportatura lunga: a volte, pero, non scala a dovere. Mi sa che, prima della prossima “speciale”, dovrò studiare ancora un po’.
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