Al momento siamo senza like, ma vi quoto in pieno.
Dal mio pdv, gara da zero sorpassi ma comunque prodiga di emozioni e tensioni.
FERRARI: la quasi perfezione. Il quasi è dovuto allo sterzo di Vettel, un inconveniente su un'altra pista avrebbe rovinato tutto. Per il resto macchina impeccabile, Vettel ha fatto il suo, ma lo splendido è stato Raikkonen: tranne forse un piccolo "lungo" a una curva, ha guidato con una concentrazione totale, gestendo distacco con quello davanti, distacco con quello dietro, temperature, pneumatici, freni senza sbagliare nulla. Ma la bellezza della sua gara è cominciata al primo giro: partenza impeccabile e ritmo sempre paragonabile a Vettel, mentre dietro annaspavano disturbati dalle scie.
E poi ci sono le doti umane: questa era una vittoria servita su un piatto d'argento, un fenomenale colpo di culo dopo una opprimente striscia di sfighe (cercate o subite). Siamo franchi: in questo modo si è comprato il rinnovo per il prossimo anno, evidentemente è la cosa che gli preme di più. Ma ieri, rispetto ad altre occasioni, non ho visto la mezza pippa che arranca dietro al campione, ma il Villeneuve che copre le spalle a Scheckter e gli fa vincere la gara. Sarà un caso, ma sul podio era più esaltato e loquace del solito. Forse perché per la prima volta da tanto tempo ha vissuto la sensazione che si prova a essere veramente il vincitore (non importa se morale) della gara. Chapeau.
MERCEDES: gara di contenimento danni, e così è stato, anche grazie ad errori altrui. Una Silverstone a ruoli invertiti. Dopo un avvicinamento di forza alla coppia di testa, Hamilton non è mai riuscito a scendere stabilmente sotto il secondo di distacco, pena indicibili scompensi alla guidabilità della macchina. Bottas era ancor più in affanno. MINZIONE d'onore a Hamilton, che ha salvato la faccia a tutto il team con il gesto, indubbiamente sportivo e disinteressato, di restituire la posizione a Bottas, umiliato dall'ennesima richiesta di dare strada, tanto da farsi da parte nel più plateale dei modi e mollare decisamente il ritmo in preda a tangibile frustrazione. Antonio Lupo nel dopogara ha fatto il figo vantandosi dei profondi valori Mercedes e dicendosi pronto a sacrificare anche un mondiale, se serve a mantenere il loro stato di purezza. Peccato fosse stato visto poco prima imprecare e tirar pugni quando Bottas ha ottenuto il terzo posto. A pagliacciiii.
RED BULL: e adesso mi sfogo un po' sulla mia preda preferita, scusate se ripeto le stesse cose da circa due anni. Questo piccolo cialtrone impunito, questo bulletto brufoloso a cui la natura ha fatto un dono (la velocità) e ne ha negato un altro (l'intelligenza). Dopo aver rovinato gare a metà dei piloti iscritti al campionato di Formula 1, ieri ha finalmente infierito sul suo compagno di squadra, l'unico che gli ha sempre tenuto testa con la calma del killer, soccombendo senza inutili ostruzioni quelle poche volte che ne aveva di meno, e castigandolo brutalmente in tutte le altre.
La partenza di ieri è stata sintomatica: il primo è partito a razzo (onore al merito) schivando due possibili collisioni pur di mettere l'alettone davanti, il secondo è arrivato alla curva 1 guardingo e lontano dai casini, ha inforcato il tornante sfruttando l'autostrada che tutti gli altri gli avevano lasciato libera per la foga di staccare più tardi possibile, e si è trovato bello come il sole con mezza macchina davanti a Verstappen, pronto a sfoggiare un bello staccatone con sorpasso all'esterno in curva due. Poi si è visto com'è andata, solito sistema Verstappen: passo io costi quel che costi.
Rovinata una gara in cui il team poteva fare tanti punti quanti non si sognava da tempo.
ALONSO: i regali che ci si fa da soli sono sempre i più belli, e per i 36 si è tolto gli sfizi. Ormai è il nonno del circus, ma la sua guida è lo spaccato di un equilibrio psicofisico inarrivabile, un talento corroborato di anno in anno da maturità e saggezza, e temperato da una lucida e insaziabile fame. Per il 2018 bisogna vederlo dentro a una macchina seria, niente cazzi.