E niente, non ci capiamo.
Ci riprovo, ma è l'ultima volta.
Abbiamo due auto. L'auto A omologata in europa e l'auto B omologata negli USA. L'auto B viene venduta negli USA come "l'evoluzione" ancora più green dell'auto A. Talmente green che non si limita a rispettare i parametri minimi di omologazione negli USA (già più severi di quelli europei), ma ottiene di essere qualificata come Ultra-low emission vehicle (ULEV) in California, portandosi dietro quindi una dote di sgravi fiscali per gli acquirenti.
I test sui rulli rispecchiano perfettamente quanto sopra. Sia per l'auto A (test europei), sia per l'auto B (test USA).
La sostanza, quindi, è che, sulla base di ogni logica, le auto A e le auto B, quando si parla di emissioni, sono auto *diverse*. O almeno dovrebbe essere così. Invece test fuori dai rulli provano che le due auto emettono gli stessi identici livelli di inquinanti. Ciò dovrebbe essere impossibile, salvo appunto ipotizzare che siano le stesse identiche auto che si comportano diversamente limitatamente ai test di omologazione. In altre parole l'unica spiegazione razionale è che vi sia un dispositivo che sa riconoscere quando l'auto è sotto test di omologazione, intervenendo su motore e dispositivi anti-emissioni con modalità diverse fra Europa e USA.
Quindi, per l'ennesima volta, la frode è stata scoperta, indirettamente, grazie a test non-standard, ma la frode era diretta a "taroccare" i test di omologazione.