1. No, non lo è, sarebbe stato sufficiente 40 anni fa forse, oggi siamo ben oltre il punto di non ritorno
2. Sei disposto a sostituire la produzione alimentare per avere il carburante necessario per sgommare pur di non usare l'elettrico?
3. Ancora troppo e troppa CO2
4. Le restrizioni si applicheranno su tutti i campi dell'industria.
5. Infatti anche lndia si sta muovendo, il 30% delle vetture circolanti dovranno essere elettriche in India entro il 2030, sono indietro ma nemmeno di troppo. La Cina invece è molto più avanti.
6. Che avranno costi di acquisto sempre più alti rispetto alle altre.
7. QUando piove si prende un'auto in sharing. L'auto di proprietà è stato il segno del benessere degli anni 60/70, ma i tempi cambiano. Già adesso in paesi più avanzati del nostro chi ha soldi si muove con i mezzi pubblici. Chissà cosa segnerà il benessere delle generazioni nate post 2000 che saranno i veri artefici di questo cambiamento.
8. Necessario per l'ambiente, che è il mio, il tuo, il nostro habitat.
9. Falso, falsissimo. Entro il 2035 le auto saranno solo una piccolissima parte della trasformazione. Ci sono in ballo tutti i campi dell'industria. Il riscaldamento domestico avrà i cambiamenti più profondi. Il riciclo urbano dovrà essere vicino al 100% (zerowaste). Etc etc, vi focalizzate sulle auto, ma non sono il centro di questi provvedimenti.
L'impatto che abbiamo sul pianeta dipende da come vogliamo averlo. Avere 4 macchine a famiglia ed abusarne ha un peso enorme. Come lo ha tenere le case a 30 gradi in inverno ed a 18 gradi in estate. Capire che questo non è sostenibile non è regresso, è anzi progresso.
Avere auto sempre a disposizione in sharing piuttosto che avere un mezzo a cui pensare sempre e da dover sostituire a fine vita non è un regresso. La micro mobilità gestita con mezzi diversi dall'auto non è regresso, è uso responsabile delle risorse.
L'attuale situazione non è sostenibile, non lo è mai stato e questo ha prodotto risultati terribili per il pianeta. Non si può tornare indietro ma si può lavorare per il futuro. Lo si accetti per quello che è, uno step necessario, senza mettere in mezzo lotte di classe che hanno poco senso in questo caso.