Probabilmente sì, dal punto di vista strategico/logistico forse non era granchè conveniente produrre un mezzo che era nient'altro che un clone di un altro in un sito differente. Ma d'altra parte non è che bisogna stupirsi più di tanto; quando di mezzo c'è lo Stato (L'Alfa Romeo dell'epoca era ancora un'azienda dell'IRI) la storia ci insegna che è possibile tutto e il contrario di tutto.
Ad ogni modo vale la pena ricordare che gli stabilimenti A.Pomi. (Alfa Pomigliano) poi in seguito ribattezzati A.R.Ve.Co. (Alfa Romeo Veicoli Commerciali) erano operativi a Pomigliano d'Arco fin dalla nascita del Romeo nel '54 ed hanno sfornato i commerciali Alfa Romeo fino alla chiusura definitiva della divisione avvenuta nel 1990, con l'uscita di scena definitiva dell'AR6.
Altri veicoli assemblati in quegli stabilimenti furono il Mille, l'ultimo "pesante" del Biscione, a partire dal '57; dal '67 gli A-11/12 e F-11/12, cioè l'ultima evoluzione del Romeo, fino all''83; sempre dal '67 e fino al '74 gli A-15/19/38 e F-20 assemblati su licenza SAVIEM; Dal '78 poi fu la volta appunto dell'AR8, clone del Daily, e dall''85 dell'AR6, gemello del Ducato, la cui fine produzione coincise per entrambi con la chiusura definitiva della divisione Commerciali, nel 1990, e quindi con la chiusura di quel sito produttivo.
Tuttavia non escluderei che alcune quote venissero prodotte anche in altri siti, tipo Brescia, Suzzara, la SEVEL di Atessa ecc.. In ogni caso da Pomigliano per quarant'anni circa ne sono stati prodotti veramente tanti, se non la maggior parte.