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  1. Amo ricordare che Angli e Sassoni eran gente che inseguiva nuda marmotte quando noi già s'ammazzava un Giulio Cesare...
  2. No. E sono costosissime da mantenere le milF hybrid. Vogliono il suv, vogliono l'appartamento in centro, vogliono l'abbonamento alla virgin.
  3. Piccole modifiche all'assetto e la 300C 2021 è pronta.
  4. Alcune rappresentanti della mia ex categoria... Una delle più "attive" sui social: Maria Fagerström
  5. son partito dalla grand cherokee
  6. Alla fine ho fatto una scelta d'impulso, ho preso una Jeep Compass 1.3 GSE Limited nuova di pacca...
  7. "Sport is dangerous, I've always said it's more dangerous than drinking beer. Normally, if you drink, you don't get injured, you just have a hangover" Kimi Räikkönen 😀
  8. Dodge sta prendendo una brutta piega....
  9. Soluzione già usata sulla SF71H
  10. La Mercedes ha fatto uscire questo... ...
  11. Ragazzi veramente non so dove postarlo ma volevo segnalare questo ebook ufficiale, gratuito e scaricabile https://mydigimag.rrd.com/publication/?m=37612&i=692129&p=1
  12. ho messo questa perchè è quella con più carattere in memoria della magnum
  13. Testata oggi, versione La Prima Cabrio. Il primo impatto è decisamente positivo, dal vivo l'auto rende molto di più che in foto: linea curata, dettagli di pregio, proporzioni perfette. Anche aprendo la porta la sensazione rimane buona: assemblaggi solidi, design accogliente e sfizioso, sedile ben fatto, regolazioni ampie (anche volante in profondità, finalmente) e posizione di guida buona. Unico appunto per le plastiche della zona bassa, dall'aspetto un po economico e facilmente segnabili. Una volta partiti devo dire che il feeling è molto buono: l'auto è agile, scattante e dotata di un ottimo assetto, per cui è piacevole anche nelle curve, mantenendo al contempo un buon assorbimento. La frenata, almeno in modalità standard, è progressiva e ben modulabile, con una buona integrazione fra frenata rigenerativa e frenata meccanica. Il confort e la silenziosità sono ottimi, da auto di categoria superiore: rispetto alla 500 ice c'è un salto in avanti significativo. Aldilà dei singoli aspetti, è proprio l'esperienza globale a convincere, il mix giusto di design iconico, dimensioni contenute e guida appagante. Anche se non sono un fan dell'auto elettrica e il prezzo senza incentivi è importante, per me è promossa.
  14. 3 punti
    Sembra una zucca di Halloween con ruote
  15. https://www.carscoops.com/2021/02/2021-jeep-grand-cherokee-l-to-start-at-38490/ Si parte da 38.490 per la base, circa 4/5 mila dollari in piu rispetto alla vecchia. Prezzi secondo me onesti considerando che è il modello più grande
  16. Alla fine nessuna. Dopo aver letto i commenti su Autopareri, hanno tutti disdetto l'ordine, giustificandosi così: "uscirà già vecchia" edit: e poi sono tutti corsi a prenotare una E-Tron GT, che invece era stata presentata solo nell'ottobre 2019 😮 ri-edit: scusate, era novembre, e del 2018!!!
  17. A 7'45" parla di come è diventato costruttore, a 14'30" dei vincoli di design
  18. Se non ha nessun plus l'anima off road di Renegade credo che non valga molto la pena spendere quei soldi in più. Direi che la concorrente di Puma sia più 500X che potrebbe essere un compromesso decisamente valido per prendere il meglio delle due auto che avevi in mente. 500X condivide tutta la meccanica con Renegade ed è fatta nell stesso stabilimento in sud Italia.
  19. Con la calandra giusta sarebbe perfetta per inaugurare la rinascita di Chrysler
  20. al netto del discorso cambio automatico (non disponibile sulla ford), Puma è più nuova, più piacevole da guidare e secondo me anche più bella
  21. Momento vintage. Ecco qualche altra immagine della nostra bella Donna Bionica.
  22. 2 punti
    BOOOOOMER 😡😡😡 (cit.)
  23. 2 punti
    Il muletto è quello scoperto vero?
