Una cosina un po' vecchiotta, quasi quanto me che avevo trascritto molto tempo fa e poi è rimasta "in coda", fra i vari aneddoti che avevo preparato prima che il tempo diventasse troppo poco, per non dire inesistente.
Speriamo di riuscire ora a riprendere in mano un bel po' di cose, col... tempo.
Intanto qui si torna indietro alla fine del 1981. AutoSprint pubblicava questo articolo, scritto da Giulio Schmidt.
(n.b. come ho sempre fatto in passato, anche mi preme sottolineare come vada fatta la tara a quanto si legge: non si tratta di una vicenda narrata oggi, con tutti i senni del poi, del perchè, del quando e del come. Se si leggono inesattezze, indiscrezioni strampalate o fatti che col passare degli anni si sono rivelati mai avvenuti, bisogna ricordare che ciò è semplicemente quel che si scriveva all'epoca )
L'ALFASUD PER I RALLY?
Alla fine del 1980, fu il presidente Ettore Massacesi a dire: basta!
L'Alfetta turbo, che con Verini e Pregliasco aveva imboccato la strada dei rally europei, aveva creato più danno all'immagine Alfa di quanto il più pessimista dirigente “anti-corse” potesse prevedere.
Pochissimi i risultati positivi, purtroppo ottenuti in rally dell'Est, dove i rivali erano pressoché inesistenti e da dove le notizie arrivavano in redazione di quotidiani italiani affatto “sconvolti” dal successo. Tante le delusioni, troppe anche per i piloti che da buoni professionisti si erano cuciti la bocca, finché non fu evidente il “diabolico perseverare”.
Non fu mai messa in discussione la potenziale qualità della vettura. A sconcertare, erano le approssimazioni, le frettolose rincorse negli allestimenti tecnici. È difficile dimenticare l'espressione di Pregliasco, al “Quattro Regioni”, quando la sua Alfetta arrivò a Salice Terme poche ore prima della partenza, e fu necessario sostituire il cambio, montato già rotto.
C'era tanto sconcerto intorno a questa “avventura” Alfa nei rally (il Jolly Club, che ne gestiva l'operazione, era indenne da colpe: meglio essere chiari) che Ettore Massacesi preferì tagliar corto.
In sostanza il presidente avrebbe detto all'ingegner Chiti: “Non possiamo spendere, e venir ripagati da risultati tanto sconcertanti. L'Alfa Romeo tornerà ai rally quando avrà la forza e la capacità di farli”.
L'ingegner Chiti incassò bene (tra l'altro aveva ben altri problemi in Formula 1). Diede poi la sua versione, “hovvia, i rally non si fanno, perché i soldi non si hanno....”.
Eppure qualcuno, in Alfa Romeo, sa che i rally sono le gare che più di ogni altra eccitano la fantasia e le convinzioni di chi usa l'automobile tutti i giorni.
I rally si fanno con vetture che, almeno esteriormente, assomigliano a quelle di un lavoratore che va in fabbrica o in ufficio con la sua Fiat 131 Mirafiori, o con una Ford Escort, o con una Opel Kadett.
Una grande casa automobilistica, di spiccata personalità sportiva, non può trascurare i rally. L'ingegner Chiti lo sa ma non lo “sente”.
Lui per struttura mentale, è per la pista. Il presidente, Ettore Massacesi, anche lui lo sa, e vorrebbe avere crediamo, qualcuno capace di gestire con successo un rilancio dell'Alfa nei rally.
Poteva essere Giorgio Pianta, l'anno scorso irrequieto, in casa Abarth. Ma tutto svanì forse nell'ufficio dell'ingegner Chiti.
Ora i rally ritornano d'attualità in casa Alfa. La spinta viene dai “commerciali”, dagli esperti di promozione sui mercati, insomma dai “marketing men”. L'Autodelta ha preparato per i rally una Alfasud Sprint, motore 2500 6 cilindri, in posizione posteriore. Trazione anch'essa posteriore.
Della vettura, esiste un solo esemplare in Autodelta, appena finita. Fra pochi giorni, se non l'ha già fatto mentre si scrive questo articolo, Giorgio Francia la porterà al primo collaudo in pista, a Balocco.
L'Alfasud Sprint da rally ha in coda uno “spoilerone” tipo Audi Quattro; una grossa presa d'aria sul muso. Dovrebbe pesare meno di 1000 kg. Quando correrà? Per farla omologare in Gruppo B, bisogna costruirne 200 esemplari.
Se le previsioni, per la Fiat, si possono azzardare, con un buon margine di successo, per l'Alfa Romeo è bene non fare ipotesi.
Come per la Giulietta 2000 turbo (il suo fantasma aleggia in ogni discorso Alfa) anche per la Sprint potrebbe finire in una bolla di sapone. A meno che....
L'idea è partita da Pomigliano d'Arco, ed è più di un'idea.
Come la Lancia sta preparando a marce forzate lo sviluppo di una Delta “turbo” a trazione integrale, anche l'Alfasud potrebbe avere la sua Sprint a quattro ruote motrici. Di questo progetto siamo certi dell'esistenza.
Nel 1983, assisteremo alla grande sfida rally tra Lancia e Alfa Romeo, nel Gruppo A e cioè il più popolare e vicino alle auto di serie?
È una prospettiva che potrebbe piacere a Ettore Massacesi: l'occasione per un'immagine sportiva direttamente collegata all'utenza normale; uno strumento di indubbio valore per una maggior penetrazione sui mercati esteri nel segmento “medio-piccolo” su cui probabilmente tutte le Case giocheranno il loro avvenire.
Non è un caso che nel primo bimestre del 1981 le vendite Alfa Romeo (Alfette, Giuliette, ecc. )siano diminuite rispetto allo stesso periodo del 1980, da 19400 a 16000 unità; mentre l'Alfasud sia cresciuta (in piena crisi di mercato) da 13800 a 15500 unità.
Nei prossimi mesi, l'Alfa Romeo si troverà ad un bivio “strategico”, da una parte la via di una Sprint 2500 a motore posteriore con prospettive di mercato estremamente ridotte (pensate a quante Stratos o Renault 5 Turbo sono state vendute....), dall'altra la possibilità di una Sprint a trazione integrale, da impiegare nel Gruppo A e da vendere bene anche all'utenza normale.”
Fine