Premessa:con questo articolo scritto da me dopo aver raccolto un sacco di materiale,che mi serviva per dettagliare per bene il restauro della mia 155 v6ti(non quella vera ma il modellino tamiya:mrgreen:),volevo condividere con voi utenti del forum,quello che so su questo fantastico mezzo,che ebbe l'onere di dare lustro al biscionico marchio a noi italiani tanto caro,sulle piste del mondo.
Mi sono ispirato ai fantastici articoli che scriveva PaoloGTC,a cui dò merito di avermi dato l'idea e lo ringrazio per il materiale fornitomi.
Rendendomi conto di aver fatto una roba parecchio lunga, la suddividerò in vari capitoli.Mi auguro che apprezziate l'idea.Mi scuso anticipatamente per eventuali errori o omissioni,il mio è da intendersi come lavoro puramente amatoriale.
Buona lettura
Sviluppi agonistici del pianale tipo:la meno alfa di tutte,la 155 v6ti
Genesi
Correva l'anno 1992 e dopo l'acquisizione del marchio alfa da parte di fiat nel 1987,debutta a gennaio la 155,macchina che secondo i piani di fiat avrebbe dovuto sostituire la 75.
E dico avrebbe,visto che sappiamo bene che la soluzione architetturale utilizzata da fiat,tramite la sinergizazzione spinta dei componenti del pianale tipo,non riusci' a far rimpiangere la gloriosa 75,somma dell'alfismo che fu e che non resuscitò.
L'accoglienza degli addetti al settore e del mercato fu tiepida,75 si vendeva ancora bene,malgrado la dotazione tecnica e la gamma ridotta all'osso non permettesse di confrontarsi ad armi pari con la piu' moderna concorrenza.
Tuttavia la 75 restava un'icona,in virtu' del comportamento stradale e dei motori bialbero in alluminio,sopratutto fra le schiere degli alfisti,che di fatto ripugnava questo oggetto misterioso creato da fiat partendo dal pianale tipo.
Ma torniamo alla 155.
Fu presentata a barcellona in gennaio e poi definitivamente al salone di ginevra del 1993.
Come dicevamo la linea,opera dello studio I.D.E.A.,a cui si devono anche le altre medie fiat del tempo,sollevò sconcerto e critiche.
Le direttive impartite da fiat furono di rivestire il telaio TIPO,con un vestito che si raccordasse alla 164,ma che avesse anche dei punti di contatto con 75.
Il compito fu difficile,ma quella macchina che pure era dotata di frontale basso e aggressivo e coda alta e tronca( a richiamare la 75 e i suoi volumi) e quella scalfatura a percorrere la fiancata,simile a quanto visto su 164,denunciava nei suoi volumi,la discendenza dalla tipo nella zona dell'abitacolo e giro porte.
Per di piu' sotto era una tipo....McPherson all'anteriore,motore e cambio trasversali,ponte a bracci tirati con ammortizzatori inclinati,e...orrore....la trazione anteriore.
Disponeva dei bialbero in versione 1.779 e 1995 della 75 e del v6 busso in versione 2.5.Infine una versione diesel col 1929 di provenienza fiat.
Anche all'interno,la vettura denunciava chiaramente la provenienza,con componenti e arredo tipico della vettura torinese da cui derivava,un po' povero per una media del marchio Alfa romeo.
Ma rispetto alla sua antenata disponeva di dispositivi di sicurezza a questa sconosciuta,come l'F.P.S e le barre antintrusione nelle portiere e gli ormai immancabili airbag frontali(optional quello passeggero)e la possibilità di essere equipaggiata con l'abs,oltre a tutti i motori catalizzati.
L'idea di base è che questa fosse una vettura di transizione,a fare da ponte fra 75 e la sua futura erede che avrebbe dovuto interpretare meglio lo spirito Alfa.
Non la pensò cosi il mercato,che evidentemente restò spiazzato da questa vettura cosi radicalmente lontana dai criteri alfistici,seppure dotata di un buon comportamento stradale.
Le vendite non decollarono.
E se comunque i numeri di vendita consentivano a fiat di non andare in perdita,occorreva riconciliare gli alfisti scioccati,facendogli percepire che quell'oggetto misterioso,cosi diverso da quello che aspettavano,era da interpretare come un nuovo modo di essere Alfa Romeo.