  24. Tanto agendo sul flussometro si possono togliere o aggiungere cavalli a decine. Nel caso la federazione può chiedere consiglio alla Ferrari.
  25. FB A7 Direzione Milano zona casello di Vignole Borbera
  26. pensa se fosse stata un pochino più bella quante ne avrebbero vendute di più...
  27. Non che l’originale fosse tutta questa gioia di auto 😅
  28. Fire up per la SF21 https://www.facebook.com/ScuderiaFerrari/posts/4292944804068444 molto interessante perché si può notare una presa d'aria dell'airscope diversa che potrebbe (dovrebbe) configurare una disposizione degli organi di raffreddamento diversi dalla SF-90/SF1000, disposizioni che la penalizzava con il famoso drag...
  29. Dimenticavo... Quello che ho scritto sopra, l'ho postato nel 2625. Autopareri c'è ancora.😂
  30. Questa mattina mi è capitato di leggere un articolo su Elon Musk che credo racchiuda alla perfezione il mio pensiero su di lui ed il motivo per cui non riesco a non provare un po’ di antipatia verso Tesla. Antipatia che in realtà provo anche verso alcune realtà cinesi ( che poi magari ho nel portafoglio titoli) e che rappresentano quello che è il grande raggiro della finanza e dell’industria. Dove non si gioca e non si è mai giocato ad armi pari. Mio padre, insieme a quelli che sono stati di volta in volta i suoi team di collaboratori, è quello che in maniera un po’ infantile può essere definito inventore/scenziato. Ogni volta che sente parlare di musk come Genio fa un sorriso beffardo, lo stesso che ho anche io. L’autore dell’articolo riporta la vera dote di musk, che non sempre tutti ricordano. https://www.huffingtonpost.it/entry/elon-musk-il-troll-del-capitalismo_it_60227194c5b689330e329042?ncid=fcbklnkithpmg00000001&ref=fbph Elon Musk, il troll del capitalismo Dai razzi su Marte alle criptovalute: Musk è pieno di debiti e aziende in perdita ma è l'unico vincente. Ha scoperto come hackerare il mondo del business Riccardo Maggiolo Hannibal Hanschke / Reuters SpaceX owner and Tesla CEO Elon Musk arrives on the red carpet for the Axel Springer award, in Berlin, Germany, December 1, 2020. REUTERS/Hannibal Hanschke/Pool Cosa fareste se venisse da voi un imprenditore le cui aziende sono in perdita da anni, che avete visto lo scorso giorno spaccare un componente di un suo prodotto di punta durante un lancio mondiale in diretta TV, e vi chiedesse di finanziare coi vostri soldi un rivoluzionario jet supersonico a energia elettrica mentre fuma uno spinello? Se non avete risposto “Gli darei tutto quello che ho”, avete sbagliato risposta. L’imprenditore di cui stiamo parlando è infatti Elon Musk, oggi l’uomo più ricco del mondo, considerato da moltissimi un genio visionario. E un genio, Musk, in effetti lo è. Ma forse non nel modo in cui quasi tutti lo pensano. Musk è un genio non perché vede il futuro, sa fare business come nessuno, è un ingegnere eccezionale e allo stesso tempo un programmatore di grande talento. No: Musk è un genio perché ha capito come “hackerare” il capitalismo. O, come meglio si potrebbe dire utilizzando il gergo giovanile di oggi, come “trollarlo”. E, qualche giorno fa, ha raggiunto l’apice di questa sua impresa - tra tutte, di certo quella di maggior successo. Ma andiamo con ordine. Elon Musk ha fatto la sua prima fortuna cavalcando la “internet bubble” degli anni ’90. Prima grazie a Zip.2 - una specie di “pagine gialle digitali” – e poi con la popolarissima piattaforma di pagamenti digitali Paypal, che era il risultato della fusione della sua X.com con un’azienda concorrente e che nel 2002 fu acquistata da eBay rendendo a Musk circa 180 milioni di dollari. Con questo bel capitale e volendo continuare a fare impresa, Musk fu tra quelli che si buttarono nel nuovo modello di business che per i decenni successivi avrebbe fatto la fortuna di molti danarosi investitori e imprenditori: la disintermediazione. Qualcuno aveva infatti cominciato ad accorgersi che il prezzo finale di moltissimi prodotti e servizi era incredibilmente più alto del prezzo delle loro componenti, in quanto risultato di lunghissime catene