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  1. Seconda parte. Richmond La grande bufera di neve è terminata: ci aveva accompagnato per tutta la prima parte del viaggio; una presenza sinistra e “infernale”, di cui vi abbiamo raccontato ampiamente. Ora ci stiamo avvicinando alla Florida dove la temperatura, assicurano i bollettini meteorologici, è primaverile. Alle spalle ci siamo lasciati quattordici stati (compreso il Quebec che fa un po' storia a sé, tanto più che da anni sta cercando di separarsi dal resto del Canada per diventare indipendente). Di questi, ben undici (Delaware, New Jersey, Georgia, Connecticut, Massachussetts, Maryland, South Carolina, New Hampshire, Virginia, New York, North Carolina) appartengono al gruppo delle tredici colonie che nel 1775 combatterono la guerra di indipendenza contro gli inglesi. Come ricordarli tutti sotto il profilo turistico? Burlington Il Vermont è famoso per i suoi marmi ma soprattutto per la sua produzione di latte: ha più vacche (oltre 400 mila) che abitanti. Anche il turismo invernale è molto sviluppato: gli amanti dello sci lasciano ogni anno nel Vermont 350 miliardi di lire. Poi il New Hampshire: montagne bellissime, 1300 laghi, fiumi e foreste. Le sue industrie di pelletteria sono conosciute in tutto il mondo. Ed ecco il Massachussetts con il motto “Ense petit placidam sub libertate quietem”: (“con la spada chiede pace sotto la libertà”). È lo Stato della famiglia Kennedy e dell'Università di Harvard. Moltissimi gli italiani e gli irlandesi. I “padri pellegrini” inglesi a bordo della Mayflower sbarcarono per primi a Plymouth e fondarono, nel 1620, la prima colonia anglosassone d'America. Il Connecticut, uno degli Stati più ricchi degli Stati Uniti, è la patria degli elicotteri Sykorksi (a Bridgeport) e dell'Università Yale (a New Haven), l'università per chi “deve” diventare qualcuno. Lo chiamano il “garden state” (lo Stato giardino): è il New Jersey, ma le raffinerie di petrolio lo hanno trasformato in “pollution State”, lo “Stato inquinamento”. devo scriverlo? A Perth Amboy sbarcano tutte le automobili provenienti dall'Italia. Sempre nel New Jersey, lo scorso anno, è stato legalizzato come in Nevada il gioco d'azzardo: Atlantic City è oggi la Las Vegas dell'Est. Il Delaware, attraversato dal nostro Raid dei 24 Paralleli, è stato il primo Stato dell'Unione; è molto piccolo ma ricco. Quartier generale della DuPont, colosso dell'industria chimica, sede dell'accademia navale USA a Annapolis, popolatissima di italo-americani, tanto che il suo motto in italiano è “fatti maschi, parole femmine”. Che dire della Virginia? Ha dato otto presidenti agli Stati Uniti: Washington, Jefferson, Monroe, Madison, Tyler, Harrison, Taylor e Wilson. Ad Appomattox il generale Robert E. Lee (del Sud) si arrese nel marzo del 1864 al generale Ulysees Grant dando così fine alla guerra civile fra nordisti e sudisti. Della North Carolina e degli hillbillies che abitano le Rocky Mount abbiamo già parlato in precedenza; possiamo ricordare soltanto che nel 1903 a Kitty Hawk i fratelli Wright compirono il loro primo volo. Lincoln Memorial - Washington Del South Carolina ricordiamo una nota di colore: Charleston è diventata famosa per avere dato il nome ad un particolare tipo di musica e di danza. Parlare della Georgia ci sembra inutile: Plains è la patria di Jimmy Carter. È però meno inutile per noi che abbiamo affrontato l'avventura di questo raid con le Strada: proprio in Georgia, pressappoco all'altezza di Savannah (dove vivevano i parenti ricchi dei Dukes), il ghiaccio è sparito rendendo più facile la nostra marcia. Atlanta, capitale della Georgia, è considerata oggi la New York del Sud; divenne famosa nel 1939 perché fece da sfondo al film “Via col vento”. Nella Little White House di Warm Springs morì il 12 aprile 1945 il presidente Franklin Roosevelt. Cinque giorni al galoppo per le due Fiat Strada e per i due equipaggi. Eccoci finalmente in Florida che fu scoperta, dice la storia, da Ponce de Leon nel 1513 e dove esiste la città più vecchia degli Stati Uniti, St.Augustine, fondata dagli spagnoli nel lontano 1565. Washington Monument ... la so! La Certosa di Pavia La Florida è sede della Disneyworld (vicino a Orlando) e di Cape Canaveral (nei pressi di Titusville) da cui hanno preso il via tutte le spedizioni spaziali americane. Il primo lancio americano in orbita attorno alla Terra risale al 31 gennaio 1958; il primo lancio con astronauta a bordo, al 5 maggio 1961; il primo lancio dell'uomo sulla Luna, al 16 luglio 1969. Ogni giorno visitano Cape Canaveral circa 10.000 americani: vanno a vedere, dicono i maligni, come vengono spesi i loro soldi. Cape Canaveral Aranci, pesca, sole, paradiso per i golfisti, sede invernale del famoso circo P.T: Barnum and Bailey, 33 milioni di turisti che spendono qualcosa come 16 mila miliardi, 600 mila cubani scappati dall'Avana di Fidel Castro, regno incontrastato del cemento armato: questa è la Florida con Miami, Miami Beach e West Palm Beach, la spiaggia dei miliardari dove anche Rose Kennedy, la matriarca del clan, possiede una villa meravigliosa. Cape Canaveral Ma la Florida, non bisogna dimenticarlo, nel suo angolo sud-occidentale, non lontano dal parco di divertimento di Walt Disney, a sud del lago Okeechobee, ha un parco nazionale che non ha eguali al mondo: quello delle Everglades che con i suoi 5230 chilometri quadrati è il terzo degli Stati Uniti in ordine di grandezza. Un'immensa distesa di erba costellata di fitti boschi che si estende sino alle coste della Baia della Florida e del Golfo del Messico coperte di mangrovie; ma anche tante paludi, popolate di serpenti e coccodrilli. Cape Canaveral In Florida si è concluso