Credo, dall'alto della mia ignoranza, che le cose siano un tantino più semplici da decifrare (nella loro complessità) di come appare dalle mille dietrologie giornalistiche ottenute mettendo insieme le parole Marchionne, Binotto, Arrivabene e Raikkonen.
Molto semplicemente, abbiamo visto negli anni il modo di lavorare del maglionato (uso questo soprannome con nostalgia): in FCA si dice avesse 81 linee di riporto, amava parlare della solitudine del capo, non si limitava a coordinare il lavoro altrui ma interveniva direttamente su ogni fronte.
La sua Ferrari era plasmata esattamente così, con un accentramento massiccio attorno alla sua figura e una rete di collaboratori stretti. Binotto e Arrivabene erano entrambi al vertice dei rispettivi ambiti e ugualmente "sottomessi" a lui e alle sue decisioni.
Venuto a mancare colui da cui promanano gli ordini a 360 gradi, nonché il "garante" della gerarchia interna del team, è abbastanza evidente che i due responsabili, sportivo e tecnico, di fronte ai primi clamorosi errori abbiano cominciato a scontrarsi sul piano della gestione della squadra, opponendosi reciprocamente i vari "se avessimo fatto come dicevo io...". Il tutto nel momento culminante della stagione, quando ogni minimo sbaglio si paga caro.
Situazione oggettivamente critica, anche senza bisogno di immaginare un Binotto che vuole fare le scarpe a Arrivabene perché Marchionne lo voleva piazzare al suo posto. Quando l'interessato non può più parlare è facile andare di fantasia.
Arrivabene, per come la vedo, aveva in Marchionne il sigillo della sua leadership, perché ne era il (valido) braccio destro. Adesso sopra la sua testa non c'è più il mantello di Marchionne, ma due ectoplasmi, e forse non ha nemmeno i poteri (non voglio dire la capacità) per subentrare di fatto in decisioni prima riservate esclusivamente al capo supremo.
Alla luce di questo sembra addirittura normale che un dirigente della levatura di Binotto abbia proposte e soluzioni divergenti, e di fronte a questa Caporetto si adoperi per vederle attuate, anche con qualche atto di forza.
L'unico limite congenito del sistema Marchionne è proprio la sua insostituibilità. La Mercedes nello stesso periodo ha patito i problemi di salute di Lauda, ma non solo non ne ha avuto un danno, è addirittura migliorata. Forse proprio perché lì dentro tutti sono utili ma nessuno indispensabile, tranne forse Wolff.