di produzione in cui ogni intermediario doveva guadagnarci qualcosa. Disponendo di grandi capitali e sfruttando i vantaggi della globalizzazione e della digitalizzazione, era quindi possibile produrre da soli i componenti, “saltando” gli intermediari e mettendo sul mercato prodotti e servizi finiti a prezzi estremamente competitivi. Questa fase, che potremmo chiamare di “iper-capitalismo”, si basava anche su un altro assunto fondamentale: il potere della finanza. Sfruttando l’esplosione del valore dei mercati azionari innescato fin dagli anni ’80, si potevano creare aziende che fruttassero milioni pur essendo economicamente in perdita anche per decenni. Ecco come. Dal momento che nel mercato azionario c’erano sempre più capitali e i rendimenti erano mediamente bassi - o comunque c’erano tante persone con tanti soldi in cerca di rendimenti alti - “bastava” andare da loro e dirgli: «Ho un’idea rivoluzionaria per un’impresa. Mi servono un bel po’ di soldi e di tempo per farla funzionare, ma tra 7-12 anni sarò leader di mercato: se investi oggi per allora avrai i tuoi soldi decuplicati o centuplicati». E, con le giuste entrature e sufficiente credibilità, i soldi si trovavano. Dove sta però il vero trucco? Che, vedendo alcuni investitori che stanno mettendo molti soldi nella tua impresa, altri investitori fiutano l’affare e accorrono a darti altri soldi, magari anche a condizioni ancora più “pazienti” per ricevere gli interessi. Risultato: hai una liquidità enorme per entrare sul mercato a prezzi molto competitivi producendo buona parte delle tue stesse componenti, nonché la possibilità di andare in perdita per moltissimo tempo: la concorrenza non ha scampo. Diventa, quindi, una sorta di profezia che si auto-avvera. Amazon, per esempio, è un caso da manuale di questo tipo di “iper-capitalismo”. Musk si è avvantaggiato di questo meccanismo per le sue due imprese di riferimento, Tesla e SpaceX, ma è andato anche molto oltre. Egli infatti non è solo un’iper-capitalista: è un “ultra-capitalista”; è lo übermensch del capitalismo, proprio perché c’è dentro fino al collo ma allo stesso tempo è oltre; se ne avvantaggia ma allo stesso tempo lo distorce; lo esalta e insieme lo ridicolizza. È la bolla di tutte le bolle, l’emblema del business non-business, il joker del capitale. Un troll, insomma. E tutto questo perché ha capito che nella società post-moderna il valore fondamentale nel mercato capitalista non è il denaro, né il petrolio, né i dati: è l’attenzione. Anzitutto, Musk ha capito che l’era della complessità stava creando un moltiplicarsi di rischi incontrollabili, e che in ultima istanza chi avrebbe dovuto accumulare questi rischi e cercare di mitigarli per evitare che la società esplodesse sarebbe stato lo Stato. Lo avrebbe fatto soprattutto tramite l’immissione nel mercato di immense quantità di denaro, ma anche allo stesso tempo delegando alle aziende alcune delle sue funzioni tipiche. Questo per dare linfa al mercato e alla medio-piccola imprenditoria sofferente, ma anche e soprattutto perché lo Stato da solo non sarebbe stato in grado di gestirle efficientemente. Non solo: rispetto agli anni ’90, nei primi anni 2000 tra la popolazione stava crescendo una certa “insofferenza da capitalismo”, e quindi una diffusa richiesta a dare maggior attenzione ai valori che ai prodotti; al bene collettivo più che a quello individuale; all’ecologia più che alla produttività – si pensi al movimento “No logo”. Ma, per le ragioni di cui sopra, lo Stato avrebbe avuto sempre meno opportunità e capacità di occuparsene. Si apriva quindi uno spazio che consentiva sia di crearsi una reputazione molto positiva con grande visibilità verso i consumatori, sia di ottenere enormi investimenti con pochi vincoli da parte dello Stato e quindi dei mercati. In quel solco Musk si è buttato a capofitto con Tesla – produttrice di macchine elettriche - e SpaceX – azienda di razzi spaziali. Un’altra cosa di cui si è reso conto Musk è che è piuttosto facile riunire un po’ di bravi ingegneri e designer e presentare un progetto che su