Vai al contenuto

La rivincita della DUNA!!!!!!!!!!


CiccioSX

Messaggi Raccomandati:

Molte Duna berlina passavano dalle mie parti ( Vinovo).

Andavano alla carrozzeria Gavello e uscivano trasformate in Pick Up, erano il clone perfetto del Fiorino !

In ogni caso una buona cosa per riportarle a nuova vita .....

è vero!!!!!!

quelli pickanizzano tutto:D

«Io la marcia dei quarantamila non avrei saputo organizzarla. E di Cuccia in Mediobanca non sapevo che dire. A me piacevano le macchine e basta».

Link al commento
Condividi su altri Social

  • Risposte 57
  • Creato
  • Ultima Risposta

I più attivi nella discussione

I più attivi nella discussione

Che poi alla fine quando si parla di costi di mantenimento etc.

Basterebbe abolire quella cagata del bollo. O almeno quantificarlo in modo decente.

Per il resto sta al guidatore: gia' ora ci sono assicurazioni a km.

Se uno si piglia l'auto particolare per usarla poco perche' vuole conservarla almeno non si svena di costi fissi.

Modificato da TurboGimmo

Di questi ne vendono a secchiate.

Vedrete.

[scritto in data 18 Luglio 2013 - Riferito a Jeep Cherokee]

Link al commento
Condividi su altri Social

[Gimmo;2811 poi alla fine quando si parla di costi di mantenimento etc.

Basterebbe abolire quella cagata del bollo. O almeno quantificarlo in modo decente.

Per il resto sta al guidatore: gia' ora ci sono assicurazioni a km.

Se uno si piglia l'auto particolare per usarla poco perche' vuole conservarla almeno non si svena di costi fissi.

ST_G_02_04_000_1.jpgduetto14yg.jpg
Link al commento
Condividi su altri Social

Posso suggerire di aprire una discussione apposita per questa "lista chiusa", in modo da poter usare questa sede per continuare a parlare della Duna?

Link al commento
Condividi su altri Social

duetto80, la Punto avra' pagato tanto, ma il mio Coupe' in 15 anni ha pagato SETTEMILA euro di tassa di possesso.

Piu' il 20% all'acquisto, che sono altri SEIMILA EURO.

Piu' l'immatricolazione e 3 passaggi di proprieta': QUATTROMILA EURO.

Siamo a 17mila euro di TASSE su un'auto che nuova ne costava 30mila.

Tra l'altro non rientra nella nuova lista del menga dell'ACI.

Quello che non capisco a livello di concetto e' questo

- prendo il modellino 1:43 e lo tengo sulla mensola: non paqo nulla

- prendo il modellino 1:18 e lo tengo sulla mensola: non pago nulla

- prendo il modellone 1:1 e lo tengo in garage, fermo a invecchiare: 10 euro a settimana di tasse*

*allora uno dice: "potrei radiarlo" ma in teoria se lo si radia o lo si esporta o lo si demolisce, non potrei tenerlo in giardino (almeno cosi' ero rimasto)

Di questi ne vendono a secchiate.

Vedrete.

[scritto in data 18 Luglio 2013 - Riferito a Jeep Cherokee]

Link al commento
Condividi su altri Social

duetto80, la Punto avra' pagato tanto, ma il mio Coupe' in 15 anni ha pagato SETTEMILA euro di tassa di possesso.

Piu' il 20% all'acquisto, che sono altri SEIMILA EURO.

Piu' l'immatricolazione e 3 passaggi di proprieta': QUATTROMILA EURO.

Siamo a 17mila euro di TASSE su un'auto che nuova ne costava 30mila.

Tra l'altro non rientra nella nuova lista del menga dell'ACI.

