Il modello Ghidella è stato anche k, 155 (anzi quella uscita è meglio meno peggio di quella che voleva lui), 146, Delta II...
Era perfetto per il mercato dei primi anni Ottanta e per il medio/basso di gamma, l'innovazione nella progettazione e nella produzione spinta da Ghidella ha inglobato la migliore tecnologia immaginabile all'epoca, mettendosi due spanne sopra la Concorrenza europea a livello industriale.
Ma subito dopo senza il necessario sviluppo di Marketing, Qualità e Immagine aveva sostanzialmente escluso la successiva gamma FGA dal banchetto degli alti margini che si stava apparecchiando in un mercato sempre più maturo, relegando i propri marchi a mero ripiego nei confronti delle vetture più blasonate, nonostante una certa bontà tecnica dei modelli, creando le basi per il tracollo assoluto che trovò in Romiti il perfetto direttore d'orhestra e in Cantarella e Testore gli eccellenti esecutori...
Il modello delle sinergie alla "basta cambiare la mascherina/poco più" come l'intendeva Ghidella poteva funzionare in un Mercato senza troppe pretese, la bravura del ferdinandeo Wolfsburgico Gruppo è stata invece quella di riuscire a differenziare i modelli con perizia creando un'imagine di Marca ben definita nonostante le condivisioni, ma soprattutto di far maturare la percezione della propria gamma con programmi di lungo periodo perseguiti con coerenza e costanza, che hanno permesso di sfruttare la propensione all'esborso in un mercato sempre più in cerca del fattore emozionale (cosa sostanzialmente aliena a Ghidella).
Ghidella, beninteso, rimane un gigante assoluto dell'industria,
ma non si può non tener conto della sua mancata visione del futuro: certa parte dei disastri FGA degli anni Novanta, che ancora non si è finito di scontare, hanno radice primaria nella sua gestione.