@loric, quella però è l'eterna contrapposizione tra idioti ed esseri senzienti
Ora, permettetemi un discorso ad alto rischio di paraculaggine. Warning: pippone ahead.
Chi parla non è né l'automobilistia né il ciclista, ma il trasportista/urbanista (quindi enuncio tutto con l'indice supponente alla Quattrocchi ).
Non è per giustificare comportamenti rischiosi, però io, nel fare la valutazione tecnica dei comportameni stradali, trovo che non sia sbagliato il fare due pesi e due misure.
Il mio obiettivo è cercare il compromesso tra input (risorse, in primis lo spazio) e output (la capacità di mobilità di cose e persone).
Non ne faccio una classifica di rapporto input/output perché non ha senso: ogni modo di spostamento ha il suo segmento in cui è più performante rispetto agli altri (per 5 km è furba la bici, per 60 l'auto, per 300 quintali il camion, ecc.).
Ne faccio però una valutazione assoluta di risorse impegnate, perché alla fine dei conti parliamo di sistemi in cui queste risorse sono limitate e con quelle bisogna giocare.
L'automobile, è innegabile, ha una fame di risorse spaventosa rispetto agli altri mezzi. Lo spazio sopra a tutto, ne vuole tanto per stare ferma e tantissimo per muoversi (causa distanze di arresto lunghe), e poi emissioni, rumore... ma limitiamoci allo spazio.
La questione è che buona parte delle norme di circolazione nascono e vivono in funzione della fame di spazio dell'automobile. Fino a prima dell'avvento dell'automobile di massa la necessità di regole di circolazione era estremamente più bassa, e tuttora sarebbe così in loro assenza.
Partendo da questa considerazione, io non sono poi tanto rigido nel valutare i movimenti "anarchici" dei ciclisti. Lo sono quando si tratta di rapporti ciclisti - pedoni, perché vale sempre il principio di responsabilità del più forte. Ma ci vado molto più cauto nel giudicare l'applicazione alle bici delle regole (giustamente rigide) pensate per le auto.
Faccio un esempio sopra a tutti: il concetto di senso unico. E' un'evidente forzatura della tendenza efficiente ad usare il percorso più breve da A a B. Lo vedo quindi come uno strumento negativo dal punto di vista dell'efficienza, nella bilancia del compromesso sta dalla parte dei "contro". Il fatto è che esiste solo ed esclusivamente in funzione del fatto che le auto sono larghe; ma lo subiscono tutti (pedoni esclusi) pur non avendone colpa.
La distribuzione assoluta dello spazio oggi è tutta sbilanciata verso l'auto. Un buon 80% della sezione di una strada è dedicata al transito di veicoli con una densità trasportata ridicola rispetto a piedi e bici. Ci siamo cresciuti e lo consideriamo normale, ma non lo è per nulla.
NB: l'automobile si è guadagnata il posto che ha con la violenza. Non è un'iperbole retorica: ha ottenuto un'ampio spazio dedicato perché "in natura" letteralmente ammazzava i concorrenti, e li ha confinati ai bordi solo perché ai bordi lei non ci sta bene.
Quello a cui voglio arrivare non è la giustificazione della violazione delle regole, ma vorrei spingere perché la cultura del trasporto fosse rivista con criteri non più a totale favore dell'auto; così come in passato lo si è fatto artificiosamente a suo favore (con costrizioni a tutti gli altri). Gli interventi fatti finora sono semplici adattamenti all'interno degli spazi e delle regole delle automobili (zebre e ciclabili esistono a causa dell'auto, non per pedoni e bici).
Io vorrei che si cominciasse a stabilire le regole urbane assumendo che l'automobile è l'ospite più esigente e che di conseguenza deve piegarsi di più al compromesso. Nella pratica significa non avere precedenza su nulla, andare molto più piano (fino a non essere conveniente), in molti posti non essere ammessa affatto.
Esempio pratico: è stupido che non si possa seguire un percorso in bici perché è troppo stretto per un'auto. Non deve esserci un provvedimento normativo che conceda alle bici di andare in senso opposto, deve essere la condizione di default. E' l'auto che deve adattarsi, dando meno disturbo possibile alla circolazione naturale degli altri, a costo di fermarsi quando incrocia qualcosa.
Alla fine è una questione di qualità della vita negli spazi urbani. Lo spazio è poco, e si vive oggettivamente peggio a camminare e pedalare costretti sul bordo delle strade o facendo giri forzatamente lunghi.
Per cui alla fine a me non è che dispiaccia vedere una bici che taglia i percorsi segnati per le auto... io lo leggo come un recupero di efficienza, ed è una cosa positiva l'importante è che a sua volta dia la priorità ai camminatori.
Tutto questo deve per forza passare attraverso l'istruzione dei nuovi guidatori. A noi è stato insegnato che è giusto e normale avere una corsia dedicata in ogni dove, ad altri si può insegnare che entro i confini urbani bisogna stare pronti a dare precedenza a qualsiasi cosa si muova (e va da sé che molti movimenti non saranno più convenienti in auto).
Fine del pippone. Mi rendo conto che suona molto utopistico-anarchico-buonista-olistico-no OGM, ma non è così folle se si osservano le distorsioni della situazione attuale facendo un passo indietro rispetto alla cultura in cui siamo cresciuti.
[Sì, anche questo è un disclaimer da decrescita felice, ma non posso farci niente ]
Vado a cercare di mettere tutto questo nella tesi
PS: mi direte: ma all'atto pratico dove sta la giustificazione morale di muoversi ad cazzum in bici rispetto al farlo in auto? Per me la questione è semplice: in bici e a piedi fai fatica fisica e quindi ha senso cercare di accorciare la strada; sei hai un motore non puoi davvero lamentarti perché ti fanno allungare il giro o ti fanno fare tante ripartenze. Semmai, se ti dà disturbo l'inerzia, impegnati a ridurre la quantità di acciaio che ti porti a passeggio, e automaticamente si ridurrà la necessità di limitare il tuo moto