Quarta ed ultima parte.
Alcune immagini dei collaudi svolti in diverse zone del Vecchio Continente.
Le caratteristiche tecniche della 605 furono rese definitive nel luglio del 1988 e contemporaneamente fu costruita una terza serie di vetture di pre-produzione. Lo stesso personale che aveva costruito i prototipi, a quel punto lavorava alle linee di assemblaggio.
Il prototipo finale fu costruito esattamente 10 mesi prima dell'inizio della produzione.
“Poco prima di tale data avevamo intrapreso un programma di abbattimento del rumore per rendere la vettura più silenziosa. Nelle prime Z.6 di prova il rumore che penetrava nell'abitacolo era davvero eccessivo, ma più preoccupante era il fatto che alcuni dei più recenti prototipi perdevano nel confronto con le vetture rivali delle altre case”, confidò Villaume.
“Dovemmo eliminare ciascuna fonte di rumore, andando alla radice del problema. I fori presenti nella paratia furono esaminati uno ad uno, analizzati e trattati opportunamente. Installammo una nuova attrezzatura per la rilevazione del rumore e sottoponemmo la vettura a sollecitazioni intense. Lavorammo tantissimo per eliminare i rumori parassiti, sia quelli che si possono manifestare nelle nuove vetture, sia quelli che possono insorgere nel corso della loro vita utile.
I nostri specialisti di insonorizzazione alla fine ottennero un pacchetto di misure che realizzava l'obbiettivo voluto, ma faceva salire di circa 30 kg il peso della vettura.
Le porte adesso sono dotate di una tripla guarnizione che assorbe il rumore ad alta velocità proveniente dall'esterno.”
Risultò che lo chassis del prototipo necessitava di ben più di un semplice ritocco.
“Abbiamo studiato per un intero anno il perfezionamento della sospensione. Con la Z.6 l'obbiettivo era di ottenere un comportamento su strada simile a quello di una trazione posteriore, affinché il cambio di traiettoria fosse più agevole di quanto non lo sia tipicamente in una grossa vettura a trazione anteriore, quale la Audi 100 o la CX.”
Inizialmente la Z.6 e la Y30-XM avevano una geometria simile nelle sospensioni anteriori.
“Le nostre vetture di prova erano afflitte da un eccessivo sottosterzo, e con una tale configurazione l'effetto anti-dive (che previene l'abbassamento del muso della vettura) era così pronunciato da dare origine a durezza e vibrazioni dello sterzo. Avevamo imparato a controllare il sottosterzo durante lo sviluppo di 205 e 405 nelle versioni spinte e ritenevamo che con le molle metalliche non ci fosse bisogno di una geometria anti-dive, per cui facemmo marcia indietro in fatto di angolo anti-dive, diminuimmo l'inclinazione verso la parte posteriore della vettura ed aumentammo l'effetto ammortizzante.”
Le vibrazioni generate dalla sospensione furono “filtrate” senza compromettere l'efficienza dello sterzo, e la guida divenne più dolce.
“Alla fine, dopo uno studio molto approfondito del comportamento della vettura su strada, si riuscì ad ottenere un angolo massimo di rollio in fase di sterzatura di 1,5 gradi. La Z.6 ora teneva la strada molto meglio dell'Audi.”
Lo sviluppo della Z.6-605 durò in tutto 60 mesi. Complessivamente beneficiò di 4 milioni di chilometri di collaudi, prima del suo lancio. Questa fase si concluse con una prova grandiosa di affidabilità. Trenta vetture di pre-produzione furono sottoposte ad una prova di durata di 100.000 km da concludere in poche settimane.
Siamo giunti alla fine, e chiudiamo con le ultime considerazioni di Villaume.
“L'esercitazione svolta sulla 605 ha dato effetti benefici che potremo sviluppare sui prossimi modelli. L'azienda Peugeot ora ha una marcia in più, e con questo modello noi puntiamo ad una clientela dalla mentalità contraria al cosiddetto gadget. Volevamo che il prodotto finale avesse doti di semplicità, sobrietà, discrezione e raffinatezza. Un costruttore di automobili è contento quando può mettere sul mercato qualcosa di assolutamente inedito.”
Chiudo il racconto con le immagini che restano...
Guado salino a Belchamp
Trasferta al calduccio.
Crash test frontale e tamponamento.
Banco prova triassiale.
Restano alcune immagini del processo produttivo, le posterò a seguire perchè altrimenti supero la capacità fotografica del post.
The end
Abbiamo finito. Doverosamente torno a citare lo splendido volume “Peugeot 605” di Jan P. Norbye, edito da Automobilia nel giugno del 1990, dal quale ho recuperato buona parte di ciò che avete appena letto e che di conseguenza non mi appartiene assolutamente, ma che ho voluto (sperando di non creare problemi, visti i 25 anni passati dalla data di pubblicazione e l'essere da tempo fuori da catalogo del volume in questione) riassumere per raccontare un po' la storia di una delle tante ammiraglie generaliste dei tempi, e soprattutto per fare un po' di luce sulla questione della curiosa somiglianza fra l'ammiraglia francese e la cugina milanese del progetto Tipo4.
GTC
(so che non era un'Alfa, ma spero che la lettura sia stata di vostro interesse )