Quello che non capisco a livello di concetto e' questo

- prendo il modellino 1:43 e lo tengo sulla mensola: non paqo nulla

- prendo il modellino 1:18 e lo tengo sulla mensola: non pago nulla

- prendo il modellone 1:1 e lo tengo in garage, fermo a invecchiare: 10 euro a settimana di tasse*

*allora uno dice: "potrei radiarlo" ma in teoria se lo si radia o lo si esporta o lo si demolisce, non potrei tenerlo in giardino (almeno cosi' ero rimasto)

Infatti Punto era l'esempio basic, quello stupido. Tu sei esempio concreto. Ma se tu anzichè tirare i 20 dovessi tirare i 30? E se anzichè Fiat fosse Jag coupè? ( che oggi con 7.000 eurini la porti a casa) sarebbe estero, espatrio di un pezzo di patrimonio storico nazionale. E visti i $$$ che alcuni commercianti stanno facendo con D, GB, RU ecc. .........a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia mai (cit. Andreotti)

ST_G_02_04_000_1.jpgduetto14yg.jpg
Link al commento
Condividi su altri Social

Beh, se vogliamo aggiungere "ottone alla campana" , vi racconto che la mia Thema LX, III serie, salvata dalla rottamazione, e pagata 1000 Euro, mi è costata 800 Euro di voltura, e per 4 anni ho pagato quasi 500 Euro di bollo. E questo per un'auto che non ho mai messo in moto ( e mi guardo bene...) perchè richiede un tagliando completo ( vedi distribuzione e dintorni...).

Ora è storica e qualcuno pensa che sia giusto continuare a pagare 500 Euro di bollo per " N" anni ???

Devo proprio rottamarla così mando a cagare i protagonisti di tutta questa campagna di invidia sociale ???

Come non bastasse, quel simpatico ente per il controllo dei privati cittadini che è l'Agenzia delle Entrate, mi sta facendo la verifica del " consumo finanziario" ovvero verificano su quanto guadagno in che percentuale sono i soldi risparmiati e quanti sono i soldi spesi.

Mi hanno chiesto la lista dei miei veicoli, e quando gli ho detto che ho sei Croma ed una Thema, hanno strabuzzato gli occhi come se fossi " Sciur Berlusca ! "

Gli ho detto, " Sono mica sei Ferrari o Lamborghini o Porsche , ma vi rendete conto di quanto valgono tutte queste auto messe assieme ???" Forse quanto una Giulietta ???

E loro " No, non è il valore dei veicoli , ma il loro mantenimento !!!! "

Ed io " ma se sono quasi tutte storiche, ed a prescindere, le uso una per volta, mica tutte assieme !!!"

E loro, con la celeberrima ( e voluta ) cecità, mi hanno detto che c'è un loro Vangelo, scritto da un "Gesù Cristo" del Min. delle Finanze, dove è scritto che il fatto che siano vetture storiche ed abbiano già " dato" tanto in termini fiscali, è totalmente ininfluente....

Non mi chiedo neanche più in che paese vivo, e dove andremo a finire......

Link al commento
Condividi su altri Social

Beh, se vogliamo aggiungere "ottone alla campana" , vi racconto che la mia Thema LX, III serie, salvata dalla rottamazione, e pagata 1000 Euro, mi è costata 800 Euro di voltura, e per 4 anni ho pagato quasi 500 Euro di bollo. E questo per un'auto che non ho mai messo in moto ( e mi guardo bene...) perchè richiede un tagliando completo ( vedi distribuzione e dintorni...).

Ora è storica e qualcuno pensa che sia giusto continuare a pagare 500 Euro di bollo per " N" anni ???

Devo proprio rottamarla così mando a cagare i protagonisti di tutta questa campagna di invidia sociale ???

Come non bastasse, quel simpatico ente per il controllo dei privati cittadini che è l'Agenzia delle Entrate, mi sta facendo la verifica del " consumo finanziario" ovvero verificano su quanto guadagno in che percentuale sono i soldi risparmiati e quanti sono i soldi spesi.

Mi hanno chiesto la lista dei miei veicoli, e quando gli ho detto che ho sei Croma ed una Thema, hanno strabuzzato gli occhi come se fossi " Sciur Berlusca ! "

Gli ho detto, " Sono mica sei Ferrari o Lamborghini o Porsche , ma vi rendete conto di quanto valgono tutte queste auto messe assieme ???" Forse quanto una Giulietta ???