il raid degli inviati di Gente Motori con le due Fiat Strada, che abbiamo illustrato sia sotto il profilo stilistico sia sotto quello tecnico e meccanico nella prima parte di questa storia. Una prova così massacrante, che ci ha visti impegnati su un percorso di 3468 chilometri macinati nel giro di cinque giorni, aveva alla base un esame tecnico delle vetture e dei pneumatici. Iniziamo quindi dalle automobili: prima i pregi, poi i difetti. A suo tempo avevamo scritto che la Ritmo è forse la più corretta e gradevole vettura costruita dalla Fiat dopo la 131 Abarth Rally. Nelle condizioni al limite di aderenza nelle quali ci siamo trovati a dover guidare, la Strada ha mostrato sempre un comportamento neutro che si trasformava in un controllatissimo sottosterzo quando la velocità aumentava in relazione al raggio di curvatura. Cape Canaveral - La torre per il "futuro" lancio della navetta Columbia Decelerazioni improvvise in piena curva, moderati colpi di freno e di sterzo non si sono mai rivelati dannosi per la correttezza dell'assetto e hanno potuto provocare al massimo, su terreno a scarsa aderenza, innevato o peggio ancora ghiacciato, lievi deviazioni laterali del retrotreno che però venivano assorbite praticamente da sole. Si tenga presente che le due vetture messe a nostra disposizione non avevano subito alcuna particolare messa a punto. Ci siamo trovati, cioè, nel bene e nel male, nelle stesse condizioni di un normale utente che ritira la propria auto presso un concessionario. Ottima anche la trasmissione e il cambio. Avevamo il cambio a cinque marce che offre la possibilità di ridurre i giri del motore a velocità di crociera e di raggiungere ottimi valori di consumo: otto litri di carburante ogni cento chilometri, 12 chilometri e mezzo circa per ogni litro. Se questa prova avesse previsto delle votazioni avremmo assegnato un dieci anche al comfort: silenziosità interna, disegno dei sedili, spazio in tutti i sensi, buona visibilità senza angoli morti. Non dobbiamo però nascondere i “ma” e i “se”, per quella obbiettività che ci ha sempre contraddistinti. Cape Canaveral - Riproduzione LEM Apollo XI Dove la Strada mostra il suo punto debole (e questo vale anche per l'europea Ritmo) è nell'impianto di ventilazione. Quando dopo Washington ci siamo trovati ad affrontare la più grande bufera di neve che si sia riversata sugli Stati atlantici negli ultimi venticinque anni, abbiamo sofferto e non poco l'insufficiente ventilazione e climatizzazione della vettura. L'impianto non riesce a sbrinare il parabrezza; la portata e la distribuzione dell'aria è quindi insufficiente. Questo è l'unico vero difetto della Strada-Ritmo. Messo a punto l'impianto di ventilazione la Ritmo sarà una vettura che non conoscerà rivali. Tutto il resto può rientrare in una serie di “peccati veniali” o di preferenze soggettive. Una delle due vetture non aveva il lavatergi posteriore: questo accessorio non può essere opzionale ma deve diventare di serie. Ci sembra piccola la fanaleria posteriore, non soltanto per il mercato americano, ma anche nel contesto europeo dove i “fanalini” diventano sempre più “fanaloni”. Cape Canaveral - Titan I La mancanza del servofreno può essere considerata un neo. Il pilota esperto preferisce questa soluzione ma l'americano, la donna europea, l'automobilista alle prime armi può trovarsi leggermente in difficoltà. Con questo non vogliamo dire che la vettura non frena, anzi frena, e bene. È soltanto una questione epidermica o psicologica. L'arredamento interno, che non piace sulla versione europea, è stato migliorato sul modello americano. Qualcuno ora vorrà sentirci parlare di prestazioni. Come abbiamo già scritto in precedenza, il motore della Strada ha una cilindrata di 1498 cc; è stato dotato in un sistema antinquinamento, richiesto dalle leggi americane. Nelle prestazioni assomiglia molto alla nostra Ritmo 65 con motore di 1301 cc. Da “un litro e mezzo” un automobilista europeo si aspetta qualcosa di più, ma per l'americano pensiamo che il motore sia sullo stesso piano di competitività con la concorrenza, che va dalle Omni e Horizon della Chrysler, alla Rabbit (Golf) della Volkswagen, alla miriade d'auto giapponesi. La vettura, come si dice in gergo, c'è. Nessuno nasce perfetto ma può diventarlo: la Strada-Ritmo lo sarà. Un'ultima parola infine sui pneumatici: i Pirelli P3. Sono pneumatici estivi, che mai avremmo pensato di utilizzare in condizioni invernali. E invece questi P3, che sull'asfalto danno sicurezza e comfort, sono stati capaci di superare neve e ghiaccio. Ci si può chiedere perché Secondo noi, il segreto sta nel particolare disegno del battistrada, tutto cosparso di lamelle che catturano la neve originando una specie di chiodo naturale. Certamente, avranno contribuito anche le particolari cinture di acciaio e nylon e soprattutto il tipo di mescola che, pur essendo molto resistente all'usura, sembra avere caratteristiche da bagnato. In fondo, questa prova è la dimostrazione che il prodotto italiano (auto e gomma) è sempre all'avanguardia. Fine Et voilà. A parte il freddo, un'avventura forse meno... avventurosa rispetto a quelle con le Delta e con le Ritmo/Amazzonia che leggerete domani (spero ), nonchè un testo meno avvincente, con più divagazioni storiche su cui effettivamente si poteva glissare un pochino per concentrarsi di più sul diario di bordo. Niente di speciale, a mio parere. Però fa parte della storia dei Raid di GM e quindi ve lo beccate per cena A seguire le foto che non sono riuscito ad abbinare (troppe!) New York New York New York - L'Hudson... bello fresco. Cape Canaveral - Ancora il Titan I Miami Beach Miami Beach Miami Beach E per finire, i numeretti... Ora ho finito sul serio domani andiamo a spingere via i capibara col paraurti brevettato. GTC
