Ovviamente ci ho pensato
(e qui ci sta un altro alert grande come una casa sul fatto che anche questo post è a rischio di sproloquio, quindi: astenersi no perditempo)
Ma ritengo che sia ormai difficile trovare una tendenza univoca nei campi dell’immaginario erotico maschile e del design automotive. E secondo me c’è un motivo ben preciso: la globalizzazione sempre più spinta.
Questo porta (in relazione al campo automotive) a un’ibridizzazione dei linguaggi estetici, pensati per essere apprezzati da consumatori di aree geografiche molto differenti. E che, col tempo, saranno pensati in misura maggiore per mercati molto differenti dal nostro, sia culturalmente che geograficamente, perché sempre più strategici. Sto pensando alla Cina, e al fatto che l’estetica di molti modelli recenti proponga soluzioni che vanno incontro al gusto dei consumatori di quel paese, che associano il lusso all’eccesso, non alla purezza di forme come facciamo invece noi in Europa: si veda il caso BMW con le sue griglie ipertrofiche.
Tempo fa invece, erano i consumatori globali che dovevano adattarsi alle scelte stilistiche pensate in primo luogo per i mercati locali o culturalmente simili.
Venendo alla tua giustissima provocazione tra estetica femminile e predominanza dei SUV di questo periodo, penso che anche la scelta di questo tipo di carrozzeria dipenda dalla globalizzazione: è un tipo di automobile pensata per l’ecosistema infrastrutturale USA (strade ampie e dritte, limiti di velocità stringenti, carburante economico, cultura del “bigger is better”) che per sovraesposizione mediatica e potenza del marketing alla fine abbiamo adottato anche da noi, solo di recente adattandola al nostro contesto. Se ci si pensa, lo stesso è successo con Halloween, una festa estranea alla nostra tradizione che solo negli ultimi decenni è stata calata “dall’alto” grazie a una sinergia tra immaginario collettivo derivato dallo strapotere culturale USA e alla proliferazione dei centri commerciali e relativo marketing.
Quindi in questo caso non ci vedrei una correlazione netta con l’immaginario erotico maschile.
Certo, potrei continuare lo sproloquio speculando sul fatto che viviamo in un mondo che è sempre più un villaggio globale, e in un’epoca “post” (post-ideologica, post-industriale, post-moderna, ecc.) che ci spinge a cercare segni identitari di cui generazioni fa non si sentiva il bisogno. Ecco allora che anche l’estetica femminile diventa sempre più frammentaria nell’immaginario collettivo e ibridata con culture diverse dalla nostra, facendo spesso uso di elementi di stile di origine “esotica” come piercing, tatuaggi, extension. Un po’ come nel design automobilistico si usano stilemi che vengono apprezzati da culture differenti dalla nostra (si veda l’esempio della Cina fatto prima).
Potrei continuare lo sproloquio, dicevo, ma a tutto c’è un limite, e preferisco non giocarmi del tutto la mia ormai compromessa reputazione