Non bastava che fosse un piacere da guidare,compito nel quale comunque non svettava.
Le Alfa Romeo,sappiamo tutti devono molto della loro fama anche e sopratutto ai successi sportivi.
La 155 doveva scendere in pista.
Il panorama dello sport motoristico del primo decennio degli anni novanta,vedeva scemare l'interesse verso la formula1 sempre piu' noiosa e il proliferare delle corse turismo molto in voga negli anni sessanta.
Il quadro europeo era piuttosto variegato.
C'erano troppi campionati nazionali,ognuno con le sue regole.
La Fiat aveva appena chiuso la gestione sportiva nei rally,dopo il dominio della Delta,nel gruppoB poi abortito e nel gruppoA,affidando le Delta alla gestione del jolly team.
In italia,il locale campionato superturismo era gestito dalla salerno corse che lo aveva fatto rinascere nel 1988 anno del trionfo della 75 1.8 turbo e da allora in mano alle invincibili Bmw M3 e30.
Fu questo il campo di battaglia scelto per il debutto agonistico della 155.
Il regolamento S1 prevedeva motori 2.0 turbo o 2.5 aspirati,trazione libera ma ripresa dal modello di serie,ampia possibilità di elaborazione del pacchetto estetico/aerodinamico.
La versione di partenza,fu la 155 Q4,vettura di gamma che vedeva l'incrocio del pianale tipo con la meccanica ripresa dalla Delta.
Difatti,la 155 Q4 disponeva del bialbero di origine Fiat,turbocompresso con contralberi di equilibratura che tanto successo aveva avuto sotto il cofano delle Delta da rally, e che veniva montato anche su Thema e in un primo tempo su 164.
Allo stesso tempo lo schema di trasmissione era ripreso dalla Delta,come anche la sospensione posteriore non piu' a bracci tirati,ma di tipo McPherson.
L'utilizzo di questa base, fu una scelta furba,potendo contare sia sull'affidabilità dello stesso,sia su tutti gli sviluppi e il know-how ottenuto nei rally con la squadra Lancia-Martini,sia sui progettisti che avevano curato il progetto negli anni precendenti.
La vettura da gara,denominata 155GTA,disponeva di 400 cavalli a 6000rpm era bella nella sua livrea martini,ma anche in quella bianco arancio del jolly team.
(qui vediamo il primo prototipo guidato al mugello da Alessandro Nannini)
Era notevolmente piu' larga della vettura originale arrivando in virtu' dei passaruota allargati a misurare 1,80 metri.
Il frontale vedeva un paraurti di disegno diverso nella parte bassa,e l'apertura nel vano targa di due prese d'aria per permettere il raffreddamento dell'intercooler.
Completavano la riuscita veste estetica un alettone biplano sul baule lo scarico sul lato destro nella bandella e i cerchi a sei razze monodado grigio antracite.
L'Alfa Romeo GTA deriva dalla Q4 a trazione integrale e ha le seguenti dimensioni:
passo: 254 cm
altezza: 144 cm
carreggiate anteriore e posteriore: 158 cm
peso: 1050 kg
pneumatici: Pirelli 245/645-18
Cx: da 0,36 con alettone abbassato a 0,41 con incidenza massima
Cofani, parafanghi, spoiler e parte bassa delle porte sono in fibra di carbonio.
La parola a piloti e progettista:
Dice Nannini, che ha corso con la 155 dal debutto: "rispetto alla 75 Superturismo, che rimbalzava un poco nell'appoggio in curva, la nuova GTA è molto più precisa nelle traiettorie, più precisa nelle frenate e ha velocità di percorrenza delle curve più elevate."
Dice Limone, ingegnere progettista: "alla scocca della 75 si dovevano apportare rinforzi in numerose zone critiche per adeguarne la rigidezza alle sollecitazioni abnormi provocate dell'utilizzo in pista.
