Un po' di informazioni da un testo che avevo realizzato tempo fa e poi per mancanza di tempo è rimasto in archivio.
Si chiamava VSS (Vettura Sperimentale a Sottosistemi) e fu presentato alla fine del 1981.
Oltre a portare con sè innovazioni come la costruzione "mista" con scocca in acciaio e pannelli esterni in plastica (che sulla Tipo troveremo applicata soltanto nel portellone posteriore) anticipava quello che fu il leit-motiv del progetto Tipo 2-3, e cioè la base comune per vetture dall'aspetto assai differente ed il ciclo produttivo basato sulla costruzione separata di gruppi completi, realizzata in apposite isole dalle quali poi si sarebbero diretti alla linea principale di montaggio già controllati e pronti per l'installazione.
Lo studio fu commissionato all'Istituto “I.De.A.” di Torino, diretto dall'Ing. Mantegazza, che realizzò anche il prototipo; vi contribuirono ingegneri, architetti, matematici quali: l'Ing. Valentini, progettista della Osella, l'Ing. Rice, l'Arch. Piano.
Lo styling era di Walter De'Silva.
Il risparmio di peso ottenuto con la costruzione mista risultò inferiore alle aspettative. In pratica si risparmiavano 68 chili nella carrozzeria, equivalenti all'8% del peso dell'intero veicolo; tale percentuale saliva al 21% considerando invece il peso della sola scocca. Dobbiamo però considerare che la vettura era più corta (di 10 cm) della Ritmo ed era in un certo senso più spoglia. I risparmi più consistenti furono quelli ottenuti sulle portiere anteriori (32%) stampate con SMC. Seguiva poi il cofano motore di schiuma poliestere, con un risparmio del 29%.
Riguardo la durata nel tempo, di certo la plastica aveva il pregio di non arrugginire; tuttavia alcune resine (come l'ABS) soffrono gli agenti atmosferici e in particolare i raggi ultravioletti. La Fiat dichiarava una durata di questa vettura calcolabile in 20 anni, senza problemi di corrosione. Questa previsione si basava anche sulla possibilità di costruire la struttura di lamiera con acciai trattati, zincati o con lamiere ad alta resistenza HSLA, largamente impiegate dall'industria giapponese, e sull'assenza di resine tipo ABS.
Tra i vantaggi 'non cercati' dalla VSS il più importante era quello dell'insonorizzazione. La plastica, e soprattutto le schiume plastiche utilizzate, la riduzione dei pannelli in lamiera (solo il pianale era di tipo tradizionale, in lamiera d'acciaio) consentivano un'insonorizzazione di ottimo livello. Alcuni test dimostrarono che la trasmissione di rumore per vibrazioni era 7 volte inferiore a quella della lamiera d'acciaio.
La facilità di costruzione era un altro punto a favore. Le parti di carrozzeria potevano essere prodotte all'esterno della fabbrica e inviate già complete sulla linea di assemblaggio finale. Anche la verniciatura poteva essere effettuata in precedenza oppure si poteva utilizzare plastica già pigmentata, oppure ancora si poteva verniciare il veicolo dopo aver messo assieme la carrozzeria. Alla Fiat calcolarono che il ciclo di produzione della VSS avrebbe richiesto 5 ore di manodopera in meno rispetto a quello della Ritmo.
A quei tempi comunque il VSS non avrebbe potuto diventare realtà. Sarebbe costato poi 100000 lire più di una Ritmo, però non era quello il problema. Per costruirlo sarebbero stati necessari investimenti elevatissimi e soprattutto ristrutturare la linea di stampaggio, la linea di saldatura e quella di montaggio.
Inoltre, i tempi di produzione dei pezzi in plastica erano notevolmente superiori a quelli necessari per i pannelli in lamiera, quindi bisognava moltiplicare il numero degli impianti per ottenere la stessa produzione.
Il risparmio di peso era tuttavia un incentivo sicuro verso la maggior diffusione delle materie plastiche.
La carrozzeria doveva quindi attendere. Tuttavia, alcuni sottogruppi della scocca avrebbero potuto trarre benefici da questo esperimento: per esempio, il portellone posteriore si prestava molto bene all'utilizzazione dei policarbonati poiché si trattava di un pannello in un solo pezzo: le portiere, invece, essendo scatolate e contenendo un cristallo discendente, richiedevano materiali, investimenti e attrezzature tali da non giustificare immediatamente la loro conversione alla plastica.
Questo accadde con la Tipo, per l'appunto. Un portellone in materiale plastico ed il resto della carrozzeria realizzato in maniera tradizionale. Come accennato questo non è l'unico elemento che rende la Tipo (e tutto il suo progetto) "figlia" di questa concept car.
Sappiamo tutti bene che la modularità delle vetture figlie del progetto Tipo 2-3 fu ciò che permise la realizzazione di tanti modelli partendo da una base comune, ed inoltre il tema dei "sottosistemi" fu ampiamente sviscerato in ambito produttivo: ricordiamo tutti lo schema diffuso da Fiat nel 1988 che mostrava come i vari "blocchi" che componevano la Tipo fossero realizzati e testati in isole separate per poi raggiungere la linea principale al momento opportuno.
Le porte ad esempio arrivavano alla linea già complete di pannelli, vetri, alzacristalli e finiture varie; la traversa frontale raggiungeva il corpo vettura già completa di fari e frecce, e via dicendo.
La frase che segue, pronunciata dall'Ing. Fantini Mazzarelli durante una presentazione del VSS, racchiude tutto ciò che lega la Tipo e le sue figlie al VSS.
"Dal punto di vista produttivo inoltre, con una vettura tipo la VSS è possibile offrire versioni notevolmente diverse di uno stesso modello operando sulla semplice intercambiabilità dei pannelli esterni della carrozzeria, senza contare la massima facilità negli interventi di restyling riducendo l'impegno degli investimenti con vantaggi economici e di flessibilità produttiva. Questo compito è drasticamente semplificato grazie al fatto che la struttura è quasi completamente nascosta dai pannelli esterni."
Cosa curiosa, nelle ultime tre viste dell'immagine che segue se vogliamo possiamo vedere una Tipo, una Dedra e una Tempra SW.
Intessante anche notare l'analogia della struttura superiore del vano motore, "a scivolo" verso la traversa anteriore, così simile alla struttura base della scocca delle vetture Tipo 2-3. Un tipo di costruzione che guardava lontano, pensando alla possibile realizzazione di vetture di foggia sportiveggiante, dal frontale più affilato (altezza del propulsore permettendo) senza grosse modifiche.
Tipo di struttura visibile all'interno del vano motore di ogni vettura nata da questo progetto, e che permise ad esempio la realizzazione dei "cofanghi" di Coupè e GTV 916 senza diventare troppo matti.
GTC