1) Esercito: non c'è, è vero, ma si tratta di un secondo passo successivo alla definizione di obiettivi comuni in politica estera messi al servizio degli interessi del continente. Ma noi siamo carenti prima di tutto su quel punto, non tanto sull'organizzazione delle forze militari che possono assolvere compiti di tipo continentale anche rimanendo divise per Stato. Tra l'altro la messa in comune degli eserciti è un passo psicologicamente molto greve, non ipotizzabile in un'epoca in cui ci sono innumerevoli segnali di chiusura e scetticismo tra confini.
2) Imho problema quasi irrilevante. A parte il revanscismo di alcuni ambienti francesi che si sentono spogliati della loro vecchia supremazia linguistica (tra l'altro il francese si usa ancora preponderantemente nelle istituzioni), non vedo motivi per non usare l'inglese. Una nuova lingua comune dovrebbe essere creata ad hoc, su criteri suscettibili di controversie, insegnata e imparata accanto alle altre (che non scomparirebbero), e percepita anche dall'esterno. Imho è solo un ostacolo inutile.
3) Non esiste un vero governo paneuropeo senza i governi nazionali perché è un processo in fieri. Come diceva da un'altra parte @Wilhem275, ci siamo dimenticati proprio di questo. Nessuno è mai andato a Bruxelles a dire "ecco, questo è il progetto europeo finale, adesso tenetevelo." Pensiamo agli USA, che si sono formati su un compromesso tra Stati di origine relativamente giovane non senza forti tensioni interne. Qui abbiamo un numero di Stati paragonabile, ma ognuno con una propria storia lunghissima e nella maggior parte dei casi fortemente identitaria, sarebbe stato difficile anche negli anni '80 e '90 immaginare un governo federale europeo nel breve termine. Senza dimenticare che la Commissione è soggetta al controllo democratico in due modi: tramite elezione indiretta da parte dei capi di Stato, e tramite voto confermativo del Parlamento (che tra l'altro determina di fatto chi ne sarà il presidente).
4) In quanto a politiche sociali, del lavoro e fiscali è vero (ed è molta roba), per il resto il mercato unico è stato un successo come generatore di ricchezza. Imho i due grossi errori che si sono commessi riguardano: i) il lancio dell'euro prima di avviare l'armonizzazione in materia fiscale e senza controlli ferrei sullo stato di salute delle economie candidate; ii) un atteggiamento troppo spinto di apertura a nuovi Stati membri, dettato anche da ragioni strategiche (Europa dell'Est); il conseguente allargamento non ha portato altro che nuove complicazioni gestionali e decisionali e nuove disparità tra livelli di ricchezza, culture economiche, capacità di allinearsi agli standard, ecc.
Però invito a confrontare i nostri giudizi di adesso con quelli fino al 2008. A parte alcune crisi istituzionali passeggere, tendenze "sovraniste" à la de Gaulle, avvertimenti di accademici&co. sulla carenza di democrazia a Bruxelles, mi pare che il giudizio della maggioranza (mica 90%) si riunisse intorno a un generale favore per l'Europa unita. Ma perché? Perché la si conosceva a fondo? No, perché le cose "andavano più o meno bene per tutti." (elemento tangibile) Adesso che a causa di una crisi esogena e delle incapacità dei singoli governi nazionali di gestirla (ok, condita dall'errore di cui sopra) abbiamo pesantemente rallentato (elemento tangibile), improvvisamente l'Europa non dà più vantaggi ed è meglio disfarsene. La richiesta di maggior controllo popolare a Bruxelles, che spesso dimentica del tutto il rafforzamento che ha subito il Parlamento in questi anni, è figlia del momento economico sfavorevole. Si dimostra banalmente che il cittadino comune si sveglia e formula domande politiche interessate - che non è sinonimo di "informate" - quando si accorge che qualcosa non funziona più e il suo tenore di vita è calato. In altre parole, anche l'UE come qualsiasi Stato necessita di una legittimazione da risultati, più che da forme: se dal 1957 ad oggi ci avessero governato i rettiliani e il nostro PIL fosse sempre aumentato del 5% annuo quasi nessuno avrebbe detto "a". Questo non per minimizzare gli errori che ci sono stati, ma per suggerire che vociare e votare solo con la busta paga non ha molto senso.
5) Sulle nazionali, vedi in parte il discorso sul governo federale: è troppo presto.
In gran parte sì, ma occhio che queste battaglie cominciano a fare parecchio presa anche su under 25/30, e non solo sui poco scolarizzati.