Ma "quel prezzo" deciso da chi? Se prezzi e caratteristiche sono stati decisi da Bosch in modo genuino ed eventualmente contrattando con ciascuna casa individualmente, tutto liscio.
Invece:
- se sono stati decisi formalmente da Bosch ma in sostanza dalle case, che concertando tra di esse hanno fatto leva su una loro posizione dominante* per indurre Bosch a produrre un certo tipo di dispositivi di riduzione emissioni e a venderli a un certo prezzo, c'è dietro un'intesa anti-concorrenziale e un abuso di dominanza (c.d. discriminazione passiva);
- (scenario meno probabile di tutti:) se sono stati decisi da Bosch unilateralmente sfruttando una posizione dominante di Bosch nei confronti delle case, non c'è alcun cartello ma solo un abuso di dominanza da parte di Bosch.
- se sono stati decisi di concerto da Bosch e dalle case tedesche in questione. Qui è importante distinguere perché altrimenti sembra che qualunque contatto avvenga per parlare di prezzi, quantità, tempistiche e specifiche tecniche sia automaticamente indice di comportamento anti-competitivo. Se io sono MB e, da sola, busso da Bosch e intrattengo contatti per stabilire 1) che tipo di dispositivi di controllo mi servono/mi propone Bosch e 2) che prezzo e quantità possiamo contrattare, non c'è alcun problema finché le due aziende si comportano in modo indipendente e senza sfruttare un eventuale potere di mercato sull'altro (poi che assieme a BMW e VW mi incontro per parlare dello status della tecnologia ecc. è normale); se invece io MB, più BMW e VW bussiamo da Bosch e tutti assieme nel corso di vari incontri arriviamo a definire che 1) noi case fino all'anno X produrremo auto fatte per ospitare un certo sistema, e che da quel momento vogliamo cambiare dispositivo, 2) dal momento del cambiamento il dispositivo di controllo sarà uniformato per tutte le case, e da quell'anno non chiederemo più dispositivi di diversa natura e/o capacità, 3) i prezzi dei dispositivi per tutti noi saranno Y, Z, che Bosch applicherà o non applicherà nei confronti di case non partecipanti all'intesa. In questo secondo caso (semplificato e speculativo al massimo) un fornitore e alcuni compratori decidono assieme, di fatto, a che condizioni procederà nei prossimi 10-20-30 anni il mercato dei dispositivi di controllo emissioni per tutti i partecipanti all'accordo, e quindi ciascuno sa in anticipo come gli altri si comporteranno, a che costi andranno incontro e che strategia adotteranno. Questo NON si può fare, ci sono tonnellate di decisioni al riguardo.
* da verificare se vi sono i requisiti, cioè se Bosch in qualità di fornitore è abbastanza dipendente dai costruttori in questione
Sull'aspetto emissioni c'è solo da aspettare nuovi dettagli; se il cartello c'è stato, e se ha coinvolto anche l'accordo di aggirare le norme sulle emissioni in sede di omologazione, tanto peggio, ma non è l'unico aspetto (e qui la difesa di BMW mi pare parziale o almeno parzialmente riportata... molto parzialmente, perché che tu sia a posto sulle emissioni è solo una parte di ciò che viene addebitato); comunque, dovesse questo "ramo" dell'inchiesta risultare un buco nell'acqua, è da ricordare che le accuse vertono su temi molto più ampi. In pratica si dice che i costruttori abbiano agito come nel secondo caso sopra per quasi ogni aspetto legato allo sviluppo dei prodotti.
Questa eventualità - che è gravissima e bisogna appurare che non sia una sparata o di VW e Daimler o de' ggiornalai - fa passare in secondo piano il ruolo di Bosch e omologhi come fornitori, perché verrebbero coinvolte un sacco di attività in cui il costruttore ha un'influenza quasi totale sulla tecnologia, dato che può decidere lo sviluppo del prodotto in base ai mercati da esplorare, alla clientela, ai margini che vuole, ecc. Attività, di conseguenza, in cui la concertazione tra le case sarebbe risultata ancora più determinante a dispetto dei rischi corsi in un campo di gioco competitivo senza prima fare accordi negli spogliatoi.