Be', la maquette esisteva anche in allestimento "liscio":
In realtà... sì, i francesi riuscirono a sviluppare il segmento in questione, solo che lo fecero attraverso un marchio di loro proprietà, ma non francese.
E giusto per sgombrare il campo dai dubbi, si tratta del Jeep Cherokee XJ, quello degli anni Ottanta!
La storia è piuttosto interessante e - come sempre - alquanto complicata...
Come è noto, già dal 1978 Renault aveva stretto un primo accordo commerciale con AMC - proprietaria anche di Jeep - e subito dopo, nel 1979, i francesi avevano acquisito il 22% di AMC. Nel frattempo, era stato avviato il progetto per la sostituta delle vecchie Cherokee e Wagoneer, e Renault aveva già messo alcuni suoi uomini in ruoli chiave del progetto... Ma non era tutto. Forse proprio per il coinvolgimento nei mercati americani, i francesi della Régie avevano davvero realizzato il potenziale dei veicoli "ricreativi" per gli anni a venire, non solo in America. E quindi si erano mossi anche in casa propria, per sviluppare qualcosa di specificamente europeo.
Ma il 1979 è anche l'anno in cui nasce il BEREX (Bureau d’Etudes et de Recherches EXploratoires), filiale Renault dedicata a progetti avanzati. E' basata a Dieppe, sede storica di Alpine in Normandia, e fonde parte dell'ufficio studi di Alpine con parte dei tecnici di Renault Sport. Ed è proprio al neonato BEREX, presieduto da un giovane Georges Douin (che poi farà carriera in Renault), che la Régie affida un nuovo programma, denominato VVA (Véhicule Vert Alpine). Si tratta di un progetto per un veicolo che voleva interpretare il concetto di "fuoristrada" secondo le tendenze che si potevano immaginare per la clientela europea degli anni Ottanta. Quindi 4x4, sì, ma con dimensioni relativamente compatte, linee quasi automobilistiche e pesi contenuti per consumi in linea con le aspettative post-2° shock petrolifero.
I tecnici del BEREX lavorarono quindi su un veicolo con scocca autoportante, con sospensioni indipendenti e trazione integrale permanente ricavata da una trasmissione del Trafic. Sempre al Berex, Yves Legal si occupa degli interni, in competizione con l'architetto italiano Mario Bellini (quello della plancia "gruviera" di Lancia Beta...), cooptato dal Centro Stile Renault di Rueil-Malmaison, nell'area parigina. E' il medesimo centro dove, sotto la guida di Jean-François Venet, i designer Michel Jardin e Piero Stroppa si occupano dello stile esterno e dove, nel Novembre 1979, viene approntata la maquette a scala 1:1 vista sopra.
Maquette di cui vi ripropongo altre viste qui sotto, che ci rivelano come ovviamente fosse un modello asimmetrico, già pensato per configurazioni sia a 3 che a 5 porte:
Al di là di alcuni dettagli molto legati al design di quell'epoca (vedasi le fasce zigrinate attorno al lunotto in stile Fuego, o il modulo frontale "giugiaresco" con la cornice di plastica attorno a fari e calandra), mi colpisce l'estrema modernità di questo modello, sia nello stile generale che nei dettagli. L'impostazione estetica è automobilistica, decisamente "civile", sebbene rialzata e con ampie protezioni. Per un veicolo fuoristrada dell'epoca, sorprende la cura aerodinamica: oltre al cofano molto spiovente, si notino la portiere con cornici a tetto (anch'esse molto "Giugiaro") o le maniglie a filo carrozzeria, o anche paraurti e fascioni assai integrati e uniformi. E poi il tocco dello scalino sul finestrino anteriore. Insomma, a me sembra anticipare concetti e linee di almeno 10-15 dopo; penso al Nissan Terrano II o alla prima Honda HR-V, e poi in generale al concetto attuale di SUV.
Mario Bellini, oltre al lavoro sugli interni, aveva proposto idee anche sul corpo vettura del VVA, dall'impostazione ancora più "crossover" se si vuole:
(© Mario Bellini Archive)
Di questo modello colpisce il frontale con i quattro (+2) cerchi, che ricorda alcune proposte di Marcello Gandini di un lustro precedenti (per Renault Master e NSU/Audi K50). Che ci fosse di mezzo Gandini anche qui?
Altro studio di Bellini per VVA, più orientato alla ricerca di concetti innovativi, soprattutto nelle soluzioni di abitabilità e accessibilità:
(© Mario Bellini Archive)
Più che al fuoristrada, qui sembra di essere più vicini al concetto di multivan, che proprio in quegli anni occupava le scrivanie dei centri di sviluppo di svariate case automobilistiche nel mondo. E ricordiamo anche che Bellini è anche il padre del concept "Kar-a-sutra" del 1972...
Che in questo progetto VVA l'attenzione agli interni fosse almeno pari a quella per gli esterni, è testimoniata dalla varietà e qualità delle proposte realizzate.
La "fruibilità" sembra essere stato il concetto fondamentale da sviluppare.
Riprendendo le forme esterne del prototipo Berex, ecco la maquette di abitabilità di Yves Legal, creata sempre al Berex:
Forme, materiali, colori... tutto sembra decisamente innovativo per un fuoristrada (e non solo...). Ma ciò che sorprende di più sono le soluzioni "multi-uso" come i contenitori con coperchi colorati integrati nelle pannellature, le poltrone anteriori girevoli, o i sedili tutti indipendenti e abbattibili (a tavolino o del tutto), fino addirittura al sistema integrato per montare due brande nell'abitacolo!
Insomma, idee e soluzioni molto "avanti", che non andarono persi con questo progetto, bensì riproposti (almeno parzialmente) proprio da Renault con la successiva Espace.
Anche dal lato consulenti ingaggiati dal Centro Stile Renault, le idee furono più che interessanti.
Una prima proposta di Mario Bellini:
(© Mario Bellini Archive)
Anche qui, interessanti soluzioni che ricordano più l'ambiente da multispazio che quello da fuoristrada: dai sedili puramente automobilistici (paiono quelli di modelli di produzione Renault del periodo), all'aspetto molto "arioso" e pratico, con l'ampia superficie a mensola, la palpebra sul cruscotto della strumentazione, e i grandi sportelli in plancia per i cassetti portaoggetti, tutto rivestito da ampie imbottiture e soffici materiali. E poi i dettagli dell'autoradio a scomparsa, con addirittura i comandi al volante! E infine il posacenere "appeso" sulla barra cilindrica della mensola... Curiosamente, più di uno spunto per realizzazioni successive, non solo di Renault, anzi.
Seguendo poi un'impostazione più tipicamente da fuoristrada, ecco un secondo studio sempre di Mario Bellini:
(© Mario Bellini Archive)
Qui si nota soprattutto la modularità delle sedute, con le poltrone laterali uguali, sia davanti che dietro e il modulo centrale probabilmente presente anche nella fila anteriore, per una possibile configurazione 6 posti, come si potrebbe intuire dalla prima foto, dove sembra con lo schienale abbattutto in avanti, a formare un ripiano centrale poggiabraccia e portaoggetti (stile Multipla...).
E questo era il progetto VVA (Véhicule Vert Alpine), che - giudicato troppo costoso - fu bocciato come tale per essere riformulato in un successivo progetto, forse meno ambizioso, ma più concreto, denominato VGR (Véhicule de Grande Randonnée), oggetto del prossimo post...
Fonti: Renault Histoire, Lignes/auto, CarDesignArchives, Renault Concepts, Mario Bellini Archive.