  2. Non saprei dire se per un certo periodo abbiano veramente pensato di chiamarla Aprilia, oppure il nome sulla maquette I.De.A. fosse messo a caso, come spesso accadeva. C'erano le maquette della Thema con scritto Aurelia, quelle della Croma con "Marconi 2000", appellativi che possono far pensare a delle ipotesi prese in considerazione... ma c'erano anche quelle come la Tipo 2 di Giugiaro con scritto Abcd, che fan pensare a cose messe a caso... Dedra è sempre piaciuto molto anche a me, e mi rendo conto ora di non aver mai trovato per iscritto un racconto di come ci fossero arrivati. Nei testi dedicati alla genesi stilistica ponevano spesso l'accento sui diedri... l'avranno estrapolato da lì? Intanto, qualche altro scoop. Eravamo rimasti al 1986, anno in cui Quattroruote perde la sfida a chi "la posta per primo" a vantaggio di Motor 16. Il mensile Domus però si prende la rivincita - forse - a fine anno con il numero di dicembre, in cui troviamo queste foto. E' il periodo in cui Fiat e Lancia si sentono al sicuro a La Mandria, e mandano a traballare sui ciottoli le loro future medie prive di camuffatura o quasi. In quei mesi i fotografi, grazie alla perfettibile sorveglianza, riescono a paparazzare la Tipo, la Tempra e, appunto, la Dedra. Questa invece la pubblica Gente Motori. Ho scritto "forse" prima, parlando del primato di Quattroruote. Perchè? Beh... il solito Motor16 a novembre... Praticamente già con le prime foto-spia il segreto era andato a farsi benedire... e nei successivi due anni andammo avanti a vedere fotografie di prototipi camuffati in giro per le strade torinesi, di una vettura di cui conoscevamo già le sembianze.
  3. Adesso tutto è possibile...... anche che gli Elkann si riappacifichino con la madre....
  4. Con la speranza che dia un pò di ossigeno a Fiat, vorrei fare due considerazioni al volo... - Marchiata Jeep avrebbe avuto molto più senso dal punto di vista stilistico, e, vorrei azzardare che secondo me era nata come Jeep ed in corso d'opera l'hanno modificata d'urgenza con stilemi Fiat e scritte Panda ovunque... - Ho visto alcune nuove C3 in giro e non mi ha fatto una buona impressione: troppo stretta e alta...la C3 vecchia sembra molto più piazzata...
  5. Mi trovi pienamente d'accordo, e almeno per quel che mi riguarda non c'è alcun bisogno di scusarsi. Potrà suonare strano, essendo io il promotore di questo revival, ma - ci tengo a sottolinearlo - il profondo apprezzamento per quel che ci ha lasciato, tale da spingermi a consumare la tastiera trasferendo sullo schermo questi "pipponi" è per l'iniziativa, che oggi ci permette di rivivere le "avventure" di molte auto - spesso nostrane - che abbiamo nel cuore. Le riviste una volta erano tante - che bello! - e diverse. Gente Motori era fatto così. La mente e le mani di Marin si vedevano in questi racconti così come nelle prove. Prove che ad esempio finivano in coda, quando se ne cercava una che potesse fornirci un'analisi obbiettiva di una vettura, dei suoi pregi e dei suoi difetti. Prove che finivano con una votazione media attorno al 9 e mezzo, valutazioni di un aspetto della vettura sotto esame che in paragrafi pomposi e ridondanti infiocchettavano il tutto, glissando su ciò che realmente avresti dovuto e voluto sapere. Un esempio? Le valutazioni sulla finitura di una nuova Fiat , prendiamo ad esempio la Tipo. Quattroruote dichiarava tre stelle su cinque, scrivendo che i materiali erano in alcuni casi innovativi, in altri di livello corrente, in altri ancora di bassa qualità (le plastiche della plancia che si rigavano facilmente), aggiungendo che i montaggi erano assai perfettibili ma che - come sempre - bisognava concedere il beneficio del dubbio, rimandando la valutazione finale in attesa di avere fra le mani delle vetture che non venissero dall'avvio della produzione. Un'analisi secondo me corretta e abbastanza sincera. Gente Motori, in un paragrafo che faceva venir sonno, si sprecava in lodi riguardo tutto ciò che era "ufficiale". La fabbrica automatizzata, l'assemblaggio tramite sottogruppi, la scocca zincata. Qualche parola sul livello qualitativo delle vetture provate? Dritte, storte, scricchiolanti, silenziose? Nada. Quindi, umile parere di lettore - che ci sta tutto, perchè tu provi e giudichi la vettura, io compro, leggo e giudico te - il giornalismo di Marin aveva i suoi bei difetti, tra cui la retorica e la pesantezza che hai citato. L'apprezzamento, come scritto in principio, va allo spirito. Lo ammiro per averci lasciato le immagini delle Delta nella Monument Valley o quelle che vedremo delle Ritmo insieme ai capibara e ai tucani, o al cippo dell'Equatore. Per quello, certo, sarebbe sufficiente riproporre semplicemente il reportage fotografico, aggiungendo due righe del tipo "sapete, Gente Motori nel 1980 andò qui". Però preferisco riportare il documento in quanto tale, proprio perchè anche per chi legge sia possibile fare un'analisi con pregi e difetti, anche più obbiettiva - e lo stiamo dimostrando - di quelle che faceva lui. La storia di Don Ellis è un altro esempio: dalla ricerca risulta essere un'altra persona, assai diversa anche fisicamente - non ho a disposizione la foto pubblicata nel reportage, ma ho visto quelle del Don Ellis pubblicate sul web e vi assicuro che non è lui l'uomo fotografato da Vanni Belli era una specie di Totò di colore - quindi o si tratta di un omonimo che incredibilmente ebbe una carriera simile a quella dell'Ellis famoso, oppure di un truffatore di quartiere, che intortava i turisti con le sue fandonie... e prese in giro anche Marin e anche qui secondo me sta il bello del rileggere certe avventure.