carta può funzionare e che sembri avveniristico e incredibilmente attraente. La cosa veramente difficile è produrre l’oggetto in questione, e poi renderne la produzione sostenibile, scalabile, sicura, legale, profittevole. Ma mentre ogni altro imprenditore se pensa che un modello di business non sia sostenibile o scalabile si ferma prima di partire, Musk non si fa questo scrupolo: l’importante è che il progetto generi attenzione e sia funzionale a una narrazione di futuro desiderabile in cui lui è il genio visionario che lo porta al mondo, così da poter continuare ad accedere a capitali e avere il sostegno del pubblico. Un ottimo esempio di tutto ciò è l’Hyperloop: un “treno” potenzialmente in grado di viaggiare alla velocità del suono muovendosi su un cuscino d’aria o magnetico all’interno di un tubo pneumatico a bassissima pressione, quasi annullando l’attrito dell’aria e del suolo. Musk lanciò l’idea nel 2012, e fu per lui un successo. Non da un punto di vista imprenditoriale, visto che non si lanciò nell’impresa (troppo impegnato, diceva), ma piuttosto comunicativo, avendo rinforzato la sua reputazione di genio visionario. Eppure, basta fermarsi un attimo a pensare per avere seri dubbi sulla sostenibilità sia economica che operativa dell’Hyperloop. Quanto costerebbe costruire e mantenere una simile struttura per migliaia di chilometri? Quante linee si potrebbero fare? Quanto costerebbe quindi un biglietto? Sarà mai davvero competitivo con un volo aereo? E ha davvero vantaggi concreti rispetto al treno? Ma poi, se c’è un incidente dentro il tubo? Come può funzionare la manutenzione migliaia di chilometri di tubi di vuoto pneumatico? E se qualcuno ci lancia una bomba contro in un solo punto dei migliaia di chilometri di linea? Più di otto anni dopo, nonostante alcuni pronosticassero un primo Hyperloop operativo per il 2020, non c’è ancora nessun vero prototipo, e il primo Hyperloop ad oggi è previsto in India…nel 2030 (con lo smart-working e il coronavirus che già oggi lasciano a terra molti aerei). Se pensate che effettivamente il progetto Hyperloop sembri strano, allacciate le cinture, perché è tra i meno bizzarri tra quelli che Musk ha lanciato o proposto negli anni. Ha parlato per esempio della possibilità di creare un reticolato di tunnel sotto le città in cui far scorrere tutto il traffico veicolare; tegole per tetti che sono anche pannelli solari (frutto peraltro dell’acquisizione dell’azienda del cugino, che ha dato adito a una lunga battaglia legale); voli con razzi passeggeri per andare da New-York a Shanghai in 40 minuti; un jet supersonico alimentato a sola energia elettrica; connettere il cervello umano con un computer tramite l’innesto nel cervello di dispositivi grandi come monete… Tutte queste idee sono diventate aziende o progetti di Musk; e tutte sono rigorosamente in perdita, ancora in stato prototipale e in clamoroso ritardo rispetto ai risultati promessi. Non di meno, ne hanno alimentato il mito. Ma se ancora tutto questo vi sembra tutto sommato ragionevole o plausibile, aspettate: c’è di più. Perché c’è una cosa che Musk condivide nel profondo con il capitalismo: il fatto di vivere solo grazie a una costante corsa al rialzo. Se il capitalismo per sopravvivere deve produrre sempre di più in maniera sempre più efficiente, Musk deve continuamente ad alimentare il suo mito; deve sempre stare al centro dell’attenzione. Questo sia per coprire i problemi di sostenibilità economica (e a volte anche di efficienza produttiva) delle sue aziende, sia per preservare la sua capacità di attrarre investimenti e fiducia da parte dei consumatori. Per questa sua esigenza di avere sempre i riflettori su di sé, Musk negli anni si è reso protagonista delle più incredibili uscite: ha fumato uno spinello in diretta durante un popolare podcast; ha dato un nome assurdo a suo figlio; ha sostenuto la candidatura del rapper Kanye West alla presidenza degli Stati Uniti; ha fatto rompere un finestrino teoricamente infrangibile di una sua auto durante il suo lancio in diretta mondiale (bestemmiando ad alta