E loro " No, non è il valore dei veicoli , ma il loro mantenimento !!!! "

Ed io " ma se sono quasi tutte storiche, ed a prescindere, le uso una per volta, mica tutte assieme !!!"

E loro, con la celeberrima ( e voluta ) cecità, mi hanno detto che c'è un loro Vangelo, scritto da un "Gesù Cristo" del Min. delle Finanze, dove è scritto che il fatto che siano vetture storiche ed abbiano già " dato" tanto in termini fiscali, è totalmente ininfluente....

Non mi chiedo neanche più in che paese vivo, e dove andremo a finire......

Ecco chi sono coloro che considerano storica dopo 20 anni una Punto Energy Saving a non una Montreal:

CARROZZONE “ACI”: 3.000 DIPENDENTI, 106 SEDI. INUTILI. UN COSTO PARI A 6 VOLTE LO STANZIAMENTO PER IL DISSESTO IDROGEOLOGICO

Dal “Corriere della Sera”

Anche se pochi ormai se la ricordano, quella storia Pier Luigi Bersani certo non l’ha dimenticata. Non fosse altro perché è una delle sconfitte più brucianti che da ministro delle liberalizzazioni abbia dovuto subire ad opera di una lobby. Due volte ha provato ad abolire il Pubblico registro automobilistico, e due volte è stato respinto con perdite. La prima, nel 2000; la seconda, sette anni più tardi.

Poco importava che i cittadini italiani avrebbero potuto risparmiare un bel po’ di quattrini su ogni passaggio di proprietà, e che dal 1992 il Pra fosse un inutile doppione degli elenchi della Motorizzazione civile. Prima di Bersani, anche i sostenitori di un referendum promosso nel 1995 da un comitato presieduto dall’ex direttore del Sole24ore Gianni Locatelli e composto da una serie di associazioni e dalla rivista Quattroruote si erano dovuti arrendere.

Le firme vennero raccolte in abbondanza, ma la Corte costituzionale dichiarò il quesito inammissibile. Tanto è misteriosamente potente, la lobby del Pra, da essere sfuggita alle grinfie della spending review, risultando appena sfiorata dal decreto semplificazioni: gli automobilisti non dovranno più comunicare le perdite di possesso e i cambi di residenza, che saranno acquisiti d’ufficio. Troppa grazia…

LA TASSA OCCULTA

Sopravvive così uno degli ultimi residui della normativa fascista, considerato che l’iscrizione dei veicoli al Pra è prevista da un decreto del 1927. Ma ciò che conta di più, questa tassa occulta da circa 200 milioni l’anno, cifra pari a sei volte e mezzo lo stanziamento 2014 per il dissesto idrogeologico in tutta Italia, rappresenta una formidabile assicurazione sulla vita per un carrozzone chiamato Automobile club d’Italia. L’unica federazione sportiva dipendente dal Coni che oltre a gestire per legge una funzione statale obbligatoria per i cittadini riscuote pure una imposta: il bollo auto.

Ovviamente non gratis. Per la riscossione di quella tassa ha incassato lo scorso anno 41 milioni, che sommati ai 191 introitati grazie alla gestione del Pubblico registro automobilistico fanno 232 milioni. Somma alla quale vanno aggiunti 14 milioni di ricavi «diversi» dalle amministrazioni statali e dalle Regioni per i servizi di informazione sulla mobilità. Totale del fatturato pubblico, 246 milioni: vale a dire l’84,8 per cento delle entrate complessive, risultate pari a 290 milioni. Proporzioni che ben descrivono l’anomalia della quale stiamo parlando, ma non dicono proprio tutto.

Perché se fino a qualche anno fa i soldi comunque giravano, la botta che negli ultimi tempi ha preso il mercato dell’auto, sceso ai livelli di cinquant’anni fa, ha fatto emergere di colpo tutto il peso di una struttura elefantiaca: tremila dipendenti, 106 strutture provinciali e Dio solo sa quante società appese. L’Aci nazionale controlla innanzitutto la Sara assicurazioni, cui fanno capo altre nove partecipazioni.

