Più anziane sono le auto sulle quali viaggiamo ,maggiore è il rischio di perdere la vita in uno scontro. Così,cambiarle è anche una questione di sicurezza. Il ricambio del parco circolante non è solamente un'esigenza ambientale. Sulle auto più vecchie ,infatti,si ha una maggiore probabilità di perdere la vita in caso di incidenti stradali. Il fenomeno,che già il buon senso forse già poteva suggerire, è confermato nei numeri di una ricerca del Censis per conto dell'Unrae 2015,l'associazione dei costruttori stranieri che operano sul nostro mercato. Il rapporto " Gli italiano e l'auto" ,infatti ,redatto sulla base dei dati raccolti da Aci-Istat,dedica un capitolo alla correlazione tra età del veicolo coinvolto nei sinistri e il numero di vittime registrate. Il risultato del l'elaborazione è impressionante : Prendendo come campione gli incidenti avvenuti nel 2012, gli esperti hanno riscontrato una forte corrispondenza tra i due indicatori. Per le macchine con più di 11 anni,il tasso di mortalità è risultato del 10,2 per mille : ogni mille vetture con oltre 11 anni sulle spalle coinvolte in uno scontro,10,2 persone hanno perso la vita. Man mano che l'età dei mezzi diminuisce,decrescono anche i decessi che ,per le auto del 2012 ,sono pari al 3,3 ogni mille incidenti. Una riduzione della mortalità del 67,6%. In teoria ,se circolassero solo autovetture uscite di fabbrica da meno di 12 mesi,le vittime si ridurrebbero di due terzi,passando dalle attuali,2015, 3385, a 1100. Non solo. L'Unrae ha stimato anche che,se l'immatricolazione di nuovi veicoli fosse proseguita la ritmo del 2008, i benefici sarebbero stati maggiori. Con 3,2 milioni di vetture di moderna concezione in più ( pari alla quantità di mancate vendite registrate negli ultimi cinque anni a causa della crisi) e con l'uscita di scena di un analogo numero di vecchie auto,la mortalità si sarebbe ridotta del 7,8%, con un taglio dei costi sociali pari a 151 milioni di euro. Fonte , Quattroruote.