Io, facendo il tratto Treviso - Valdobbiadene per andare al lavoro, devo attraversare il Piave ogni giorno al celebre ponte di Vidor, di recente oggetto di attenzioni da parte delle autorità comunali perché bisognoso di manutenzione (ultimo intervento effettuato all'inizio degli anni '80), secondo il classico schema: comune interpella regione - regione interpella ministero - ministero risponde "non c'è un euro".
Fatto sta che vengono costantemente rilevati flussi di veicoli ben maggiori di quelli ritenuti idonei per quella struttura, e che grandissima parte sono mezzi pesanti (il ponte di Vidor collega le due zone della provincia di Treviso chiamate "destra Piave" e "sinistra Piave" in un'area ricchissima di industrie, oltre al celeberrimo distretto del Prosecco). Ciononostante, il ponte è stato ritenuto dagli esperti ancora praticabile dai veicoli, sia pure necessitando di un futuro intervento di restauro (ovviamente in data da destinarsi).
Incredibilmente, nei giorni scorsi l'area relativa alla mia "direttrice" casa-lavoro non ha riportato danni, ma tutto attorno è stato un disastro. Il ponte provvisorio in località Ponte della Priula è stato danneggiato nelle rampe di accesso e di uscita (andando a riversare ancora più traffico a Vidor) ma è stato ripristinato in due settimane, mentre nel bellunese, poco sopra Valdobbiadene, si sono verificati parecchi tra disagi, smottamenti e danni a infrastrutture.
Per fortuna la situazione si è progressivamente normalizzata.
Questo era il Piave a Vidor nei giorni critici. Se dalla foto sembra una situazione tutto sommato gestibile, immaginate che in quel punto il fiume è di solito un insieme di rivoli, che il fondale è diverse decine di metri più in basso, e gli alberi ai lati dell'alveo sono boschi dove normalmente si passeggia e si prende il sole.
Questa invece la situazione la mattina dopo, stavolta dal lato a monte. Fiume sempre molto gonfio ma già meno inquietante.