Come è cambiato da dieci anni a questa parte lo stabilimento FCA di Cassino, in provincia di Frosinone? Quello per intenderci dove oggi si produce la nuova Giulia, (ma anche la futura Suv del Biscione), l’auto che nei piani di Sergio Marchionne è chiamata a rilanciare nel mondo il marchio Alfa Romeo. Sabato 24 settembre pomeriggio i familiari dei dipendenti (e probabilmente anche un gruppetto di invitati ultra selezionati) potranno scoprirlo direttamente “toccando di persona” non solo le scocche delle nuove Giulia, ma anche i robot che le assemblano, i computer che ne gestiscono la produzione e l'intero sistema di lavoro di "Cassino plant" ovvero “made in Cassino”
Certificazione di qualità. Quest’ultimo è una sorta di marchio di fabbrica, di “certificazione di qualità”, sulla quale FCA oggi punta fortemente, tanto da firmare “Cassino plant” quattro video della fabbrica ciociara che in questi giorni sono lanciati su YouTube e proporre questa operazione "open factory" dei suoi gioielli tecnologici e del suo popolo di 4.300 fra ingegneri e operai. Sull'onda anche di analoghe manifestazioni, che stanno facendo riscoprire le fabbriche soprattutto ai giovani residenti nel Nord Est d'Italia, nasce così questa apertura al territorio ciociaro, per il quale la produzione della Giulia (oggi 220 unità al giorno) e di altri futuri modelli Alfa potrebbe rappresentare l'uscita dalla crisi e nuovi posti di lavoro.
Impianto modello. A “Cassino plant” gli ospiti troveranno una fabbrica molto cambiata rispetto a quella di dieci anni fa, uno stabilimento sicuro, colorato, pulitissimo, con postazioni di lavoro comode. Non per niente, per esempio, l’impianto è una delle più grandi fabbriche italiane progettate in collaborazione da ingegneri e da gruppi di operai in una apposita struttura chiamata WPI (Work Place Integration ovvero posto di integrazione del lavoro). Risultati? La nuova legge non scritta dello stabilimento è chiara: “meno fatica in cambio di maggiore qualità di montaggio”. Nuova è anche la gerarchia di fabbrica: gli operai lavorano in squadre di sette persone svolgendo le operazioni a rotazione con un caposquadra che non opera con le mani, ma che organizza e facilita il lavoro dei colleghi e li sostituisce in linea quando necessario.
Nuova organizzazione del lavoro. Qui è già realtà l'aumento di valore del lavoro operaio poiché le cosiddette “tute blu” firmano buona parte dei loro interventi di assemblaggio su schermi di computer che non sono più riservati agli uffici. Ogni squadra viene poi "misurata" pubblicamente e i suoi risultati finiscono su cartelloni piazzati lungo la linea di montaggio: sono così rese pubbliche le performance ottenute in termini di qualità, proposte di miglioramento del processo di lavoro e riduzione dei costi. Elementi che determinano l'assegnazione di premi.
Mutazione genetica. Dal 2006, quando cioè Fiat adottò il sistema di organizzazione Wcm (World class manufacturing) e quello di misurazione computerizzata del lavoro Ergo-Uas, le fabbriche d'auto italiane stanno cambiando radicalmente. Ora la qualità chiesta per le Alfa prodotte nel "Cassino plant" potrebbe alzare ulteriormente l'asticella della mutazione genetica del lavoro in fabbrica. Un buon esempio, insomma, di come colletti bianchi e tute blu possano tornare a produrre ricchezza e posti di lavoro.
via quattroruote.it