C’è il 21% della compagnia turistica Valtur di Carmelo Patti, finita in amministrazione straordinaria. C’è il 10% della società finanziaria Zenit. C’è l’87% della Ala assicurazioni e il 100% della Sara vita. Nonché una piccola quota in Nomisma, il centro studi bolognese fondato da Romano Prodi. Ma non è finita di sicuro qui. Nel portafoglio dell’Aci c’è per esempio l’Aci informatica, cui era stata assegnata l’architettura informatica del costosissimo sito turistico nazionale Italia.it, protagonista di innumerevoli disavventure.

E poi una impresa di progettazione, studi e consulenze (Aci Consult), quindi la società proprietaria dell’autodromo di Vallelunga nei pressi di Roma (Aci Vallelunga), una ditta di «assistenza tecnica ai veicoli e assistenza sanitaria alla persona» (Aci Global), una immobiliare (Aci Progei), una società sportiva (Aci sport) e un’agenzia di viaggi (Ventura). Ciliegina sulla torta, la joint venture al 50 per cento con la casa editrice di Silvio Berlusconi (Aci Mondadori), costituita nel 2000: il bilancio dello scorso anno si è chiuso con una perdita di 257 mila euro. E non è stato il solo buco.

LA BABELE DELLE CONTROLLATE

Senza poi contare il diluvio di controllate e collegate alle Aci provinciali. Trovarle tutte è un lavoro di ricerca estenuante: il loro numero è dell’ordine del centinaio. C’è di tutto, dall’autodromo di Monza a società immobiliari, a imprese turistiche, ad aziende che gestiscono parcheggi. Soltanto di «Aci service» se ne contano sedici diverse.

Da questo ai bilanci colabrodo, il passo è breve. Su Repubblica Antonio Fraschilla ha raccontato l’anno scorso che di quelle 106 associazioni locali ben 57 risultavano in perdita. Dai 6 milioni di Palermo ai 4 di Lecco, ai 5 di Roma, ai 2 di Venezia, al milione di Cagliari, Catanzaro, Padova… Ma è niente al confronto della voragine dell’Aci nazionale. E qui attenti ai giochini.

Il bilancio 2010 si è chiuso con una perdita di 30,3 milioni, ma sarebbero stati più di 41 senza gli 11 milioni di proventi straordinari: 9,8 di «utilizzo fondi di accantonamento» e un milione di cancellazione di residui passivi. Quello del 2011 è andato in attivo per 26,6. Attivo puramente contabile, conseguito grazie a plusvalenze per 48,8 milioni. Anch’esse puramente contabili, perché ottenute con la cessione per quasi 53 milioni di un fabbricato in via delle Perle a Roma alla immobiliare del gruppo Aci Progei.

Traduzione, venduto a se stesso. Azzardiamo: senza quella curiosa partita di giro il bilancio si sarebbe chiuso in rosso per 22 milioni? Lo schema si è ripetuto nel 2012, con plusvalenze contabili per 7,6 milioni: la vendita delle sedi di Roma e Palermo alla solita Aci Progei e di un terreno alla società, sempre controllata dall’Aci, che ha in gestione l’autodromo di Vallelunga.

Ma stavolta l’«ammuina» non è servita se non a mitigare il drammatico passivo: 28,7 milioni la perdita netta. Risultato, senza considerare quei singolari proventi straordinari, negli ultimi tre anni nei conti dell’Aci si sarebbe aperta una voragine di un centinaio di milioni. E quest’anno? Taglia di qua, taglia di là, il preventivo dice che si chiuderà in pareggio. Già. Ma anche qui con la previsione di una plusvalenza di 8 milioni: visto che ormai si dev’essere raschiato il fondo del barile con gli immobili, ecco che si pensa di cedere una fettina della compagnia di assicurazioni. Che però nessuno ancora ha comprato.

GLI STIPENDI D’ORO DEI MANAGER

Di fronte a una situazione del genere qualunque governo sarebbe già intervenuto da tempo con la dovuta decisione. Tanto più dopo le solenni bacchettate della Corte dei conti. Oltre ad evidenziare alcune irregolarità, la magistratura contabile non ha mancato di sottolineare la vistosa entità di certi emolumenti dei vertici. Il segretario generale Ascanio Rozera, potentissimo factotum da 41 anni dipendente dell’Aci, viaggia intorno ai 300 mila euro annui.

