C'è una coppia di automobili che abbiamo citato solo di sfuggita in questa discussione, ma che decisamente merita un approfondimento! Sono le vetture sorelle che hanno rappresentato Renault nel settore delle coupé anni Settanta: R15 e R17. Forse non popolarissime qui in Italia, anche per via di una concorrenza importante da parte dei nostri costruttori nazionali, ma in questo contesto di dettagli curiosi sono piuttosto significative. A cominciare dal noto "adattamento" di una delle due alle superstizioni del popolo italico: e così - solo e soltanto in Italia - Renault 17 divenne "Renault 177": (foto ripresa da Losange Magazine: esemplare del 1974) La targhetta mi riporta ad un altro dettaglio interessante di queste coupé, perché lì vediamo il logo pseudo-tridimensionale anni Settanta-Ottanta, ma R15/17 hanno visto l'adozione di ben tre loghi Renault differenti! Nel materiale stampa di presentazione (estate 1971), lo stemma nella calandra è ancora quello degli anni '60: Noto come stemma "a punta di diamante", inglobava il logo introdotto nel 1959, il cosiddetto "Pampuzac", dal nome del suo creatore, il pubblicitario André Marc Pampuzac. Già nello stesso 1971, con la presentazione al pubblico al Salone di Parigi in Ottobre e l'entrata in commercio, apparve però il famigerato logo "Kent", che su queste coupé venne apposto sul cofano, lasciando la calandra priva di simbolo: Era il logo disegnato da Michel Boué, il designer della Renault 5, che proprio per il lancio di quest'ultima (sua creatura...) fu incaricato di disegnare anche il nuovo simbolo della marca. Non durò molto. Durante il 1972, Renault perse la causa mossale dalla tedesca Kent (azienda chimica di prodotti anche per la cura dell'auto, tra l'altro fornitore di Renault...), che aveva notato una certa somiglianza di quel nuovo logo della Régie con il proprio. Giudicate voi... 😆 Vista la malaparata, i francesi si rivolsero al grafico Yvaral, il figlio dell'artista di origini ungheresi Victor Vasarely e a fine 1972 nacque il nuovo simbolo, che rapidamente rimpiazzò i precedenti, tornando in mezzo alla calandra: E lì rimase fino al termine della produzione. Quindi R15 e R17/177 del primo anno di produzione restano tra le pochissime Renault (assieme alle primissime R5) ad aver utilizzato il logo "Kent". Nulla si sa, invece, di quante siano state prodotte e vendute con il vecchio logo iniziale (il "Pampuzac"), perché al momento della commercializzazione già era avvenuto il cambio con il "Kent". Io ho trovato in rete solo questa foto... Un altro aspetto unico di queste coupé è proprio la loro "accoppiata": vado a memoria e potrei sbagliarmi, ma non ricordo esempi simili di modelli "fratelli" così nettamente diversificati, in una nicchia di mercato così specifica. Coppie di vetture simili, di cui una derivata per occupare un settore più alto del segmento sono esistite anche in quel periodo e dopo: proprio Renault ebbe in seguito R20 e R30, oppure Volvo già aveva 140/160 e poi continuò con le eredi 240/260, 740/760, 940/960, così come Audi ebbe le coppie 80/90 e 100/200. Anche Opel aveva la tripletta KAD (Kapitan, Admiral, Diplomat) e l'accoppiata Rekord/Commodore. Ma erano tutte sostanzialmente identiche nella scocca/carrozzeria, a meno di modifiche minori. Solo in seguito Opel si spinse appena più in là con la tripletta Rekord E/ Commodore C /Senator A, ma si trattava comunque di berline, un settore di mercato assai più ampio rispetto alle coupé... R15 e R17 invece erano ben diverse pur senza cambiare tipo di carrozzeria (entrambe coupé 2 porte con portellone), né cambiavano dimensioni o meccanica di base. Semplicemente crearono due modelli distinti per linea, motorizzazioni e allestimenti, col fine di attaccare due livelli di clientela: R15 più semplice e economica, R17 più estroversa e costosa. Comunque entrambe avevano dei paraurti piuttosto insoliti. Sia davanti, visto nelle foto sopra, con l'anello in metallo e protezione in gomma nera a incorniciare tutto il frontale fari-calandra (nel restyling del 1976 resterà soltanto il semianello inferiore). Sia dietro, con un'idea coordinata, dove una sorta di semianello in metallo in questo caso incornicia una fascia in materiale sintetico nero con la targa. Questa immagine riassume poi un concentrato di altri dettagli curiosi, già trattati nella discussione: - la zigrinatura sul paraurti - il portellone parzialmente verniciato in nero - le portiere prive di maniglie, con la soluzione dello scasso a fianco della portiera (credo che siano "una prima mondiale" introdotta proprio da R15/17!) E poi ovviamente il terzo finestrino di R17, con quella forma triangolare e la grigliatura a persiana, che ricordava le prese d'aria della Mustang... Come se non bastasse, realizzarono pure una versione "apribile" della R17. Ma non una cabriolet classica, ovviamente , quanto piuttosto una sorta di "targa" piuttosto originale: Il tetto era sostituito da una capote in tela (apribile elettricamente! ) che si muoveva lungo due elementi strutturali in acciaio a vista, che fungevano da binari e avevano anche funzione strutturale per garantire la medesima rigidità della scocca. Inoltre era dotato di un hard-top che poteva essere montato durante la stagione fredda, per migliore isolamento termico ed acustico (nella foto sopra a sinistra è già montato, in nero; in questa sotto, una coppia "molto anni Settanta" lo sta movimentando): Poi furono le prime Renault a proporre, col restyling del 1976, i sedili "Pétale"; una novità su cui la Régie spinse molto dal lato marketing, tanto da comparire come protagonista nei servizi fotografici di lancio... E in effetti erano pieni di dettagli curiosi: oltre al poggiatesta integrato, gli schienali avevano quei fianchetti che come petali - appunto, da lì il nome - si potevano regolare per una conformazione più aperta o chiusa del sedile; ma a me hanno fatto impazzire soprattutto quei cuscinetti sulla seduta regolabili indipendentemente per ciascuna gamba! Avevano persino la regolazione lombare (quella manopola sul fianco interno, mentre quella per l'inclinazione dello schienale è sul lato opposto, appena più in basso). Inoltre la leva per ribaltarli era al centro dello schienale, per essere raggiungibile dai passeggeri posteriori e rendere gli schienali simmetrici: Torniamo indietro nel tempo, alla prima serie ('71-'76), e parliamo della plancia. Sostanzialmente uguale per entrambi i modelli, si era fatta notare per la strumentazione con i quadranti coperti dalle caratteristiche cupolette circolari: Ricordate però il tema delle plance differenziate? Fu discusso diverso tempo fa (link1 e link2) e si riferiva ad una distinzione secondo livelli di allestimento. Ecco, anche la prima serie di R15/17 ebbe una seconda versione degli interni: La differenza sta ovviamente nel cruscotto porta-strumenti, che invece delle cupolette qui utilizza una grande palpebra unica e dal disegno più squadrato e massiccio. (en passant, non vi sembra un precursore delle plance Renault anni '80? ) La ragione? Niente a che fare con allestimenti più o meno costosi, eleganti o sportivi... stavolta si trattava di una ragione omologativa (visibilità, riflessi, sicurezza insomma) e fu sviluppata e prodotta esclusivamente per tre mercati specifici: Scandinavia, Nord America, Australia.