  6. Nel mio paese ne gira una bronzo, era parcheggiata e me la sono guardata per bene in tranquillità, il posteriore è bello alto, sembra davvero una evoluzione delle 4x4, è ben disegnata e non over-designed che era un po' la mia paura. Il colore bello ma molto serio, spero arrivino tinte più solari. Molto bello l'Interno, sembra meno azzurro delle foto ufficiali.
  7. Ed eccoci con un altro raccontino fresco fresco. Cioè, si fa per dire. Prima di tutto, fresco fresco non è, perchè i fatti sono avvenuti 45 anni fa. Poi, fresco fresco non è perchè non l'ho messo giù in questi giorni. Lo impacchettai anni fa*, prima della lunga pausa che mi presi perchè impegnato in altre cose. Nel ricominciare a raccontare queste vicende, mi trovai fra le mani per prime quella della Delta che avete già letto, e quella della Ritmo in Amazzonia che ho finito mezz'ora fa. Poi mi ricordai di questo, e andando a cercarlo lo trovai già "ritirato" nella cartella dedicata alla Fiat Ritmo, mentre i cosiddetti "lavori in corso" li conservo in un folder apposito. Vederlo lì mi fece pensare di averlo già postato tanti anni fa, e quindi mi buttai su Delta e Ritmo-Amazzonia. E invece, quando L'informatore ha riportato l'elenco dei raid già pubblicati, mi son reso conto di averlo trascritto e messo via, durante la "lunga pausa". Quindi... fresco fresco per me non è, ma per voi sì. Inoltre, lo definirei tale perchè... in quei giorni del 1979 Marin si trovò alle prese con un... leggero freschino. * ai tempi avevo confezionato un testo di tipo leggermente differente rispetto a quelli di questi giorni. Troverete qualche mio buffo commento, inserito nei punti in cui Marin prendeva una papera, oppure la scena mi faceva sorridere. Basta, vi ho ammorbato a sufficienza. IL RAID DEI 24 PARALLELI - DAL CANADA ALLA FLORIDA CON DUE FIAT STRADA di Gianni Marin in collaborazione con Carlo Massagrande fotografie Vanni Belli La traversata atlantica sta per terminare. Il DC10 dell'Alitalia si avvicina all'isola di Terranova; l'Oceano è in molti punti ghiacciato, qua e là navigano degli imponenti iceberg. Ecco lo stretto di Caboto, il golfo di San Lorenzo, Quebec. La voce della hostess: “Ci apprestiamo ad atterrare a Montreal. La temperatura a terra è di meno venticinque gradi centigradi”. Un brivido corre lungo la schiena. Pensiamo di aver frainteso, ma basta uno sguardo, che si scontra con quello degli altri passeggeri, per toglierci ogni speranza. A Montreal sono proprio 25° sotto zero. Ce ne rendiamo subito conto quando prendiamo posto sulle navette che collegano l'aereo con l'interno dell'aeroporto. Baveri alzati, colbacchi, fiato che si condensa in nuvolette simili alle folate di una pipa ben attizzata. “E' un freddo record”, dice il tassista che ci accompagna all'albergo. E dura da diversi giorni. “Meglio così”, continua, “fin che fa freddo non nevica”. La situazione insomma non è delle più allegre. Ci troviamo a Montreal per compiere uno dei nostri raid; ma le attrezzature se non sono proprio quelle di tutti i giorni (l'unica precauzione è stata quella di utilizzare delle tute termiche della ditta Benning di Thiene e degli scarponcini Lotto) certamente non sembrano le più adatte per una situazione così esasperata. Siamo qui per provare la Fiat Strada che il 6 gennaio la Fiat USA ha presentato a Las Vegas alla stampa locale. Gente Motori vi ha già mostrato la vettura in forma statica. Avevamo apprezzato le modifiche estetiche, avevamo giudicato gli aggiornamenti tecnici alle normative di antipollution e di sicurezza americane. Ma volevamo vederle e soprattutto provarle. E' così nato il “Raid dei 24 Paralleli”, da Montreal a Miami, per un totale di 3500 chilometri. Almeno sulla carta. E ancora sulla carta avevamo pensato di andare dal freddo al caldo, dall'inverno di Montreal al “quasi-estate” di Miami; il tutto però, come l'eroe manzoniano, “con judicio”. Invece, alla prova dei fatti, questo raid si è rivelato il più duro e probante test fra tutti quelli portati a termine da Gente Motori. I – 25° diurni di Montreal sono diventati 35 durante la prima tappa nelle ore serali e di primo mattino (le due Strada sono rimaste parcheggiate all'addiaccio e ci ha fatto piacere vedere al mattino la loro “prontezza di riflessi” nel momento in cui abbiamo deciso di rimetterle in marcia). La temperatura si è poi mantenuta costantemente intorno ai 10 gradi sotto lo zero, quando abbiamo affrontato l'autostrada numero 95 da New York fino a Washington. Sino a quel momento avevamo attraversato il Vermont, il New Hampshire, il Massachussets, il Connecticut, lo stato di New York, il New Jersey, il Delaware, il Maryland; eravamo entrati in quello che non è un vero e proprio stato ma un distretto della Columbia, cioè Washington. Inconsciamente e con grande leggerezza avevamo pensato: “Il più è passato, ora ci avviciniamo alle zone calde e la marcia diventerà più facile”. Non sapevamo cosa stava per accaderci. (fu così che quel giorno, per la prima volta, il Gianni si ritrovò a pensare che forse a Milano in redazione con i glutei sulla poltrona non si stava tanto male) Ma proseguiamo nel racconto. Lasciata la capitale nord-americana sotto un forte vento proveniente da sud, ecco le prime avvisaglie di neve. Prima dei fiocchi radi, poi sempre più fitti, poi sempre più ampi. Si stava scatenando una bufera: da venticinque anni non si registrava un fenomeno simile sulla zona. Il dramma era agli inizi. Il dilemma anche: fermarci o continuare? La pattuglia della polizia, ferma a lato strada, ci consiglia di uscire e di fermarci al primo motel. A mano a mano che procediamo le colonne in uscita sono sempre più numerose. È domenica: anche gli americani in week end sono stati presi alla sprovvista. La nostra piccola troupe tiene consiglio via radio: opinioni discordi, poi prevale il “continuiamo”. Da