Quindi un campione osannato, plurititolato, con uno stipendio di 60 milioni l’anno, per rendere in modo decente ha bisogno:
1. Di una macchina 1 secondo al giro più veloce delle altre
2. Di stare lontano dai duelli corpo a corpo
3. Di avere uno Stroll come compagno di squadra
4. Di essere coccolato e rassicurato continuamente
5. Di un pool di psicologhi che lo aiuti a superare la frustrazione di essere battuto da una macchina più veloce
Chiedo senza nessuna polemica, è così difficile ammettere che Seb abbia forse imboccato la parabola discendente della sua carriera?
Ripeto, io lo trovo un ragazzo adorabile, spiritoso, ironico, colto, gentile. Però come pilota, non so, ho qualche perplessità.
I numeri dicono che è un grandissimo, ma i numeri non dicono sempre tutta la verità.
Andando ad analizzare la sua carriera, ha avuto picchi molto alti, ma con una certa costanza negli errori stupidi.
Dopo un paio d’anni buoni alla Toro Rosso (compagni di squadra Speed e Bourdais, ricordiamolo), con qualche incidente di troppo e una vittoria capolavoro (anche se, a mio parere, favorita da alcune circostanze, e che gli ha dato il titolo di rainmaster, non totalmente meritato come si vedrà in seguito), passa alla Red Bull, dove grazie a Newey e a trucchetti vari trova una macchina da titolo.
I primi 2 anni fatica parecchio a stare davanti a Webber, un pilota discreto nell’ultima fase buona della sua onesta carriera.
Nel 2010, oltre a Webber, il problema si chiama Alonso, ma Vettel riesce a spuntarla fondamentalmente perché la RB è molto più veloce della Ferrari, la quale pensa bene di commettere all’ultima gara uno di quegli orrori tattici colossali che si ricordano nei secoli, tanto per essere sicuri di impacchettare il titolo col fiocco e consegnarlo nelle mani del destinatario (a proposito, qualcuno ha mai più visto vivo Dyer da quella volta?).
Nel 2011 Webber si eclissa, la Ferrari mette in pista una vasca da bagno, e Seb vince facile per mancanza di avversari.
Nel 2012, la Ferrari è ancora un sanitario, ma Alonso è protagonista di una stagione mostruosa, per cui, nonostante la clamorosa inferiorità tecnica, si arriva in bilico all’ultima gara. Qui Seb, tanto per cambiare, ha un incidente al primo giro, che 99,9 volte su 100 si concluderebbe con il ritiro. Invece, senza mezza macchina, si produce in una grande rimonta e agguanta i punti necessari per rivincere il titolo.
Nel 2013 abbiamo il solito Webber ectoplasmatico, la solita ceramica da bagno dipinta di rosso per Fernando, e Vettel vince di nuovo facile.
Nel 2014 i Bulli gli mettono accanto il primo compagno forte della sua carriera, e Vettel le busca di brutto. Ora, negli anni si sono trovate attenuanti di qui e di là, ma a mio parere la verità è che quell’anno Seb la ha buscate di brutto da Riccio.
Il 2015 per me è il suo anno migliore. Concreto, veloce, zero errori, praticamente sempre sul podio, tre grandi vittorie.
Nel 2016 la Ferrari gli mette in mano l‘ennesimo trono di ceramica, e lui fa una stagione anonima, senza lampi né errori particolari.
Il 2017 per me è l’inizio del suo declino, proseguito in modo evidente negli ultimi 2 anni.
In conclusione, sicuramente un top driver, ma meno forte di altri della sua generazione. Molto veloce in qualifica, non fenomenale sul bagnato, devastante come front runner, fragile psicologicamente, e un po’ troppo incline all’errore.
Perdonate la lunghezza, non succederà più.