voce); ha proposto di salvare con un mini-sottomarino dei ragazzi bloccati in una grotta in Thailandia, provocando la profonda irritazione dei soccorritori; ha spedito e abbandonato nello spazio una delle sue auto; ha venduto lanciafiamme a prezzo scontato ai suoi fan… Questi “episodi” ben descrivono e giustificano la parola che più è associata a Musk e che ne costituisce parte integrante del mito: “disruptive”, cioè essere una persona che distrugge e sconvolge i paradigmi. In questo, Musk sembra essere il perfetto erede di Steve Jobs, ma avendo superato il “maestro”. Se infatti la narrazione che Jobs aveva costruito intorno a sé era il pensare diversamente il presente (“Think different”), per Musk è pensare diversamente il futuro. Negli ultimi 20-30 anni il futuro è diventato un luogo ostile – basta guardare un qualsiasi film di fantascienza per rendersene conto. Musk cavalca e insieme “distrugge” questo sentire comune creandosi una immagine di “eroe-ultima-risorsa-dell’-umanità” e sfruttando un altro mito Occidentale: quello dell’inarrestabilità del progresso tecnico e tecnologico. Un uomo (quasi) normale, come lo sono Iron Man e Batman, ma che proprio come loro ha dalla sua l’arma più potente di tutti: la tecnologia. Il futuro diventa così insieme promettente ma elitario (come lo sono, a pensarci bene, tutti i progetti di Musk); privatizzato, in un certo senso. Se Steve Jobs ha innovato il modo di fare imprenditoria grazie alla sua capacità di fare del marketing la pietra angolare di un business, Musk lo ha fatto negandolo; o meglio e di nuovo, trascendendolo. Musk infatti non ha mai fatto pubblicità ai suoi prodotti. D’altronde non ne ha avuto davvero bisogno, perché il “prodotto” vero da promuovere è lui stesso: è la sua reputazione l’asset fondamentale delle sue aziende. Una mossa, questa, che peraltro gli ha permesso di praticamente azzerare una delle voci di spesa maggiori per ogni grande azienda. Per fare questo, Musk è saltato a piedi pari sopra quasi ogni tema sociale e tecnologico dibattuto negli ultimi anni: dall’intelligenza artificiale agli alieni; dai diritti dei lavoratori al Coronavirus. E lo ha fatto con toni e idee sempre più estreme e provocatorie - spesso immortalate dai sui tweet – tra cui: dichiarare che le azioni di Tesla fossero sopravvalutate; sostenere di voler vendere tutti i suoi possedimenti e non aver più casa; dirsi convinto che le Piramidi siano state costruite dagli alieni; aver pubblicamente insultato come “pedofilo” un altro utente Twitter; aver annunciato di voler privatizzare Tesla acquistandola per 420 dollari ad azione (un numero che è un riferimento al consumo di marijuana) ricevendo una bella multa dalla Security Exchange Commission americana; aver dimostrato di apparentemente non conoscere la differenza tra investimenti e capitalizzazione di mercato; aver sminuito la pericolosità del Coronavirus e dichiarato di rifiutarsi di vaccinare sé e i suoi figli… Tutte queste dichiarazioni non hanno affatto spaventato pubblico o investitori – anzi - e Musk è recentemente diventato tra gli uomini più ammirati al mondo grazie agli ultimi successi nei lanci di SpaceX e il più ricco al mondo grazie alle recenti fortune borsistiche di Tesla, che oggi è l’azienda di produzione automobilistica di maggior valore al mondo. Eppure, a quasi vent’anni dalla sua fondazione, Tesla oggi detiene solo lo 0,5% del mercato mondiale dei veicoli a motore, non ha ancora chiuso un singolo anno in profitto economico ed è quindi ancora molto lontana dal pareggiare gli oltre 19 miliardi di dollari di investimenti ricevuti. Non fosse già notevole essere a capo dell’azienda di automobili di maggior valore al mondo pur avendo quote di mercato irrilevanti e un debito enorme e pluridecennale, c’è anche da dire che Musk ha ottenuto questo spettacolare risultato essendosi da sempre opposto ferocemente – e anche illegalmente - alla sindacalizzazione dei suoi dipendenti e avendo ricevuto generosissimi sussidi statali. Ciononostante, Tesla sembra aver perso il vantaggio competitivo nel micro-settore