Specialmente l'avantreno tendeva a muoversi perchè la sospensione con i puntoni rivolti in avanti scaricava gli sforzi sulla parte anteriore, più stretta, del pianale. Servendoci ora dell'autotelaio della 155, tecnologicamente e strutturalmente evoluto, il lavoro di irrigidimento si è semplificato e ha tuttavia fornito risultati migliori. Anteriormente, per esempio, non si sono resi necessari rinforzi particolari in quanto la sospensione ha i punti di attacco dietro l'asse ed è sostenuta da una robusta trave.
Rispetto alla 75 Superturismo completa di gabbia, abbiamo ottenuto un incremento di rigidità torsionale dell'intera scocca del 50% (passando da 900 a oltre 1300 kgm per grado).
Nei motori turbo di questa categoria, la potenza è determinata e limitata dal diametro della strozzatura di 41 mm imposta per regolamento alla presa d'aria d'alimentazione, quest'anno come l'anno scorso. Il progresso delle prestazioni è pertanto marginale: dai 390 cv a 6000 giri della 75 si è arrivati attorno ai 400 cv a 6500, con una pressione fornita dal turbocompressore di 2,6 bar assoluti. Si cerca piuttosto di compensare la limitazione della potenza massima privilegiando i valori di coppia ai regimi inferiori, con l'adozione di una turbina di maggiori dimensioni rispetto al modello di serie come consente il regolamento. Si sono ottenuti in tal modo risultati che i nostri avversari della BMW definiscono addirittura esplosivi: 51 kgm a 4500 giri. Ovviamente la fascia di utilizzazione del motore che lavora in queste condizioni è abbastanza ristretta: da qui la scelta del cambio a 6 marcie, che consente rapporti ravvicinati".
Il campionato superturismo del 1992 fu una cavalcata vittoriosa per l'alfa con i piloti ufficiali Larini e Nannini e con l'inserimento di Francia e Tamburini nel jolly team subito dietro.Agli avversari su Escort cosworth e M3 lasciarono le briciole.
Ma nel 1993,i regolamenti cambiarono e la Fia nel tentativo di mettere ordine alla miriade di campionati nazionali,varò i regolamenti D1 e D2.
Bernie Ecclestone voleva un campionato internazionale dove si sfidassero vetture che dovevano sembrare normali vetture di tutti i giorni,molto simile alle regole da anni adottate in inghilterra nel celebre BTCC.
Il regolamento D2 prevedeva trazione su un solo asse,motori ripresi dalla serie aspirati di cilindrata inferiore ai 2 litri,limitate modifiche a telai che non fossero assetto da corsa e rollbar nell'abitacolo,nessuna appendice aerodinamica.
La 155 GTA era decisamente fuori luogo.
Tuttavia il regolamento D1,permetteva maggiori possibilità di intervento,sia sui motori che sui telai.
Questo regolamento fu adottato nel DTM tedesco,ma prevedeva solo l'uso di motori aspirati.
L'Alfa,riorganizzatasi in Alfa Corse,sulle ceneri della squadra corse Lancia-Martini,prese casa presso la storica sede milanese dell'Autodelta a Settimo M.se e decise di partecipare al prestigioso campionato tedesco,rivoluzionando la 155 GTA.
La GTA emigra in Germania e diventa V6ti
Il progetto fu affidato alla mente dell'ing.Limone,già autore di altri mostri da corsa come la 037,la delta S4,la 048.
Pur partendo dalla base della GTA,si utilizzò il v6 aspirato ripreso dalla v6 di serie,il celebre Busso,montato anteriormente in posizione longitudinale ribassata e a sbalzo rispetto all'asse anteriore,tramite l'ausilio di telaietti di supporto superiori in tubi tondi
Dai 163 cv del motore di serie il v6 a 60° arrivò in un primo tempo ad erogare 420 cv a 12000rpm,grazie anche alle testate a 24 valvole e la lubrificazione a carter secco.
Lo schema delle sospensioni,restò simile a quanto visto sulla 155GTA,con Mcpherson all'anteriore e al posteriore con doppi bracci inferiori,ma con elementi maggiorati nelle dimensioni.
Il fondo della vettura presentava un esteso scivolo aerodinamico sotto il muso nella cui parte bassa vennero posizionati i radiatori,inclinati rispetto al senso di marcia e con enormi sfoghi ben evidenti sui lati del paraurti anteriore che di quello originale riprendeva solo la parte alta,mentre la parte bassa,molto pronunciata funzionava da air-scoop convogliando l'aria sia verso i radiatori,sia verso un cupolino aerodinamico dietro la calandra attraverso cui respiravano le sei farfalle del v6.Vasto l'utilizzo della fibra di carbonio,sia per il convogliatore dell'aspirazione sia per il paraurti spoiler e le bandelle laterali.
