Per la mia personalissima esperienza,
Quattroruote, che prima attendevo nella buca delle lettere come gli studenti fuorisede al Nord attendono "il Pacco" dai parenti, ha cominciato ad essere sempre meno atteso con l'inizio della frequentazione di siti e fora (anche internazionali) a tema automobilistico.
Questa frequentazione "bruciava" tutte le anteprima, le anticipazioni e le novità, che su carta a cadenza mensile risultavano giocoforza già obsolete, mentre prima erano gli argomenti che sfogliavo con priorità ad ogni numero.
Nel frattempo le "pove su strada" cominciavano ad essere sempre più di sole vetture infarcite di optional (come Casa voleva), tanto che se facevi cambio con una versione "normale" ti davano due Panda di resto.
Questo ai miei occhi rendeva sempre più incolmabile la distanza tra quanto testato e quanto effettivamente si poteva trovare in concessionaria e sostanzialmente fasulla l'assegnazione delle "stelle".
A ciò si aggiungeva il fatto della pubblicità più o meno surrettiziaTM che sempre più si insinuava in una rivista prima a vera e indiscutibile difesa dell'automobilista, poi pian piano sempre più costretta a scendere a compromessi.
Oltre a questo la qualità media di quanto si puoteva trovare a listino da fine anni Novanta si è notevolmente alzata e pian piano allineata per tutti i marchi tanto che alla fin fine, quantomeno per le fasce media e bassa del mercato, nessuna vettura aveva più evidenti difetti che le prove potessero evidenziare.
E la cosa pian piano si è estesa ai segmenti superiori, lasciando oramai liberi di distinguersi in modo deciso tra gli omologhi solo i modelli più costosi.
In questo ambito le prove su strada ai miei occhi hanno perso sempre più significato ed interesse.
Ricordo con una certa affezione e malcelato orgoglio qualche scambio epistolare con il gentilissimo Cavicchi (addirittura in un numero inserì un articolo su di un argomento da me suggeritogli), a cui più volte avevo chiesto un Quattroruote che educasse il lettore a capire gli aspetti davvero importanti del prodotto automobile, piuttosto che seguire le mode, ma le diplomatiche risposte non lasciavano presagire nulla di buono, nonostante ci intendessimo...
Negli ultimi lustri alla fine mi ritrovavo a leggere quasi solo gli articoli di industria, finanza, amarcord, le poche inchieste rimaste, le interviste con i grandi personaggi, e poco più.
Ma infine le riviste hanno incominciato ad impilarsi ancora incellofanate accanto al Trono Pensatoio...
Fino a che, con il numero che metteva a confronto Alfetta e la nuova Giulia (un segno divinatorio), non ho più rinnovato l'abbonamento.