quel momento ha inizio il dramma dei quattro italiani al volante delle due Strada, un dramma durato 301,9 miglia, pari a 486 chilometri molti dei quali compiuti in piena notte sotto la neve, a cui si debbono aggiungere altre 185,5 miglia pari a 298 chilometri su di un'autentica lastra di ghiaccio, quindi molto di più del solito “fondo ghiacciato”. Virginia, Nord e Sud Carolina, e la parte iniziale della Georgia sono stati percorsi dalle Fiat Strada in queste condizioni. Da tener presente che nel Nord Carolina, in piena notte, abbiamo incontrato l'occhio del ciclone, proprio nella regione denominata Rocky Mount; una zona desolata, di montagna, un posto dimenticato da Dio e dagli uomini, dove vivono ancora oggi i cosiddetti hillbillies, cioè i “montanari”, gente nomade che spara addosso agli agenti delle tasse, si rifiuta di andare alle armi, distilla il moonshine, una specie di whisky schifoso, preparato nottetempo in caverne segrete. (praticamente Dinamite Bla) Ricordare oggi a tavolino questa impresa ci fa anche dire: “Siamo stati dei pazzi”. Le Strada erano assolutamente normali. Era stata presa un'unica precauzione: quella di sostituire la miscela antigelo, il cui limite era di – 23°, con una adatta per i – 36°. il tutto è poi stato affidato alle automobili, alle loro sospensioni, ai loro freni, alla loro tenuta di strada e alle gomme: i Pirelli P3. Ebbene alla Ritmo e alla Strada, sua diretta derivazione, si possono trovare molti nei (e avremo occasione di parlarne) ma non potremo mai criticare la tenuta di strada e il comportamento dei pneumatici Pirelli, che si sono trovati a dover lavorare in condizioni assolutamente impossibili. Con la massima modestia, ci sentiamo di affermare che forse nessun collaudatore della Fiat e della Pirelli si è venuto a trovare in condizioni tanto difficili. Non avevamo catene, né chiodi, né preparazione da rallies; eravamo nelle condizioni di un qualsiasi automobilista, in una situazione ambientale assolutamente eccezionale. Il nostro Vanni Belli ha tentato (e le pagine fotografiche che corredano queste nostre note ne sono una pallida testimonianza) di trasmettere al lettore l'immagine di quei momenti (o meglio: di quelle lunghe ore); ma, come abbiamo detto, è una “pallida testimonianza”. Come fotografare nel cuore della tormenta? Come fotografare di notte mentre la neve si accumulava centimetro su centimetro? Come fotografare mentre stavamo superando sul ghiaccio i grossi camion americani che sollevano tornado di neve, acqua e ghiaccio? Ci siamo quindi affidati alle parole, alla nostra testimonianza di giornalisti onesti che sempre hanno raccontato dal vivo e con la massima obbiettività le proprie esperienze motoristiche. Se ci chiedessero di ripetere una simile esperienza, forse rifiuteremmo, pensando anche ai pericoli reali a cui siamo andati incontro. Però oggi possiamo ben dire di aver compiuto un'impresa eccezionale con una vettura e dei pneumatici straordinari. Le cifre parlano chiaro. Abbiamo percorso 3468 chilometri in 41 ore e 42 minuti, la media generale è stata di 83.165 chilometri all'ora e quella autostradale di 89,868. Si tenga presente che la velocità massima consentita negli Stati Uniti è di 55 miglia all'ora, cioè di 88,495 chilometri orari. Una curiosità: lo stato del Wyoming ha chiesto di portare questo limite a 70 miglia: il presidente Carter ha risposto di “sì”, ponendo però come condizione il decadimento di tutti i contributi governativi di cui gode questo stato americano. Ritornando alla nostra media, possiamo dire che anche questa è stata eccezionale; in tre occasioni abbiamo avuto guai con la State Police, cioè la Polizia della Strada locale. Ci sembra interessante riportare un ultimo dato che consente di giudicare in maniera obbiettiva il modo in cui si è svolto il nostro test: il percorso da Montreal a Miami City dove la temperatura era di 26° (l'escursione termica dal momento della partenza a quello dell'arrivo è stata di 61°) è stato percorso in cinque giorni effettivi di marcia. Agli uomini e alle automobili è stato chiesto il massimo, in ogni momento ed in tutte situazioni. Inquadrato così il Raid dei 24 Paralleli organizzato da Gente Motori, parliamo ora in maniera più approfondita delle automobili e del viaggio. La Strada, come ormai coloro che ci seguono sanno, è la versione americana della Ritmo. La scocca è rimasta immutata. Le differenze estetiche sono nella mascherina anteriore e nei paraurti. Il primo impatto a Montreal è piuttosto sconcertante. Decisamente la Strada, anche se ha perso in personalità nei confronti della Ritmo, è a nostro avviso più armonica, più facile da capire. Sulle fiancate è stata applicata una modanatura in gomma, non presente sulla Ritmo, che slancia maggiormente la vettura. Vi è un fregio applicato sotto il montante anteriore che ha la utilissima funzione di evitare l'imbrattamento del vetro laterale. Sulle fiancate posteriori troviamo le luci di ingombro, e i cerchio hanno un disegno (o meglio una colorazione) diverso. All'interno le modifiche sono minime. È più elegante il rivestimento in materiale plastico delle portiere, vi sono dei poggiabraccia diversi, un cicalino avverte guidatore e passeggero di allacciare le cinture. Un'altra diversità la noteremo al primo rifornimento: il bocchettone di immissione del carburante è caratterizzato da uno sportellino a molla interno che si apre su pressione del becco della manica della pompa di benzina. Crea qualche difficoltà nei rifornimenti, perché la parte terminale della pompa di benzina ha una specie di spirale che tende a incastrarsi su questo sportellino. Meccanicamente il motore è la parte che ha subito maggiori modifiche per soddisfare i capitolati imposti dalle leggi nord-americane in fatto di antipollution. La cilindrata è di 1498 cc, che sviluppa una potenza di 64 cavalli (SAE). È quindi paragonabile alla Ritmo 65 con motore di 1300 cc. La velocità massima da noi cronometrata è di circa 174 chilometri all'ora a 5110 giri in quinta, riscontrabile anche in quarta a 5800 giri al minuto. (a me sembrano troppi 174 all'ora per una Ritmo con 64 cv) Con partenza da fermo abbiamo raggiunto la velocità di 30 miglia/ora (pari a 48,2 km/h) in 3,5 secondi; quella di 60 miglia/ora (pari a 96,5 km/h) in 12,3 secondi, e quella di 90 miglia/ora (pari a 144,8 km/h) in 38 secondi. Il viaggio prosegue: a fra poco con la seconda parte. (molte foto non sono facili da abbinare al testo, per cui farò probabilmente un terzo post con quelle che avanzano)
