No.
Per dimetterti non basta più la classica lettera, quella con cui potevi anche toglierti qualche sassolino dalle scarpe sul tuo (ex) datore di lavoro.
Devi passare attraverso il portale ClicLavoro. Questo richiede il rilascio di un PIN da parte dell'INPS. L'istituto ti rilascia metà del PIN al momento della registrazione, l'altra metà te la spedisce a casa per posta.
Una volta ottenuto il PIN dall'INPS, ti colleghi alo portale ClicLavoro, ti registri anche lì e poi compili un modello che verrà mandato all'indirizzo di PEC o e-mail del datore di lavoro.
Siccome la cosa richiedere tempo e sbattimento, molti se ne fregano. Sfanculano il datore di lavoro e non si presentano più in azienda. A quel punto il datore di lavoro, anche se sa che i lavoratore vuole dimettersi, deve considerarlo comunque in forza, stare buono qualche giorno, poi esperire la procedura di contestazione disciplinare prevista dall'art. 7 della L. 300/70 (Statuto dei lavoratori). Passati 15 o 20 giorni (i tempi tecnici per "accumulare" un certo numeri di giorni di assenza, contestarli per iscritto con raccomandata AR, attendere i 5 giorni in cui il lavoratore può astrattamente presentare difese), il datore di lavoro può finalmente far partire la lettera di licenziamento per giusta causa. Però, visto che è licenziamento e non dimissioni, deve pagare il ticket NASPI di licenziamento (che può arrivare a circa 1500 euro). Dopo tutto questo, il lavoratore prende anche la disoccupazione (sempre perché, formalmente, il rapporto di lavoro non si è concluso per dimissioni ma per licenziamento).
E tutto questo casino per contrastare un fenomeno (dimissioni in bianco) già risolto dalla legge Fornero