Mi raccomando Gimmo, anche dal porcaio, dallo zozzone o dall'unto che dir si voglia, l'etichetta è fondamentale: si rutta a bocca chiusa.
Qualche post fa avevo sia pur fugacemente accostato Checco Zalone a Paolo Villaggio, ma vale anche per Alberto Sordi e Totò. Ovviamente lui è figlio del suo tempo, quindi qualsiasi accostamento in termini di grandezza coi summenzionati sarebbe improponibile.
Ma è interessante il paragone riguardo allo "squarcio" che hanno proposto rispetto al cinema del loro tempo. Luca Medici - giurista, fine musicista e comico dotato di singolare talento - ha inventato un personaggio che rispetta i due comandamenti della fu commedia all'italiana: 1) rappresentare i famosi "vizi e virtù" degli italiani, 2) castigat ridendo mores, ragion per cui chi ha visto l'ultimo film si ritrova a tifare per un soggetto, il parassita statale, che nella vita investirebbe con la macchina.
E ha introdotto una maschera con caratteristiche precise: scurrile oltre ogni misura, individualista e retrogrado. Sembra una banalità, ma grazie a questo meccanismo ogni volta che tratta una donna come un oggetto o prende per i fondelli un gay, frantuma in un secondo qualche tonnellata di bieco politicamente corretto arroccato a difesa di quelle categorie, senza però risultare mai offensivo, perché è solo il gioco tra lui e il suo pubblico.
Se devo trovargli un limite, i suoi film sono esilaranti la prima volta, ma dopo stancano subito. Mentre Fantozzi, Il vigile e Totò le Mokò si possono vedere praticamente all'infinito.