delle automobili elettriche di lusso, mentre l’avvento della tanto promessa e promossa guida autonoma viene continuamente rinviato. Ma è in questi giorni che Musk sta raggiunto l’apice della sua impresa, con due mosse che sono vere pennellate al suo capolavoro dadaista. La settimana scorsa, sulla scia della vicenda Game Stop - peraltro da lui stesso alimentata - ha twittato: «Non puoi vendere case che non hai, non puoi vendere auto che non hai, ma puoi vendere azioni che non hai? È una str***ata e una truffa!». Il che, detto dall’uomo che è diventato il più ricco del mondo vendendo sul mercato azionario un valore che le sue aziende non hanno pur avendo potuto godere di quasi 5 miliardi di sussidi statali senza dare in cambio quote di proprietà dell’azienda, è oltre il paradossale. Ma c’è di più: negli ultimi giorni è riuscito a far impennare il valore dei Dogecoin: una moneta virtuale nata per scherzo, per prendere in giro il successo dei Bitcoin, che come immagine ha la foto di un cane reso celebre dai meme di internet. A Musk è bastato twittare la parola “Doge” con l’immagine di un razzo in partenza e poi, successivamente, beffa della beffa, la frase «Dogecoin è la criptovaluta del popolo». Risultato: i Dogecoin a fine gennaio hanno aumentato il loro valore del 600%. Musk è così riuscita a estrarre un enorme valore convenzionale dalla distruzione di una convenzione come il denaro; a battezzare come “popolare” una tecnologia così elitaria da essere incomprensibile ai più; a creare fiducia tramite una burla. Siamo probabilmente nel genio artistico a livello di un Duchamp o di un Cattelan. Tutto questo si può spiegare in due modi: o Musk incarna alla perfezione il cliché (meglio: la narrazione) del genio lunatico, un po’ pazzo; o fa quasi tutto in maniera calcolata, per un fine. Potremmo pensare che effettivamente è una persona che ha solo a cuore il bene dell’umanità e vuole salvarla creando una colonia su Marte e fermando il riscaldamento globale; o potremmo pensare che sia un narciso in pieno delirio di hybris, che gode nel cavalcare ogni tigre che gli capita a tiro e che voglia solo vedere fino a quando può menare per il naso tutti. E ancora, potremmo pensare che ha capito in anticipo tutti i meccanismi qui descritti, oppure che si è trovato più o meno fortuitamente a cavalcarli e ora non può più scenderne. L’una o l’altra (o, non si può escludere, tutte insieme) il solo fatto che siamo qui a scriverne e a parlarne lo rende vincitore. Perché forse ha ragione lui: può continuare questo suo gioco all’infinito, finché si parla, bene o male, di lui. Finché ha il valore fondamentale: la nostra attenzione. Forse lui l’ha capito, e noi no. D’altronde, Elon Musk è un genio.
  31. massì, è per far scrivere qualcosa ai giornalisti
  32. Sbaglio o tutti gli anni fanno trapelare che hanno preoccupazioni riguardo l'affidabilità? 😂
  33. Ciao, io quando vendetti la mia ad un privato sconosciuto per un importo di circa 7000euro, feci cosi: Mi feci mandare foto del circolare e filiale della banca, UniCredit. Il giorno del passaggio, chiamai la direttrice della mia banca, credit agricole , la quale verificò chiamando UniCredit. Assegno regolare....poi a seguire: ritiro assegno contestuale al passaggio di proprietà.... Ciao
  34. posteriore, cambio sospensioni ecc... ah, comunicata anche la data dell'auto che lotterà nel derby tutto italiano con l'Alpha Tauri per il 6° posto 10 Marzo
  35. Il problema è che giocano su un mercato finanziario globale ma su un mercato normativo ristretto. Quando diventi più grande di una nazione non esistono più regole che tengano. Non vale solo per Musk, sia chiaro, tutt'altro. Per quanto mi concerne, ha una responsabilità civile e penale nei confronti di determinate assunzioni di tipo pubblico fatte in passato (e che continuerà a fare). Non è corretto che se l'attrice di The Mandalorian dice che il COVID non esiste, venga licenziata... Mentre Musk no. Onestamente, ci si rende conto di quanto sia troll dal trattamento iniquo che riceve. E, come tutti i troll, lo trovo ripugnante.