Mentre al presidente Angelo Sticchi Damiani, nominato ai vertici dell’ente come ha raccontato il Fatto quotidiano alla vigilia di una sentenza della stessa Corte dei conti che l’ha condannato in primo grado a pagare 21.986 euro per un presunto danno erariale arrecato proprio all’Aci riguardo alcune sponsorizzazioni per i campionati automobilistici italiani di tanti anni fa, ne toccano 236 mila. E ai tre vicepresidenti tre? La Corte dei conti dice che ciascuno di loro ha diritto a 105.799 euro l’anno.

Un piccolo obolo, a giudicare dal calibro della terna, nella quale spicca un nome: quello dell’ex potentissimo Pasqualino De Vita, classe 1929. Da ben 18 anni, ancora prima di essere nominato a capo dell’Unione petrolifera, occupa la poltrona di presidente dell’Automobile club di Roma. Ed è stato anche presidente di Aci informatica e Aci Mondadori, quindi consigliere della Sara.

Un caso tipico, il suo, di come funzionano le cose in quel mondo chiuso e autoreferenziale nel quale gruppi di potere ristretti e intramontabili fanno il bello e cattivo tempo, passando da un incarico di vertice all’altro. Rosario Alessi, classe 1932, è diventato presidente dell’Aci a cinquant’anni, nel 1982.

Dopo 18 primavere, nel 2000, ha passato la mano: «Ritengo di essere un uomo col senso della misura e penso non si possa stare diciott’anni seduto allo stesso posto». Ad aprile scorso, in prossimità dell’ottantunesimo compleanno, è stato confermato alla presidenza della Ala assicurazioni. Nel 2012 era stato nominato presidente della Sara. Prima ancora Sara Life, Sara immobili, Banca Sara, Holding Banca Sara…

Va detto che talvolta si registra anche qualche spettacolare new entry, come quando all’Aci di Milano arrivò il commissario Massimiliano Ermolli, figlio di quel Bruno Ermolli tra i consiglieri più fidati di Berlusconi. E come da commissario diventò presidente, ecco sbarcare in consiglio Geronimo La Russa, figlio del ministro Ignazio e già consigliere della Premafin della famiglia di Salvatore Ligresti, insieme a Eros Maggioni: il consorte di Michela Vittoria Brambilla, allora ministro del Turismo.

Del resto, quello che proprio all’Aci non manca sono i posti. Ognuno delle 106 strutture provinciali ha un consiglio di amministrazione, di regola formato da cinque persone (a Milano sono sette), più un collegio di tre revisori. Fate il conto: superare quota 800 poltrone è un attimo.

I governi, dicevamo. Forse anche questo spiega perché l’Aci sia stato sempre trattato con i guanti. Basta pensare all’ultimo regalino: il decreto ministeriale con il quale sono state graziosamente aumentate le tariffe dovute all’Aci in debito d’ossigeno per la tenuta dell’inutile Pra. Era il 21 marzo del 2013 e il governo di Mario Monti autore del provvedimento, dimissionario da tre mesi, fremeva per passare il testimone. Ma se si eccettua la reazione della Unasca, l’associazione delle autoscuole, che fece ricorso al Tar lamentando per i cittadini un salasso ulteriore da almeno 30 milioni (contestato dall’Aci), nel Palazzo nessuno fiatò.

ST_G_02_04_000_1.jpgduetto14yg.jpg
Link al commento
Condividi su altri Social

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere iscritto per commentare e visualizzare le sezioni protette!

Crea un account

Iscriviti nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×
×
  • Crea Nuovo...

 

Stiamo sperimentando dei banner pubblicitari a minima invasività: fai una prova e poi facci sapere come va!

Per accedere al forum, disabilita l'AdBlock per questo sito e poi clicca su accetta: ci sarai di grande aiuto! Grazie!

Se non sai come si fa, puoi pensarci più avanti, cliccando su "ci penso" per continuare temporaneamente a navigare. Periodicamente ricomparità questo avviso come promemoria.