Lo scivolo anteriore si estendeva fino alla campana del cambio a sei marce in un primo tempo ad H e successivamente sequenziale.
La trazione restò integrale come la GTA e anche il differenziale posteriore presentava una carenatura inferiore.
Gli scarichi correvano ai lati dell'albero di trasmissione e mentre nelle prime prove uscivano come sulla GTA sui fianchi della vettura,nel primo test ufficiale
a zolder furono estesi al posteriore e all'inizio del campionato rialzati verso l'alto per velocizzare l'estrazione assumendo la configurazione tre-in uno-in due per ogni bancata.
Il capitolo freni vedeva all'anteriore dischi in acciaio autoventilanti di enorme diametro serviti da pinze a sei pompanti brembo raffreddati da prese dinamiche situate nell'air scoop anteriore.
Al posteriore le prese d'aria dinamiche situate nelle bandelle laterali comparvero dopo alcune gare.
Il regolamento infatti permetteva appendici libere al di sotto della linea immaginaria congiungente i mozzi delle ruote,mentre al dispora di tale linea la carrozzeria doveva essere replicata fedelmente.
Enormi cerchi a sei razze monodado speedline da 18 calzavano gomme michelin slick,tranne che sulla vettura di Francia dotata di pirelli,che vennero rimpiazzate da michelin quasi subito.
Infine un alettone biplano,ripreso dalla Gta in carbonio,montato a sbalzo sul baule posteriore,a coronamento dello stesso.
Una particolarità significativa della V6ti consisteva nel muso asportabile in un solo pezzo,per favorire l'accessibilità meccanica, i parafanghi anteriori ed il cofano anteriore costituivano un solo pezzo in fibra,montato ad incastro nell'air scoop inferiore fissato ai due travi discendenti del telaio originale che a cofano aperto rivelava la discendenza dal pianale tipo e chiuso lateralmente da ganci di sicurezza.
Ovviamente l'interno vettura fu privato di tutti i rivestimenti e dotato di gabbia roll-bar,estintore e una miriade di centraline a lato del guidatore,per favorire una distribuzione equilibrata dei pesi e permettere un agevole controllo ai tecnici che sarebbero intervenuti.
L'elettronica molto presente nella gestione del motore e dell'impianto frenante,visto che il regolamento permetteva l'utilizzo dell'abs,fu sviluppata da Magneti Marelli.
Questa componente diventò negli anni sempre piu' importante tanto da rappresentare metà del costo del veicolo e pari ad una somma di circa 900 milioni di lire.
Le tre centraline si occupavano ognuna di una settore specifico motore,abs ed trasmissione e dovevano raccordarsi fra di loro nel funzionamento.
Il programma era ambizioso e a capo della squadra corse fu messo Giorgio Pianta come direttore sportivo.
Non si badò a spese e furono preparate dieci unità del v6 e si affidò il materiale a due squadre ufficiali:l'Alfa Corse e il team Schubel.
Per l'Alfa Corse,correvano Larini e Nannini,piloti con un background da Formula 1 mentre per lo Schubel Team correvano Christian Danner e Giorgio Francia provenienti dal mondo delle corse turismo.
L'anno 1993 in terra tedesca portò i suoi frutti.
La 155 v6ti,sbaragliò la concorrenza e stupì i tedeschi abituati ai trionfi della mercedes 190,che pur a fronte di un più nutrito squadrone di auto schierate,non potette opporsi al dominio,sancito dalla vittoria nella gara inaugurale corsa a zolder,fino ad imporsi sul tracciato storico e lungo del nurburgring,registrando dodici vittorie in venti gare,portando Larini a diventare campione DTM93 e il campionato marche,frutto del lavoro di Danner,Nannini e Francia.
Bmw che provò timidamente con la M3 e36 affidata al team Linder e Opel con L'Omega Lotus,si accontentarono di fare presenza in griglia.
(to be continued)