Esatto, Rover 800 e Honda Legend.
Il progetto conosciuto con la sigla "XX". Una partnership iniziata nel 1981 con la Triumph Acclaim, e proseguita nel 1984 con la Rover 200, mentre si gettavano le basi per una collaborazione fra le parti più attiva e profonda.
Rover doveva sostituire la SD1, Honda voleva allargare la sua gamma di prodotti introducendo una berlina di prestigio. Entrambe inoltre avevano desiderio di mettersi in gioco sul mercato americano.
Nel novembre del 1982 quindi Tadeshi Kume (presidente della Honda) e Mark Snowdon (amministratore delegato della Austin Rover) firmarono un accordo che portò alla nascita di Legend e 800. Legend fu presentata al Salone di Tokyo del 1985, la Rover arrivò più tardi. In entrambi i casi, comunque, si poteva parlare di record: solo 3 anni di sviluppo, partendo dal classico foglio bianco.
Programma che costò relativamente poco: 130 milioni di sterline, pari a circa 300 miliardi di lire dell'epoca. Elementi comuni fra le due vetture: il pianale, il vano motore, l'alloggiamento del parabrezza ed alcuni lamierati. Fra le curiosità riguardanti la sorella inglese, per Rover fu il primo utilizzo di un nuovo materiale chimico, il Dual Hardness Foam (DHF) prodotto dalla BP, che permise di dare a cuscini e schienali dei sedili due differenti gradi di sofficità (o resistenza alla pressione) a seconda della compressione esercitata sulla schiuma. In curva, o in fase di rollio, cuscino e schienale esercitavano quindi un'azione di contenimento che si aggiungeva a quella dovuta alla loro forma.
Riguardo i motori, la gamma di lancio della 800 prevedeva due opzioni, una "giapponese" e l'altra casalinga. Il 2500 V6 infatti era un motore Honda, derivato da quello di F 2, motivo per cui si presentava con l'anomala apertura della V a 90 gradi (nell'ottica di un contenimento dell'altezza). Contrariamente alla tradizione Honda, era un motore a corsa corta (75 mm) di tipo super quadro.
Al fine di assicurare regolari intervalli di scoppio pari a quelli generalmente ottenuti con i V6 di 60 gradi, si fece ricorso al sistema di disassare gli spinotti di 30 gradi in modo da avere uno scoppio a intervalli regolari di 120 gradi.
Il 4 cilindri siglato M16, invece, era un propulsore inglese, studiato anni prima per la Triumph TR7 e poi rimasto inutilizzato a causa dell'uscita di produzione della poco fortunata spider a cuneo. Lui, invece, oltre ad essere un "learn burn" (miscela magra) era un "corsa lunga". I cambi manuali erano di origine inglese: per il 4 cilindri si trattava di unità molto simili a quelle di Maestro e Montego, mentre quello del V6 era equipaggiato con cuscinetti ed ingranaggi di maggiori dimensioni. Il cambio automatico a 4 rapporti disponibile per la V6 era di produzione Honda, mentre quello riservato alla 820 era uno ZF.
(avevo un attimino )