Sono stato facilissimo profeta. D'altronde i limiti di Baku (circuito discutibile, difficoltà logistiche e financo inefficienza nelle attività di ripristino della pista) diventano la sua forza. Impossibile pensare che quelle curve ad angolo retto non mietano vittime, e che i muretti a bordo pista non perdonino errori, vero Romain? Peraltro i muri e la carenza di vie di fuga sono validi elementi di selezione naturale tra piloti e mammalucchi tanto che ne viene spesso invocata la presenza anche sulle altre piste.
L'anno scorso è stata una gara da dimenticare per problematiche varie, quest'anno gli stessi elementi, miscelati diversamente, hanno dato vita a una gara elettrizzante e incerta fino al penultimo giro. Peccato solo che per pulire i detriti dalla pista impieghino manodopera scarsamente formata e attrezzatura valida al più per nettare un salotto, ci mettono tre giorni a pulire e quanto ai risultati, chiedere a Bottas cosa ne pensa.
Infine il rettilineo di 32 chilometri che indubbiamente facilita nei sorpassi queste Formula 1 da autobahn.
Ah, complimenti per il camion parcheggiato in pista. Montano le gru anche a Monaco, non riescono a farlo a Baku?
Passo a una modesta disamina di piloti e team.
In ordine sparso. Verstappen si è prodotto per la trecentocinquantaseiesima volta nel suo numero preferito: il doppio cambio di traiettoria. Il suo marchio di fabbrica, l'elemento portante dei suoi risultati sportivi. Unanimamente considerato dai piloti gesto di scarsissimo fair play nonchè punitissimo fino al giorno prima del suo ingresso nella massima formula. Poi oggetto di una specifica sanzione scaturita proprio dal suo comportamento in pista, ma che ha riguardato tutti meno che lui, finché la regola cosiddetta "anti-Versbatten" non è diventata ufficialmente lettera morta e ridimensionata a mero incidente di gara, così da potersene nuovamente avvalere ieri, in pieno rettilineo, alla bellezza di 330 km/h.
Se non altro stavolta non ha rovinato la corsa al titolo iridato (cosa che lui non può neanche prendere in considerazione) di un altro team, ma il profitto delle sue azioni è rimasto tutto quanto in famiglia, con un bel doppio zero. E se mi dispiace per Ricciardo, mi permetto una punta di compiacimento per chi, tra i suoi datori di lavoro, in passato ha minimizzato, non corretto e risolto la cosa con un buffetto sulla guancia.
Vettel. La sua maestria era richiesta in tre momenti della gara: partenza, ripartenza e seconda ripartenza. Le prime due eseguite a regola d'arte, la terza toppata alla grande. Più che il lungo con spiattellamento (abbiamo visto altre volte da lui simili azzardi riuscire alla meraviglia; cazzarola, se non ci provi che campione sei?) è stata censurabile la ripartenza, con Bottas andato via subito e Hamilton minacciossissimo dietro, probabilmente neutralizzato soltanto perché a sua volta ha dovuto difendere la posizione da Raikkonen.
Raikkonen. La sua maestria era richiesta in due momenti della gara: non fare danni all'inizio, e cercare di azzannare una vittoria al fulmicotone con un'auto superiore e un tracciato che consentiva questo. Disattesi entrambi. In mezzo, una gara insapore, forse non sempre per colpa sua ma indubbiamente con premesse determinate da lui: una qualifica decente e un alettone distrutto in meno gli avrebbero consentito di non dover montare quelle maledette gomme gialle fin dall'inizio.
Ferrari. Quando le immagini erano su Vettel che si posizionava tra i suoi meccanici per il fatidico pit stop, e il commentatore ha pronunciato quelle parole che temevo ma mi aspettavo ("gomme gialle") la mano mi è andata alla fronte. Ma come? Raikkonen con quelle stesse gomme stava annaspando come un disperato, Hamilton a parte qualche acuto andava più lento sia di vettel che di Bottas, Vettel era in testa con un vantaggio con cui si poteva stare alla finestra e guardare tranquillamente la gara, le strategie degli altri, il comportamento delle gomme, vanificare anche un undercut di Bottas... e invece, perchè non complicarsi un po' la vita?
E' la seconda gara che perdono per quelle gomme gialle, impareranno mai?
Grosjean chi?
Hamilton. Se non si approfitta dei suoi temporanei scoglionamenti sarà difficile batterlo alla fine, anche con un'auto superiore. Grande maturità sportiva nella sobrietà con cui ha festeggiato: aveva un bisogno maledetto di una vittoria, eppure non ha gioito più dello stretto necessario per un risultato non pienamente meritato e soprattutto ottenuto per le sfighe altrui. Per il resto, una parte centrale della gara piuttosto inoffensiva e sotto la media.