Sai cosa? Io personalmente mi son fatto l'idea negli anni (perchè nel totale della famiglia di auto italiane ce ne sono sempre state parecchie, e di varia epoca) che il problema grosso dello standard qualitativo era soprattutto che fosse difficile definire lo standard stesso. Abbiam visto passare auto in teoria paragonabili fra di loro, in questa famiglia ed in questo paese (perchè eravamo pochi e lo siamo ancora, in città... e ci si conosceva, si parlava, si esaltava o ci si lamentava...) alcune delle quali pressochè perfette per anni, altre disastrose.
Mio padre ebbe due Ritmo, una 130 e poi una 60 usata dello stesso periodo della 130, e i difetti di componentistica li trovammo su entrambe. Mentre per la prima, però, erano completamente addebitabili alla mano d'opera vera e propria, perchè:
-il pannello porta intriso d'acqua al primo temporale non era questione di progetto o materiali ma di qualche scriteriato che invece di applicare bene il foglio di plastica separatore, lo buttò dentro accartocciato;
-il rumore dal pavimento non era questione di progetto ma di un altro scriteriato che a fine turno mollò sul pianale una chiave, un martello e una manciata di viti e bulloni, accompagnato da un'altro scriteriato che posò il tappeto del pavimento senza manco guardare, per cui ad ogni accelerazione/frenata c'era roba che correva su e giù per la macchina;
-il lavavetro anteriore che non spruzzava era dovuto ad un terzo scriteriato che invece di applicare il tubetto alla vaschetta nel bagagliaio e tagliarlo di misura per farlo arrivare ai tergi anteriori, abbandonò sul pianale la matassa intera (30 metri, misurati) ancora con le fascette, collegando semplicemente l'altra estremità ai tergi....hai voglia sperare che la pompetta riuscisse a farci arrivare l'acqua.... dietro ovviamente il lavavetro andava, per forza era un altro tubo...
mentre per la seconda si trattò di carenze di materiali. Le foderine dei sedili bucate in 20 mila km, con l'imbottitura che veniva fuori, la plancia crepata in due dal sole, i pannelli porta che si staccavano nel bordo superiore, i paraurti diventati grigio chiaro in poco tempo, le viti dei fanali posteriori con la testa di plastica che si crepavano quando cercavi di cambiare una lampadina.
Questa fu la nostra esperienza diretta, e pur presenti (forse) in misura minore sulle ammiraglie o sulle medie, posso capire che in quel periodo tali tipi di difetti abbiano contribuito al nascere della cattiva fama delle auto italiane, proprio nel momento in cui avevano gamme composte da modelli che per altri versi avevano tutte le carte per dire la loro nei confronti della concorrenza ed anche di più.
La nostra esperienza era accompagnata da quelle di parenti o amici o concittadini, con auto magari dello stesso tipo ma dalle sorti ben differenti a volte. Alcune perfette, altre disastrose. Secondo me il problema principale era l'incapacità di mantenere uno standard qualitativo buono. Perchè quando esso era presente, l'auto italiana X prodotta secondo standard X non era poi inferiore alle concorrenti tedesche. Solo che lo standard X mica sempre veniva fuori, mentre, forse, quello che ai tempi avevano le rivali germaniche, e che le ha aiutate a farsi il nome che si son fatte in quel periodo, era che lo standard X era pressochè una costante, al netto di esemplari problematici che ci sono sempre stati in qualunque genere di produzione.
Un'italiana fatta bene, secondo progetto e secondo coscienza, aveva le sue cose per rivaleggiare, anche in questo settore, imho. Il problema fu che ne venivano fuori parecchiotte fatte così così. Per cui io prendo sempre per buone entrambe le campane, sia chi mi dice che ha fatto anni con l'italiana del caso, con tanta gioia, sia chi mi racconta di aver avuto un disastro fra le mani, perchè secondo me era proprio così.
Questo non per dire che il problema non fosse tale. Fosse stato per quello o per quell'altro motivo, sempre problema qualitativo era, scriteriati in linea oppure componenti a volte di seconda scelta buttati in linea lo stesso (con mio padre che faceva cappelliere, credimi, ne so qualcosa...) che fossero. La macchina a fine linea usciva malfatta. Punto.
Però non era tutto così e nemmeno tutto cosà, e per questo penso sempre che non sia il caso di diventar pazzi nelle discussioni sul fatto che le italiane andassero benissimo oppure malissimo, perchè succedevano entrambe le cose. Almeno per quel che posso dire per la mia/nostra esperienza.
Conosco persone che di Thema se ne son mangiate quattro a 300000 km ciascuna e han pianto quando l'han tolta dalle linee, e persone che ne hanno avuta una e sei mesi dopo non la volevano vedere manco in fotografia... questo per me era il problema. Questo era quello che non doveva accadere. Mancava la continuità, che forse nella produzione tedesca c'era di più, e col tam-tam del popolo automobilista, fu ovvia la conseguenza dello spuntare della fama che comprare tedesco era una garanzia.
Ha sempre fatto più notizia un'esemplare pieno di problemi, che venti che van bene. E da noi non era solo UN esemplare.
Tutto rigorosamente imho.