Buona domenica a tutti!
Nei giorni scorsi ho finito di unire alcuni “frammenti” ritrovati qui e là in passato, riguardo la “formaggino” Fiat X1/23, e quindi stamane li pubblico qui.
Molte, moltissime info sono già ben conosciute da chi frequenta il mondo (virtuale e non) dell'auto – e delle concept – d'epoca, ma essendo assai difficile scegliere dal testo quali potessero essere le notizie inedite e di conseguenza più interessanti, beh ho deciso di proporvi il testo intero.
Sia perché un ripassino fa sempre bene, sia perché le storie – come le barzellette – son sempre nuove per qualcuno, sia perché a corredo potrebbero esserci delle immagini meno conosciute di altre.
LA FIAT X1/23
Questo progetto di carrozzeria sperimentale – studiato e realizzato del Centro Stile Fiat per ricevere qualsiasi tipo di motorizzazione (anche non convenzionale) – venne presentato al Salone dell'Automobile di Torino del 1972.
Pur trattandosi di una ricerca di natura essenzialmente stilistica, la forma caratteristica di questa concept rispondeva ai requisiti di funzionalità e sicurezza che – in base alle conoscenze dei tempi – un veicolo d'impiego specificatamente urbano avrebbe dovuto possedere: nell'interpretazione datagli dallo Stile Fiat il criterio base fu quello della massima compattezza.
Quindi abitabilità limitata a due posti secchi, con capacità di trasporto bagagli inversamente proporzionale agli ingombri meccanici (comunque trascurabili) e misure esterne contenute entro valori minimi: il modello esposto aveva una lunghezza di 2642 mm, una larghezza di 1510 mm ed un'altezza di 1340 mm.
L'idea iniziale di questo studio di forma – come vedete nella foto del primo modello in clay in scala 1:10 qui sotto – prevedeva un ingombro longitudinale, a parità di passo, ancor più ridotto poiché le ruote sia anteriori che posteriori sporgevano dalla carrozzeria.
La prima proposta infatti lasciava ai pneumatici il compito di ammortizzare gli urti minori.
Si studiarono poi vari sistemi di accesso all'interno: oltre ad una soluzione tradizionale, vennero prese in considerazione l'apertura verso l'alto ed un incernieramento longitudinale.
mentre forma e stile venivano affinati nei modelli in clay in scala 1:5, che come possiamo vedere qui sotto nella fase iniziale traducevano in... 3D il concetto zero sbalzi/pneumatici-paraurti.
Fine prima parte... a fra poco, solo un breve stacco pubblicitario...
Plin plun plan... "Per i vostri panni, usate Crash! E' sbiancante, luccicante, tira lustro anche il poppante!"
Seconda parte.
Qui vediamo invece lo sviluppo del tema in grandezza naturale: l'idea iniziale di estrema compattezza passò attraverso una fase evolutiva caratterizzata dall'applicazione di criteri di maggior sicurezza protettiva, a salvaguardia sia della carrozzeria (per quanto possibile) sia dell'incolumità dei pedoni eventualmente urtati dalla stessa.
Gli sbalzi, prima inesistenti, furono gradatamente allungati a ricoprire interamente le ruote, mentre i paraurti in materiale espanso divennero sempre più voluminosi, fino a comparire anche sui fianchi, costituendo alla fine uno dei principali motivi stilistici della carrozzeria.
La carrozzeria in scala al naturale fu dapprima modellata in plastilina, ripresa in seguito in resina epossidica ed infine il modello espositivo fu realizzato in fibro-resina.
A quel punto la fascia decorativa che sottolineava tutt'intorno la linea di cintura e aveva caratterizzato lo studio di forma all'inizio del progetto, divenne superflua e fu abbandonata.
Una delle ultime modifiche apportate fu l'avanzamento del parabrezza rispetto alla posizione dei sedili, per allontanarlo dalla proiezione in avanti del passeggero – allacciato con la sola cintura di sicurezza addominale – in caso di urto frontale.
Fine seconda parte... altro breve stacco pubblicitario (sapete che devo farlo perchè non posso caricare tutte le foto insieme, vero?)
Plin plun plan.... "Patatine Patatò, da tenere sul comò!"
Nel rivestimento dell'interno il Centro Stile Fiat fece largo uso di materiali morbidi, imbottendo abbondantemente tutte le superfici non vetrate, la cui estensione rappresentava, secondo i tecnici, il miglior compromesso possibile fra le esigenze di indeformabilità della sovrastruttura e il più ampio campo visibile in ogni direzione, anche lateralmente verso il basso.
Il tutto ovviamente nei limiti della forma della carrozzeria e dell'assetto di guida prescelti.
Sin dai figurini preliminari – che vediamo qui sotto – l'impostazione del posto di guida era basata sul concetto di raggruppare tutti gli strumenti ed i comandi in un quadro montato sulla colonna dello sterzo, orientato verso il guidatore ed “impaginato” in modo che la corona del volante non interferisse nella loro integrale leggibilità.
Questa soluzione aveva consentito di ricavare un'ampia mensola porta-oggetti sull'intera larghezza della plancia, sfruttando così convenientemente la notevole inclinazione del parabrezza. Il bozzetto qui sotto evidenzia come la strumentazione del modello statico esposto prevedesse un'eventuale motorizzazione elettrica.
A parte ogni considerazione di natura economico-commerciale, l'analisi fatta dagli esperti dei tempi sottolineava il fatto che questa proposta di carrozzeria per auto da città – così come era stata progettata e realizzata dal CS Fiat – non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad essere prodotta su scala industriale con le metodologie costruttive dell'epoca.
Ciò che accadde in seguito, lo sappiamo.
Fine
(info ed immagini tratte da “Style Auto”)