  8. Bravo, non hai specificato di che anno 😂
  9. Questa è sempre per la serie “scusate se posto roba bella”; ma non sto parlando di qualità dello scatto, anzi: per dignità non lo avrei pubblicato, se ritagliando l’immagine non avessi notato che la sigla di provincia sulla targa è nientemeno che: 😬
  10. Non so se sia proprio così, ma mi è sempre venuto naturale pensare che il riferimento fosse proprio alle particolari geometrie stilistiche.
  11. Con gli occhiali da sole sembra di rivedere il padre….
  12. Va bene il codice originale...ti avviso a breve
  13. Rieccomi ! Anch'io mancavo da un po' di tempo. E per evitare di far confusione con doppie foto, sarà meglio che inizi a postare gli avvistamenti più recenti. Come questa piccolina ( accanto ai pachidermi odierni spariva proprio ). Credo appena fresca di restauro perché mi sembrava perfetta. Queste due girate dal solito Amico, che ormai sa e lo fa automaticamente, come un pupazzo nelle mie mani 😆 E infine un' ormai rara Vento vista il mese scorso. Tra le foglie cadute, come un vero e proprio vento d' autunno. Una bella 33 la posto anch'io : targa forestiera e apparentemente conservata. Non mi stupisce : in Umbria, da dove viene, fanno vite abbastanza tranquille.
  14. Thanks a lot Max for this file! I should remember, each time I find a "behind the scenes" sheet, to ask you because you always have a better quality one! About full load cars... I see nothing about that in these specs. I read the different weights only (net, gross, etc. etc.), nothing about the way the car have been tested. As I remember, performances were tested with driver, fluids, and maybe a bit of weight on the trunk (I don't remember how much, something like 20 kg). Am I wrong? (asking to guys here, in english, to wake them up in this early saturday morning ) Back to italian... Come scrivevo ieri, mi piacerebbe continuare il topic spostandomi nel settore delle foto-spia e quindi... cercando di riproporle (per quanto possibile, chè non ho tutte le date, vado a memoria) nella stessa sequenza in cui comparvero sulla carta stampata, inizio col dire che... la prima foto di un prototipo della Dedra fu pubblicata prima all'estero che in Italia. Strano questo fatto, dato che ai tempi nel nostro Paese c'erano due testate molto attente a quanto il Gruppo mandava in strada a fare i collaudi... eppure il primo a pubblicare una foto-spia della Dedra fu un periodico spagnolo. La foto in realtà era la stessa che poi fu pubblicata da Quattroruote all'interno del primo servizio dedicato alle future medie italiane. Evidentemente lo scatto di un fotografo indipendente che vendette le immagini a più testate. Gli spagnoli però, confezionarono il servizio più velocemente. Questa è la prima foto-spia di un prototipo della Dedra. Quattroruote la utilizzò nel corso del 1986, anno in cui i servizi dedicati alle nuove medie furono più di uno. In estate (il numero di Luglio,con la copertina gialla e la Regata II Atto in copertina) l'articolo mostrava un po' tutto quel che c'era su strada in quel momento (quindi anche l'Unone-Tipo 2), inclusa questa immagine, e poi tornava con un servizio dedicato solo alla Dedra sul numero di Dicembre l'Audi 80 in copertina. Però... la rivista Motor 16 l'aveva già pubblicata sul numero del 5 Aprile. Ricordando che la costruzione del prototipo "0" inizia nel settembre del 1985 e che solo dopo quello step inizia la costruzione delle vetture sperimentali, penso di poter dire che ci si trovi davanti ad una delle prime, primissime Lancia Tipo 3 costruite. Ecco la stessa vettura in altre due immagini. (da notare il paraurti posteriore che non ha nulla a che vedere con quello della Dedra... è della Thema, forse?) Qui una molto simile (ma non credo sia lei, siamo sempre nel gruppo dei primi proto ma ci sono troppe differenze a livello di camuffo... mi sembra di leggere pure una F sul parabrezza, mentre sulla precedente non leggo nulla: saranno state denominate A-B-C-D- ecc. ecc.? ) A volte la differente qualità di stampa e la variazione di tonalità che prendevano i colori da una rivista all'altra non aiutano ad individuare il proto, ma analizzando i dettagli - ho proprio niente da fare stamattina, eh? - penso di poter dire che questa sia la stessa delle due foto qui sopra. Le hanno solo cambiato i cerchi, durante i numerosi "smonta-rimonta". Tuttavia non credo si tratti del prototipo del primo scoop: molte differenze a livello di camuffatura (mi sembra strano che si siano messi lì a togliere il nastro dai telai delle porte...) ed il paraurti posteriore è diverso. Da notare invece l'anteriore, che ha due rigonfiamenti nella zona dei fendinebbia ma sembra già quello definitivo, e gli specchi retrovisori già pronti. La vediamo qui in un'altro scatto che fu pubblicato da più riviste (sicuramente Auto, forse pure AutoSprint). Ma la cosa che mi sorprende maggiormente in questi due prototipi è il fatto che siano stati assemblati con la mascherina definitiva, nemmeno troppo coperta. Insomma, era facile capire che si trattava di una nuova Lancia. La cosa buffa? Nei prototipi costruiti in seguito la calandra scompare. Tornando a Quattroruote infatti, nel primo mega-servizio dedicato alle T2-3, oltre alla foto di apertura troviamo anche questa. La calandra è scomparsa, la zona dei fari è più pulita (anche se non mi sembrano definitivi) e oplà, pure lo specchio retrovisore pare ora un pezzo di recupero. La stessa auto la vediamo qui (fonte: non ricordo ma vista la grafica potrebbe trattarsi di Rombo o AutoSprint... Gente Motori non usava quei caratteri e Quattroruote non applicava disneyane "patacche" sulle foto) e possiamo vedere meglio il frontale privo di calandra (e sì, forse i gruppi ottici sono definitivi, frecce a parte). Questa "si chiama" 9 (e possiamo leggerlo anche nella foto di QR). Prima lettere, ora numeri. Mi arrendo
