Stralci di un'intervista:
"La Fiat si è data un'impegnativa strategia di sviluppo, però facciamo i conti con la situazione critica dei mercati, con la stagnazione dell'economia che la sfiducia e l'incertezza sul futuro contribuiscono ad accentuare".
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"Infine c'è l'Europa Occidentale, che appare incapace di arrestare una caduta di competitività legata ai costi dello stato sociale e alle rigidità che bloccano il necessario dinamismo dell'economia. La crisi dell'Europa è anche politica: di fronte ai grandi mutamenti in atto sulla scena mondiale manca una strategia forte e unitaria.
Questo produce sfiducia, pessimismo, il timore di perdere il benessere raggiunto.Produce egoismi, rivendicazioni corporative, chiusure entro i confini dei propri stati se non delle proprie regioni. In Italia poi si aggiunge lo smarrimento di fronte a un travagliato processo di cambiamento che è insieme istituzionale e politico."
"Negli ultimi cinquant'anni il nostro continente ha costruito sistemi di "welfare state" che esprimono una forte sensibilità sociale. è un valore importante e testimonia una cultura con radici antiche. Ma non c'è vera solidarietà , non c'è progresso nel distribuire risorse che non ci sono, come si è fatto in Europa e soprattutto in Italia per molti anni». Oggi si parla molto in Europa di una generalizzata riduzione dell'orario di lavoro. Ma in questo momento, quando la competitività è legata alla riduzione dei costi e a modelli organizzativi più efficienti, questa scelta bloccherebbe di fatto l'evoluzione del sistema economico, impedendo il raggiungimento di livelli di costo concorrenziali con il resto del mondo e danneggiando ulteriormente l'occupazione. Simili proposte, ha osservato il presidente della Fiat, testimoniano la tendenza dell'Europa a chiudersi in se stessa, dietro barriere difensive che risulterebbero più una prigione per chi sta dentro, che un ostacolo per chi è fuori."
Mike Manley? No, Giovanni Agnelli nell'articolo Un'azienda nuova per superare la crisi, illustrato fiat, n.1, gennaio 1994. I temi sono alquanto attuali: rigoroso contenimento dei costi, dei turni di lavoro, revisione profonda delle strutture commerciali.
Rifacendomi ad un commento lapidario di qualche post precedente, e premesso che non voglio minimamente generare una polemica, ma stimolare un dibattito costruttivo dove ognuno può uscirne accresciuto, mi sembra improprio parlare oggi di "pura decadenza" come se in passato fosse stato tutto rose e fiori.
Le difficoltà ci sono e questo è innegabile, come è innegabile che questo 2019 sarà lungo e avaro di novità. Certamente masticheremo amaro in occasione dei più importanti Saloni dell'automobile quando l'Auto del Popolo presenterà una mitragliata di SUV, SUVVONI, SUVVINI, SUVVETTONI, SUVVETTI con i fari all'"avanguardia della tecnica" mentre Noi saremo lì con l'ennesima Fiat 500 Collezione con interni tigrati di Lapo con il milleddue Fire e la Giulietta Diesel al prezzo del benzina; sicuramente saremo costretti a mandar giù in silenzio i commenti acri e carichi di scherno dei nostri connazionali mentre definiscono,abbagliati dal fascino dei loro fulledde, le auto FCA come vecchi rottami; molto probabilmente vedremo il segno negativo fra le schermate che condivide con noi il sempre cortese 4200blu alla fine del mese; sarà inevitabile tollerare il riecheggiamento dei bei tempi antichi quando la Deltona vinceva su tutti i terreni del mondo ed ora la Lancia è ridotta ad un uovo con le ruote; ma cortesemente non immedesimiamoci in moderni Efialte, che non potendo per ragioni fisiche difendere la propria patria (Sparta), passò alle file nemiche barattando le proprie speranze di gloria con la devozione totale all'avversario, cedendo alle adulazioni Persiane. Pur con i mezzi spuntati e le attrezzature obsolete, facciamo come Enrico Toti: lanciamo metaforicamente le nostre Panda Pop contro il nemico, come lui lanciò la sua gruccia contro gli austro-ungarici, e rispediamo al mittente le proprie T-roc tedesche costruite in Portogallo assieme a tutte le arieti o le sue Mini, emblema del British-stile di proprietà tedesca con il motore americano Chrisler (Tritec), ma costruito in Brasile, oppure della PSA. Non concediamo al germanico il lusso di vederci girare sulle sue vetture e di godere del fatto di averci conquistato spiritualmente ed economicamente.
A noi la scelta, ma non cerchiamo scuse nel "misero" 2019 per comprare la Golf TiDDiAi.
Consiglio la lettura integrale di questo interessante articolo e rimando al link, dove potrete trovare tutta la collezione di illustratofiat:
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