Come ho già ricordato nell’ altro post, il mio Honda @150 dopo quasi 18 anni di vita e 122.200 km percorsi ha ceduto durante una salita e vista la illogicità della costosa riparazione (in pratica c’era da rifare il motore) , ho dovuto rottamarlo. Essendo impossibile (o quasi) vivere a Genova senza scooter ho dovuto sostituirlo con una certa urgenza. Escludendo l’acquisto di un modello nuovo per prezzo e destinazione d’uso, mi sono rivolto verso l’usato, con la principale avvertenza che fosse poco kmtrato ( l’età su uno scooter, se non è geologica, è meno importante che su un’auto, a differenza della percorrenza ).
Alla fine ho trovato ed acquistato un Kawasaki J300 usato . Immatricolato a fine Ottobre 2015, ha percorso 10.425 km ( reali ). L’omologazione è euro 3. Nel prezzo ( 2.860 euro ) era compreso il passaggio, il tagliando dei 10.000 km ( è previsto un tagliando ogni 5000 km ) e la gomma anteriore nuova . La scelta, oltre al favorevole rapporto qualità prezzo, visto l’età di solo 4 anni e 3 mesi ed la percorrenza bassa, è stata dovuta all’estetica ed alla presenza dell’ABS , all’epoca non di serie.
Estetica
Kawasaki non è mai stato un produttore di scooter e per entrare nel segmento ha scelto di appoggiarsi a Kymco come meccanica, ma di ispirarsi alle sue moto di alta gamma (Ninja in primis) per l’estetica (linea e plastiche esterne sono dedicate) ed i risultati tutto sommato sono soddisfacenti. Il muso con il suo faro doppio è aggressivo, la linea filante e la livrea bicolore (nero più verde mela, optional) tipici della Casa sono decisamente gradevoli e lo fanno emergere dalla massa.
Materiali e finitura
Sebbene non ci siano particolari difetti, l’impressione che i materiali scelti siano buoni , ma non ottimi. Le plastiche esterne di scudo, tunnel centrale e fianchetti tutto sommato sono invecchiate bene, segno di una qualità elevata all’origine; non così tutta la componentistica esterna. .L’età si nota soprattutto nei due blocchetti multifunzione al manubrio ( gli interruttori colorati sono un po’ stinti ), nel blocco accensione e nelle plastiche del cockpit.
Meccanica
Telaio a diamante, motore, trasmissione e parte della componentistica provengono dal Kymco Downtown, mentre forcella anteriore, sospensioni posteriori e freni sono Kawasaki. Il motore è il noto G5 della casa taiwanese dotato però una centralina elettronica Kawasaki; ( è dato per 28 CV e 26 Nm di coppia ) ed anche la trasmissione ha una taratura “ad hoc”. La meccanica si presenta pulita ed ordinata , segno di un uso corretto .Serbatoio nella pedana, con tappo a chiave.
Molto ben accessibili, per la piccola manutenzione, batteria e vaso di espansione radiatore .
Dotazione
Lo scooter è dotato di ABS, doppio disco ( anteriore e posteriore ) a margherita, sospensioni posteriori con precarico regolabile a cinque posizioni ed una presa di ricarica cellulare nello sportello portaguanti (purtroppo senza chiave ). L’impressione è che in questo “cugino ricco” sia stata scelta una componentistica di più alto livello rispetto alla media Kymco.. Le luci posteriori sono a led, i fari anteriori misti led/alogene ( posizione a led abbaglianti/anabbaglianti alogeni ).
Bagagliaio
Lo scooter è dotato di sottosella ampio in lunghezza ma poco profondo per circa metà della lunghezza: di conseguenza.si può mettere solo un casco integrale, anche se lo spazio rimanente ( in assoluto non piccolo ) può essere utilizzato per tute ed altri oggetti poco spessi. Le chicche “premium” sono l’asta con ammortizzatore per tenere sollevata la sella e l’illuminazione. E’ comunque presente un bauletto posteriore da 46 litri ( optional )
Posto guida e comandi
La posizione è quella classica degli scooter a ruota bassa, cioè seduta a busto appoggiato al gradino della sella e piedi in su ( non troppo ). All’inizio è un po’ strana ( almeno per me ) poi ci si abitua in fretta. .La sella, nella parte del posto guida, è bassa e molto bene imbottita. Una volta seduti si apprezza che la pedana sia sciancrata all’altezza dei piedi, un aiuto nelle manovre da fermo. Strumentazione completa ( tachimetro e contagiri, più uno schermo centrale con indicatore livello benzina e termometro acqua a segmenti ) Leve dei freni regolabili (come nelle moto) . Si notano alcuni comandi tipicamente motociclistici come il pulsante di arresto ed il fatto che le luci non siano spegnibili.
In strada
Nelle manovre da fermo od in retromarcia, si apprezza il baricentro basso , un po’ meno il peso (191 kg a secco) e l’angolo di sterzo non eccessivo, che rendono a volte problematiche l’inserimento/estrazione nei parcheggi, soprattutto se non perfettamente piani. Anche il metterlo/toglierlo dal cavalletto non è sempre facilissimo.