  36. Certo, il contagiri... 0, 10, 20, 30, 40, 50, 09, OL ... 😂 Un po' ridicolo.
  37. Concordo su tutto, ma di "disruptive" in una macchina a batteria o in un razzo che atterra da solo c'e' poco. 15 anni fa il primo esercizio di Dinamica e Controllo al Politecnico era proprio modellare un razzo che atterrasse da solo. Non li ha inventati lui e non li ha nemmeno pensati. Ha trovato soldi. Che e' poi la parte piu' difficile, e avessi io un merdesimo della capacita' che ha lui.
  38. Ufficialmente no. Vedremo se apporteranno modifiche ..... C'è da dire che l'hanno rimandata al 2024 in luogo del '23 originario. Quindi potrebbero essere già al lavoro.
  39. Quindi: - finché le norme erano note (ovvero fino a parte del 2020) hanno continuato a vendere in Europa un modello sviluppato secondo le norme note ma soprattutto per il mercato mondiale e uscito sul mercato nel 2018, contingentandone le vendite Europee per via delle suddette norme note - Nel 2021 le norme sono in transizione, fanno i conti che con un ibrido "appiccicato" alla buona non cambia nulla, se non spendere soldi a caso per un modello che non puoi comunque vendere se non a numeri bassissimi, quindi Suzuki si adegua a quanto fatto dagli altri costruttori, ovvero toglie un modello che non è più profittevole e non può essere reso profittevole a causa del quadro normativo di cui sopra. Per quanto riguarda appiccicarci l'ibrido - Come visto la cosa più economica sarebbe stato appiccicare l'SHVS guià presente sul K15B che come dimostrato prima non avrebbe spostato di molto il conto, e avrebbe comunque portato a contingentare le vendite sul modello, quindi sarebbe stato impossibile rientrare nell'investimento - Alternativa il 48V di Vitara, ma lì bisognava pure mettere mano al K14D per adattarlo alla disposizione su Jimny, tra l'altro arrivando sempre più o meno allo stesso risultato, con la differenza che le Vitara le vendi bene e ci fai margine, il Jimny no. Tutto sto casino per poi trovarsi nel 2022 a, forse, poter rimettere in piedi qualcosa? Nonsense. Tra l'altro, ripeto, è la scelta intrapresa da tutti i costruttori: alzare i prezzi, abbassare la gamma disponibile, anche su modelli molto mainstream, limitare il numero di vetture immatricolate. Morale: il problema è il quadro normativo europeo, che è un grumo di tafazzismo e ipocrisia, non certo di Suzuki che stravende il Jimny fuori dall'Europa.
