Condivido la mia recente esperienza, avendo comprato la prima casa a Milano a metà dello scorso anno.
Fino ad allora sono stato in affitto in un bilocale, lasciando sul piatto quasi 50mila euro in 4 anni (1000 euro/mese), negli stessi anni in cui il prezzo di vendita di un immobile confrontabile è passato da circa 5000 euro/mq a circa 6500, scoraggiandomi dall'acquisto.
Poi mi si è presentata l'opportunità di comprare una casa più grande delle mie esigenze, più o meno al prezzo dei bilocali di mio interesse, arredata e senza costi di intermediazione. L'ho presa, svenandomi, ma sicuro di aver fatto un'ottima operazione.
Poi è arrivato il covid, che ha svuotato la città e frenato improvvisamente la crescita dei prezzi: oggi probabilmente la stessa casa costerebbe un po' meno della cifra che a me sembrava un affare.
Mi è convenuto economicamente? Forse no.
Tralasciando la spesa per l'anticipo, di soli costi vivi non recuperabili (notaio, lavoretti, manutenzioni, qualche mobile ed elettrodomestico) il giorno prima di entrare in casa avevo già speso circa l'equivalente di due anni di affitto e la casa valeva probabilmente un paio di decine di migliaia di euro in meno.
Mi sono pentito?
La risposta è sempre "no". Ho preso una casa che mi piace, che mi posso permettere, nella città in cui voglio vivere, che sto rifinendo a mio gusto.
Secondo me sono questi gli elementi da considerare: (1) è dove voglio vivere? (2) mi piace? (3) me la posso permettere?
Tutti i ragionamenti su break even, rivalutazione, svalutazione, investimento, cazzi e mazzi, competono ad un altro tipo di operazioni.
La casa è una scelta di vita e le scelte di vita non si fanno in base al valore di mercato.