Appena ci si muove, però lo scooter smentisce le sue misure rivelando un’agilità sorprendente per massa e lunghezza e nel classico “slalom tra le auto” non fa rimpiangere mezzi ben più piccoli, . Solo nei tornanti più stretti e nelle inversioni ad U lunghezza , peso e angolo di sterzata tornano a ricordare che non hai più quella “bicicletta” che era l’Honda @. A differenza di quest’ultimo, però, la presenza del passeggero non influisce sulla dinamica e sulle prestazioni.
Comfort
L’ottimo comportamento delle sospensioni, la sella bene imbottita, la pastosità del motore e la dolcezza della trasmissione fanno sì che la guida dello scooter sia sempre molto piacevole e non stressante anche per lunghi periodi . L’assorbimento delle asperità della ciclistica è ottimo. Un unico difetto: il parabrezza, piccolo, ripara molto poco , facendo sì che l’esperienza, passati i 60/80 km/h, diventi più motociclistica che scooteristica . Poco male, negli accessori a disposizione è comunque disponibile un parabrezza allungato . Qualche vibrazione di troppo al minimo a freddo, che poi a caldo scompare.
Motore
Unità double face: molto elastico e pastoso se guidato in souplesse ( anche perché coadiuvato da un’ottima trasmissione ) , tira fuori una grinta mica da ridere se gli si chiede un po’ di più. Se non ci si sta attenti è facilissimo trovarsi in zona “rimozione punti” . La “cura Kawasaki” sembra perciò aver giovato al comparto meccanico, in quanto rispetto al fratellastro taiwanese, sembra aver guadagnato parecchia guidabilità ai bassi/medi regimi. Se alimentato con benzina a 100 ottani, migliora ancora, perdendo la residua minima ruvidità ai regimi più bassi (ma i consumi crescono molto). Il minimo è a 1700 giri, a 60 km/h è a 4500 giri.
Piacevole il suono , soffocato per non disturbare al minimo, ma roco al punto giusto in accelerazione ( tanto per ricordarti che sei su uno scooter sportivo ).
Prestazioni
Esaltanti. Accelerazione e ripresa sono di altissimo livello in assoluto ed in relativo e si sposano con una ciclistica di qualità. In marcia, lo scooter trasmette una sensazione di assoluta controllabilità e sicurezza a qualunque andatura, tanto che occorre fare uno sforzo cosciente e costante per restare nei limiti. L’allungo si conserva ben oltre i 60/70 km/h ( dove i 150 cc cominciano ad annaspare ), e si possono tenere anche lunghi tratti a velocità da superstrada/autostrada senza particolari problemi ( aria a parte ). Anche in curva e nel misto la guidabilità e la maneggevolezza restano ottime, con qualche limite solo nei tornanti più stretti.
Consumi
Buoni, visto cilindrata e sportività : in uso cittadino, ad andature normali, su e giù per i colli genovesi spesso in due sta sui 23/24 km/litro. Per paragone l’Honda @ 150 a parità di condizioni faceva i 27/28 km/litro (ma l’andatura media era più lenta ). C’è chi fa di meglio, per esempio Honda SH 300, che però è decisamente più costoso come prezzo d’acquisto . Attenzione però a non farsi prendere la mano.
Affidabilità
A parte un problema iniziale di spegnimento a caldo e di strappi alla trasmissione ( risolta con il MY 2015 e riprogrammando la centralina ) non risultano in letteratura difetti particolari. Soprattutto lo scooter sembra esente dai problemi all’impianto elettrico che hanno afflitto il fratellastro Downtown, segno di una maggiore qualità di componentistica ed assemblaggio dovute al cambio di marchio.
In conclusione
Provenendo da uno scooter ben più leggero e ben meno potente, il mio approccio è stato di massimo rispetto , visto le prestazioni ed il peso. Questo almeno all’inizio, ha falsato un po’ il mio giudizio, in quanto alle basse andature emergono maggiormente i difetti ( peso , scarsa agilità alle basse velocità, ruvidità ai bassi regimi, difficoltà nelle manovre da fermo ). Una volta presa un minimo di confidenza , ed aumentando leggermente l’andatura ( pur sempre restando nei limiti di sicurezza ovviamente ), sono usciti con prepotenza i pregi, cioè la potenza, elasticità e pastosità, dolcezza trasmissione, prestazioni, tenuta di strada e stabilità ( qualità tra l’altro non modificate dalla presenza del passeggero ), comfort. Ed anche come qualità complessiva assoluta, lo sforzo per elevarsi dalla base di partenza Kymco per raggiungere i più elevati standard Kawasaki è palese e riuscito. Certo in termini assoluti, Sua Maestà Honda SH 300 è sempre davanti, ma , è indubbio che nel rapporto qualità/prezzo, sia per il nuovo sia per l’usato, il J300 si piazza ai primi posti della griglia.