  40. Quindi per ora li fanno credere di avere in mano questa... ...mentre invece hanno questa...
  41. ..per diventare il nuovo Cuba? (ma personalmente Ti posso capire 😄)
  42. La fusione tra Fca e Psa è avvenuta per acquisizione inversa, Ovvero Psa risulta compratore a fini contabili, mentre Fca è compratore a fini giuridici. Questo è stato fatto per facilitare il processo, non avere problemi legati ad un OPA ed avere meno costi nel merge. In base all’Ifrs3 che detta i principi contabili internazionali di Business combinations si ha un’ acquisizione inversa (cito) quando l'entità che emette i titoli (l'acquirente giuridico) è identificata come l'acquisita ai fini contabili, sulla base delle indicazioni riportate nei paragrafi B13–B18. Affinché l'operazione possa essere considerata una acquisizione inversa, l'entità di cui vengono acquisite le interessenze (l'acquisita giuridica) deve essere l'acquirente ai fini contabili. Psa pertanto ha smesso di esistere alla data della fusione ed è stata inglobata in Fca (acquirente giuridico), che successivamente ha cambiato nome in Stellantis. Fca non ha mai smesso di quotare, ha solo cambiato nome, mentre Psa ha chiuso la propria posizione e non esiste piu come entità giuridico economica. Ai Soci Fca è andato il 50,48% di Stellantis, mentre ai soci Psa il 49,52%. La sede legale e fiscale di Stellantis pertanto non sono che le stesse che erano di Fca, ovvero legale ad Amsterdam, fiscale a Londra. Uno dei vantaggi di avere sede legale in Olanda è legato (oltre che per fiscalità e burocrazia semplificata) al sistema di voti multipli (I soci che mantengono le quote per 3 anni di fila hanno possibilità di avere voti doppi, quindi gli agnelli e i Peugeot potranno controllare Stellantis pur avendo meno del 50% delle azioni, inoltre è stata create una fondazione anti scalata presieduta da due ex manager fca che ha diritto di opzione per acquisto azioni). Il socio di maggioranza relativa in Stellantis è EXOR con il 14,4% delle azioni (che era anche primo socio di FCA), ovvero la famiglia agnelli. Exor è l'unico socio ad avere 2 rappresentanti nel CDA di cui uno esecutivo ( il presidente Elkann che ha anche extra poteri determinati da accordi parasociali). Il potere esecutivo lo ha solo Elkann e Tavares (il ceo che non è però un socio di Stellantis, quindi deve rendere conto a tutti gli stakeholder ma in particolare a Exor in primis e poi Peugeot). SEcondo socio è la famiglia Peugeot che per la prima volta perderà i poteri esecutivi nell'azienda. PEugeot ha il 7,2%(ed un posto nel cda) e può crescere per un massimo di un altro 1,5% che comprerà presumibilmente dalla CDP Francese (BPI). il terzo e quarto socio sono BPI (stato francese) che ha 1 posto in cda e Dongfeng (società cinese di auto) senza posti in cda. Questi due soci devono per contratto parasociale diminuire le loro quote. Capitolo Membri CDA da Psa vengono 6 membri del CDA. Niente di più vero è successo rispetto a quanto detto nel documento, ci sono stati 5 membri nominati da psa (alcuni soci altri indipendenti) e 1 membro, che era attuale dirigente psa è stato posto a Ceo di stellantis. Attenzione che non è corretto però dire che 6 membri sono stati nominati da psa, non è quello che riporta l’accordo. Infatti nel documento di fusione è scritto che 6 membri deriveranno da Psa o nominati dai soci exPSA o persone che erano dipendenti PSA (Tavares) Ad ogni modo dal punto di vista del comando questo importa poco/nulla, essendo Psa come detto un’entità non più esistente. Quello che conta è invece a chi rispondono i membri del CDA e qui risulta che i grandi soci (Exor, EDF/FFP, BPI, DONGFENG) hanno nel consiglio 2 membri Exor di cui uno esecutivo e con deleghe speciali, 1 EDF/FFP con zero membri esecutivi (la famiglia Peugeot lascia per la prima volta il potere esecutivo), 1 membro BPI con zero membri esecutivi, 0 membri Dongfeng. FONTI Documento di Fusione (sono poco piu di 360 pagine, quindi non è una lettura troppo veloce, però contiene tutto), lo trovate sia sul sito della ex Psa (nome FCA PSA – EU Prospectus dated 20 November 2020), quando lo aprite vi scarica quello di Fca essendo questa l'acquirente giuridico -->https://www.groupe-psa.com/en/psa-fca-merger-project/ oppure dal sito Fca (EU Prospectus) https://www.fcagroup.com/it-IT/investors/Pages/fca_and_groupe_psa_merger.aspx (sotto vi riporto gli screen di due immagini che sintetizzano alcune info che vi ho dato sopra. Per quanto riguarda la dichiarazione Exor dove dicono che in quanto primo socio eserciteranno una notevole influenza in stellantis nata dall'inglobazione di Psa dentro Fca ( e ricordo che tra 3 anni avranno doppi voti in assemblea) --> https://exor.com/press-releases/2021-01-16/closing-fca-psa-merger-exor-owns-144-stellantis
  43. Tu ridi, sai quanta gente conosce ora le Cadillachi...
  44. ....è ora di dare una "scossa" a questi alfisti imbolsiti............................
  45. Ah non me ne parlare. Tra questi "abbagliatori" selvaggi e le friggitorie ambulanti deFAPpate, li gambizzerei tutti (iniziando da installatori e meccanici-marmittai) 🤬
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