  15. Esatto - Progresso, non soffermarsi sul passato. Prima parte e tornare ad un modo di lavorare il ritorno a una vita autodeterminata e autonoma, senza continue grida allo Stato e richieste permanenti da parte dello Stato, semplicemente prendendo in mano la situazione se stesso. Ridurre le eccessive quote statali e la burocrazia in Europa, esattamente ciò che Musk dovrebbe fare per Trump con la sua unità speciale. Seconda parte utilizzare le scarse e sempre più ridotte capacità per attività promettenti e a valore aggiunto. Per esempio la quota della industria al BIP in Svizzera e 20%, la parte del headcount di questa industria su tutti le teste lavorative nella Svizzera e 10%. In Germania la quota industriale e anche 20%, invece la headcount e il doppio della Svizzera, 20%. Significa che la creazione di valore di un headcount industriale tedesco e solo la meta di quello in Svizzera. Ma non può essere diverso se ci si aggrappa alle industrie tradizionali del secolo scorso( Accaio, chimica di base, automotive) e ci si concentra su di esse. Il progresso non è persistenza, ma buttare il vecchio e iniziare qualcosa di nuovo. Ci sono tante nuovi segmenti, informatica quantistica, nuovi materiali innovativi, tecnologia medica, tecnologia energetica ecc ecc., lasciamo cose com assemblare agli asiati che sono in gradi di fare questo in stessa qualita a prezzi piu bassi in tempi piu corti. Costruire automobili non è certo una competenza fondamentale di una società moderna ad alta tecnologia.
  16. Anch'io mi ero perso il grande avvenimento... Congratulazioni Nucarote, ottima scelta. Giusto ieri sera ho avvistato una Ypsilon in autostrada: era buio pesto e non sono riuscito a capire il colore esatto (ma sospetto fosse il blu), ma la fanaleria circolare è inconfondibile.
  17. E fu sfogliando distrattamente quel numero di Gente Motori che al responsabile marketing del Lingotto venne una certa idea su come lanciare l'imminente sostituta della 127... Due piccole note a margine: 1) Sostenere che la versione USA della Ritmo era più "armonica" è una corbelleria che non si può leggere, dato che a livello di linea era la fiera del posticcio. 2) affascinante come solo negli ultimi anni si sia (ri)preso ad abbinare il termine "pneumatici" all'articolo corretto. Ancora qui scrivevano "dei pneumatici" anziché "degli pneumatici". Ora nessun giornalista un minimo preparato lo farebbe.
  18. Ne ho incrociata pure io una di recente, argento ben tenuta parcheggiata con dentro il guidatore, probabilmente in attesa del passeggero. Faceva ancora la sua porca figura.
  19. La seconda con,sicuramente, interni leggermente modificati
  20. Non so se vi possa interessare, ma Drop Top Custom in collaborazione con Dodge ha convertito la coupè BEV in cabrio. Con un peso di serie di 2648kg, più eventuali rinforzi strutturali, può fare concorrenza ai Peterbilt/Kenoworth.😁 https://www.carscoops.com/2024/12/dodge-charger-daytona-convertible-is-a-true-electric-hair-dryer/
  21. A proposito di Kappa, l'altro giorno in autostrada mi ha sorpassato a una velocità ampiamente illegale nientemeno che la cugina 166, ma era di notte e non sono riuscito a fare foto.
  22. Se le prime cifre della targa fossero state 116 avresti fatto la combo definitiva 😁
  23. Complimenti, bel regalo di Natale che ti sei fatto ! Lapo e John ringraziano !
  24. Ovviamente tra gli accessori d'altri tempi un posto d'onore va a questo: E come non citare proprio questo, in particolare?
  25. Nemmeno una spider? Questa era spettacolare
  26. @gianmy86 hai dimenticato Per lei ci sono
  27. Accessori da montare post vendita molto ottanteschi erano anche questi: che possiamo vedere in questo mio recente avvistamento vintage: (Tra l'altro in auge in un periodo nel quale la maggior parte delle automobili aveva già di serie modanature paracolpi alle portiere, come nell'esempio sopra)
  28. Uhh augurii, me l’ero persa! E complimenti per la Cassina!
  29. Chissà come la chiameranno, spero non E-Type 😅
  30. Per lo stesso CdS le bici non possono circolare sui marciapiedi. o meglio, devono essere condotte a mano. Essendo il marciapiede esclusivamente riservato ai pedoni. Se la signora in bici fosse stata sulla carreggiata, avrebbe avuto ragione. Essendo sul marciapiede, minimo concorso di colpa. Anche perché i passi carrai devono essere arretrati rispetto alla carreggiata (o avere lo specchio) proprio per poter dare visibilità e consentire di dare la precedenza in sicurezza. Ma alla carreggiata, non al marciapiede. Dove al massimo ti dovresti poter aspettare un pedone
  31. Se è per quello 4R negli anni 70 (e forse anche nei primi '80) pubblicava il prezzo dei principali pezzi di ricambio. Tornando un momento al raid delle Delta, e mi scuso con i fan, ho sempre trovato il giornalismo di Marin piuttosto retorico e pesante (e all'epoca ero bambino), ma col tempo secondo me è invecchiato pure peggio. Le parti storiche o "sociali" non solo non aggiungono nulla, ma sono veramente sempliciotte... Ok, era una rivista di auto e non il New Yorker, ma certi commenti rivelano molto dell'autore e della sua generazione...
  32. Ma quando fu deciso il cambio di nome da Aprilia a Dedra? A me Dedra è sempre piaciuto, peccato per la sfortunata assonanza in inglese. Io l'avrei chiamata semplicemente Prisma, che per altro aveva un'ottima fama (almeno in Italia). E così facevano i tedeschi, che mantenvano la continuità dei modelli anche quando quello nuovo era un salto quantico rispetto a quello che sostituiva (Audi 80, per esempio).
  33. Dipende molto da cosa intendono fare i tecnici Fiat : se aprono i preordini a Fine Gennaio ( come alcuni Concessionari affermano) ti direi che entro Giugno la macchina si potrà avere se invece aprono le ordinazioni in concomitanza con Il Lancio commerciale a fine Marzo prima di Settembre quasi impossibile... All estero notavo da alcuni Concessionari francesi apertura preordini a Ottobre hanno fatto il lancio commerciale 10 giorni fa e consegneranno a Gennaio le prime E... Da instagram Fiat Montauban Concessionario francese
  34. Lo specchio retrovisore dell'ultimo prototipo è palesemente quello di Delta/Prisma.
  35. Aggiornamento dalla stessa fonte: Nuovo stabilimento Moto Guzzi, i lavori procedono nei tempi: prevista la consegna per metà febbraio
  36. Mi sa che il Biscione manca a molti, orfani di Mito e Giulietta. Molto elegante in blu sia fuori sia dentro.
  37. Dai su, l'unica risposta è Giulia. È 1 cm più corta di 159 quindi è "più piccola".
  38. Il p/n è 60677853. Non ho sotto mano il telaio ma te lo posso comunicare fra qualche giorno appena torno.. Grazie mille!
  39. Auto media (non piccola) con qualità stradali e materiali interni tali da non fare mancare troppo una vecchia segmento D, credo solo Mazda 3/Cx30. Oltretutto la Mazda 3 sedan ha dimensioni esterne che sono esattamente identiche a quelle della 159 berlina.
  40. Tonale è molto più piacevole da guidare rispetto alla concorrenza diretta e alle parenti americane. Pero se cerchi qualcosa di basso e divertente al di la del marchio andrei di Focus.
  41. Ciao Giuseppe, buon Natale e buone feste! (So che sembra OT, ma invece sono IT... 😋) Comunque, imho, quello che si avvicina di più a ciò che cerchi, lo potresti trovare nel gruppo VAG. Ma sono mild hybrid. Dai un occhio anche a Mazda CX-30, ma di ibrido ha ben poco...
  42. io non credo a questa crisi dei fornitori automotive... Almeno in riferimento a quelli aftermarket, io sto notando sulla quasi totalità dei ricambi la bella e rassicurante scritta Made in China, anche su marchi che fino a qualche tempo fa erano stenuamente made in EU o Made in qualche paese che non fosse la Cina... Proprio sul mio ultimo ed importante ordine di candele d'accensione Bosch il 90% del fast moving era di produzione Cina...idem su UFI, Marelli (qui vi aprirei un mondo...), e Valeo. Qui con la scusa della crisi (che poi non ho capito di quale crisi parlano), gran parte dei BIG stanno dislocando la filiera dell'alta movimentazione quasi completamente lì, per offrire componenti a prezzi convenienti o almeno non troppo distanti dai marchi meno blasonati (guarda caso pure questi ormai quasi tutti made in China). Valeo ad esempio da poco sta distribuendo una linea parallela di alternatori con codifica diversa e sito di produzione meno nobile a prezzi abbattuti almeno del 30%... Una felice sorpresa sinceramente l'ho avuta leggendo MADE IN ITALY sulle ultime vendutissime frizioni AP (adesso Raicam) KT7617, KT90293 e KT90294. Sembrava quasi un errore di stampa. Mi sono emozionato...
  43. Bellissima, c’è poco da dire. Complimenti
  44. A proposito di Ferdi Piech, l'altro giorno riflettevo su come siamo arrivati ad un periodo in cui i costruttori automobilistici cercano di ridurre e unificare il più possibile ila gamma motori, spalmandoli su più auto, e pensando ai vecchi e folli fasti del megagruppone VAG, ho notato come negli anni 2000-2010 avesse CONTEMPORANEAMENTE in produzione una decina di motori mostruosi, e costosissimi da sviluppare/produrre: -4.0 W8 esclusivo solo per Passat -4.2 V8 benzina -4.0/4.2 V8 TDI -4.5/4.8 V8 M48 esclusivo di Cayenne/Panamera -6.75 V8 di Arnage/Azure/Brooklands -5.0/5.2 V10 Lamborghini -5.0 TFSI esclusivo per l'RS6 -5.7 V10 esclusivo per la Carrera GT -5.0 V10 TDI esclusivo di Touareg/Phaeton -6.0 W12 -6.5 V12 Lamborghini -6.0 TDI esclusivo per il Q7 -l'8.0 W16 per le Bugatti Senza contare poi i 6 cilindri e il 4.7 W10 sviluppato ma mai nato, divertente notare come oggi l'alto di gamma VAG tira avanti col 4.0 V8 TFSI e derivati. Tempi a dir poco allucinanti
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